Les misérables

“Tendenza a dare prevalente o esclusiva importanza a considerazioni morali, spesso astratte e preconcette, nel giudizio su persone e fatti della vita,…” Il dizionario Treccani così sentenzia in merito alla definizione di moralismo. La quotidianità è una miniera di fatti che per motivi di punti di vista possono essere utilizzati come paradigma di questa definizione. Lo sport è il paradigma dei paradigmi. Cosa nello sport è morale o immorale?

Vincere? Se non ci si impegna per vincere non si onora il proprio mandato di atleta. de Coubertine dava più senso alla partecipazione che al primeggiare. Ma nei due casi, decisamente opposti, cambiano fortemente le motivazioni e quindi gli esiti finali della competizione, snaturandola. Allora cosa è morale? La coesistenza di entrambi i principi è una splendida teoria ma incompatibile con la realtà umana. Se voglio vincere è naturale augurami che l’avversario soccomba. Poi, alla fine della competizione, potrò anche abbracciarlo e consolarlo, ma quanta ipocrisia porta inevitabilmente con sé un atto simile? Qualcuno obietterà: “Ma allora il terzo tempo nel rugby?” Il terzo tempo non è affatto un principio di origine olimpica. Si tratta di una tradizione, di un momento conviviale lontano ore e ore dall’agonismo del match. Una consuetudine a base di alcolici e cameratismo extrasportivo. Un esimio ex rugbista italiano alla domanda (…inapprorpiata) se fosse utile inserire nel calcio il terzo tempo, pare che abbia risposto: «È soprattutto una cosa che deve essere spontanea…». Il punto è proprio questo. Quanto potrebbe essere realistica e soprattutto onesta una consuetudine che non ha un senso se non nella tradizione di un singolo sport. Ve l’immaginate una squadra di un club di serie A che dopo aver perso il match più importante per lo scudetto, magari dopo un arbitraggio contestato, organizza un after-match party pomeridiano con gli avversari, questi ultimi ancora festanti per averli asfaltati, magari con l’aiuto del direttore di gara?

Allora, tornando a bomba, cos’è morale?

Un importante e influente calciatore del nostro campionato di serie A, Gianluigi Buffon, da qualche giorno, a proposito dei festeggiamenti per la sconfitta della Juventus, sta esprimendo con sorprendente insistenza il suo disappunto. Le sue esternazioni scandalizzate, quasi costernate per il giubilo nazionale anti juventino stanno inondando le prime pagine, forse ancor di più del crollo elettorale pentastellato. Sul sito web dell’ANSA, http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2017/06/12/juve-buffon-attacca-i-miserabili_f5cd00ee-b4ab-471b-be02-2513b4ed0894.html il portiere della Juventus e della Nazionale si è espresso così: “Chi gode delle sconfitte altrui “fa capire quanto miserabile possa essere l’uomo. E io sono orgoglioso di non fare parte di questa schiera, di chi ride, sghignazza o scrive sulle tue delusioni, a maggior ragione se è un giocatore”. Gianluigi Buffon, nella lunga intervista a Sky Sport 24, è tornato ad attaccare i gufi. “Non leggo molto i social – ha aggiunto – ma in certi messaggi che mi hanno riferito c’è qualcosa di veramente bestiale, disumano”

Certo, la delusione per la sconfitta di Cardiff deve essere ancora cocente sulla sua pelle di calciatore navigato. Peraltro, sportivamente quella è stata una debacle senza appello (…e sul campo). Posso comprendere quanto sia duro ammettere di aver perso semplicemente perché la Juve non era più forte del Real. Quindi è comprensibile che qualche residuo di malumore sia ancora vivo e bruciante dentro e di lui e dei suoi compagni di squadra. Ciò che però stona è la propria autocollocazione nell’Olimpo dei detentori della morale assoluta. Lasciano perplessi anche i suoi tempi di conversione al francescanesimo militante, oggi molto in voga. Solo da qualche giorno il nostro portierone nazionale si è accorto di quanto il mondo possa essere “miserabile”. Forse, colpito da un’improvvisa compulsione letteraria si sarà sciorinato l’omonimo capolavoro di Victor Hugo, magari in compagnia della sua splendida metà, anch’essa facente parte di diritto della dimora degli dei di Sky Sport 24, emittente che ha raccolto le lamentele del compagno bianconero. Probabilmente Buffon si sarà immedesimato in monsignor Myriel il personaggio di Hugo, ex nobile decaduto dopo la rivoluzione e dopo una crisi spirituale divenuto porporato e difensore dei principi di assistenza cristiana. Il fatto è che Buffon si è scoperto “porporato” solo adesso. In tutte le circostanze nelle quali è stato protagonista sportivo (…e non), stranamente non si è mai accorto di quanti “miserabili” sia composta la terra. Forse la gran parte degli uomini, compreso chi sta scrivendo questo post. Probabilmente, ma di certo a sua insaputa, anch’egli ha fatto parte di quell’umanità un tempo. La memoria a volte vacilla quando si viene fulminati dalla luce dei giusti. Inutile ricordare le sue avventure personali del passato, apparse sui giornali. Mi sentivo garantista allora come ora e non intendo rievocarle. Tuttavia, non ricordo una sua simile posizione davanti alla valanga di insulti ed esultanza bianconera (…la più prossima in ordine di tempo) dopo la sconfitta del Napoli nei quarti di finale di Champions, guarda caso contro la stessa squadra con la quale la Juventus ha meritatamente perso sul campo. Non riesco a rammentare un’analoga e insistita presa di posizione sui cori che i suoi meravigliosi e sportivi tifosi dedicano all’eruzione del Vesuvio, augurandosela, non solo ad ogni match con il Napoli, ma praticamente ad ogni partita dei bianconeri. Prendo atto delle sue distanze dai “miserabili” festanti per la debacle bianconera, ma anche del mondo nel quale egli ha vissuto in silenzio fino a qualche giorno fa, fino alla sua levitazione trascendente verso il paradiso delle “…considerazioni morali, spesso astratte e preconcette, nel giudizio su persone e fatti della vita,…