"Sfiòrano l'onde nere nella fitta oscurità…"

“Sfiòrano l’onde nere nella fitta oscurità,

dalle torrette fiere ogni sguardo attento stà!

Taciti ed invisibili, partono i sommergibili!

Cuori e motori d’assaltatori

contro l’immensità!”

Così cantava il cantante Carlo Buti ne “La canzone dei sommergibili” nel 1943. Da quanto letto sui principali quotidiani, sembrano le parole diffuse dall’altoparlante della spiaggia di Chioggia incriminata, con il suo gestore, di “apologia di fascismo”. Ogni testata giornalistica ha trattato l’argomento con dovizia di particolari e grande eco. Il tema è stato ampiamente supportato dai partiti politici che, da una parte hanno utilizzato toni concilianti o scherzosi, dall’altra hanno echeggiato grida strazianti di allarme per la democrazia. Il gestore di “Playa punta canna”, spiaggia il cui nome, più che evocare spedizioni squadriste, ricorda luoghi da happening dei figli dei fiori, ha tappezzato l’arenile con foto, disegni e frasi che riproducono nostalgie del ventennio. Quei seicentocinquanta lettini con tanto di ombrelloni sono rusciti a scomodare interi gruppi mediatici e di conseguenza, trasversalmente, le due Camere parlamentari attraverso disegni di legge che vorrebbero rivedere il reato di apologia di fascismo. Questi sono i fatti. Il quotidiano Repubblica riferendosi all’esposizione di cimeli e frasi a effetto, piazzate in bella mostra nello stabilimento balneare, ha tuonato:“Un corollario sfacciatamente nostalgico e apologetico”. Il quotidiano non ha sbagliato. In quel luogo c’era esattamente ciò che ha descritto nelle sue colonne. Ma non mi è chiaro se il problema sia stata la violazione di un codice penale attraverso un ipotesi di reato, da verificare e semmai da punire, oppure sia in realtà un altro. Liquiderei subito la prima ipotesi; se è stato commesso un reato, lo appureranno le autorità competenti, visto che il gestore dell’esercizio pubblico è stato visitato dalla Digos. Certo, se così fosse non mi è chiaro il perché a ogni sospetto di reato di vilipendio del Presidente della Repubblica , (art. 278), vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate (art. 290), vilipendio alla nazione italiana (art. 291), vilipendio alla bandiera italiana (art. 292), vilipendio di bandiera o emblema di Stato estero (art. 299), vilipendio della religione (art. 403-404), vilipendio delle tombe (art. 408), vilipendio di cadavere (art. 410), non sia dato lo stesso riscontro mediatico e giudiziario. E dire che durante l’esercizio democratico della libertà di manifestare o di esprimersi, i suddetti reati sembrerebbero subire un impennata degna di nota. E’ comprensibile che non ci si occupi prioritariamente di quelle violazioni, nella ragionevole necessità di dare precedenza a situazioni decisamente più urgenti. Tuttavia, per molti, soprattutto politici della “rive gauche”, con in testa la Presidentessa Boldrini, questo, della revisione del reato di apologia del fascismo, sembrerebbe una priorità assoluta da affrontare. Il relatore della proposta di legge, l’on. Fiano del Pd, vorrebbe, attraverso l’introduzione di un nuovo articolo nel Codice penale il 293bis, aggravare ulteriormente il reato, già sanzionato dalla Legge 645/52 cosiddetta Legge Scelba. In particolare, la proposta di legge prevede di sanzionare anche quelle fattispecie che inneggiano, attraverso apologia e propaganda, all’ideologica nazifascista.

Ho, come di consueto, ceduto all’istinto malevolo di cercare qualche informazione in più sul tema e mi sono chiesto, attraverso questa spaventosa parola “apologia” cosa si nascondesse, visto che le parole “fascista” e “nazista” sono tra le più inflazionate e soprattutto come la pensassero in merito altri al di fuori dei nostri confini. In primo luogo scopro, da ignorante, (…ma curioso patologico) quale sono, che “apologia” non è un insulto. Anzi, avrebbe origini antiche ed eticamente nobili. Infatti Treccani cita, tra i tre significati del sostantivo, …il discorso in propria difesa che, secondo la procedura attica, l’accusato pronunciava personalmente: A. di Socrate, titolo di un’opera di Platone, e di una di Senofonte, in cui si riferisce il discorso che Socrate avrebbe pronunciato a sua difesa nel processo terminato con la sua condanna. Dunque si tratterebbe non di una parola maledetta, ma evocherebbe anche un nobile e storico diritto alla difesa di qualcuno accusato pubblicamente di qualcosa. Il problema è che se, oggi in Italia, affianco ad apologia si appoggia la parola “fascismo” tutto cambia. L’apologia diventa sinonimo politico di minaccia. I nipotini e lontani parenti di vario grado delle gioiose macchine da guerra di occhettiana memoria, si mobilitano, scendendo virtualmente in piazza per urlare il proprio grido di allarme. Allora il tema cambia e si apre quello della storia o, sarebbe meglio dire, dei fantasmi della storia, che in questo Paese fanno ancora giurisprudenza. Ma l’Europa, là dove la storia ha lasciato sul campo diversi altri spettri ideologici, come si comporta con le proprie reliquie? Lo sforzo delle democrazie europee, in particolare quella tedesca e quella spagnola, insieme alla nostra, reduci dai totalitarismi del secolo scorso, si preoccupano come noi dell’iconografia nostalgica o delle parole tratte da un passato ormai remoto? Sia la Germania che la Spagna erano e sono impegnate nel difficilissimo sforzo di coniugare diritto, memoria storica ed esperienza giuridica, il tutto, sembrerebbe, senza isterismi di parte o, peggio, di convenienza. Il tema vero affrontato da questi Paesi, affiancati anche dalla Francia che ha dovuto superare il difficile momento del governo di Vichy, è il complicatissimo bilanciamento tra tutela della dignità delle generazioni più prossime alle vittime dei totalitarismi, libertà di manifestazione del pensiero, e protezione della democrazia. In particolare ciò che ad essi più preme in termini sia politici che di diritto è in generale la tutela della memoria contro i negazionismi di eccidi, sopraffazioni, deportazioni, discriminazioni razziali, religiose e ideologiche. In sostanza, in Germania, in Spagna e in Francia sta più a cuore, in senso ampio, la difesa delle memorie (…tutte) attraverso il contrasto pragmatico all’abiura di ogni orrore commesso nel passato, piuttosto che quelli connotati da un unico e prevalente movente storico. I dibattiti tedeschi o spagnoli sulla memoria del nazismo, franchismo o collaborazionismo non sembrano più assumere da tempo la veemenza da stadio o l’aura di solennità trascendente da scomunica dei comunicati stampa dell’ANPI, o di vari ed eterogenei frammenti di ideologismo residuo davanti agli spettri del nazismo e del franchismo, quest’ultimo durato fino a poco meno di trent’anni fa. Probabilmente altrove si è più consci di quanto sia importante non dimenticare (…in modo costruttivo), ma anche quanto sia inutile andare a catalogare politicamente l’orrore. Così come è ottusamente dannoso tribunalizzare la storia a uso e consumo di qualche associazione più o meno collegata a qualche segreteria di partito o al proprio bacino elettorale. Credo che l’unico modo costruttivo di non dimenticare è, sì dare il giusto peso al passato, ma impegnare il presente di priorità attuali, non lasciando grandi spazi a chi pretende di sopravvivere alle spalle di quel passato e cerca disperatamente, per mancanza di idee, di tenere in ostaggio un popolo con le fratture sanguinose della propria storia ormai remota.

Il caso del gestore dei bagni “Playa punta canna” riporta alla ribalta, per l’ennesima volta Presidenti delle Camere, parlamentari e relativi disegni di legge, commissioni affari costituzionali e quant’altro, sulla priorità, considerata imminente, della revisione del reato di apologia del fascismo, lasciando, ad esempio, a proposito di stabilimenti balneari, in secondo piano il tema sui pasticci delle concessioni di Stato di spiagge e altri territori demaniali. Tema di second’ordine visto che varrebbe solo qualche centinaio di milioni di euro per le casse dello Stato. Per cui stiamo tranquilli! A proposito della visione politica e del senso di priorità di alcuni nostri eletti sugli argomenti di grande importanza per il nostro Paese è il caso di rimarcare che: “…dalle torrette fiere ogni sguardo attento stà!”