Enrico e le tigri

In uno zoo, Enrico, l’unica persona incaricata di dare da mangiare agli animali nei recinti, inizia il suo lavoro alle 6:30 del mattino. Si sa che:

• Enrico si ferma 15 minuti presso ciascun recinto

• le tigri vengono nutrite prima degli elefanti ma dopo gli orsi

• i cavalli sono nutriti 15 minuti dopo gli orsi

• i leoni sono nutriti dopo gli elefanti

Enrico alle 6:50 nutrirà:

1 i cavalli

2 gli orsi

3 le tigri

4 gli elefanti

5 i leoni

Non tutti sanno che Enrico è uno studente neo diplomato al liceo e ha appena finito il test

di ingresso per entrare alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Quando si è ritrovato in una delle domande del test, visto il suo hobby per la cura degli animali dello zoo cittadino, si è chiesto se avesse sbagliato giorno, luogo, università o nazione. Già perché lui vorrebbe fare il medico, non l’analista per l’FBI o il consigliere strategico di Putin. Vorrebbe provare a diventare un camice bianco e curare le persone partendo dal bagaglio culturale che la scuola superiore gli ha fornito. Certo, la nostra scuola non sarà tra le prime tre al mondo e forse neanche tra le prime dieci, ma, se fornisce un diploma per accedere agli studi universitari, un motivo per potersi iscrivere liberamente in una Facoltà ci sarà pure. Se la scuola superiore avesse fornito le basi per risolvere i quesiti clinico/biologico/logici (…pur se incomprensibili) presenti nel test di ingresso forse non ci sarebbe stata neanche la necessità di tenere aperte le Facoltà di Medicina e Chirurgia in questo Paese. Il sistema universitario di fronte alla critica sull’uso sempre più invasivo dei test di ingresso risponde facendo spallucce. In particolare si appella all’impossibilità di gestire la pletora di iscritti con le risorse a disposizione. Non ho elementi per stabilire certezze in merito, ma le ben 97, dico 97(!), Istituzioni universitarie italiane (Fonte Miur http://cercauniversita.cineca.it/index.php?module=strutture&page=StructureSearchParams&advanced_serch=1) tra Atenei statali, non statali, Istituti speciali, Università per stranieri, Scuole superiori, Istituti di alta formazione dottorale e Atenei telematici, dovrebbero essere in grado di garantire il diritto allo studio come recita la Costituzione all’art. 34. Se tutte queste strutture universitarie sono state aperte come mai oggi non sono in grado di assorbire la domanda di iscrizioni. Badi che, per chi non lo sapesse (…io ero uno di quelli), quel diritto allo studio non significa che esiste il vincolo incondizionato di fornire l’istruzione post scuola dell’obbligo a tutti indiscriminatamente. Si tratta di un diritto soggettivo diretto ai “capaci e meritevoli” anche senza mezzi economici. Ma chi sarebbero questi “capaci e meritevoli”? A tutt’oggi, secondo il Miur sono coloro che risolvendo il quesito di Enrico allo zoo si guadagneranno l’accesso al proprio diritto allo studio insieme ai giovanissimi geni che, ben cinque anni prima di frequentare il corso di Clinica cardiologica, sapranno quali o quale antiaritmico tra il dronedarone, l’azimilide, l’atenololo e la moricizina sono o è particolarmente indicato nel flutter atriale, solo pochi mesi dopo aver superato l’esame di maturità. Certamente qualcuno di essi tra gli 84.678 iscritti per 9.100 posti a disposizione sarà stato meritevole di aver risposto correttamente alle domande, ma questo basterebbe a inquadrare i due criteri posti dal suddetto art. 34 della “Sacra Costituzione”? Qualunque risposta a quest’ultima domanda in ogni caso sarebbe inutile in quanto, come già detto prima, per voce di Rettori e Presidi il problema non è la selezione di qualità (…come la Carta indicherebbe), ma quella di grezza quantità. Della serie: non possiamo iscrivere tutta questa gente, per cui la riduciamo a colpi di quiz aventi come oggetto Enrico e le sue tigri da sfamare o con quesiti cardiologici ai quali un’esperto clinico alle soglie della pensione forse risponderebbe correttamente solo dopo un’attenta e prolungata riflessione.

Allora sapete cosa farà Enrico, dopo aver appreso di non aver superato il test di ingresso: si farà pagare dai genitori l’iscrizione, quella senza alcun test, alla Facoltà di Medicina a Bucarest e dopo essersi laureato, alla faccia dei meritevoli (…quelli da test a domande multiple) rimasti in Italia, si laureerà dopo aver sostenuto un agevole esame di allineamento con i diplomi di laurea italiani. In alternativa, si aprirà uno zoo safari; peccato, perché se avesse coronato il suo sogno di fare il medico magari sarebbe diventato un grande cardiochirurgo, senza andare a Houston o a Bucarest…