Uomini e giornalisti

Nel Voodoo Brasiliano i sacerdoti Babalawo del culto di Ifà, entrano in trance per comunicare con l’oracolo in una lingua esoterica che corrisponde allo yoruba antico mentre nella Santeria, attraverso la lettura di 16 conchiglie, legate da una cordicella, denominata collare di Ifà (da cui il nome della religione); attraverso questo dialogo ricevono rivelazioni sul futuro da comunicare al proprio popolo.

Secondo i miti, l’origine di Ifà è da attribuirsi alla straordinaria unione omosessuale di due donne; da qui il concepimento di un bambino nato senza scheletro e per questo incapace non solo di rimanere in piedi, ma addirittura di rimanere seduto. Fin dai primi istanti dopo la nascita il bambino fu in grado di parlare, e lasciò stupefatti tutti gli uomini del villaggio per la sua saggezza e le sue capacità profetiche. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ifá

Leggevo ieri sera lo scambio di opinioni tra Marco Travaglio, giornalista, e il Professor Roberto Burioni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, detentore di un Dottorato di Ricerca in Scienze Microbiologiche presso l’Università di Genova, frequentatore come visiting student del Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta, Georgia e del Wistar Institute dell’Università della Pennsylvania nel laboratorio di Hilary Koprowski. Dal 1989 visiting scientist al Center for Molecular Genetics presso l’Università della California, San Diego, e in seguito allo Scripps Research Institute. Nel 1995 ricercatore universitario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma e nel 1999 presso l’Università di Ancona.

Dal 2004 insegna, prima come professore associato, poi come professore ordinario, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è responsabile di un laboratorio di ricerca immunologica per lo studio della risposta immunologica contro patogeni umani, messa a punto di farmaci basati su anticorpi monoclonali umani ricombinanti e utilizzo di strumenti molecolari per la diagnostica precoce di malattie infettive. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Roberto_Burioni

Chiedo scusa in anticipo per la scelta e per la noiosa citazione delle fonti, non squisitamente scientifiche come Wikipedia, ma, a parte qualche inesattezza che chiunque, in possesso di fonti più attendibili può verificare e correggere, mi sembrava sufficiente per poter iniziare questo post. Il tema dello scambio di opinioni tra i due era l’obbligo vaccinale. È bene chiarire subito che non entrerò per l’ennesima volta nel merito di quell’argomento poiché le opinioni scientifiche di Marco Travaglio, giornalista, e del Professor Roberto Burioni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, detentore di un Dottorato di Ricerca in Scienze Microbiologiche presso l’Università di Genova, frequentatore come visiting student del Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta, Georgia e del Wistar Institute dell’Università della Pennsylvania nel laboratorio di Hilary Koprowski. Dal 1989…ecc. non si discutono, (come i numeri non dovrebbero diventare opinioni…). Il punto è l’evoluzione della psicologia delle persone. Il prof Burioni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, detentore di…ecc ecc da allora ad oggi continua a fare il suo mestiere, candidato del PD o no. Marco Travaglio, giornalista, penso, pure. Tuttavia, il primo ha il limite di non essere capace di essere diverso da ciò che è, visti gli argomenti che divulga in rete. Lui è un ricercatore accademico e lo dimostra di continuo. Fornisce dati, cita fonti, trasmette risultati. Insomma il povero Burioni è prigioniero della scienza! Vorrebbe di tanto in tanto spararne una grossa quanto un tir, ma proprio non gli viene. Marco Travaglio, giornalista, invece è un privilegiato. Per carità, si è fatto tutto da solo. Dagli esordi con l’inarrivabile Montanelli, ai suoi libri di denuncia su Berlusconi, fino alla oramai definitiva Assunzione di depositario delle due coscienze, etica e morale, di questo Paese (…due concetti non proprio identici). Dopo aver raggiunto i livelli di importanza e influenza odierni, si è compiuta, insieme ad altissime dosi di autostima, la sua metamorfosi kafkiana. Marco Travaglio, giornalista, da perfetto sconosciuto suppongo che esprimesse e commentasse cronache sulla base di fattori come i fatti (forse da lui verificati, pur se sempre interpretabili da chiunque) e le sue rispettabili opinioni. Poi è diventato Marco Travaglio personaggio, e si è tramutato in onnisciente, perché, si sa, le opinioni di un giornalista non si discutono, specie se è uno noto e arcinoto come lui e poi perché sono opinioni legittimate da molti lettori e sostenitori (molti di essi con cinque stelline tatuate nel cuore…). Ed ecco il suo privilegio: Marco Travaglio personaggio, potrebbe comodamente spaziare con le sue legittime opinioni dalla misura dei neutrini tau con l’esperimento SHiP (Search for Hidden Particles) al CERN di Ginevra, all’economia aperta e i sistemi dei cambi rigidi e flessibili, fino ad addentrarsi nella spettroscopia applicata in chimica industriale. Grazie alla sua ubiquità mediatica può diventare come Ifá, il quale pur se impossibilitato a muoversi per assenza di struttura scheletrica, diffondeva le sue doti profetiche su ogni argomento trovando anche grande seguito. Certo, gli effetti collaterali delle legittime opinioni del Marco Travaglio personaggio, a parte i costanti attacchi alle persone a lui sgradite o semplicemente utili a dimostrare le sue teorie, non sono facilmente calcolabili né distinguibili in positivi e negativi. Infatti, il vantaggio di non essere un uomo di scienza, (non esserlo di coscienza lo decidono i singoli lettori…) è quello di poter sostenere le proprie opinioni anche davanti all’evidenza contraria. Le smentite dei numeri e della realtà agli oracoli non servono. Basta un po’ di cultura del sospetto come la pubblicazione di notizie su qualche iscrizione a logge massoniche, ipotesi di favoritismi politici, fino alla messa in campo di vecchi e nuovi procedimenti giudiziari a carico dei suoi interlocutori, salvo deflagrare come una pentola a pressione svalvolata in qualche talk show quando qualcuno lo emula ricordandogli i suoi di guai giudiziari.

Insieme a Roberto Saviano Marco Travaglio, personaggio, fa parte di quelle semidivinità di cui ha bisogno il nostro Paese per purificarci e sentirci tutti additati come italiani disonesti, possibilmente riferendoci sempre al nostro vicino di casa. Così come nel golfo di Corinto in era ellenica i questuanti si recavano al tempio dell’oracolo per interrogarlo e finalmente ricevere il Verbo, l’italiano rancoroso trepida in attesa del responso di Ifà Travaglio, personaggio. Chi se ne impippa della morbilità e della mortalità in era moderna di patologie quasi scomparse e riapparse, quando sul Fatto quotidiano zampillano a getto continuo avvisi di garanzia, dibattimenti processuali, inchieste giornalistiche su ipotesi di malafede a carico di qualunque politico o chiunque non allineato al Sacro Oracolo. Leggendo una simile mole di cultura del sospetto verrebbe da ripensare all’opinabilità anche dei numeri. Quasi, quasi mi faccio un giro in Grecia…