Arcipelago Gulag

Il sole splende e la temperatura di febbraio si fa sentire. Torino, nonostante le polveri sottili e l’ immagine depressiva di chi non c’è mai stato, mostra un’aria tersa come nel clima secco del deserto del Sahara. A proposito di clima secco e gelido, mi tornano in mente gli scenari siberiani descritti da Solženicyn in Arcipelago Gulag: “I prigionieri, tra gli uomini, sono quelli che più soffrono il freddo, più di qualunque altra cosa.

Il freddo può essere quello fisico e definito tramite diverse scale di misurazione o quello percepito. Quest’ultimo è soggettivo, discutibile, non inquadrabile nel senso di giusto o sbagliato. È una temperatura interiore che congela i pensieri e li tiene ghiacciati in una delle qualsiasi ideologie del nostro tempo e di quello passato. 

Arriviamo al dunque: un video e un articolo.

Il video: https://video.corriere.it/gino-strada-litiga-mario-giordano-ma-dove-l-avete-trovato-questo-vada-guardia-psichiatrica/ebd2327e-2f62-11e9-9db5-c6e1c6b28b3d?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall%7Cgino-strada-litiga-mario-giordano-ma-dove-l-avete-trovato-questo-vada-guardia-psichiatrica

Sul Corriere della sera viene mostrato uno spezzone della trasmissione condotta da Bianca Berlinguer Carta bianca. Ospiti: Gino Strada e il giornalista Mario Giordano. Tema: sbarchi di immigrati e morti nel mediterraneo. Durante la discussione il mio collega, in quanto medico, Gino Strada, mentre il suo interlocutore sta esprimendo la sua opinione afferma indignato: «…vada alla guardia psichiatrica, vada alla guardia psichiatrica…» la Berlinguer cerca di ammorbidire i toni chiedendo di non proseguire con gli insulti e lui, rivolgendosi a Giordano aggiunge: «Ma le sembra un insulto di andare alla guardia psichiatrica? Uno che ragiona come lei deve andarci, mi creda da medico…»

Bianca Berlinguer, che proprio reazionaria e fascista non lo è mai stata, interviene dicendo che al di là di cosa sostenga Mario Giordano ci sono un sacco di persone che la pensano come lui.

L’articolo: Enrico Cofrancesco scrive per Nicola Porro un articolo sul “vizietto dell’intellettuale organico” https://www.nicolaporro.it/guido-crainz-e-il-vizietto-dellintellettuale-organico/ a proposito di Guido Crainz che sulle testate di Repubblica  “riabilita” al rango di tragedia la vicenda delle foibe agli occhi della sinistra. Tuttavia quest’ultimo sente forte la necessità di “storicizzare” i fatti con un’approfondita disamina scientifica, per spiegare le cause che hanno portato alla tragedia. Nell’articolo di Cofrancesco si fa notare il doppiopesismo di quando, nell’ambito di commemorazioni, si commentano i delitti perpetuati dal nazifascismo e quelli di altra fattura. Per i primi bastano e avanzano solo ed esclusivamente i piani di giudizio valoriali, etici e umani, per tutti gli altri invece, dopo le lacrime, qualcuno ha bisogno di fornire dotte spiegazioni sulle circostanze storiche, i contesti e i motivi che hanno generato le tragedie non attribuite al nazifascismo.

In sostanza, dinanzi a un rito, perché una commemorazione è un rito e come tale va preso, per taluni è necessario spiegare, come in un’aula universitaria, le giustificazioni storiche di quei fatti, però attenzione, solo per alcune commemorazioni e non altre. Il problema non è solo il doppiopesismo a senso unico, ma la pretesa di mettere sullo stesso piano il dolore e la storiografia durante momenti che esulano da dibattiti o posizioni ideologiche.

Torno al discorso delle idee surgelate: c’è chi, soprattutto da medico, augura una diagnosi psichiatrica a uno che non la pensa come lui (…rammentando usi e costumi della Russia sovietica). C’è poi chi si affanna a spiegare e forse a giustificare sul piano storico, a margine di una liturgia commemorativa, il perché migliaia di persone siano state infoibate o brutalmente assassinate, guardandosi bene dal rifarlo, ad esempio, durante la commemorazione del delitto Matteotti, o in occasione di tutte le cerimonie di rievocazione di altrettanti atroci delitti nazifascisti. Entrambi risentono di quel gelo descritto da Solženicyn quando parlava di prigionieri. Si può essere prigionieri di un campo di prigionia sovietico, di un capo di sterminio nazista o anche delle proprie ideologie: il gelo percepito è il medesimo.

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