“La paranza è una danza…”

Il buongiorno si vede dal Mattino, nel senso di testata giornalistica. Berlino celebra Saviano, autore de La Paranza dei bambini dal cui è stato tratto il film vincitore del festival tedesco del cinema e Napoli non può che fare altrettanto. Solo che chi ha visto il film in Germania nelle sale della convention cinematografica e cioè israeliani, cinesi e spettatori provenienti da ogni altra parte del mondo, pare che non abbia riconosciuto Napoli nelle scene proiettate, ma tutte le periferie di ogni altra grande città della terra. Questo lo afferma lo stesso Roberto Saviano, proprio nella sua Napoli che lo ha invitato per presentare il film. https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/saviano_paranza_bambini_sputtanapoli-4308591.html

Forse con questa ulteriore polemica ha cercato di contrastare le critiche di antinapolitanismo ricevute nella sua carriera, per aver “messo in cattiva luce” Napoli o meglio per aver illuminato troppo le storture della città. In effetti le critiche ci sono state in passato e accade ancora oggi. La replica alle accuse di denigrazione della città infatti non si sono fatte attendere: il sindaco De Magistris non si è fatto sfuggire l’occasione di controbattere Saviano definendolo “Incapace di raccontare la vera Napoli”.

https://www.ilmattino.it/napoli/politica/de_magistris_scontro_saviano_incapace_raccontare_napoli-4310547.html

Saviano e De Magistris, buon per loro, come in altri esempi lampanti del jet set dei famosi, più vengono criticati e più alimentano la propria immagine virtuale di successo. Se poi gli argomenti e la dimensione delle critiche siano di portata significativa o no poco importa. Entrambi  devono tutta la loro notorietà, per motivi diversi, ai lati oscuri della Napoli che essi vogliono far credere di aver scoperto per primi; ciò che scrive Saviano sulla criminalità organizzata sembra la rivelazione del terzo segreto di Fatima e l’atteggiamento di “Giggino” ricorda quello di Brancaleone che dalla sella del suo cavallo Aquilante arringa la sua armata scalcagnata sul miraggio delle crociate per una Napoli “diversa”. Invece era tutto già noto ben prima della loro esistenza di personaggi pubblici. I media ne hanno sempre parlato usando qualche volta la realtà vera, più spesso la narrazione fantasiosa, quasi sempre un mix di temi simili ai capitoli Gomorra e alle invettive di De Magistris. Contro quei media, in passato come oggi, si sono sempre alzati cori indignati da parte non solo della borghesia additata da Saviano, ma da tutte le categorie sociali del popolo napoletano. Anzi, in particolar modo, da chi in certi quartieri c’è nato e vissuto, difendendo dai cliché le proprie abitudini di vita che non sempre e necessariamente hanno coinciso e coincidono con il concetto di camorra sistemica e universale formulato da Saviano. Napoli non è solo ‘o mare, ‘o sole, Maradona e la pizza più grande del mondo, ma non è neanche solo ed esclusivamente un prolungamento delle vele di Scampia, dominate da ‘o sistema descritto nelle serie TV di Saviano, super premiate all’estero. Quest’ultimo, intendiamoci, ha tutto il diritto di immaginare una Napoli come gli piace, così come il suo massimo contraddittore De Magistris, ma gli altri tuttavia non commettono alcun reato nel vedere la propria città in modo più equilibrato di loro. Le polemica che spesso hanno alimentato quei due, forse artatamente, come quella in occasione della presentazione del film in quella multisala del centro di Napoli ricco e benestante, è tutta pro domo ei (loro). Il cinema Metropolitan, oggi Warner, è in un luogo abitato da quel ceto sociale che Saviano ha definito sempre più simile alla borghesia colombiana e venezuelana in quanto a cecità. Dubito fortemente che a partire dal volume Gomorra le vendite che hanno portato al successo i suoi libri, così come i voti a De Magistris, siano stati soprattutto appannaggio del proletariato di Secondigliano o della Masseria Cardone, o dei disoccupati del Cavone e di San Giovanni a Teduccio. Forse, centinaia di migliaia di suoi libri sono stati acquistati in massa da quella irriconoscente borghesia dai tratti sudamericani, che ha votato pure “Giggino” patrono dei centri sociali e della gauche au caviar partenopea stanca di votare PD. Nessuno chiede loro di chiedere grazie per il successo regalatogli, ma nessuno deve delle scuse a loro e alla  Napoli che rappresentano o pensano di rappresentare, anche se ci si sente quotidianamente additati come quelli che si rifiutano di ammettere il marcio intorno a sé, solo perché non la si pensa come loro due. Ma in fin dei conti la domanda è: “La borghesia napoletana è un nemico che si crogiola nell’iconografia della Napoli da cartolina o un amico invisibile che poi compra libri, guarda fiction e, soprattutto, vota? Forse la questione è più complicata di così, ma voi lo sapete bene…

P.S. Cari Roberto e Luigi, a proposito di visioni semplicistiche sulla borghesia, Buñuel dopo le vostre dichiarazioni si sarà rivoltato nella tomba…

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