Detenuto in attesa di giudizio.

 

Leggo con piacere la dichiarazione social di un ex magistrato della portata di Pietro Grasso:

 

https://www.repubblica.it/politica/2019/07/28/news/pietro_grasso_carabiniere_ucciso_foto_indagato-232250349/

e rimango piacevolmente colpito da quelle parole. Mi piacerebbe complimentarmi con lui per il senso di equilibrio mostrato nel post. Un medesimo equilibrio che da parte sua ci si attende in tutte le direzioni senza distinguo corporativi. L’immagine del ragazzo bendato evoca gli scenari vietnamiti del film “Il cacciatore” di Michael Cimmino. Al di là delle gravissime accuse a carico del giovane americano, quella foto ha suscitato giustamente grande indignazione. Altresì, il presidente dell’Unione delle Camere penali, l’avvocato Caiazza, ha rammentato anch’egli le garanzie dovute a ogni cittadino indagato o detenuto da parte dello Stato e ha lucidamente aggiunto: “Chi in queste ore sta sostenendo quella foto, giustificando l’operato di chi ha agito in quel modo nei confronti del cittadino americano (Natale Hjorth, ndr) prima della sua deposizione, sta facendo un danno al carabiniere che ha perso la vita e a chi vorrebbe che venisse fatta giustizia al più presto. È un gesto da ottusi e da stupidi. Perché un atto istruttorio, sia esso una confessione, una testimonianza o un interrogatorio, se svolto con modalità che coartano la libera determinazione di una persona deve essere dichiarato nullo. Anche se poi quelle dichiarazioni dovessero essere confermate in una fase successiva”. 

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13488310/carabiniere-ucciso-roma-penalista-foto-choc-cosi-annullato-processo-americani-natale-hjorth.html

Pietro Grasso, da parte sua, ha invece rievocato il proprio comportamento ineccepibile da Pubblico ministero nei confronti di autori di gravissimi fatti di mafia nel passato e ha rammentato la necessità di accrescere un senso dello Stato che mai dovrà abbassarsi alla barbarie di coloro che quest’ultimo è tenuto a contrastare. Immagino che Pietro Grasso dall’alto della funzione di Pm ricoperta in passato e di quella di politico che ricopre adesso rilascerà a breve un altro post, analogo al precedente, per rammentare le vittime di errori giudiziari che hanno portato cittadini a un’ingiusta detenzione.  Non mi sto riferendo ovviamente al drammatico caso dell’uccisione del Carabiniere a Roma nel quale gli indizi e le prove sembrerebbero chiarire bene la dinamica dei fatti e le relative responsabilità. Mi riferisco ai veri e propri errori, per non chiamarli in alcuni casi strafalcioni, che con una frequenza in Italia di circa 1000 casi all’anno di uomini e donne ingiustamente detenuti rappresenterebbero in qualsiasi altro Paese civile nel mondo un’emergenza giudiziaria!

Alcuni semplici dati tratti da https://www.errorigiudiziari.com/ingiusta-detenzione-statistiche-2017/:

Dal 1992 al 2018 26.412 persone hanno subito un’ingiusta detenzione, cioè una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, prima di essere riconosciute innocenti con sentenza definitiva. Gli errori giudiziari in senso tecnico (cioè quelle persone che vengono condannate con sentenza definitiva, ma poi sono assolte in seguito a un processo di revisione perché si scopre il vero autore del reato o un altro elemento fondamentale per scagionarli), da aggiungere ai 26.412, sono stati solo 138! L’esborso dello Stato per i risarcimenti conseguenti ai casi suddetti è stato di 768.361.091 euro. Questi dati rendono più comprensibili le dimensioni di un fenomeno drammatico di cui sembra interessare poco gli addetti ai lavori. Sulla pagina del sito viene riportato che: “In occasione dell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, il 26 gennaio 2018 in Cassazione, il tema degli errori giudiziari e delle vittime di ingiusta detenzione non è stato nemmeno sfiorato. E sapete perché? Perché le 1000 persone che finiscono in carcere ingiustamente ogni anno, e che per questo ricevono un risarcimento, secondo giudici e procuratori costituiscono un “dato fisiologico”, una sorta di “effetto collaterale” inevitabile di fronte alla mole di processi penali che si celebrano ogni anno nelle aule dei tribunali italiani. Con buona pace del danno inestimabile (e impossibile da risarcire) alle persone interessate, delle vite private e professionali distrutte, delle conseguenze psicologiche gravissime.

Sono convinto che Pietro Grasso prima o poi rilascerà con grande senso di equidistanza una riflessione anche su questo tema e sono altrettanto convinto che tutti i suoi estimatori di queste ore reclameranno a gran voce una sua illuminata dichiarazione su un Sistema giudiziario nel quale l’autocritica non è mai prevista, nel rispetto di coloro che non hanno potuto usufruire fino a oggi di quel senso dello Stato, di cui avrebbero avuto diritto.

“Tutto a posto! Ha fatto una buona vacanza?” Così si rivolgeva il doganiere a Giuseppe Di Noi, il personaggio interpretato da uno strepitoso Albero Sordi al termine del film Detenuto in attesa di giudizio, mentre tornava finalmente a casa in un altro Paese europeo dopo un’odissea nelle carceri italiane. Il protagonista era un emigrante che, giunto in Italia per una vacanza, veniva arrestato ingiustamente. Era il 1971…

Rispondi