Pavel Nedved il miceneo

Quando alcune cose serie smettono di esserlo, ne salgono in cattedra di ulteriori e meno importanti delle precedenti. Ieri è apparsa la notizia che all’Assemblea degli azionisti della Juventus l’ex calciatore e attuale dirigente Pavel Nedved si sarebbe espresso a proposito di un giocatore bianconero di nazionalità turca che, in occasione di una sua partita con la propria nazionale, ha inscenato insieme ai suoi compagni un saluto militare in segno di appoggio dell’invasione turca in Siria. Nedved, secondo l’articolo del Corriere dello sport,  avrebbe affermato: “Il gesto di Demiral? Non viola il codice di disciplina della Juve”.

 https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/juve/2019/10/24-62595614/nedved_il_gesto_di_demiral_non_viola_il_codice_di_disciplina_della_juve_/

Poco mi interessa il dibattito sulla liceità o la “pseudo” etica sul gesto di Demiral. La storia dello sport è zeppa di gesti dimostrativi eclatanti:

  • Alle Olimpiadi di Atene del 1906, il campione di salto in lungo irlandese Peter O’Connor (nella foto) inscenò una singolare forma di protesta dopo che il suo secondo posto venne celebrato issando la bandiera britannica. Riconoscendosi solo nel vessillo irlandese, O’Connor si arrampicò sul pennone e sventolò una bandiera del proprio paese che aveva portato con sé.
  • 1968, Olimpiadi di Città del Messico: gli atleti al primo e terzo posto sul podio dei 200 metri maschili, Tommie Smith e John Carlos, sollevano il pugno con un guanto nero, per protesta contro la violazione dei diritti degli afroamericani. 
  • 1976: un anno dopo la morte del dittatore spagnolo Francisco Franco, Ignacio Kortabarría e José Ángel Iribar, i due capitani delle squadre basche, portarono in campo la ikurriña, la bandiera basca che Franco aveva messo al bando.
  • 2014: la giocatrice di pallacanestro Ariyana Smith, nel campionato NCAA dedicato alle squadre dei college, fece parlare di sé per aver alzato le braccia durante l’inno: con le mani in alto, Ariyana Smith fece qualche passo verso il pubblico e si sdraiò a terra, dove rimase per 4 minuti e mezzo, in protesta per l’omicidio di Michael Brown, diciottenne afroamericano ucciso dalla polizia americana a Ferguson, Missouri.
  • 2017, Mondiali di “nuoto master” di Budapest: il nuotatore spagnolo 72enne Fernando Alvarez si trattiene per un minuto dal tuffarsi, in segno di protesta contro l’organizzazione, che non ha accettato di fare osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell’attentato di Barcellona, avvenuto pochi giorni prima.

https://www.focus.it/cultura/storia/le-piu-clamorose-proteste-sul-campo-da-gioco?gimg=89208#img89208

E queste sono solo poche tra la miriade di dimostrazioni di atleti avvenute nel tempo. Mi appassiona però di più la posizione di Nedved, noto per essere stato anche un campione sia sul piano tecnico che su quello agonistico, ma anche per non essere mai stato una perla in tema di sportività. Era uno che reagiva alle brusche attenzioni degli avversari nove volte su dieci con doppia dose di aggressività e malizia. Da dirigente bianconero non ha cambiato registro, cosa tipica delle persone coerenti, ma ora rappresenta la Juventus FC che incarna con grande abnegazione e spirito battagliero. Quell’affermazione su Demiral mi ha ricordato le Città Stato della Grecia arcaica dove il principio di identità urbana valeva l’indipendenza politica, concepita come un riflesso della Legge universale preposta a governo del mondo. Un mondo, quest’ultimo, fatto di volgari “barbari” da cui difendersi a tutti i costi. Nedved incarna lo spirito “indipendentista” della Società bianconera; in pratica, se qualche tesserato si comporta più  o meno discutibilmente, basta che la sua condotta non violi il codice di comportamento della Città Stato juventina. Non si sa cosa all’interno del mondo Juve sia più apprezzabile tra l’idea permanente che le opinioni del mondo “barbaro”, al di fuori della Città Stato, non contino un emerito c…o oppure la liquidazione morale (oltre che materiale) del trio Moggi, Giraudo, Bettega, quando le Procure di mezza Italia li hanno azzannati durante calciopoli. Quest’ultima circostanza però ha ricordato qualcosa accaduta più di 1600 anni dopo il periodo greco arcaico delle Città Stato: l’accurato e biblico lavaggio delle mani di Ponzio Pilato del tutto assimilabile alla cultura romana antica… e anche moderna.

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