Professo’, permettete un pensiero poetico per l’occasione?

‘A libertà, ‘a libertà, pur ‘o pappavallo l’adda pruvà!…ma comme fa???”

dal film “Così parlò Bellavista”

o pappavallo (…pappagallo per i non napoletanisti) come può provarla questa libertà se non lo liberano? Siamo proprio sicuri che tutto dipenda dal volatile e non dalla tipologia di laccio che lo tiene assicurato al trespolo? Certo, nessuna restrizione può essere gradita da chicchessia e al pappagallo si dovrebbe dare la facoltà di decidere se svolazzare in piena libertà verso le incertezze dell’ignoto o rimanere legato, magari con vitto, alloggio e cure garantite. Mi chiedo però perché siamo tenuti a istruire i nostri figli con l’obbligo scolastico e non liberi di lasciarli analfabeti? Perché siamo obbligati a registrare il possesso di un automobile o, più semplicemente, a immunizzare i nostri bambini con un vaccino contro la difterite, il tetano e la pertosse? Presumo perché alcuni obblighi, che in qualche modo limitano la nostra libertà, siano da sempre mirati ad agevolare la comune convivenza. Certo, preferirei scegliere per conto mio ogni cosa, se si potesse vivere felicemente in un mondo senza istruzione, liberi di tamponare i pedoni con un auto, senza essere riconosciuti o facendo liberamente ammalare i nostri figli rendendoli a loro volta un veicolo di malattia diffusiva. Il fatto è che il mondo esiste ed è fatto da qualche miliardo di persone che, piaccia o no, vivono a contatto tra loro. Per alcuni, anzi troppi, si può tranquillamente derogare alla convivenza con regole autoprodotte, che poi costoro scambiano per ‘a libertà.

Su un piano diverso è il convincimento collettivo che qualcuno o qualcosa di losco stia avvenendo alle nostre spalle. Se per ipotesi quel convincimento fosse confermato dalla realtà e quest’ultima ci portasse però tutti alla risoluzione di una tragica pandemia, ognuno di noi diventerebbe di buon grado complottista. Se però, come ampiamente dimostrato da sempre, i vaccini riducono drammaticamente il numero di infetti, le complicanze della malattia e la mortalità, più che di complottismo sarebbe meglio parlare di paranoia collettiva e quest’ultima non è ‘a libertà del poeta di “Così parlò Bellavista”, ma un grave disturbo che, come per ‘o pappavallo, sarebbe meglio non provare, ma curare…

È scomodo scrivere un post come il seguente proprio oggi. Già, per noi, malati di tifo napoletano, quando vinciamo contro i bianconeri tutto, anche un virus pandemico, ci appare meno pesante. Se avessi deciso di esprimere la mia opinione sul padre padrone della SSC Calcio Napoli, in caso di sconfitta della squadra, sarebbe stato più facile e catartico. Per parlare di Aurelio De Laurentiis, non parlerò di lui! Ricorderò solo alcuni di cui quest’ultimo ha surrogato l’immagine, con un continuo ricorso a maschere apotropaiche con le fattezze di altri. 

Giorgio Ascarelli nel  1926 fondò la A.C. Napoli, riuscì a iscriverla alla divisione nazionale, prima riservata solo a squadre del Nord Italia e, grazie ai suoi sforzi economici e alle sue idee, portò in breve tempo la Società ai più alti livelli a livello nazionale. Decise di costruire lo stadio a suo nome e lo inaugurò nel 1930.

Achille Lauro “Il Comandante” fu proprietario del Napoli calcio dal 1936 al 1969, ma non solo. Grande armatore, parlamentare, Sindaco di Napoli, fondatore di un partito nazionale, produttore cinematografico (anche se per poco), editore e proprietario del quotidiano “Roma”. Un uomo di sostanza che, oltre a presenziare sul campo in maniche di camicia, faceva impazzire i tifosi con gente reale, non solo sui titoli dei giornali, come Jeppson, Vinicio, Pesaola, Altafini, Sivori. Un enorme personaggio per il calcio e per la città, pur se pieno di contraddizioni.

Corrado Ferlaino, un imprenditore? In parte. Un uomo che, all’epoca ha saputo vivere il suo tempo con furbizia? Forse. Un tifoso? Assolutamente sì!! Lasciando perdere l’ovvietà di aver solcato con l’aratro l’indelebile periodo più glorioso della SSC Napoli, ha sempre avuto un rapporto intimo e viscerale con la squadra. Tra gli alti e bassi (direi non tantissimi) ha sempre pensato a voler vincere e per questo, non disponendo di fortune economiche come il suo predecessore armatore, si faceva valere a livello politico calcistico. Comunque all’epoca non si tirava certo indietro quando c’era da comprare i campioni: Burgnich, Bellugi, Chiarugi, Savoldi (…Mr, due miliardi), Rudy Krol, Daniel Bertoni, fino all’operazione calcistica del secolo che tutti hanno conosciuto. 

Non ho citato gli avvilenti personaggi che hanno invece sotterrato il Napoli perché per loro si addice di più un profondo oblio e dei quali De Laurentiis, fortunatamente, sino ad oggi,  non dispone di maschere da esporre in pubblico. Invece, il Presidente preferisce nascondersi dietro il simulacro esteriore di quei grandi personaggi di cui sopra, scimmiottandoli senza incarnare neanche uno dei loro pregi con i quali hanno scritto la storia del Napoli e in parte della città. Non si sa nulla di ciò che accade realmente in una Società costituita da moglie e figli, non si conoscono obiettivi (se non quello di rimanere dove ci si trova), si dichiara di fare lo Stadio e poi lo ristrutturano altri con la sua cortese collaborazione. Si fanno “acquisti di prospettiva”, ma i campioni, anche se a fine carriera, non arrivano quasi mai. Non si parla con i giornalisti a meno che per sparare a zero sulle stesse cose da vent’anni, sulle quali però non si è fatto nulla di concreto aper cambiarle. Magari quest’anno sarà per noi trionfante e non certo per merito suo ma dei casi della vita, ma dopo due decenni in cui stronca ogni opinione critica sul suo operato con la solita storia che quando è arrivato il Napoli era fallito e poi lo ha portato in Champions, ormai scappa solo da ridere. Prima che lui comparisse nel periodo più buio della Società il Napoli era da sempre lì dove è adesso, con le grandi del calcio italiano. Con tutto il rispetto per un’antica Società calcistica, lui non ha salvato dopo un fallimento il Savoia calcio la squadra della sua Torre Annunziata, dove è nato. I grandi personaggi sopracitati avevano già reso importante la Napoli calcistica e lui ha sono raccolto una grande eredità storica e ne ha fatto poco più che una diligente società sportiva, punto.

Ho la coscienza di essere di statura media, ma se mi giro attorno non vedo giganti…” disse Andreotti, parafrasando chi si sente altissimo, pur essendo, rispetto ai giganti, di statura medio piccola.

 

Abbassare il limite di velocità? Che stupidaggine! Certo, salverebbe delle vite, ma un sacco di gente arriverebbe in ritardo!” come diceva Homer Simpson in una delle sue puntate migliori. Lui non se ne intendeva di statistica e approssimava la realtà per eccesso, ma un suo omonimo Edward Hugh Simpson, matematico, pubblicò nel 1951 una dimostrazione di un paradosso scoperto da un altro suo collega, tal George Udny Yule, quarantotto anni prima. Tale paradosso in statistica dimostra che se non sai leggere bene i dati (e la faccenda non è mai così semplice), trai conclusioni sbagliate. I due, inconsapevolmente, hanno preconizzato ciò che sta accadendo adesso nel nostro Paese. In breve, i media pubblicano dati sul Covid, magari commentandoli, qualcuno li legge e li prende così come sono per verità assoluta. Tra quei dati commentatori e politici attingono spunti per i relativi talk show e le proprie campagne elettorali più o meno permanenti. Infine, in diversi si riversano nelle piazze convinti di uno o più complotti che minano la libertà individuale, proprio a partire da quei dati amplificati e male interpretati. Sostanzialmente, la lettura sbagliata dei numeri corrisponde al paradosso di Edward Hugh Simpson, mentre la catena di reazioni paranoiche potrebbe definirsi come il paradosso di Homer Simpson. Vi risparmio la descrizione del primo di paradosso perché il web gronda di dimostrazioni statistiche con tabelle a doppia entrata e formule varie. Mi limito solo a dire che se in Israele 515 pazienti vengono ricoverati per Covid grave e, di questi, 301 (il 58,4%) sono completamente vaccinati, ciò non significa che i vaccini non siano efficaci. Infatti, quelle percentuali sono confuse dall’età dei vaccinati e dall’alto tasso di vaccinazione di quel paese. Ciò che trovo interessante è che sia media che politici giochino su quei dati ignorandone per ignoranza o interesse i paradossi statistici e alimentando il complottismo, risultato di una paranoia collettiva che alimenta la tendenza di una popolazione a scaricare all’esterno sospetti e dubbi interiori puntualmente proiettati sugli altri individui. Peccato che i danni legati ai non vaccinati saranno ancora tangibili per lungo tempo se i più oltranzisti continueranno a ragionare come Homer Simpson quando diceva: “Non dirlo mai più! i rischi stupidi sono il motivo per cui vale la pena di vivere la vita!”.

Quando il pesce azzurro disprezza il pesce d’acqua dolce per poi saltare nell’acquario dei pesci rossi, non è un bel segnale. Il capo sardina Matteo Santori, con il suo faccione giulivo che mette in crisi la non scientificità della fisiognomica, si candida nel PD alle amministrative a Bologna. Non riesco a immaginare il Lombroso in che categoria lo avrebbe piazzato, ma la sua bocca spalancata, il suo sguardo attento e vigile come un falco pellegrino e soddisfatto di non avere la più pallida idea di non averne una, sembra essere il volto simbolo del partito che lo ha candidato. Ancora riecheggiano gli acquisti di appartamenti all’insaputa di politici del passato che un giovanotto, con la chioma modello Ovosodo, dopo aver proposto nientepopodimeno che un innovativo stadio per il frisbee e sbertucciato lo stesso Partito Democratico definendolo “partito tossico”, ha deciso però di autointossicarsi mostrando sui social quell’aria di uno che passava di lì per caso, ma eccitata come quella di un Di Maio qualunque dopo aver abolito la povertà. Dove sono i branchi di pesciolini argentei che perculavano Salvini? Che fine hanno fatto gli impulsi apolitici e apartitici dei suoi pesci di paranza che girovagavano nelle piazze italiane al grido: “Non abbocchiamo all’amo del Capitano!”? Il fatto è che non hanno abboccato all’amo di Salvini, ma hanno abboccato a quello del loro capitano Santori, che nel 2020 diceva: «Quello che noi portiamo è una poesia fondamentalmente non scritta ma visuale, concettuale, che è un po’ quello che ci appartiene come Sardine. Cioè spiegare la realtà attraverso dei paradigmi diversi che non vengono sempre capiti, non passano ma che in qualche modo potrebbe essere una chiave comunicativa molto utile per il futuro. Ed è bellissimo». Certo che abboccare a una supercazzola simile è roba seria. Neanche un genio come Nichi Vendola nel pieno del suo periodo psichedelico è riuscito a coniare simili idee sulla sbiriguda della sbrinzellona come se fosse antani del grande Conte Mascetti. Non riesco a immaginare il ghigno di Salvini dopo la candidatura di Santori, ma penso a quello sbigottito di alcune migliaia di pescetti adolescenti o pseudo tali, orfani del capo branco, ormai inghiottito dalla sua stessa ambizione, tutti finiti nel banco dei surgelati alla sezione: “Piccoli tagli per zuppa di pesce”.

L’Associazione degli esuli della Venezia Giulia e Dalmazia ha stimato che in Italia esistono almeno undici strade dedicate al maresciallo Tito, comunista, massacratore degli esuli italiani e protagonista degli eccidi delle foibe. A Reggio Emilia,  a Parma, a Cornaredo, in Lombardia, a Nuoro, in tanti piccoli comuni italiani si omaggiano dittatori feroci, ma comunisti. Non mancano mai tributi a Mao Tse Tung, a Che Guevara, a Stalin, presente nella toponomastica di tante città, così come Lenin, gettonatissimo dai sindaci di sinistra e ricordato con una strada a Roma. Così come è facile imbattersi in  via Ho Chi Minh, in via Rivoluzione d’Ottobre, come fossero personaggi ed eventi da ricordare e idolatrare per aver dato un contributo positivo all’unanimità.  Cosa diremmo tutti se esistesse una via intitolata a Josef Mengele o ad Adolf Hitler, al netto di qualche idiota che ne propone l’istituzione. D’altronde qualcuno disse che l’estremismo è troppo facile. Hai la tua posizione e basta. Non devi neanche pensare. E quando vai lontano verso destra trovi gli stessi idioti che vedi a sinistra. Il problema è che il nostro è un paese per vecchi, (non persone, ma slogan). Tutti quelli che si fregiano di auto definirsi antifascisti e mai antitotalitari,  in realtà sono auto distratti da stereotipi che essi stessi alimentano.
A proposito di idolatria e strade, è morto a 73 anni Gino Strada, uno di cui ho apprezzato molto di ciò che ha fatto, ma nulla o quasi di ciò che ha detto. Probabilmente, per il tipo che era, questa celebrazione totemica non l’avrebbe apprezzata.

Condoglianze alla famiglia e un “fatevi furbi” ai santificatori post mortem.

I Romani usavano l’espressione gratias agere ovvero “rendere grazie”. Quando si pronuncia “grazie” anche davanti a un piccolo gesto, magari solo dinanzi all’intenzione, vi si attribuisce un inestimabile valore che nobilita oggetto e soggetto, una gratitudine sentita che è propria di chi percepisce l’intima statura delle cose, l’altezza di quel valore riconosciuto.

Roberto Saviano, in occasione dell’arresto di Maria Licciardi, nota esponente di una famiglia camorristica di Secondigliano, quella che ha ispirato il personaggio di “Scianel” nella serie TV Gomorra, ha scritto un articolo sul Corriere della Sera. È una sorta di lunga biografia criminale della protagonista dell’arresto e fin qui nulla di singolare.

https://www.google.it/amp/s/www.corriere.it/cronache/21_agosto_08/maria-licciardi-violenze-droga-l-alleanza-chi-boss-che-ispiro-scianel-4aea85c8-f7ba-11eb-83a2-ddb3d15a828f_amp.html

Per Maria Licciardi la famiglia è la radice di ogni profitto, di ogni ricatto, di ogni guerra. Se non esistesse il concetto di famiglia non esisterebbero le organizzazioni criminali. La famiglia è innanzitutto organizzazione, è mutuo soccorso ma solo verso chi ha il «merito» di condividere lo stesso sangue. Il matrimonio è un patto economico tra gruppi. I figli sono protezione del patrimonio e eredità. Le amicizie sono momentanee e utili se arrecano vantaggio. Chi crede che questo sia solo un comportamento delle famiglie criminali non ha abbastanza studiato le famiglie del capitalismo contemporaneo, macchina di controllo e competizione, di accordo e feroce ricerca di profitto. La criminalità organizzata è soltanto capitalismo nudo, senza infingimenti, e il concetto di famiglia di Maria Licciardi non è il solito familismo amorale di Banfield quanto piuttosto la regola della concorrenza, della competizione, del colpire prima di essere colpiti, di trovare la strada per ricattare, comandare, arricchirsi. 

Orbene, la suggestione sillogistica tra i matrimoni camorristici che servono a consolidare patti economici tra famiglie criminali così come quelli tra famiglie capitalistiche, suona come capitalismo = criminalità organizzata. Non è questa la sede per commentare una simile equazione, ma prima del 2006, anno di uscita del suo fortunato best seller, chi era Roberto Saviano? La Casa editrice del volume era un’anonima tipografia dell’Havana,  finanziata direttamente dal Comandante Fidel e distribuita gratuitamente in tutto il mondo o era l’Editore più capitalista d’Italia. Già, perché il Gruppo Mondadori ha continuato poi a contrattulizzarlo, nonostante Saviano sostenesse che i capitalisti  come Mondadori fossero come il boss Gennaro Savastano. A proposito di Gennaro Savastano, ma Sky non è era ed è uno dei gruppi mediatici più capitalisti della terra? E il successo della serie Gomorra in tutto il mondo lo si deve a pericolose macchine di controllo e competizione, di accordo e feroce ricerca di profitto che perseguono la regola della concorrenza, della competizione, del colpire prima di essere colpiti, di trovare la strada per ricattare, comandare, arricchirsi? Molto probabilmente la risposta è affermativa, ma non importa, perché nessuno pretende che Saviano, come gli antichi romani, renda grazie agli artefici del suo successo, a cui lui non sembra rinunciare affatto, ma semplicemente gli si chiede di non prendere per i fondelli un intero mondo che vive, volendo o no, di un capitalismo che, seppur spietato, egli paragona alle dinamiche criminali di chi il profitto lo cerca ammazzando, sottomettendo, togliendo la libertà di essere individui, un po’ come in quei luoghi dove gente come Saviano il capitalismo lo ha abbattuto immaginando un’alternativa rivelatasi peggiore del capitalismo stesso.

 

In nome del popolo italiano”: un film visionario. Dino Risi regista e sceneggiatore insieme a Furio Scarpelli e Agenore Incrocci, nel 1971, apre uno spaccato sul futuro del nostro Paese. È la cronaca dei nostri giorni preconizzati cinquant’anni prima. La scena finale del film è la semplice sintesi di ciò che siamo adesso, di chi esercita il potere con l’inganno, la cialtroneria, e lo sberleffo arrogante, di chi lo fa travestito da Stato, ma non per questo meno prevaricante e infine, del popolo tutto. Risi, mirabilmente, racconta queste tre variabili, immaginandole scomposte. In fondo tutto è popolo. Certo, mai omogeneo, non certo unito se non nella gioia di una vittoria sportiva. Politici, grandi imprenditori, banchieri, magistrati non sono estranei a quel popolo italiano caciarone che il Pubblico ministero Ugo Tognazzi scruta schifato, mentre è combattuto se conservare o eliminare le prove che scagionerebbero dall’accusa di omicidio l’odiato imprenditore Vittorio Gassman. Tognazzi, nel disprezzare quella canea  rumorosa e festante che si riversa nelle strade, (guarda caso per la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra), rivede in ognuna di quelle persone volgari il volto di Gassman, identificando il male assoluto da combattere, non in un indagato, ma nel popolo italiano. Per questo decide di distruggere le prove di innocenza a carico del sospettato e condanna, non un futuro imputato prima del processo, ma un intero paese che egli in realtà detesta profondamente. 

Malagò Presidente del CONI a proposito della vittoria di Jacobs ai 100 mt a Tokyo: “Aberrante che non ci sia ius soli sportivo

Dino Giarrusso (sceneggiatore): “I risultati sportivi dell’Italia possono dare gioia e senso di unità però i problemi del Paese non vengono risolti dagli atleti

Marco Travaglio il giorno prima delle vittorie di Jacobs e Tamberi: “Dovevamo stupire il mondo e invece siamo sorpresi per le cocenti sconfitte“.

Gad Lerner: “Marcell Jacobs un grande bresciano (alla faccia di chi so io)“.

Dopo le vittorie italiane agli Europei di calcio e alle Olimpiadi molti tra i notabili social più influenti del Paese hanno espresso quel sentimento simile all’aria schifata di Tognazzi. Tutti a distinguersi da quella massa rumorosa e qualunquista che gioisce in canottiera su un’Ape Piaggio sfrecciante tra la folla. Branchi di intellettuali che barattano l’intelletto (quando esistente) con le vetrine social, dopo essersi distinti da tutti a suon di alzate di ditino. Quanto amo invece quell’orgia di folla festante, quel qualunquismo rumoroso che si dimentica per un po’ dello schifo di tutti i giorni. L’urlo dei tifosi allo stadio per un gol con tiraggiro, le braccia alzate e la gioia pazza dei concittadini degli atleti medagliati. Preferisco l’urlo sguaiato del fruttivendolo, che corre impazzito sul terrazzo in mutande avvolto nel tricolore, allo snobismo da 1000, 10.000, 100,000 like cinguettanti di chi si illude di non di far parte di quel popolo rozzo e malandrino, disprezzandolo via web, ma senza il quale non riuscirebbe a mangiare, se non trovandosi un lavoro vero. Non esulto sguaiatamente a ogni vittoria della Nazionale  per risolvere i problemi del Paese, lo faccio perché mi fa star bene come un italiano qualunque.

Grazie Dino Risi.

Domenica di inizio agosto pigra, come tutte le domeniche di inizio agosto. Butto l’occhio su un bell’articolo di Eleonora Barbieri su il Giornale https://www.ilgiornale.it/news/rowling-lunica-donna-che-pu-essere-insultata-1966202.html e riesco d’un tratto ad attenuare la noia. In breve, «Spero che ti ritroverai una bomba nella cassetta della posta» è solo l’ultimo gentile tweet recapitato a J.K. Rowling, nota autrice di Harry Potter, per le sue opinioni che dissentono dall’ideologia gender, alla faccia del ddl Zan che vorrebbe punire le idee “…non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

 

Rispetto il diritto di ogni persona trans di vivere in un modo che sia autentico e a suo agio.  Marcerei con te se fossi discriminato sulla base del fatto di essere trans.  Allo stesso tempo, la mia vita è stata plasmata dall’essere donna.  Non credo sia odioso dirlo.

L’idea che le donne come me, che sono state empatiche con le persone trans per decenni, sentendosi affini perché vulnerabili allo stesso modo delle donne – cioè, alla violenza maschile – “odiano” le persone trans perché pensano che il sesso sia reale e  ha vissuto conseguenze – è una sciocchezza.”

Se il sesso non è reale, non c’è attrazione per lo stesso sesso.  Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata.  Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle proprie vite.  Non è odio dire la verità.

Questi sono esempi di opinioni della Rowling. Condivisibili o no, non sembrano residui di una sotto coltura omofobo-nazi-fascista, anzi, è meglio ricordare le nette posizioni femministe della scrittrice. La solita domanda è: il problema è la suburra che la insulta, la minaccia e le augura una morte atroce o chi sfrutta strumentalmente l’ideologia gender fottendosene della difesa della libertà di espressione?

Tema Olimpiadi. La Carta Olimpica, documento ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale, codifica i principi fondamentali dei Giochi. La prima edizione è datata 1908 e l’ultima 2013. 

Nel primo capitolo si precisa che la prima missione del CIO (e quindi dei giochi) è la non discriminazione, l’uguaglianza di genere e lo sviluppo sostenibile. Orbene, a Tokyo si sono celebrati due incontri senza avversari. Tohar Butbul, 27enne, judoka, è stato evitato da altri due judoka, uno algerino, l’altro sudanese, solo perché israeliano e, probabilmente, perché ebreo. Un alto esempio di “non discriminazione” degno di una Murgia o di un Fedez qualsiasi. Ma indovinate chi ha dato un’esempio di sportività e integrazione? Al termine della sfida dei sedicesimi di finale dei +78 kg, la saudita Tahani Alqahtani, e Raz Hershko, israeliana, si sono abbracciate, poi la 23enne Hershko, detta “Hercules” e che aveva vinto per ippon, ha alzato il braccio destro dell’avversaria nel gesto che si usa per rendere omaggio al valore della rivale.

https://www.ilmessaggero.it/sport/olimpiadi/judo_abbraccio_atleta_saudita_israeliana_olimpiadi_tokyo_2020-6111272.html

Due donne hanno aggiustato ciò che due uomini pseudoaltleti , ideologicamente e culturalmente disorientati, hanno stupidamente messo in discussione! 

Ma quanto è stato lungimirante il compianto Philippe Daverio nel coniare il titolo del suo volume Elogio delle donne (per fortuna sono diverse dagli uomini)?

Bisogna amare la libertà, ma senza tradire mai la verità”. Lo diceva Beethoven, non un pericoloso dittatore rammenta Marco Zucchetti su “Il Giornale”. 

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiutare-siero-diritto-appestarci-no-1962003.html

In questi giorni mi sento a disagio. Non è la diversità di opinioni a imbarazzarmi; semmai quella mi stimola ad averne anche di nuove. È in atto purtroppo un transfert ideologico. In psicoanalisi, è una trasposizione in cui l’individuo sposta schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione passata ad un’altra attuale ed è un processo largamente inconscio. In politica, sta avvenendo qualcosa di simile. Mi spiace ma gli amici del Centrodestra, con i quali spesso condivido le mie opinioni liberali, stanno subendo il processo di cui sopra. Mi esprimerò in punti per chiarire meglio la mia posizione:

Punto primo: le opinioni sono tali finché calate nella realtà si dimostrano attuabili, poi diventano realtà. Argomenti come la tutela della salute e, in particolare, il rischio di infettarsi e infettare, provocando poi malattia talvolta grave, possono essere oggetto di opinioni di largo consumo? Se non può esserlo il calcolo matematico in materia di scienza delle costruzioni per la stabilità delle campate di un ponte, come potrebbe esserlo una valutazione sul costo beneficio di un’immunizzazione attiva o il legame molecolare tra la proteina spike e il recettore cellulare biocorrelato. Capisco che alcuni illustri colleghi medici e ricercatori non hanno fatto molto per aiutare a tracciare la differenza netta tra opinioni e approccio scientifico, spettacolarizzando se stessi e la scienza. Quest’ultima non fornisce certezze per definizione, ma probabilità di accadimento di eventi ed esse sono talvolta di difficilissima interpretazione. Tuttavia, i nostri tele scienziati pontificano dimenticandosene sempre, fornendo al pubblico pseudocertezze di segno opposto e favorendo un dibattito politico permanente su cose che nessuno, se non gli addetti ai lavori, possono comprendere e dimostrare.

Punto secondo: tornando alla politica, come può il Centrodestra sostenere una battaglia su questi temi? Soprattutto, dopo aver giustamente stigmatizzato da sempre le ideologie vuote e pericolose di una sinistra ormai in crisi totale di idee, come può sostenere un arroccamento a difesa della libertà su questioni che c’entrano poco o niente con tale principio. Già questo era stato un cavallo (pazzo) di battaglia del M5S ormai in disfacimento. Per chiarire meglio citerò, a proposito del contenimento delle malattie infettive, due argomenti. Il primo: l’obbligo vaccinale per i bambini. In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è iniziato nel 1888, sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. Nel frattempo erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991). Bene, come mai nessuno dei progenitori dell’attuale Centrodestra nella storia non si è mai opposto a tale obbligo? Semplice, perché quei  provvedimenti hanno eradicato quelle malattie e salvato milioni di vite. Il secondo argomento è l’obbligo di isolamento in caso di malattie infettive e diffusive, ad esempio come la tubercolosi, la cui violazione comporta provvedimenti di segnalazione all’autorità giudiziaria. Se ho la tb polmonare attiva e mi allontano liberamente da una stanza di isolamento di un ospedale, magari salendo su un tram affollato, è evidente a tutti che il restringimento della mia libertà ha un senso, o no? Nessuno però si è mai scandalizzato per questo. 

Punto terzo: forse sarebbe utile chiarirsi su cosa sia la libertà, o meglio, su cosa non lo sia. Perfino Bakunin, come ricordato nell’articolo di Marco Zucchetti, immaginava la società anarchica basata sull’autogoverno, la sintesi, l’aiuto reciproco e l’armonia, non sul menefreghismo totale e la prepotenza di chi vive senza rispetto del bene comune, in questo caso la salute. Se ritengo utile eradicare pericolose malattie con un obbligo vaccinale da bambini, posso farlo anche, se non con un ulteriore obbligo, con misure che incentivino a vaccinarsi. Per arrivare a sostenere tutto ciò, non credo di dovermi sentire uno stalinista, deportatore di intere popolazioni nei gulag siberiani, a causa delle posizioni oltranziste di commentatori politici che peraltro stimo e seguo. 

Per cui ascoltiamoci serenamente Beethoven che magari ci viene un po’ più di voglia di realtà.

 

Noia, questa noia mortale

Fumerò qualche sigaro cubano

In ricordo di vecchi tempi e dell’Avana vera

Noia, questa noia mortale

Non c’è niente di più noioso

Di un nostalgico di sinistra come me

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

Storie di barche e pescatori

La penna di un grande scrittore

Noia, questa noia mortale

Se ci fosse Ernesto

Lui sì che saprebbe cosa fare

Ma non c’è un altro Che

Noia, questa noia mortale

Ho lasciato il mio nome

In una casa di cultura nel 1983

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Che parla di rivoluzione

Aquì sierra maestra

Sierra maestra

(Isola grande Pino Daniele)

C’era una volta e c’è ancora un’isola grande, come la definisce il brano di Pino Daniele. La sua elegìa di Cuba è, con una strepitosa base musicale, cristallina come l’acqua. Allora come oggi Cuba per noi latini europei era una rappresentazione onirica, l’ossimoro di un’utopia reale. Già nel passato si ignorava o ci si rifiutava di ammettere ciò che Cuba fosse realmente. Da Fulgencio Batista a Fidel Alejandro Castro Ruz, da una crudele e sanguinaria dittatura a un’altra e la crudeltà in una dittatura ha molti modi di esprimersi. Tuttavia, ancora oggi, in Europa si preferisce ignorare ciò che accade realmente laggiù. Tutti, soprattutto in Italia, adottano l’atteggiamento descritto da Pino nel suo brano. Noia, questa noia mortale/Fumerò qualche sigaro cubano/In ricordo di vecchi tempi e dell’Avana vera/Noia, questa noia mortale/Non c’è niente di più noioso/Di un nostalgico di sinistra come me. Lui, forse inconsapevolmente, ha delineato il profilo della sinistra dei giorni nostri. La noia estasica per i vecchi tempi, l’Havana “vera”, quella dei sigari, della musica rivoluzionaria, delle case di cultura, delle immagine “sacre” di Ernesto. Già, perché inquinare il mito con le sistematiche violazioni dei diritti umani, monitorate non certo da qualche sparuta associazione fascio-reazionaria, ma da  Amnesty International e Human Rights Watch sarebbe un peccato. Turbare la diffusione di un mega gadget ideologico ad uso e consumo di ex barricadieri di oggi, stesi al sole su velieri d’epoca mentre parlano di rivoluzione a largo di Capalbio o Pantelleria, sarebbe come soffocare una delle ultime occasioni di propaganda attrattiva rimasta alla sinistra di questo paese. C’era un comandante/La grande musica nel cuore/Che parla di rivoluzione. Il fatto è che nessuno, o quasi, oggi parla della rivoluzione reale in atto nell’isola grande, contro il regime comunista.

https://www.ilsole24ore.com/art/cuba-tornano-30-anni-proteste-contro-regime-AEpEbWW

https://www.ilgiorno.it/esteri/cuba-governo-proteste-dazi-medicine-1.6592838

Più di cinquemila le persone arrestate durante i tre giorni di proteste contro il governo, tra cui 120 attivisti e giornalisti da un rapporto diffuso dal sito 14ymedio che cita fonti della società civile. I brutali metodi usati dalle forze della sicurezza nei confronti dei manifestanti, come si vede anche dai filmati diffusi da Human Rights Watch, contrastano con la malinconica noia mortale del nostalgico di sinistra di Pino Daniele. I migliaia di cubani scesi per le strade per protestare contro la repressione del governo e i problemi economici del Paese fanno a pugni con l’immagine iconica del Comandante cantato in Isola grande. Ma se, per alcuni,  la rivoluzione è comunque e sempre rivoluzione, come mai, per gli stessi, esistono solo rivoluzioni degne di nota e di mito e tutto il resto è noia?
Ah no, quello era un’altro cantante…