Apprendo che è in cantiere un’importante provvedimento legislativo a tutela delle narici private. Il M5S vuol far diventare reato la «molestia olfattiva». I pentastellati hanno proposto una legge, chiamata «Diritto al respiro», per tutelare chi vive vicino a impianti che si occupano di trattamento dei rifiuti. 

https://www.corriere.it/politica/20_novembre_18/m5s-vuol-far-diventare-reato-molestia-olfattiva-13fdd90a-29b8-11eb-884f-3aae855c458a.shtml

In epoca pandemica l’olezzo non è certo cosa da poco. C’è quello moraleggiante che si propaga con i predicozzi televisivi del Premier, che ormai non sa più come mimetizzare la propria indecisione. C’è quello della bava rilasciata dalla lumachella della Vanagloria di Trilussa, propagato dal Presidente della Campania De Luca, che accusa i suoi detrattori di lasciare impronte nella Storia con la propria saliva, vantandosene, salvo non essere certo di cosa lascerà lui nella storia di Napoli e della Campania oltre al talento cabarettistico. C’è poi quello di Commissari di Governo che, senza neanche aver lasciato impronte di bava, si auto attribuiscono meriti e appioppano sistematicamente demeriti agli altri, laddove il medesimo Governo non è stato capace di realizzare quanto promesso o almeno quanto dichiarato. Nel frattempo l’incisiva azione legislativa dei pentastellati prosegue indefessa nella difesa dei diritti olfattivi. Certo, vivere a ridosso di una discarica non deve essere piacevole, così come in un paesello tagliato a metà da una strada statale trafficata da tir, in una grande piazza dove ogni giorno viene montato un mercato rionale o a pochi metri dai binari ferroviari di una linea trafficata da treni merci. Se si dovesse legiferare su ogni disagio di un piccolo numero di cittadini, non avremmo la necessità di uno Stato, ma di una riunione di condominio permanente e in effetti quest’ultima era ed è il modello di governo grillino. A questo punto mi sto chiedendo, non appena incomincerà la campagna vaccinale di massa contro il Coronavirus, dove si rintaneranno quelle svariate migliaia di cittadini rivoluzionari che sostenevano il M5S sfilando orgogliosi con i loro figli in braccio e dichiarando che piuttosto che vaccinarli li avrebbero esposti alle malattie esantematiche dei loro amichetti. Come ci illuminerà l’onorevole grillina Taverna dopo le sue famose dichiarazioni: “…oggi i centri vaccinali sono similabili (?) a quelli dove si fanno i marchi pe ‘e bestie”? Si affacceranno ancora festanti da un balcone, pugni in aria, dopo aver abolito la povertà con il reddito di cittadinanza, esultando per l’estinzione della pandemia per merito di un “pericoloso” vaccino (…a loro dire) “imposto” al mondo da “Big pharma”? Forse sì. Allora, a proposito di diritto al respiro, se a casa sentite una puzza, fuori sentite una puzza, in auto sentite una puzza forse non siete sensibili, siete la puzza…

Il politico ha avuto una grave crisi morale, ma adesso sta meglio e svolge regolarmente le sue funzioni.” L’ho letto da qualche parte.

Stamattina mia figlia ha sguainato il suo cellulare e minacciosamente mi fatto sedere per guardare e commentare insieme a me un video su YouTube. Era la manifestazione a Roma di negazionisti, complottisti, no mask, no 5G e/o comunque antituttisti di svariata forma. 

Alle domande dell’intervistatore partivano incredibili risposte tipo: “Il COVID non esiste!”, “Fortunatamente sono riuscita a evitare il tampone a mia figlia a scuola, perché le avrebbero sfondato la membrana…” “Dica un po’, lei ha mai visto e conosciuto qualcuno che sia morto di COVID?” eccetera eccetera. Tale è lo standard delle dichiarazioni rilasciate da quelle persone. Alla termine del video, mia figlia, tutta indignata, ha detto: “Ma è possibile che esistano persone così?”. Sarebbe stato suggestivo spiegarle che il mondo ruota più che sulle persone sulle loro opinioni, ma ho preferito liquidare la cosa con un: “Ordiniamo una vaschetta di gelato?”. A volte ritirarsi è una tattica utile, ma subito dopo mi è balenato in testa un pensiero ossessivo. Negli anni precedenti il 2018, il M5S ha riempito le piazze con i suoi “Vaffa”; c’era di tutto in quei comizi sconclusionati, ma dalla potente suggestione. Tra quelle persone urlanti non dimentichiamo i terrapiattisti, gli anti scie chimiche, i sirenisti, gli ordinemondialisti, e soprattutto gli antivaccinisti. Questi ultimi, sostenuti da politici che allora apparivano come sgangherati arruffapopolo, poi divenuti tra le massime cariche dello Stato, sono stati tra i principali motori di quel 32% di consensi che ha portato i pentastellati nelle ultime elezioni politiche a governare (…con tutto il rispetto per l’accezione “governare”). È plausibile che tra quella truppa di umanità fuori dal mondo, scesa recentemente in piazza a Roma contro l’esistenza del COVID 19, siano numerosi, per non dire la maggior parte, ad aver partecipato ai Vaffa di Grillo prima e al successo elettorale del Movimento poi. Oggi, con i loro ex beniamini al Governo, quella gente ha continuato a fare quello che sa fare meglio: negare la realtà perché spesso è spiacevole, per non dire orrenda. Se non incolpassero il mondo intero di qualcosa sarebbero tutti costretti a confrontarsi con il proprio vuoto pneumatico da riempire con qualcosa. Il M5S oggi  fa finta di essersi dimenticato di loro e loro si sono scordati di averli votati e sostenuti in passato, con le stesse misure già riservate agli avversari di allora: i mega Vaffa al mondo reale…

“Il Garante dei detenuti è nominato direttamente dal Sindaco, con proprio atto, che lo sceglie fra persone d’indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di Prevenzione e Pena e nei Centri di Servizio Sociale…”

http://www.comune.livorno.it/comune/garanti-tutele-dei-cittadini/garante-dei-detenuti

Questo è ciò che campeggia sul sito del Comune di Livorno, il cui sindaco del Pd ha nominato per questo prestigioso ruolo un certo Marco Solimano. Chi è questo signore?  Consigliere comunale Pd dal 2004 al 2009 e presidente dell’Arci. Torna al ruolo di Garante delle persone private delle libertà personali visto che lo ha già ricoperto per sette anni fino al gennaio del 2018. Me che c’è di strano in tutto questo? Assolutamente nulla! Un politico del Pd con esperienza già fatta sul campo, a cui viene affidata una carica di alto profilo sociale e di tutela dei diritti umani. Chapeau! Certo, i diritti umani sono una cosa seria e complicata, ma a volte anche semplice da tutelare. Ad esempio, sarebbe stato decisamente più facile tutelare i diritti di quei 16 ammazzati e 39 feriti, in aggiunta a quelli delle loro famiglie,  prodotti tra gli anni ‘70 e ‘80 dall’organizzazione terroristica Prima linea. Organizzazione che ha contato nel tempo circa mille inquisiti dei quali un numero consistente di condannati in via definitiva per fatti di sangue gravissimi. La vita è strana e proprio uno di quei condannati a 16 anni di carcere, tutti scontati, è diventato proprio il neo garante dei diritti di cui sopra: Marco Solimano, arrestato all’epoca perché appartenente a Prima Linea. È lui, per il Comune di Livorno,  la persona d’indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di Prevenzione e Pena e nei Centri di Servizio Sociale. Sono contento per Solimano  e si può in generale esserlo se un ex detenuto, dopo aver scontato per intero la sua pena, torna riabilitato alla vita normale, anzi dedicandosi ai più deboli e questo lo sostengo con convinzione. Ma i requisiti dettati dallo stesso Comune di Livorno sarebbe il caso di modificarli a proposito del prestigio nel campo dei diritti umani. Quel prestigio per la sinistra di questo Paese, non è uguale per tutti. Immaginate cosa sarebbe accaduto se un qualunque partito di destra avesse fatto eleggere nelle sue liste comunali un ex appartenente ai NAR, riabilitato dopo aver scontato una pena detentiva per terrorismo nero e lo avesse poi fatto nominare garante dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di Prevenzione e Pena. Si sarebbero scomodati i Saviano, le Murgia e i Fiano di turno. Padre Fabio Fazio avrebbe dedicato una puntata intera del suo programma democratico (…nel senso del Partito) all’insegna dell’indignazione televisiva, Carofiglio e il suo dubbio amletico sull’essere magistrato o politico avrebbe sproloquiato sulla differenza tra reato ed etica, Floris e la cotonata De Gregorio, con il loro á plombe democraticamente corretto, avrebbero accusato Salvini di rigurgito fascista e il vignettista antifa Vauro avrebbe inscenato una finta rissa con un energumeno rasato a zero con croce celtica tatuata sul gomito. Ma non è accaduto nulla di tutto ciò perché sono tutti distratti solo dai diritti di chi (…a loro insindacabile giudizio) si merita di tutelare i diritti altrui…

Ecuba, chi era costei!” declamerebbe Vittorio de Sica in una delle sue strabilianti interpretazioni da attore. In breve, lei è una madre che, dall’essere regina e sposa di Priamo, abituata ai castelli, al lusso e al rango, passa a quello di schiava degli Atridi e per di più con due figli che vedrà morire. Il prologo racchiude tutto il senso della tragedia di Euripide. Quest’ultima inizia con il fantasma di Polidoro, uno dei due figlie i Ecuba, rappresentando da subito la fine della narrazione, che terminerà con una sentenza che pur ripagando la stessa Ecuba dei torti subiti, non gli farà riavere i suoi due figli: Polidoro e Polissena. Il pessimismo laico di Euripide è moderno e lo si ritrova in ogni manifestazione del nostro tempo. 

Ieri si è consumata l’ennesima tragedia greca su un destino ineluttabile, ma mai giusto: Palamara è stato condannato alla radiazione dai suoi ex colleghi del CSM. Il capro, anzi il caprone espiatorio è stato finalmente sacrificato! Uno morto, per salvarne mille! Non discuto la correttezza della sentenza, ma siamo certi che quei mille abbiano tutti la coscienza pulita? Già, perché si può essere ligi alle norme, ma la coscienza è tutt’altra faccenda. Chi ha ottenuto favori da Palamara con ogni probabilità, con un meccanismo logaritmico, ne avrà fatti altrettanti e così via, dilatando a dismisura le coscienze opache di cui sopra. Ma quando un esercito di magistrati, con le loro coscienze appesantite dai favori ricevuti, ma anche dai torti subiti dallo stesso sistema, diventa giudice delle nostre azioni (…e sempre più spesso anche delle nostre coscienze), noi tutti dovremmo continuare a far finta di niente, come stanno facendo i giornali e telegiornali del Paese? Come nel caso di Ecuba, la sentenza su un ex potente gratifica il nostro bisogno di giustizia, ma solo per un fuggevole istante, per poi farci piombare nel più nero pessimismo, visto che con quella radiazione poco è cambiato, perché nulla cambi.

Il Governo francese ha rifiutato il permesso di sbarco a Marsiglia della nave ONG Alan Kurdi  nel silenzio più assordante dei media mainstram e della sinistra immigrazionista italiana. I “Salvini assassino!” dove sono finiti?

https://www.lastampa.it/esteri/2020/09/23/news/migranti-la-francia-l-italia-faccia-sbarcare-alan-kurdi-1.39341040

Se in una mano hai un supplì o il muso unto di porchetta a una sagra e nell’altra mano un pugno di commercialisti in odor di ladrocinio è difficile che questi toni forti non suonino grotteschi o anche tragici”. Così la scrittrice (…fino a prova contraria) Michela Murgia, ospite della trasmissione Otto e mezzo ha definito Salvini. Strano che si dimentichi dei 13 milioni di euro fantasma che la Regione Lazio presieduta da Zingaretti, ha speso per mascherine mai ricevute. D’altronde c’è chi si sporca la faccia con la porchetta e chi ne mangia troppa.

https://www.iltempo.it/politica/2020/07/07/news/nicola-zingaretti-mascherine-gate-sparite-regione-lazio-soldi-milioni-euro-ecotech-truffa-23651774/

Fabio Fazio ha affermato di essere: “Bersaglio facile dei populisti. Per fortuna nessuno mi ha voluto difendere. Sarà mio ospite fisso Roberto Saviano, bisogna recuperare la funzione degli intellettuali in tv”. Il segretario della Commissione di vigilanza RAI Anzaldi però gli ricorda che, nonostante “i populisti” della Lega (prima) e e del M5S (prima e dopo), non solo è rimasto lì dov’è, ma ha continuato imperturbabilmente a incassare il suo cache. Ma il tema vero è il suo budget o la concezione Gramsciana di intellettuale, organico non più alla lotta di classe ma a quella per lo share e la retorica (a senso unico)?

https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2020/09/26/news/fabio-fazio-bersaglio-facile-dei-populisti-per-fortuna-nessuno-mi-ha-voluto-difendere-1.39349429?ref=fbpp&fbclid=IwAR3tj6Loy4H9YhCgMYGem4NPsaswvizueSaPE0gLRBS8PWQzfEdgC9FHkP8

Tre donne di sinistra e alcuni piccoli dettagli. La giornalista e scrittrice Concita De Gregorio ha accusato Alessandro Sallusti in una trasmissione TV di averla chiamata per nome, quando invece tutti gli altri li ha chiamati per cognome. Il secondo esempio è Rula Jebreal. Non è stata invitata al Festival di Sanremo è si è scatenato un affare di stato nel quale si sono pronunciati ministri parlamentari e grandi testate giornalistiche, ipotizzando scelte sessiste, razziste e quant’altro. Nel terzo e ultimo caso Mauro Corona ha dato della “gallina”, nella trasmissione TV Cartabianca, a Bianca Berlinguer, che però non si scompone, non fa la vittima e mantiene dritta la barra della trasmissione. Tre donne di sinistra, ma una delle tre surclassa professionalmente le altre due. Indovinate chi?

Buona domenica.

https://vimeo.com/234482460

Sarà capitato anche a voi 

di avere una musica in testa, 

sentire una specie di orchestra 

suonare suonare suonare suonare, zum zum zum zum zum zum zum zum zum, 

la canzone che mi passa per la testa, 

non so bene cosa sia 

dove e quando l’ho sentita, 

di sicuro so soltanto che fa 

zum zum zum zum zum zum zum zum zum, Ecc. Ecc.

Ci vuole una certa età per ricordarsi questo motivetto. Era come un mantra ed io, seppur bambinetto, la ricordo come fosse stata cantata ieri per la prima volta. Quel zum zum zum zum zum zum zum zum zum è come un richiamo irresistibile, una voce che attira chi l’ascolta lontano dalla realtà, come il flauto magico del pifferaio di Hamelin. Lui se ne intendeva di suoni ipnotici e dopo aver derattizzato la cittadina danese, scontento per non essere stato retribuito, ha ben pensato di de-cittadinizzare Hamelin, riservando ai suoi ingrati abitanti la stessa fine delle zòccole affogate. In questi giorni i pifferai dei media del PPC (Partito Politicamente Corretto) hanno, tanto per cambiare, corretto bene il tiro sulle notizie in prima pagina. Ormai il caso nazionale è “i furbetti dei seicento euro del bonus Covid”. Tutta Italia si indigna, guidata da flautisti esperti come Travaglio, Scanzi, Gomez, Serra e compagnia cantando, anzi suonando. Solo gli ipoudenti o gli affetti da sordità totale, ignorano i pistolotti moralisti suonati da quella larghissima schiera di flautisti dell’indignazione facile e unidirezionale. Immuni dalle note musicali distraenti del giornalismo à la page, si sono resi conto che mentre il Paese inorridisce per quattro o cinque Parlamentari, scoperti nell’esercizio della propria meschineria, la Giustizia, intesa come sistema, è ormai un deserto di macerie. Zitto, zitto il Guardasigilli, (forse durante la vicenda Palamara e tutte le altre non emerse, non stava guardando i sigilli, ma fissava qualcos’altro), ha approvato un testo di riforma del CSM che andrà in Parlamento, efficace come uno spruzzo di Autan contro il Covid 19.

https://www.ilsole24ore.com/art/sorteggio-quote-rosa-e-stop-porte-girevoli-pista-delega-che-riforma-csm-ADlbuRi?refresh_ce=1

Tutto ciò nel silenzio totale dei media più gettonati del Paese. Tutti a commentare i seicento euro richiesti da cinque pidocchiosi (…e certamente molti di più) piuttosto che rabbrividire per ciò che si rischia varcando l’aula sbagliata di un Tribunale. Inquieta l’inerzia che lo Stato adotta quando c’è da entrare in un Sistema di potere come quello, ma evidentemente non abbastanza per interessare l’informazione e i cittadini. Certo, chi non ha mai vissuto in prima persona esperienze giudiziarie finite male o bene ma dopo anni di distruzione morale, psicologica e fisica, normalmente sbraita giudizi prendendosela con l’integrità divina di tutti i magistrati solo per il fatto di chiamarsi così. Poi, quando qualche benpensante progressista con l’erre moscia, finisce nel tritacarne, domina il silenzio di tomba esistenziale. Chi però non sta zitto e non segue le sinfonie narcotizzanti dei pifferai mediatici è considerato canea rabbiosa. Per favore se c’è qualcuno che ha problemi di udito e non riesce a seguire zum zum zum zum zum zum zum zum zum la canzone che vi passa per la testa, per favore batta un colpo!

grazie

 

Niente e’ cosi’ doloroso per gli esseri umani come un grande ed improvviso cambiamento. Se non posso ispirare amore, causero’ paura! Sono solo e infelice: Gli uomini non si assoceranno mai a me; soltanto una creatura deforme e orribile come me non si negherebbe a me.

Così disse la creatura del Professor Victor Frankenstein nel romanzo di M. Shelley. Solo che quella creatura, nonostante gli omicidi commessi, era tutto sommato vittima del suo creatore. Da qualche giorno c’è un disegno di legge “creato” dalla premiata ditta  Alessandro Zan, Ivan Scalfarotto e l’onnipresente in questi casi Laura Boldrini. La legge prevederebbe “la punibilità per atti discriminatori sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”; punisce “l’odio omotransfobico”, inclusa la misoginia e infine istituisce un’ennesima giornata nazionale dedicata a gay, trans, lesbiche. I “creatori” di questa proposta oltre a generare, come sostiene Marcello Veneziani in un suo articolo, una sperequazione giuridica/costituzionale (…la parte politica che i “creatori” del ddl rappresentano un tempo non impartiva lezioni di diritto costituzionale a tutti noi?) è a mio avviso l’ennesimo indottrinamento dall’acre gusto maoista. Riprendo volentieri l’articolo di Marcello Veneziani sul tema

http://www.marcelloveneziani.com/uncategorized/un-mostro-omotransgiuridico-in-parlamento/

e ribadisco l’assurdità di una tale proposta. Non è il mio mestiere e accetto volentieri spiegazioni da chi ne sa, ma se il fondamento della Legge è la propria universalità, ossia la validità nei confronti di ogni cittadino, come mai questo ddl stabilisce una tutela speciale per alcune minoranze o categorie? In un normale stato di diritto chiunque offenda mortifichi, minacci e aggredisca chiunque altro è passibile di condanna commisurata al reato compiuto. Se esprime opinioni critiche non direi, a meno che diffami, calunni, insulti ( … e a meno che non abiti in Cina o in Corea del Nord). Una diffamazione verso un gay, un trans, una donna, un nero, un islamico sarebbe quindi “più reato” della medesima diffamazione o violenza a un bambino, a un vecchio, a un genitore, a un cristiano, a un italiano, a una persona qualunque? Se, come rammenta Veneziani, la forza della legge è nella sua universalità, quest’ultima non dovrebbe prevedere categorie privilegiate o più tutelate rispetto ad altre. Invece, secondo il ddl “creato” dai parlamentari di cui sopra un reato contro un gay (o un trans) varrebbe di più rispetto a un reato contro un etero (o un cittadino maschio senza connotati particolari). Anzi, in alcuni casi diventerebbe reato solo se riguardasse un gay o un trans. Un’aberrazione “mostruosa” come la chiamerebbe la Shelley, che porterebbe inevitabilmente alla sottomissione del diritto alle proprie opinioni ad opera del solito giustizialismo del politically correct. L’ideologia ugualitaria che demolisce l’uguaglianza e l’equità.

Se facessi parte di quelle categorie “protette” dal ddl sarei offeso e umiliato nel ritrovarmi in un recinto tracciato dai miei pseudo protettori. Mi sentirei in una riserva indiana e mi riferisco alla grande maggioranza silenziosa di quelli che conducono la propria esistenza sessuale lontani da urla, strepiti e manifestazioni di piazza organizzate da altri, con interessi ben precisi, non certo ai potenti e pervasivi gruppi organizzati, le associazioni, i movimenti in tema di sessualità. La vera discriminazione non è sulla propria e personalissima diversità di genere, ma essere trattati in modo diverso da un provvedimento demagogicamente protettivo. Aggiungo che recentemente 150 intellettuali e artisti americani della portata di Salman Rushdie, JK Rowling, Wynton Marsalis, non certo reazionari, hanno pubblicato nella patria del politically correct, una lettera proprio contro il politically correct. 

https://harpers.org/a-letter-on-justice-and-open-debate/

Essi si sono ribellati contro il nuovo clima di caccia alle streghe dopo l’uccisione di George Floyd e contro l’intolleranza degli estremisti dell’anti-razzismo e dei demolitori di statue, di tutti coloro che guidano “epurazioni” nelle redazioni, censurano le opinioni diverse, imponendo un pensiero unico politically correct. Ma i Michele Serra, i Roberto Saviano, le Laura Boldrini della situazione non sembrano essere d’accordo su questo. Ora si può comprendere perché queste leggi e il fanatismo che le avvolge accrescono i consensi a Trump e ai  sovranisti globali.

Siamo certi che l’iconoclastia militante abbia a che fare con il passato? Demolire a martellate il volto di una statua raffigurante un grande personaggio d’altri tempi, illudendosi di giudicarne la storia, è perlomeno ridicolo. 

Chi era László Tóth? Era un tizio che il 21 maggio 1972 entrò nella Basilica di San Pietro e d’un tratto con un martello da geologo colpì la Pietà di Michelangelo. Dapprima prese a martellate il capo della Madonna e poi, più volte, il volto e le braccia, lasciando però integra la figura del Cristo gridando: “Cristo è risorto! Io sono il Cristo!“. Venne ovviamente fermato e portato via, alla svelta per sottrarlo alla folla che intendeva linciarlo. Interrogato, disse: «Che ci sta a fare questa statua qui? Cristo sono io e sono vivo, sono il Cristo reincarnato, distruggete tutti i suoi simulacri». Non fu incriminato, ma internato in manicomio per due anni.

Bene, questo tizio evidentemente non voleva, nella sua visione distorta della realtà, distruggere un passato fatto di religione e arte, ma affermare un presente nel quale l’unica raffigurazione che contava era la sua, pur se delirante. Oggi, un manipolo di László Tóth, auto definitesi “Sentinelli”, a guardia di una morale, che definirei alterata e soprattutto alternata, ha deciso che la statua in bronzo di Indro Montanelli, collocata negli omonimi giardini a Milano, debba essere rimossa. Il motivo sarebbe il matrimonio tra Montanelli e un’adolescente africana al tempo della guerra in Etiopia, durante la quale il grande giornalista era ufficiale di Cavalleria. Soliti doppiopesismi morali o c’è dell’altro?

https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/06/11/news/statua_montanelli_sentinelli_milano-258873542/?refresh_ce

Per assonanza questi Sentinelli avrebbero dovuto preoccuparsi come minimo, da bravi guardiani della morale, di demolire pure la statua a Ostia che commemora Pier Paolo Pasolini, visti i suoi trascorsi giudiziari. Lo scrittore, poeta, regista, ecc. era stato accusato  nel ‘49 di aver pagato tre minori per rapporti sessuali. Fu poi processato per atti osceni in luogo pubblico e corruzione di minore (uno dei ragazzi era sotto i sedici anni). Venne poi stralciata l’accusa di corruzione di minori per mancanza di denuncia e il dibattimento si concentrò sul fatto che gli eventi non si svolsero in un luogo pubblico ma in un campo nascosto da siepe e da un boschetto d’acacie. La sentenza arrivò nel gennaio del 1950: Pier Paolo Pasolini, e i due ragazzi sopra i sedici anni vennero giudicati colpevoli di atti osceni in luogo pubblico e condannati a tre mesi di reclusione ciascuno e al pagamento delle spese processuali. 

A nessuno è venuto in mente di prendere a picconate il monumento che ricorda la sua statura letteraria, poetica e artistica di Pasolini, ma per questi eroi dell’etica al chilo, il simulacro di Montanelli può essere serenamente sciolto in una fornace. Emma Webb, una convinta antirazzista militante, non certo il capo della Supremazia ariana, ha dichiarato che: “L’abbattimento delle statue ha storicamente poco a che fare con la cultura” ricordando come, durante la rivoluzione francese, i parigini distrussero ventotto statue di re biblici dalla facciata ovest della Cattedrale di Notre Dame convinti che si trattasse dei re di Francia. 

https://www.agi.it/estero/news/2020-06-11/iconoclastia-antirazzista-pericolosa-inutile-8873036/

La mia opinione è che questa tendenza di demolire statue e monumenti non sia motivata da una forma di fobia del passato, ma per la paura di scoprire quanto si è insignificanti di fronte a cose impossibili da raggiungere. Chi non accetta di essere semplicemente qualcuno, non accetta l’immagine che certifica il proprio fallimento nel non poter raggiungere quei grandi personaggi raffigurati in una statua, e quindi prima li infangano e poi distruggono la loro rappresentazione artistica.
È iconoclastia o ridicolocrazia?

L’acrobata è un mestiere difficile. Richiede equilibrio, ma anche sprezzo del pericolo. Se una delle due doti manca rischia di farsi male o di sembrare ridicolo. Nel 2014 una cara amica mi ha donato un libro: La regola dell’equilibrio di Gianrico Carofiglio. Mi è piaciuto molto. Un protagonista solido e intrigante e una storia convincente. Non rivelo, per chi fosse interessato a leggerlo, nulla di preciso, ma dico solo che se fosse stato scritto nel 2020, la storia sarebbe scontata viste le attuali cronache sul mondo della magistratura . Ma qualcosa, a partire dal titolo, non quadra. Per far capire a tutti chi è l’autore del volume, si tratta di un ex magistrato, prima Pretore, poi semplice pm, e infine Sostituto Procuratore alla Dda. Come accade di frequente, viene poi eletto senatore. Dal 2002 è anche autore di narrativa con numerosi romanzi di successo. Ma tutto questo non ha nulla di interessante. Più avvincente è la sua attività di opinionista via TV e attraverso i social. I suoi toni, seppur pacati nel lessico sono, per contenuti, al fulmicotone in tema di parzialità, (…politica si intende). Riporto una serie di tweet del noto autore:

21 dicembre 2019 “Se uno è ministro dell’interno e utilizza aerei ed elicotteri della polizia e dei vigili del fuoco per viaggi personali o comunque estranei ai compiti ministeriali (comizi, feste di partito, abbuffate di vario genere) secondo voi commette un illecito? Chiedo così, in teoria” A proposito di voli di Stato di Salvini. Uno strano silenzio social lo ha colto a proposito di quelli di Renzi di qualche anno prima.

21 aprile 2020: “Per un minimo di prospettiva (e senza sottovalutare l’emergenza in corso) segnalo che l’influenza asiatica del 1957 ha provocato più di 2 milioni di morti; l’influenza di Honk Hong del 1968 fra 1 e 2 milioni. I nostri genitori e noi ne siamo usciti, il mondo è andato avanti.”

12 maggio 2020: “Ho imparato tanto tempo fa a non fare la lotta con i maiali. Ti sporchi dalla testa ai piedi e, soprattutto, ai maiali piace (George Bernard Shaw).” a proposito di una dichiarazione offensiva, di un senatore del centro destra, verso Silvia Romano. 

3 giugno 2020: “Nel decidere a chi dare il proprio voto – quando sarà – uno dei criteri è la valutazione del senso di responsabilità dei leader. A questo proposito la destra ha fornito un indicatore piuttosto attendibile con la manifestazione di ieri. Non servono i commenti, bastano le immagini.” A proposito della manifestazione del Centro destra del 2 giugno, accusata di fornire cattivi esempi igienici.

A tal proposito, il nostro agguerrito scrittore il 26 febbraio twittava: “Contro l’isteria collettiva comunico che oggi: 1) ho viaggiato in aereo con persone serene e senza mascherine; 2) sono andato in metropolitana e tutti erano tranquilli; 3) ho preso parte a una tranquilla e affollata presentazione di un libro. Ci tenevo a farvelo sapere

Tuttavia, nella trasmissione TV Otto e mezzo sembra però aver cambiato idea in tema di distanziamento sociale: «Siamo di fronte a una politica complessivamente squilibrata e con un’opposizione che mostra la responsabilità che abbiamo visto qualche giorno fa in piazza con un manipolo di gente sudata, accalcata, senza mascherine», poi ha proseguito affermando:  «Al di là del merito e del rischio di contagio che può essere maggiore o minore in quella situazione, il problema è il messaggio che si lancia al Paese da parte di leader di forze nelle quali io non mi riconosco. Mi piacerebbe una destra di un Paese democratico, avanzato che mostrasse civiltà, responsabilità, decoro e questo manca».

In pratica per Carofiglio se in piazza scende chi fa parte di forze nelle quali egli dice di non riconoscersi, si tratta di gente sudata, accalcata, senza mascherine. Se però il 25 aprile le strade di Bologna si riempiono di persone stipate come a Woodstock e prive di mascherine, ma con in mano le liturgiche bandiere rosse, per Carofiglio non si tratta di mancanza di civiltà, responsabilità, decoro. Dall’alto della sua visione delle opinioni altrui decide come dovrebbe essere chi non la pensa come lui; basta che sia all’altezza delle sua “statura morale”. È singolare che chi si appella a regole ed equilibri per intitolare i suoi volumi sia invece così parziale nei confronti della realtà. Qualcuno, più spiritoso di lui, lo ha definito: “…l’intellettuale illuminato a giorno, profeticamente impostato e molto saccente.

L’uomo invidia l’animale, che subito dimentica [..] l’animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente [..] l’uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

Così si esprimeva F. Nietzsche, nelle “Considerazioni inattuali”. La dimenticanza è come una sentinella del nostro spirito; non avremmo pace, serenità, felicità, se non riuscissimo a dimenticare nulla. In realtà, non avremmo alcun presente, continuando a rivivere il passato e a rendere, di conseguenza, il nostro presente una sua ripetizione.

Perché copio e incollo dotti spezzoni di giganti della filosofia, letti distrattamente sul web? Tutta colpa del senso di oblio vissuto dopo aver letto una notizia su un social: “Le chat dei magistrati su Salvini: «Ha ragione, però va attaccato» La questione migranti accende i pm: «Ministro indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili».

https://twitter.com/laveritaweb/status/1263333754443108354?s=21

Non mi riferisco all’oblio provato nell’apprendere di essere parte di un Paese nel quale magistrati combattono guerre corporative contro politici e politici combattono guerre politiche usando come arma i magistrati. Mi riferisco invece all’oblio totale di questa notizia sui principali quotidiani nazionali del Paese. In compenso, sul Corriere della Sera web in prima pagina tra le notizie sul Covid campeggiava: “Torna in campagna dopo due mesi: l’asino lo riconosce e gli fa le feste

https://www.corriere.it. Su Rebubblica web, sempre in prima, nella rubrica “Tecnologia”: “Quei pochi pixel che hanno fatto la storia 40 anni fa. Buon compleanno Pac-Manhttps://www.repubblica.it. Su La Stampa: “Zingaretti rilancia il partito pesante, ma le Feste dell’Unità saranno leggere”. Sostanzialmente, Salvini fa più notizia se, chiuso in casa sua e registrato di nascosto, emette un rutto piuttosto che da leader della più numerosa forza politica del Paese, e da senatore della Repubblica, quando diventa bersaglio di gravissimi attacchi da parte dei vertici di un potere giudiziario che dovrebbe tenersi istituzionalmente alla larga dalla politica attiva. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se al suo posto ci fosse stato uno Zingaretti, un Di Maio o un Renzi. A proposito di oblio, quest’ultimo, se non ricordo male, è stato un esempio di garantismo, quando nelle mire dei magistrati c’era sé stesso con amici e parenti. Strano il mondo e strani tutti noi: invidiamo l’animale che subito dimentica, ma, volendo, sappiamo tutti dimenticare a comando.