L’uomo invidia l’animale, che subito dimentica [..] l’animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente [..] l’uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

Così si esprimeva F. Nietzsche, nelle “Considerazioni inattuali”. La dimenticanza è come una sentinella del nostro spirito; non avremmo pace, serenità, felicità, se non riuscissimo a dimenticare nulla. In realtà, non avremmo alcun presente, continuando a rivivere il passato e a rendere, di conseguenza, il nostro presente una sua ripetizione.

Perché copio e incollo dotti spezzoni di giganti della filosofia, letti distrattamente sul web? Tutta colpa del senso di oblio vissuto dopo aver letto una notizia su un social: “Le chat dei magistrati su Salvini: «Ha ragione, però va attaccato» La questione migranti accende i pm: «Ministro indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili».

https://twitter.com/laveritaweb/status/1263333754443108354?s=21

‪Non mi riferisco allo smarrimento nell’apprendere ancora una volta di essere in un Paese nel quale magistrati combattono guerre contro politici e politici battaglie politiche usando come arma i magistrati, ma all’oblio totale di questa notizia sui principali quotidiani del Paese.. In compenso, sul Corriere della Sera web in prima pagina tra le notizie sul Covid campeggiava: “Torna in campagna dopo due mesi: l’asino lo riconosce e gli fa le feste

https://www.corriere.it. Su Rebubblica web, sempre in prima, nella rubrica “Tecnologia”: “Quei pochi pixel che hanno fatto la storia 40 anni fa. Buon compleanno Pac-Manhttps://www.repubblica.it. Su La Stampa: “Zingaretti rilancia il partito pesante, ma le Feste dell’Unità saranno leggere”. Sostanzialmente, Salvini fa più notizia se, chiuso in casa sua e registrato di nascosto, emette un rutto piuttosto che da leader della più numerosa forza politica del Paese, e da senatore della Repubblica, quando diventa bersaglio di gravissimi attacchi da parte dei vertici di un potere giudiziario che dovrebbe tenersi istituzionalmente alla larga dalla politica attiva. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se al suo posto ci fosse stato uno Zingaretti, un Di Maio o un Renzi. A proposito di oblio, quest’ultimo, se non ricordo male, è stato un esempio di garantismo, quando nelle mire dei magistrati c’era sé stesso con amici e parenti. Strano il mondo e strani tutti noi: invidiamo l’animale che subito dimentica, ma, volendo, sappiamo tutti dimenticare a comando.

Il cervello si scinde come una cellula in due, poi in tre, poi in quattro, e così via. A volte si ferma presto. A volte continua a dividersi fino a creare un centinaio di identità diverse racchiuse in un solo organismo. Il corpo umano diventa una sorta di condominio in cui vivono tante persone che non si conoscono (e a volte litigano) e che hanno storie, abitudini e ricordi diversi.” Cito dall’articolo di Giulia Cavalcanti a proposito del Disturbo dissociativo dell’identità. 

https://www.sanitainformazione.it/salute/personalita-cervello-cellula-sdoppiarsi/

Aggiunge l’autrice che da tale disturbo: “Ne deriva lo sviluppo di tanti “altri” che prendono ciclicamente il controllo del comportamento dell’individuo, dando vita a vuoti di tempo e a cambiamenti repentini di linguaggio se non di lingua, di atteggiamento e di abilità: adulti che si comportano e si esprimono come bambini, persone che iniziano a parlare una lingua che non sapevano di conoscere, due parti di sé che litigano a voce alta parlando con toni e linguaggi diversi.”

Si tratta dunque di un grave problema psichico sul quale non ho alcuna intenzione di essere irrispettoso o sminuente. Tuttavia, non posso negare di avervi per un attimo volto la mente dopo aver letto questo articolo, ripreso da Repubblica e pubblicato su un sito di tifosi bianconeri: https://www.tuttojuve.com/primo-piano/chiellini-a-repubblica-ripartenza-se-penso-a-3-mesi-senza-tifosi-mi-passa-la-voglia-ma-dobbiamo-adattarci-aspettiamo-higuain-ecco-perche-ho-scritto-od-513402

Si tratta di un’intervista a Giorgio Chiellini in merito al suo libro e al suo futuro dopo il calcio.

Chiellini deve sicuramente essere una brava persona. Fa beneficenza, è sempre pacato nei toni delle interviste, si è trovato il tempo di laurearsi, pur svolgendo un mestiere totalizzante. Quindi non è uno di quei calciatori con importanti vuoti culturali. Le sue parole in quell’intervista sembrano però quelle di persone dall’identità distinta. Cito:

Quando ero giovane ero io che volevo innervosirmi, cercavo di continuo lo scontro. Sono una persona razionale, ma quando ho iniziato a giocare con gli adulti ha cominciato a venire fuori da dentro, come qualcuno che prima non c’era e che fuori dal campo non esiste.”

Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. Io odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Pistons, non posso non odiarla, ma il 99,9 per cento delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate.

“Se ho dei compagni che da avversario ho odiato? Higuain, ma conoscendolo mi ha sorpreso: i 9 sono egoisti, fanno un mestiere a parte, però lui ha un lato generoso, giocherellone.”

Mi vedo dietro una scrivania, non come ds o talent scout ma con un ruolo gestionale. Vorrei occuparmi di politica sportiva, se non fosse che è una parola che mi spaventa e che quello è un campo minato.

Ognuno ha la facoltà di dire ciò che vuole, assumendosene poi la responsabilità, ma un atleta professionista che in un’intervista utilizza, per descrivere sé stesso, spesso e volentieri la parola odio è perlomeno sorprendente. “Odio”, non è come “agonismo”, “combattività”, “competitività, “grinta”, “impegno”, tutti sostantivi correlabili a “sport”. “Odio” presuppone un sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui. Peraltro, se le aspirazioni future di Chiellini sono quelle di occuparsi di politica sportiva, sarebbe meglio che si faccia spiegare da qualcuno che “politica” e “mediazione” vanno a braccetto: l’odio non è politica, è scontro tra ultras. Per cui se l’uso dei suoi termini è funzionale a non scontentare la tifoseria estrema è un conto, ma se odiare (anche se scherzosamente) è il biglietto da visita per le sue aspirazioni, forse deve fare prima i conti con una piccola sua dissociazione, non di identità, ma concettuale, perché la sua paura del campo minato, in relazione alla politica, è allora decisamente fondata.

Auguri per la sua prossima vita da sindacalista del calcio o Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio.

Guardo, affacciato alla finestra, le strade bagnate. La pioggia scende impalpabile come ormai è la paura. Non è una paura fatta di panico verso l’ignoto; è più una nostalgia di ciò che prima non era e ora è, anzi incombe. È sottile consapevolezza che le cose in un modo o nell’altro cambiano e non ci si può fare molto. Manzoni chiudeva la sua storia più famosa con una pioggia che portava via, oltre alla peste, la sofferenza di Renzo e Lucia. Quell’acqua che scendeva dirompente era un segno di cambiamento o almeno di speranza come nemesi del suo romanzo. Nel nostro Paese un mega scossone è sempre stato il preludio di cambiamenti positivi. Toccare il fondo, che in Italia significa precipitare all’infinito senza mai toccarne uno, è una condizione necessaria e sufficiente per ripartire resettando il peggio di noi. Non intendo ovviamente benedire l’epidemia, semmai l’impegno di tutti quelli che lavorano lottando per gli altri e per sé stessi. Quelli che realmente stanno dando tutto contro una minaccia invisibile, anche se fin troppo concreta, per non essere considerata reale. Vorrei dare uno sguardo oltre il palazzo di fronte alla mia finestra, provare a immaginare cosa ci rimarrà di tutto questo tra un po’. Siamo un popolo che per definizione non ama le regole e non si fida di chi le estende. Ciononostante, anche se per paura, le stiamo applicando. Finché la paura non sarà sostituita dalla fiducia, che non ci è mai appartenuta, saremo destinati a l’insoddisfazione perpetua. Non è solo chi è tenuto ad applicare le regole a non fidarsi, ma anche e soprattutto chi le scrive. Chi ci governa non è diverso da noi; viene dal nostro mondo fatto diffidenza e il circolo vizioso è così completo. Io cittadino delegittimo la norma che non mi piace e chi la scrive mi delegittima a sua volta come cittadino incapace di vivere in una comunità. Il dopo Covid19 non potrebbe mai essere ciò che è stato il nostro dopoguerra dopo il l’8 settembre del ‘43 in termini di riedificazione. È necessaria la costruzione ex novo di un sentimento per noi italiani sconosciuto: la fiducia. Il suo contrario, la sfiducia, è molto più contagioso di tutti i Coronaviridae esistenti. Ne siamo positivi al tampone da più di duemila anni, anche se è stata la nostra difesa contro l’arroganza di noi stessi verso il prossimo. Tuttavia, tra qualche mese sarà necessario costruire e smettere di abbattere di continuo il pavimento su cui ci teniamo in piedi.