Se invito a cena il vicino di casa e lo vedo uscire con la mia argenteria nelle tasche, certo la cosa non mi piace. Mi arrabbio, e certamente penso che non metterà più piede in casa mia. Se però, prima di denunciarlo, scopro che è un orafo e mia moglie il giorno prima gli ha chiesto, a mia insaputa, di portare il servizio di posate in negozio per lucidarle, non dovrò certo aspettare una sentenza per decidere se invitarlo ancora a cena. Fine della storia breve. Secondo Piercamillo Davigo, l’ex magistrato rossogrillino, sarebbe inutile aspettare le sentenze per togliere da mezzo dalla vita civile e lavorativa qualcuno sottoposto a processo. 

https://www.repubblica.it/politica/2020/05/29/news/davigo_piazzapulita_caso_palamara-257906675/?refresh_ce

Volevo rammentare che questo già avviene! Basta un’avviso di garanzia sbattuto su ogni quotidiano a distruggere una vita. Basta solo la presunzione di aver rubato l’argenteria per interrompere un’esistenza e non serve neanche essere visti da chi ti ha invitato a cena. È come un’esplosione che disintegra famiglia, carriera lavorativa, psiche e onorabilità. È un’esecuzione a sangue freddo che non aspetta alcuna sentenza della Cassazione. Avviene sempre e non risparmia nessuno! No scusate, mi sto sbagliando: qualcuno viene risparmiato. Torniamo alla storiella breve: se il mio vicino di casa con l’argenteria in tasca è invece un noto componente del CSM che succede? Tutti in silenzio! Certo, un giornalista difficilmente metterà nei guai chi gli fornisce notizie interessanti e il mio vicino di casa avrà tutto il tempo di scusarsi per l’equivoco senza preoccuparsi di essere giudicato non dalla giustizia, ma dal resto del mondo. Oggi Davigo siede su una di quelle poltrone del CSM in rappresentanza di una delle varie e famigerate correnti politiche. Se il suo concetto valesse per tutti, dovrebbe, secondo quanto sostiene, almeno dimettersi. Non sarebbe tollerabile neanche un lontano sospetto che quel Consiglio, in toto, possa essere a qualunque titolo coinvolto nel caso Palamara. Visto che, sempre secondo lui, è del tutto pleonastico attendere le sentenze, gli italiani non solo dovrebbero smettere di invitare tutto il CSM a cena, ma tutti i suoi componenti, per precauzione, dovrebbero essere sbattuti fuori di casa. Il fatto è che, a parte il Vicepresidente e pochi altri, nessun altro si è smosso dalla sua poltrona, compreso Davigo, continuando ostinatamente ad auto invitarsi al tavolo di tutti noi e a moraleggiare in TV come se nulla fosse accaduto. E allora, caro Davigo, qual’è l’errore italiano? Dire: “Aspettiamo le sentenze” o credere che la legge sia uguale per tutti?

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L’uomo invidia l’animale, che subito dimentica [..] l’animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente [..] l’uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

Così si esprimeva F. Nietzsche, nelle “Considerazioni inattuali”. La dimenticanza è come una sentinella del nostro spirito; non avremmo pace, serenità, felicità, se non riuscissimo a dimenticare nulla. In realtà, non avremmo alcun presente, continuando a rivivere il passato e a rendere, di conseguenza, il nostro presente una sua ripetizione.

Perché copio e incollo dotti spezzoni di giganti della filosofia, letti distrattamente sul web? Tutta colpa del senso di oblio vissuto dopo aver letto una notizia su un social: “Le chat dei magistrati su Salvini: «Ha ragione, però va attaccato» La questione migranti accende i pm: «Ministro indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili».

https://twitter.com/laveritaweb/status/1263333754443108354?s=21

Non mi riferisco all’oblio provato nell’apprendere di essere parte di un Paese nel quale magistrati combattono guerre corporative contro politici e politici combattono guerre politiche usando come arma i magistrati. Mi riferisco invece all’oblio totale di questa notizia sui principali quotidiani nazionali del Paese. In compenso, sul Corriere della Sera web in prima pagina tra le notizie sul Covid campeggiava: “Torna in campagna dopo due mesi: l’asino lo riconosce e gli fa le feste

https://www.corriere.it. Su Rebubblica web, sempre in prima, nella rubrica “Tecnologia”: “Quei pochi pixel che hanno fatto la storia 40 anni fa. Buon compleanno Pac-Manhttps://www.repubblica.it. Su La Stampa: “Zingaretti rilancia il partito pesante, ma le Feste dell’Unità saranno leggere”. Sostanzialmente, Salvini fa più notizia se, chiuso in casa sua e registrato di nascosto, emette un rutto piuttosto che da leader della più numerosa forza politica del Paese, e da senatore della Repubblica, quando diventa bersaglio di gravissimi attacchi da parte dei vertici di un potere giudiziario che dovrebbe tenersi istituzionalmente alla larga dalla politica attiva. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se al suo posto ci fosse stato uno Zingaretti, un Di Maio o un Renzi. A proposito di oblio, quest’ultimo, se non ricordo male, è stato un esempio di garantismo, quando nelle mire dei magistrati c’era sé stesso con amici e parenti. Strano il mondo e strani tutti noi: invidiamo l’animale che subito dimentica, ma, volendo, sappiamo tutti dimenticare a comando.

Freibeuter” è, secondo il dizionario Treccani, il termine tedesco da cui etimologicamente deriva la parola farabutto. All’opposto il termine germanico risulta composto dalla parola frei (libero) beuter (collettore, raccoglitore). Letteralmente si tratta di uno che con ogni libertà ruba di frodo o, interpretandone il significato più comune, è una persona sleale e senza scrupoli, una canaglia, un mascalzone, un filibustiere. Tuttavia, il significato letterale di “libero collettore” è il più interessante, forse perché porta con sé quel non so che di refluo fognario che intriga di più. 

Non solo di questi tempi, ma da diversi anni, non è più importante cosa si scrive e quale impatto offensivo ha sugli altri: conta solo chi lo scrive. Una causa per diffamazione tra vip è solo un’insignificante passatempo per gente che non si preoccupa neanche di presenziare in un’aula di Tribunale, vista la schiera di avvocati pagati da editori e network televisivi di varia natura. Per male che vada qualcuno sborserà qualcosa a qualcun altro e tutto finirà in un blog di successo o in una mega polemica a vantaggio di qualche grande quotidiano. Se invece il farabutto è solo un comune mortale che inavvertitamente pesta con il proprio blog o con un post aggressivo su un social la deiezione sbagliata, rischia di rimanerci secco penalmente e patrimonialmente. Non è ovviamente il caso di chi può permettersi di chiamare un Presidente di Giunta o un suo collega giornalista rispettivamente  serial killer” o “miserabile verme” dalle colonne del quotidiano che dirige. Quel quotidiano, rammento, è pagato in massima parte dal finanziamento pubblico di milioni di cittadini, spesso in totale disaccordo con lui e, solo per quest’ultimo motivo, tra i destinatari indiretti dei suoi “complimenti” all’olezzo di m. Resta da capire se il diritto di cronaca e quello di diffamare coincidano man mano che la propria fama giornalistica cresce a danno dell’obiettivo di turno da diffamare per mero interesse. Un grande putiferio contro gli haters del “sottoproletariato espressivo” da social, ma clemenza collettiva per  i Travaglio, i Mughini, gli Sgarbi, i Feltri (ultima maniera) i Cruciani e tutti i notabili via etere e via web che insultano tutto e tutti pressoché impunemente. Non vorrei essere frainteso: sto difendendo proprio il diritto di questi ultimi a esprimersi come vogliono, ma, parimenti, lo stesso diritto di quella “legione di imbecilli”, così definita da Umberto Eco, che, o per emulazione o per propria natura malmostosa, ululano alla luna sui social senza però alcuna rete di protezione legale e finanziaria. Se la ex Presidentessa della Camera dei Deputati Boldrini decide di denunciare tutti i miserabili che le hanno augurato via internet di subire le peggiori violenze, non capisco perché la stessa enfasi, salvo rari casi, non venga spesa contro altri vip da suburra che chiamano il prossimo assassini, ladri, stupratori ecc.. 

È il caso di dire che vip non mangia vip con buona pace e dignità dei cani…

Giornata impegnativa, ma sono contento. Chi lavora insieme a me in ospedale è forte perché nonostante i momenti di sconforto e la stanchezza fisica e mentale, sa che sta facendo la cosa giusta. Non ho mai visto nessuno tirarsi indietro o irridere le circostanze: solo un silenzioso rispetto per la propria paura. Tutti ne abbiamo, ma non la minimizziamo riducendola a sentimento debole. Questa è una paura che merita l’onore di tutti, a partire da chi la vive. Tornato a casa mi scorrono sotto gli occhi le notizie di questi giorni sul tablet. Non le commenterò, lasciandovi questa volta tutta la libertà possibile di non sapere come la penso e di esprimervi su cosa ne pensate voi, se volete:

Sindacati, non escluso sciopero generale se decreto si allarga

Cgil Cisl e Uil sarebbero pronti anche allo sciopero generale nel caso il governo avesse deciso di dare il via ad un Dpcm che vedrebbe ampliato l’elenco dei settori e delle attività considerate strategiche e destinate quindi a sottrarsi allo stop previsto per le attività non essenziali.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/22/sindacati-non-escluso-sciopero-generale-decreto-allarga_LSOwg5LXjIZTs3Fn6Yfw7H.html

Chiudere subito lo stabilimento degli F-35 e tutti gli impianti delle produzioni militari

Lo chiedono Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo all’indomani del Decreto che ha ulteriormente ridotto le attività produttive in Italia a causa del coronavirus.

https://www.azionenonviolenta.it/chiudere-subito-lo-stabilimento-degli-f-35-e-tutti-gli-impianti-delle-produzioni-militari/

Pippo Baudo: “La solitudine serve a migliorarsi”

Legge, guarda la tv, sente gli amici: così il conduttore trascorre le giornate in casa.

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/24/news/pippo_baudo_coronavirus-252213514/?ref=RHPPTP-BH-I252236094-C12-P14-S4.3-T1

Sondaggio, Lega prima ma il Pd rimonta. Renzi sprofonda al 2,2%

https://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggio-lega-pd-rimonta-renzi-sprofonda-22-1845764.html

Sondaggio: Pd in crescita sulla Lega, Conte leader più gradito dal 51% degli italiani

https://www.repubblica.it/politica/2020/03/25/news/sondaggio_ixe_pd_crescita-252256175/

La proposta di Criscitiello: “Posizioni congelate e Scudetto all’Atalanta, lo merita Bergamo!”

https://www.tuttonapoli.net/le-interviste/la-proposta-di-criscitiello-posizioni-congelate-e-scudetto-all-atalanta-lo-merita-bergamo-427613

Lo show di Lotito sul coronavirus: “se sta a ritira’, io parlo coi luminari”

In videoconferenza: «Lo so, parlo con chi è in prima linea». Agnelli: «Ora sei anche virologo». Lotito guida, con De Laurentiis, la pattuglia di chi vuole riprendere a ogni costo.

https://www.ilnapolista.it/2020/03/lo-show-di-lotito-sul-coronavirus-se-sta-a-ritira-io-parlo-coi-luminari/

Buona digestione…

 

Piove! Dopo settimane di siccità si rivede l’acqua. Riemergono i fantasmi, non al tempo del colera, ma del Covid19, un po’ come la passione raccontata da Gabriel Garcia Marquez di Florentino Ariza che confessa a Fermina Daza di essere ancora innamorato di lei a distanza di oltre mezzo secolo. Sembra che anche oggi i morti e sepolti si tengono in vita artificialmente con la forza dell’ossessione. Passeggio sotto i portici con il mio Green al guinzaglio e noto all’esterno di un’edicola chiusa un manifestino nel quale LaRepubblica pubblicizza al prezzo popolare di nove euro e novanta un libro di un certo Francesco Filippi dal titolo: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo. Mi torna subito in mente quella frase pronunciata spesso da mia madre. Lei, anno 1919, è stata testimone oculare di quel periodo. La sua età le ha consentito di vivere e costruirsi un’opinione, seppur soggettiva. Nel proferire quella formula non intendeva ergersi in alcun giudizio storico/politico. Esprimeva a distanza di decenni la sua esperienza di ragazza vissuta in tempi di guerra e distruzione sotto un regime totalitario. Oggi, se fosse viva, avrebbe centouno anni e non trentanove come il giovane autore del suddetto volume. Ho provato a capire di più e sono andato sul sito di LaRepubblica: https://www.repubblica.it/robinson/2020/02/13/news/mussolini_ha_fatto_anche_cose_buone-248429778/

Non è servito a molto. L’articolo, come prevedibile, è una semplice recensione in formato propagandistico che incensa lo “smascheramento” delle fake su luoghi comuni tipo “i treni passavano in orario“ o “Mussolini ha dato la pensione agli italiani” e auspica l’utilizzo del volume a fini didattici, come fosse la Divina Commedia o i Promessi sposi. Addirittura secondo il giornalista, cito l’articolo: “dovrebbe essere adottato nelle scuole, come fondamentale compendio della storia del ‘900, ma non solo. Il testo insegna un metodo di indagine utile per smontare non solo le falsità del passato, ma le bufale contemporanee.”

A parte il divertimento che mi pervade leggendo il suggerimento di innalzare l’opera suddetta a classico da adottare nelle scuole, mi assale un dubbio atroce che nulla ha a che fare con il contenuto del libro. Premetto che non l’ho letto, ma dall’articolo è facile farsene un’idea sommaria e quindi mi chiedo: siamo certi che nel 2020 a qualcuno, a parte gli editori e i redattori di Repubblica, interessi veramente se i treni di Mussolini dopo il 1922 arrivavano in orario o se quest’ultimo ha realmente bonificato le paludi pontine? Siamo proprio convinti che i fascismi di oggi siano la copia carbone di quello della marcia su Roma, fatta da braccianti con i calzoni alla zuava e con le divise rattoppate della Grande Guerra? Quei signori di Repubblica  pensano davvero, lanciando un volumetto di uno “storico” trentanovenne, di fermare il pericolo “incombente” di un revival fascista spiegando ai bambini in età scolare che “il ventennio” del secolo scorso è stato l’origine di tutti gli imbrogli di oggi e che tutti rischiamo di ricadere a breve sotto una  nuova dittatura nera dalle fregature solenni? Oggi i problemi prioritari del nostro Paese sono davvero i siti web “neri” che propagandano cazzate surreali pari solo a quelle dei siti ultracomunisti e antagonisti di analogo peso culturale? Non pretendo che il signor Filippi, in nome del suo smontaggio delle falsità del passato o delle bufale contemporanee, si dedichi a ciò che ha rappresentato (e ancora rappresenta) lo stalinismo e il maoismo nella pseudocultura di molti giovani, ma almeno mi aspetto che suoi editori la piantino di prendere in giro il prossimo con la loro ossessione sul fascismo del ventennio, che peraltro Eugenio Scalfari ha conosciuto bene essendone stato, al tempo, un acceso sostenitore. Se scrivessi un volume sulla rievocazione delle atrocità avvenute in occasione della colonizzazione della Libia nel 1911 ad opera del governo Giolitti, non mi filerebbe neanche il portinaio della sede di Repubblica, eppure i fatti non erano tanto distanti dal ventennio fascista. Ma Giolitti non ha lo stesso appeal di Mussolini. Se proponessi all’autore di cui sopra di sventare le fake che vogliono i comunisti di sempre contro ogni conflitto e a favore della pace universale, gli chiederei di scrivere insieme a me un saggio sulla soddisfazione di Karl Marx, ottant’anni prima, in merito all’occupazione coloniale dell’Algeria da parte della Francia, ma anche di questo evidentemente non fregherebbe niente a nessuno ed è giusto che sia così. Per cui cito la suggestiva frase tra di rito trovata al fondo dell’articolo sul portale di LaRepubblica, attribuita a Carlo Verdelli: “La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile

Così, tanto per sentirmi più al sicuro…

Sono bloccato a casa per una delle mie solite coliche ureterali. In attesa di espellere calcoli cammino avanti e indietro tenendomi il fianco destro e ripenso a un articolo di Franco Bechis appena letto su il Tempo. 

https://www.iltempo.it/a-fil-di-spada/2020/02/27/news/medici-e-virologi-sul-coronavirus-dicono-morti-sono-anziani-quindi-sarebbero-morti-comunque-che-orrore-queste-frasi-1287678/#.Xlgk5mUtB60.twitter

È un analisi raggelante sul ruolo affibbiato ad anziani, ammalati cronici, pazienti oncologici gravi o terminali, traumatizzati magari in coma irreversibile e chiunque sia più esposto a infezioni. Chi afferma che di Coronavirus “Muoiono solo vecchi e già ammalati”, non sono solo le persone comuni che devono darsi una spiegazione ansiolitica di ciò che sta avvenendo, ma anche politici in vetrina e spesso anche le cosiddette “autorità sanitarie”. Certo, queste ultime lo dicono a partire da dati epidemiologici, magari con un minimo di eleganza in più, ma il concetto è sempre lo stesso: state tranquilli, tanto se morirà qualcuno sarà anziano e già messo male. Un ottimo meccanismo di rimozione collettiva della paura! In sostanza il problema esiste, ma è di qualcun altro, pazienza se il qualcun altro in questione è una persona come tutti, con familiari, amici e cari che soffrono per lui. Si è deciso di sacrificare mediaticamente un’intera fascia di popolazione relegandola al “danno accettabile”. “Tanto quelli morti per Coronavirus se ne sarebbero andati comunque” ci dicono in tutte le salse per placare il panico creato dalla politica e da un’informazione senza scrupoli nel non distinguere il dovere di cronaca con la diffusione di notizie prive di utilità se non addirittura di fondamento. A ciò, ahimè, non si sottraggono esimi colleghi medici che per un attimo di ribalta sparano con parole sbagliate magari cose giuste o, nel peggiore dei casi, informazioni assurde. Fino a oggi, proprio per non aumentare il numero di  quelli che le sparano grosse, non ho scritto nulla sul tema dominante di questi giorni e neanche questo post intende farlo, ma di malinconia sì. Quella malinconia che si prova a scoprire giorno per giorno come ci si dimentica di chi, solo perché vecchio e malato, è considerato un costo e non più una risorsa da difendere. Vecchi e malati lo siamo tutti da quando nasciamo e non lo vogliamo accettare. Passiamo un’intera esistenza a dribblare il fatto che ogni istante che passa si dirige verso ciò che saremo tutti. Tuttavia, come nel romanzo di Umberto Simonetta I Viaggiatori della sera, pensiamo di sbarazzarci delle nostre angosce rinchiudendo e poi eliminando coloro che per noi le rappresentano.
Mentre continuo a camminare cercando di non pensare agli spasmi del mio uretere, mi chiedo: se dovessi beccarmi il Covid19 alla mia età come sarei considerato dai vicini di casa? Di mezza età o vecchio? Sano o malato? Da salvare o sacrificabile?

 

Assisto al monologo di Gherardo Colombo, durante la trasmissione su RAI 3 “Stati Generali” condotta dalla Dandini. La regina del luogocomunismo su tacco 12, come definita da Aldo Grasso, ha brillato di quella luce tipica degli assertivi televisivi, come Fazio di fronte al vuoto cosmico della sua retorica. L’ex magistrato sembrava un pesce fuor d’acqua mentre con il suo sguardo fisso verso l’alto leggeva impacciato il testo che scorreva  sul gobbo di fronte a lui. Ipotizzando, con un’ironia basica,  un “paese immaginario” dove il finanziere chiude un occhio con la mazzetta, la casalinga paga in nero l’idraulico e la mafia si infiltra ovunque, sperava forse di suscitare indignazione con una noiosa retorica da sermone evangelico. Inutile commentare il contenuto della sua “performance” se non per il fatto che egli, dopo aver scelto di arruolarsi nel PD, non si sia ad esempio ancora posto il problema di moralizzarlo, prima ancora di indignarsi per l’anti-etica del popolo italiano. Così come è inutile sottolineare che è sempre più facile manifestare idee audaci che capire le cose e comportarsi di conseguenza e per “capire” non intendo certo giustificare. Ciò che strideva di più, a parte il gusto vagamente bohémien della sua erre moscia, era però l’atteggiamento della Dandini. Alla fine della lettura sembrava un cagnolino festante dopo il biscottino somministrato dal padrone. Almeno il cucciolo può vantarsi di aver guadagnato qualcosa con la sua piaggeria. La Serena di RAI 3 invece sembrava accontentarsi di sopravvivere con la sua rendita dell’essere di sinistra. Un tempo le bastava spendere due paroline faziose contro tizio o a favore di caio per guadagnarsi la levatura morale di intellettuale giusta. Oggi l’indignazione promulgata a mezzo satira è talmente prevedibile da apparire così finto-barocca da far impallidire il gusto dell’arredamento delle case dei boss di Gomorra. La suddivisione del mondo in quasi tutti disonesti e onesti solo Dandini, Fazio, Saviano, Colombo, Guzzanti e pochi altri purché di sinistra,  non sembra bastare più per convincere i telespettatori che per essere giusti si debba necessariamente votare PD. Ma il culmine del momento televisivo è stata la loro lezioncina su cosa si intende oggi con il termine libertà e cosa dovrebbe essere, secondo loro, la vera libertà. 

«Adesso si parla tanto di libertà e noi in qualche modo intendiamo la libertà di parlare, libertà di dire quello che ci pare e anche di insultare perché magari vogliamo trattare male qualcuno perché vogliamo essere liberi. Invece tu dici che la vera libertà è quella di seguire le regole. Sembra una contraddizione di questi tempi, come ce la spieghi?» ha domandato la Dandini con atteggiamento teatrale al suo ospite. Colombo, dopo una pausa di un istante, ha risposto: «…noi (?) confondiamo la libertà con l’onnipotenza. Libertà vuol dire anche farsi carico, prendersi cura della libertà degli altri», come magari la libertà di quelli arrestati durante Tangentopoli dal suo pool solo per indurli a confessare spesso reati mai commessi o denunciare altri per reati mai conosciuti. A proposito, il giornalista del Corriere della Sera Marco de Marco in un suo articolo di qualche tempo fa scrisse a proposito di libertà e regole: «Le libere opinioni non sono come i cani, che puoi richiamare con un fischio» o anche no dottor Colombo?

Seduto in quel caffè, Io non pensavo a te, Guardavo il mondo che, Girava intorno a me…
Ebbene, oggi non è il 29 settembre ma il 14 gennaio del 2019 e mentre gustavo il mio caffè prima di andare in ufficio ho dato un’occhiata ai titoli dei principali quotidiani per guardare il mondo che mi gira intorno, come suggerisce Lucio Battisti. Corriere della Sera, taglio alto (articolo principale):« POLEMICHE SUL CELIBATO Ratzinger chiede di togliere la sua firma dal libro del cardinale Sarah. Lui: «Ecco le lettere, lui sapeva». Taglio medio: REALI La Regina e gli anni di «libertà» a Malta, ecco perché capisce Harry e Meghan Elisabetta ha deciso: «Sì a nuova vita». Taglio basso: Inverno alla rovescia: neve sui dromedari in Arabia, a Londra fiori nei giardini. La Repubblica, Taglio alto: La Corte d’Appello di Torino: “C’è un nesso tra uso del cellulare e alcuni tipi di tumore”. Taglio medio: Tennis, ritiri e malori per il fumo degli incendi: è caos all’Australian Open. Taglio basso: M5s, la svolta in Rousseau: lascia il numero due Bugani, incarico per Di Battista. La Stampa, taglio alto: Ratzinger-Sarah, scoppia il “libro gate”. E Gänswein chiede di rimuovere la firma del Papa emerito. Taglio medio: Sarraj firma la tregua in Libia, ma Haftar strappa e lascia Mosca: “Accordo inaccettabile”. Taglio basso: Meghan non voleva più sentirsi dire da William che cosa poteva e non poteva fare.
Dalle notizie in prima pagina desumo che sia bastato ricacciare “il mostro verde” Salvini   nelle condotte fognarie, come auspicato dai pesciolini azzurri che ripopolano le piazze-acquario del Paese, per eliminare il malcontento degli italiani. Non si parla più di politica e del nostro malumore. Da un momento all’altro siamo diventati tutti così felici che la recessione economica, la crisi del lavoro, la fiscalità senza una logica di crescita, l’immobilismo decisionale non esistono più. È black out mediatico sul Governo, sulla sua politica ma anche sull’opposizione e la sua azione di alternativa. Chissà, forse lo tsunami di malmostosità montante minacciava di portar via senza pietà quel simulacro di ministri, viceministri, sottosegretari, a partire dal Premier “Giuseppi”. Di quest’ultimo si apprezza la recente “sferzante” dichiarazione di politica estera: “l’Italia sostiene per la Libia il percorso già disegnato sotto l’egida Onu”. In compenso il numero uno della Farnesina, il Ministro Di Maio, ha usato parole ancora più forti: “Non ci può essere una soluzione concreta e duratura senza il coinvolgimento di Paesi vicini alla Libia, così come l’Algeria e il Marocco. È insieme che bisogna lavorare verso un nuovo approccio, che coinvolga tutti al tavolo del dialogo”. Mentre mi chiedevo quanti chilometri dividessero la Libia dal Marocco, e al peso internazionale dell’Italia pari a quello di un neutrino, ho pensato che il trattamento da allievi di scuola materna riservatoci da questi politici in fondo è proprio ciò che ci meritiamo. Siamo solo capaci di guardare dietro di noi. Bettino Craxi, affossato dall’ipocrisia che ci contraddistingue (…e anche dal PCI), oggi sarebbe un gigante in mezzo ai lillipuziani, ma questo non significa che il presente e il futuro non possano essere migliori di un Giuseppi o un Giggino o anche di un brutto sporco e cattivo Salvini. Possibile che per augurarsi un Paese più stabile e più competitivo con il mondo si debba ricorrere all’imitazione di Craxi e della sua impressionante leadership nel bene e nel male? Possibile che la narcosi giornalistica sui temi nostrani si prefigga di addormentare la marea di scontenti che, a parte le piazze, avrebbero come unica espressione un voto continuamente negato? E allora, ripensando a queste cose, mi sono immerso nelle vicende di Harry e Meghan e tuttavia Mi son svegliato, E sto pensando a te, Ricordo solo che, Che ieri non eri con me…

L’allergia ai perché: Liliana Segre e l’uomo forte.

La statistica e le emozioni

La statistica registra o provoca emozioni? In questo caso entrambe le cose.

Il rapporto annuale CENSIS si è espresso!

http://www.censis.it/rapporto-annuale/il-furore-di-vivere-degli-italiani

Nello stesso sito web sono disponibili i risultati commentati in modo divulgativo senza tassi, varianze, deviazioni standard. Tra i vari dati è emerso il seguente: Il 48% degli italiani oggi dichiara che ci vorrebbe un «uomo forte al potere» che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni (e il dato sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai).

La corsa all’indignazione è scattata come un elastico teso e poi mollato di botto. Ogni anno la presentazione del rapporto suscita reazioni anche se i dati non sono tanto diversi dall’anno precedente, come ho già scritto in un post di circa dodici i mesi fa. I Tg quasi a reti unificate hanno trasmesso lo spezzone dove Liliana Segre, imbeccata sul suddetto dato statistico, ha dichiarato: “Chi vuole l’uomo forte al potere non l’ha provato, non sa di cosa parla” con grande soddisfazione degli indignati e indignanti di professione.

https://www.corriere.it/economia/consumi/cards/rapporto-censis-2019-italiani-stressati-diffidenti-affascinati-dall-uomo-forte/italiani-vittime-stress_principale.shtml

Se una donna di ottantanove anni che ha vissuto il fascismo e il nazismo da ebrea sulla propria pelle nel vero senso della parola, dichiara tutto questo non solo non è strano, ma non è neanche una notizia. L’ovvietà, anche su temi del passato che banali non potranno mai essere, è utilizzata giornalisticamente per evitare di affrontare altre questioni che quei dati dovrebbero suscitare nel nostro presente. La Senatrice a vita nella sua lapidarietà ha solo espresso, durante la sua visita al memoriale della Shoah, il suo senso di disagio tutto volto alla propria terrificante esperienza e a quella di milioni di altri esseri umani e quindi non può essere né valutata né commentata perché è come giudicare un grido di dolore. Se ne può solo prendere atto anche se un’altra cosa sarebbe fattibile, anzi doverosa e non certo da parte sua: porsi dei perché. Se oggi, non nel 1934, il 48% del campione intervistato si dichiara a favore di un uomo forte, senza in massima parte mai aver conosciuto il fascismo, ci saranno dei motivi? Qualcuno se li è posti? Se li doveva porre la Senatrice Segre o la classe politica e amministrativa che in questi anni, oltre a gridare al “rischio fascismo”, (…magari trasformando in reato il possesso dei souvenir di Mussolini), avrebbe dovuto interpretare il disagio degli italiani? Qualcuno si è preoccupato di analizzare i bisogni del Paese, magari partendo proprio dalle statistiche del CENSIS, invece di inveire contro lo “sporco fascista” nascosto dentro ognuno di noi? Non dimentichiamoci che quella parte nero notte acquattata nell’anima di ognuno, così come accaduto quasi cent’anni fa, emerge quando il disagio sociale economico e di valori è diffuso, forte e soprattutto sottovalutato. È di grande attualità l’indignazione per la sottostima del rischio fascismo, nazismo, razzismo, ma la sottovalutazione del disagio di una nazione non sembra interessare i politici, i giornalisti, gli amministratori pubblici e chiunque altro debba prendere decisioni per il Paese.

La vocina dei numeri

È più semplice stigmatizzare la punta dell’iceberg che affrontare ciò che è nascosto sotto il mare. Lo stesso rapporto CENSIS con altri dati fornisce informazioni sui bisogni espressi dagli italiani:

L’incertezza è lo stato d’animo con cui il 69% degli italiani guarda al futuro, mentre il 17% è pessimista e solo il 14% si dice ottimista.

Il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale sia bloccata. Il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale, perché è difficile salire nella scala sociale. 

Il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso.

il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o senza un motivo preciso.

Il 75% degli italiani non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni).

Il 76% non ha fiducia nei partiti (e la percentuale sale all’81% tra gli operai e all’89% tra i disoccupati).

Intolleranza ai perché

A fronte di tutto questo sembra contare solo la mirabile suddivisione tra sinistra e destra di Corrado Augias in pensatori vs. idioti, citata nel mio post precedente,(complice Pierluigi Bersani), o la “risolutiva” legge Fiano contro l’apologia di fascismo, oppure l’alzata di scudi giornalistica contro un titolo del Corriere dello Sport ritenuto offensivo se non razzista. Si sta diffondendo una strana forma di intolleranza allergica ai perché delle cose. Se qualcuno osa chiedersi come mai avvengono alcuni fenomeni viene dimenticato o tacciato di autoritarismo. Forse è il caso di una terapia desensibilizzante contro l’intolleranza ai perché…


Augias e Bersani a diMartedì su La7

Desidero ringraziare Giovanni Floris, conduttore del programma TV “diMartedì” su La7, per aver invitato Corrado Augias in compagnia di Pier Luigi Bersani. 

https://video.corriere.it/politica/corrado-augias-tv-essere-destra-facile-significa-seguire-istinti-quelli-sinistra-usano-piu-ragionamento/f8a87816-0bab-11ea-a21c-9507e0a03cd5

Applicando con perfetta coerenza l’Articolo 2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista ricercando, raccogliendo, elaborando e diffondendo con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti. Non vorrei che le mie parole fossero intese come sarcastiche: Floris nel mostrare il passaggio televisivo di Augias, sulla differenza tra chi è di destra e chi è di sinistra, ha davvero squarciato con inequivocabile semplicità l’idea corrente di molti. Non importa il deficit di autorevolezza di Augias e il suo discettare basico su destra e sinistra, ma egli ha fornito un grande servizio pubblico nell’evidenziare a tutti l’avvilente povertà di pensiero che domina lo stereotipo della sinistra. Grazie alla sua interpretazione e al goffo solito tentativo di edificare muri tra chi ragiona (…solo se è di sinistra) e chi usa l’istinto (…solo se è di destra) che personaggi come lui, il suo co-invitato Bersani e altri superstiti di blandi tentativi di rottamazione, sopravvivono ancora alla realtà. Soprattutto resistono all’ineluttabilità della storia. La realtà è il presente e la storia è solo il racconto retrospettivo di un reale già avvenuto, ma per Augias evidentemente quest’ultima non esiste e di conseguenza neanche la realtà del presente. Se “l’intellighenzia” di sinistra si distinguesse davvero per l’uso di un impianto culturale forse leggerebbe meglio la realtà quotidiana, rinunciando alle solite strategie propagandistiche e i primi a farne le spese sarebbero proprio i Bersani, i D’Alema e lo stesso Augias che dovrebbero rinunciare alla retorica per un illuminismo pragmatico che lo metterebbe in ginocchio autorottamandosi.

Un bell’articolo di Bruno Giurato  su Linkiesta citava nel 2017 Emilio Villa, grandissimo artista, poeta, biblista (da non confondere assolutamente con l’omonimo Emilio Villa, collaboratore della triste e tragica rivista “Difesa della razza”). 

https://www.linkiesta.it/it/article/2017/11/10/ridateci-gli-intellettuali-snob-e-servi-del-potere/36110/

Villa scrisse un libercolo, La danza dei cadaveri. La fiera dei venduti nel 1978, a penna su un taccuino, senza nemmeno un punto, tutto in minuscole, destinato a una circolazione tra pochi amici e oggi edito da De Piante. Così definiva le attività degli intellettuali dell’epoca: “mercanti premiaioli intrallazzatori di ministeri, di cattedre, di sedie, di editoria, di assessorati, di uffici tecnologici mobilifici bancari scolastici pubblicitari, di forme neopuristiche, iristiche, pirellistiche, olivettistiche, fiatistiche e altre e altro”. 

La semplificazione di Augias, che rappresenta in pieno il pensier(ino) di molti, fa rimpiangere quegli intellettuali descritti da Villa e, come scritto dal giornalista de Linkiesta,“Ridateci gli intellettuali snob e servi del potere”.