C’era una volta una montagna che stava per partorire. Le contrazioni erano sempre più intense e la terra tutt’intorno tremava. Gli abitanti dei villaggi vicini pensavano che qualcosa di enorme stesse per accadere e si riunirono a pregare, fin quando una scossa violentissima alzò un’enorme nuvola di fumo. Tutti si inginocchiarono e, quando la nube sparì, ecco che dalle rocce fumanti spuntò un topolino.

Parturient montes, nascetur ridiculus mus scrisse Orazio a proposito della favola di Esopo. Nel caso di specie, una fila di ventitré piccoli roditori sono apparsi dopo che tutto il Paese si aspettava, a mezzo stampa, chissà quale svolta. Tutti a incensare un uomo che, seppur prestigioso, ha eseguito né più né meno ciò che il Presidente della Repubblica gli ha detto di fare: tenere insieme i cocci della politica pur di non andare a votare. Il fatto è che la politica oggi è quella roba là. È pleonastico indignarsi per la riesumazione di Brunetta o per la conferma del “ragazzo della Curva B” Di Maio: questi sono quelli a cui gli elettori hanno dato fiducia attraverso un voto che in Italia non sembra più essere fondamentale. Come Gennaro Gattuso che, dopo il 3 a 1, subito contro l’Atalanta, ha dichiarato che un’altra squadra ne avrebbe presi 5 o 6, forse dobbiamo pure ringraziare Draghi per non aver rispolverato il tenero Toninelli controfigura del “Giacomo” della Settimana enigmistica. Forse in un atto di coraggiosa emulazione della politica tedesca il neo Presidente del Consiglio ha pensato a una Grosse Koalition de noartri. Solo che quelli là sono germanici e in nome di una stabilità, pur se ai danni degli altri partner europei, possono pure decidere di far governare la Merkel insieme a tutti i partiti tedeschi fino al 2099. Noi non siamo la grande Germania, al massimo siamo un Granducato di Toscana, un Regno delle due Sicilie o uno Stato Pontificio, tutti disuniti appassionatamente e felici di esserlo senza andare mai a fondo, ma galleggiando in eterno. Per cui lasciamo pure che Di Maio metta a frutto il suo corso di inglese nel quale non dovrà più preoccuparsi dei congiuntivi visto che sono considerati in Gran Bretagna desueti. Speriamo solo che quei topolini nati dalla montagna Draghi, tutti in fila ordinatamente, questa volta investano i fondi europei in qualcosa di più produttivo di una lotteria degli scontrini o in un’invasione di monopattini.

Michele Serra
Non amo Michele Serra, l’ho scritto più volte e non mi dilungherò sui perché, ma di fronte a questo suo post, non posso che togliermi il cappello. Qui non è questione di ideologia, partigianeria o obiettività; nelle sue parole c’è quella sensibilità che ognuno nasconde, forse per un’immotivata forma di pudore, sotto diversi centimetri da noi stessi. È del tutto inutile spiegare certe evidenze e insistere a farlo sarebbe pure dannoso. La capacità delle donne di sovrastare il dolore è cosa risaputa, ma la dote di trasformarlo davanti alla morte in poesia è qualcosa che solo la rozza distrazione maschile non riesce a percepire. È del tutto inutile esorcizzare la paura più grande per definizione con ogni mezzo razionale, semplicemente perché il problema non è la razionalità. Nella descrizione dei saluti delle vedove ai loro amati, descritti da Serra, c’è la sintesi di come solo una donna, con il suo essere tale, sappia affrontare l’ombra della propria angoscia con il bagliore della vita, della natura e del senso di esistere, alla faccia delle tenebre dentro e fuori ognuno di noi. Saper accompagnare chi si ama fino alla fine, ma anche dopo, non è cosa maschile. Noi siamo meno portati alla sobrietà e alla sintesi poetica di fronte al trapasso di chi vogliamo bene. Semplicemente soffriamo, sempre avvitati su noi stessi. Possiamo star male in silenzio o piangendo, ma comunque lo facciamo urlando, forse nell’ennesimo tentativo di attirare l’attenzione su di noi e sulla nostra incapacità di venirne a capo. La dimestichezza, descritta da Serra, delle donne con la morte non è solo resistenza, ma talento nel vedere un “oltre” che annulla il vuoto di chi se n’è andato e lo trasforma in materia fatta di luce, luoghi, oggetti. Cose reali che annullano d’improvviso il niente e lo trasformano in presenza, attraverso ciò che si può vedere, toccare e amare ancora. Non ho mai apprezzato la dialettica sui generi, ma su questo argomento è inutile discutere: chapeau a Serra e a tutte le donne… in quanto donne!

Il Governo francese ha rifiutato il permesso di sbarco a Marsiglia della nave ONG Alan Kurdi  nel silenzio più assordante dei media mainstram e della sinistra immigrazionista italiana. I “Salvini assassino!” dove sono finiti?

https://www.lastampa.it/esteri/2020/09/23/news/migranti-la-francia-l-italia-faccia-sbarcare-alan-kurdi-1.39341040

Se in una mano hai un supplì o il muso unto di porchetta a una sagra e nell’altra mano un pugno di commercialisti in odor di ladrocinio è difficile che questi toni forti non suonino grotteschi o anche tragici”. Così la scrittrice (…fino a prova contraria) Michela Murgia, ospite della trasmissione Otto e mezzo ha definito Salvini. Strano che si dimentichi dei 13 milioni di euro fantasma che la Regione Lazio presieduta da Zingaretti, ha speso per mascherine mai ricevute. D’altronde c’è chi si sporca la faccia con la porchetta e chi ne mangia troppa.

https://www.iltempo.it/politica/2020/07/07/news/nicola-zingaretti-mascherine-gate-sparite-regione-lazio-soldi-milioni-euro-ecotech-truffa-23651774/

Fabio Fazio ha affermato di essere: “Bersaglio facile dei populisti. Per fortuna nessuno mi ha voluto difendere. Sarà mio ospite fisso Roberto Saviano, bisogna recuperare la funzione degli intellettuali in tv”. Il segretario della Commissione di vigilanza RAI Anzaldi però gli ricorda che, nonostante “i populisti” della Lega (prima) e e del M5S (prima e dopo), non solo è rimasto lì dov’è, ma ha continuato imperturbabilmente a incassare il suo cache. Ma il tema vero è il suo budget o la concezione Gramsciana di intellettuale, organico non più alla lotta di classe ma a quella per lo share e la retorica (a senso unico)?

https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2020/09/26/news/fabio-fazio-bersaglio-facile-dei-populisti-per-fortuna-nessuno-mi-ha-voluto-difendere-1.39349429?ref=fbpp&fbclid=IwAR3tj6Loy4H9YhCgMYGem4NPsaswvizueSaPE0gLRBS8PWQzfEdgC9FHkP8

Tre donne di sinistra e alcuni piccoli dettagli. La giornalista e scrittrice Concita De Gregorio ha accusato Alessandro Sallusti in una trasmissione TV di averla chiamata per nome, quando invece tutti gli altri li ha chiamati per cognome. Il secondo esempio è Rula Jebreal. Non è stata invitata al Festival di Sanremo è si è scatenato un affare di stato nel quale si sono pronunciati ministri parlamentari e grandi testate giornalistiche, ipotizzando scelte sessiste, razziste e quant’altro. Nel terzo e ultimo caso Mauro Corona ha dato della “gallina”, nella trasmissione TV Cartabianca, a Bianca Berlinguer, che però non si scompone, non fa la vittima e mantiene dritta la barra della trasmissione. Tre donne di sinistra, ma una delle tre surclassa professionalmente le altre due. Indovinate chi?

Buona domenica.

Alcune domande trascendentali, che ci vengono in mente durante un periodo in cui dubitiamo di noi e della nostra identità, in cui siamo insicuri e incerti, sono: “Chi sono?”, “Cosa sto facendo della mia vita?”, “Dove sto andando?”, etc. L’adolescenza e l’età adulta, si caratterizzano entrambe per una cosa, l’instabilità emotiva. La prima è una fase complicata, segnata da un passaggio complesso tra due età, con crisi di identità nelle quelli ognuno di noi cerca il suo proprio io. Ribellarsi contro tutto e tutti, parlare male, farsi trascinare dalle compagnie. Insomma, cerchiamo chi siamo veramente. Quando si raggiunge la soglia dei quarant’anni c’è un ulteriore punto di inflessione. Siamo adulti, tentiamo di recuperare ciò che ormai è rimasto indietro e spesso ci ritroviamo ad affrontare un’altra crisi in cui non sappiamo il perché ci stiamo comportando come facciamo. In psicologia si può parlare di crisi di identità, in politica no! Ieri, su La7, è andato in onda l’ennesimo spettacolo del “tutti contro uno”: Floris, De Gregorio, Carofiglio vs. Salvini. Tralasciando i temi trattati (o i “non temi” a secondo dei punti di vista), oggetto delle domande poste al leader della Lega, ha trionfato l’equivoco d’identità dei primi tre, due giornalisti/scrittori/politici e un politico/ex(?) magistrato. 

Carofiglio alla domanda di Floris a Salvini su dove siano finiti i famosi 43 mln di euro della Lega oggetto di indagini giudiziarie afferma: «Non sono particolarmente appassionato alla questione specifica né tantomeno ai processi che riguardano personalmente l’onorevole Salvini, peraltro è sempre stata una mia regola di non parlare dei loro processi con gli indagati e con gli imputati perché sono le persone più inattendibili, ovviamente inattendibili. Se uno è indagato per un grave reato come per esempio il sequestro di persona e pensa di essersi comportato bene e magari lo pensa davvero non può entrare in discussione tecnica con qualcun altro…». Nelle prime battute Carofiglio politico afferma di non entrare nei processi ma, un istante dopo, si trasforma in Pm sostenendo di non parlare con indagati e imputati perché persone inattendibili poiché non potrebbero entrare in discussione tecnica con “qualcun altro”, che poi sarebbe egli stesso nella versione Pubblico ministro. Poco dopo però, con un balzo felino, rientra nel suo corpo di senatore del Pd e dice: «Rispetto il punto di vista di uno che è indagato o imputato, ma parliamo di metodo politico: mi sembra che il segretario della Lega abbia, rispetto a uno degli indagati, sulla vicenda dei soldi che circolano all’estero, detto che garantiva personalmente. Non mi interessa specificamente la posizione di questo signore (il commercialista indagato), ma l’affermazione “Garantisco personalmente”…». 

Sorvolando sull’avvilente paragone di Carofiglio, tra Salvini e un fratello di uno dei presunti partecipanti all’aggressione del povero Willy, non è chiaro nella frazione di poche battute cosa egli sia voluto essere: politico, magistrato ancora in servizio, ex Pm nostalgico o figura mitologica antropomorfa che ingloba tutte le altre fattispecie. Se fosse stato un adolescente difficile o un quarantenne tormentato, forse qualcuno l’avrebbe invitato a recarsi da un analista, ma in politica (soprattutto nel versante di sinistra) l’ambiguità è cosa normale se non addirittura auspicabile.

Concita De Gregorio, “pasionaria” di Repubblica, poco dopo ha esordito con un mini comizio nel quale risponde all’affermazione palesemente retorica di Salvini: «La scuola non riapre e gli artigiani e le partite IVA che domani devono pagare le tasse e non riaprono da quattro mesi.» ribattendo che: «…La scuola ha riaperto regolarmente stamattina e sono andati otto milioni di studenti, per cui l’affermazione che la scuola non riapre non mi sembra corrispondente alla realtà». Poi, spostandosi indietro la sua chioma fluente con finto distacco, si ricorda che riaprire la Scuola non è solo il gesto di dischiudere un portone di un edificio, ma far ripartire un istituzione, magari con la presenza anche degli insegnanti e si rifugia citando il Premier Conte che avrebbe scaricato la responsabilità della loro assenza su un “ricatto dei sindacati”. Ma la De Gregorio non aveva appena sostenuto di essere solo una cronista oppure si è tramutata improvvisamente, come in una metamorfosi kafkiana, in un avversario politico di Salvini? Anche lei, in una veste diversa, probabilmente, a braccetto di Floris, più moderato e non per questo meno ambiguo, da adolescenti o quarantenni svalvolati si sarebbero rivolti ai servizi di uno psicologo. Nella realtà irreale invece conducono talk show e vengono pagati da famosi editori per le loro multi identità. D’altronde qualcuno sosteneva che niente è più pericoloso di un’idea quando quest’ultima è l’unica che si ha. Dunque, a parte quell’unica e ossessiva idea di demonizzare Salvini, non riuscendo a pensare a qualcosa di più convincente, tanto vale trasformarsi in tante altre cose, come meglio conviene, in mancanza di idee migliori.

https://vimeo.com/234482460

Sarà capitato anche a voi 

di avere una musica in testa, 

sentire una specie di orchestra 

suonare suonare suonare suonare, zum zum zum zum zum zum zum zum zum, 

la canzone che mi passa per la testa, 

non so bene cosa sia 

dove e quando l’ho sentita, 

di sicuro so soltanto che fa 

zum zum zum zum zum zum zum zum zum, Ecc. Ecc.

Ci vuole una certa età per ricordarsi questo motivetto. Era come un mantra ed io, seppur bambinetto, la ricordo come fosse stata cantata ieri per la prima volta. Quel zum zum zum zum zum zum zum zum zum è come un richiamo irresistibile, una voce che attira chi l’ascolta lontano dalla realtà, come il flauto magico del pifferaio di Hamelin. Lui se ne intendeva di suoni ipnotici e dopo aver derattizzato la cittadina danese, scontento per non essere stato retribuito, ha ben pensato di de-cittadinizzare Hamelin, riservando ai suoi ingrati abitanti la stessa fine delle zòccole affogate. In questi giorni i pifferai dei media del PPC (Partito Politicamente Corretto) hanno, tanto per cambiare, corretto bene il tiro sulle notizie in prima pagina. Ormai il caso nazionale è “i furbetti dei seicento euro del bonus Covid”. Tutta Italia si indigna, guidata da flautisti esperti come Travaglio, Scanzi, Gomez, Serra e compagnia cantando, anzi suonando. Solo gli ipoudenti o gli affetti da sordità totale, ignorano i pistolotti moralisti suonati da quella larghissima schiera di flautisti dell’indignazione facile e unidirezionale. Immuni dalle note musicali distraenti del giornalismo à la page, si sono resi conto che mentre il Paese inorridisce per quattro o cinque Parlamentari, scoperti nell’esercizio della propria meschineria, la Giustizia, intesa come sistema, è ormai un deserto di macerie. Zitto, zitto il Guardasigilli, (forse durante la vicenda Palamara e tutte le altre non emerse, non stava guardando i sigilli, ma fissava qualcos’altro), ha approvato un testo di riforma del CSM che andrà in Parlamento, efficace come uno spruzzo di Autan contro il Covid 19.

https://www.ilsole24ore.com/art/sorteggio-quote-rosa-e-stop-porte-girevoli-pista-delega-che-riforma-csm-ADlbuRi?refresh_ce=1

Tutto ciò nel silenzio totale dei media più gettonati del Paese. Tutti a commentare i seicento euro richiesti da cinque pidocchiosi (…e certamente molti di più) piuttosto che rabbrividire per ciò che si rischia varcando l’aula sbagliata di un Tribunale. Inquieta l’inerzia che lo Stato adotta quando c’è da entrare in un Sistema di potere come quello, ma evidentemente non abbastanza per interessare l’informazione e i cittadini. Certo, chi non ha mai vissuto in prima persona esperienze giudiziarie finite male o bene ma dopo anni di distruzione morale, psicologica e fisica, normalmente sbraita giudizi prendendosela con l’integrità divina di tutti i magistrati solo per il fatto di chiamarsi così. Poi, quando qualche benpensante progressista con l’erre moscia, finisce nel tritacarne, domina il silenzio di tomba esistenziale. Chi però non sta zitto e non segue le sinfonie narcotizzanti dei pifferai mediatici è considerato canea rabbiosa. Per favore se c’è qualcuno che ha problemi di udito e non riesce a seguire zum zum zum zum zum zum zum zum zum la canzone che vi passa per la testa, per favore batta un colpo!

grazie

https://twitter.com/guidocrosetto/status/1288367682757308416?s=21

Clamorosa rivelazione del Direttore de “La Stampa” su la7! «Tra le leve che spingono questo Governo a nascere, lo dobbiamo riconoscere, c’è la tutela dell’esigenza di preservare un’ordine mondiale perchè, diciamolo chiaramente, un’ordine mondiale esiste, c’è. Sono le esecrate elìte, sono i tecnocrati, chiamiamoli come vogliamo, però tutto quello che rappresenta una minaccia all’ordine costituito viene guardato dalle cancellerie e dalle tecnostrutture con qualche preoccupazione: Salvini era una minaccia a questo ordine costituito. Non sto dicendo che necessariamente fosse una minaccia democratica. Lo era per l’Italia, un po’ meno per l’Europa, ma per l’Europa era una minaccia perché rimetteva in discussione tutta una serie di certezze, giuste o sbagliate che siano, che erano state acquisite nei decenni.»

In queste chiare parole Massimo Giannini, direttore de La Stampa dice sostanzialmente che 1) la democrazia è solo uno scherzo spiritoso, 2) la sovranità italiana è come un vestito di carnevale e soprattutto, 3) almeno sul piano del suffragio, come cittadini non contiamo un c…o. A rivelarlo non è l’addetto stampa di Pinochet o la “canea”, così definita da Michele Serra, fascioleghista antigovernativa, ma un giornalista proveniente da Repubblica, oggi Direttore di uno dei maggiori quotidiani italiani moderati. Con estrema serenità egli ha affermato cose che chi non è di sinistra e gode di qualche neurone sano per porsi dei perché (prima di dare libero sfogo alla lingua), pensa e sostiene da sempre. Il tema  però non è il virtuoso ravvedimento di Giannini che, probabilmente, fosse stato ancora un semplice dipendente di Repubblica, non si sarebbe mai ravveduto, ma il suo candido pragmatismo. Il tono delle sue parole è quello di chi sostanzialmente dice: Voi che avete fiducia nell’efficacia di un voto democratico davvero ci credete? Nessuno di voi sapeva che votare è pleonastico? Tanto sono “le Cancellerie”, “le tecnostrutture” e “l’ordine mondiale” a decidere cos’è e cosa non è necessario per il nostro Paese e non certo voi, ingenui elettori. Giannini con quelle parole ritiene del tutto naturale che, qualora Salvini, Meloni e Berlusconi rischiassero (come sembra evidente) di vincere a mani basse le elezioni, basterebbe abolirle o eventualmente cancellarli dalle scene politiche. Se infatti avessero già vinto, basterebbe il solito avviso di garanzia assestato con il metodo impropriamente definito “Palamara” per accontentare le élite dell’ordine mondiale. È inutile far credere che quel tipo di strumento lo abbia inventato il vituperato ormai ex magistrato: i Palamara e gli avvisi di garanzia a orologeria esistevano già da decenni. Come si spiega che sul Corriere della Sera campeggi in prima pagina la faccia scavata del Governatore di Centrodestra della Lombardia, con i suoi problemi giudiziari e non vi sia traccia del faccione di quello di Centrosinistra della Puglia con le indagini a suo carico sui finanziamenti illeciti delle primarie Pd? In compenso svetta tra i titoloni del Corrierone il nuovo incarico del leader pentastellato Di Battista improvvisatosi (…anche in questo caso) barman estivo nel locale di un parente al Lido di Ortona. D’altronde non c’era alcuna necessità di scomodare il Bildenberg per capire che le elezioni sono del tutto decorative: basta prendere atto dell’attività politica da mixologist dell’ex onorevole Di Battista. Il Recovery found dopo un Frozen Margarita ben miscelato ha tutto un altro effetto…

Se invito a cena il vicino di casa e lo vedo uscire con la mia argenteria nelle tasche, certo la cosa non mi piace. Mi arrabbio, e certamente penso che non metterà più piede in casa mia. Se però, prima di denunciarlo, scopro che è un orafo e mia moglie il giorno prima gli ha chiesto, a mia insaputa, di portare il servizio di posate in negozio per lucidarle, non dovrò certo aspettare una sentenza per decidere se invitarlo ancora a cena. Fine della storia breve. Secondo Piercamillo Davigo, l’ex magistrato rossogrillino, sarebbe inutile aspettare le sentenze per togliere da mezzo dalla vita civile e lavorativa qualcuno sottoposto a processo. 

https://www.repubblica.it/politica/2020/05/29/news/davigo_piazzapulita_caso_palamara-257906675/?refresh_ce

Volevo rammentare che questo già avviene! Basta un’avviso di garanzia sbattuto su ogni quotidiano a distruggere una vita. Basta solo la presunzione di aver rubato l’argenteria per interrompere un’esistenza e non serve neanche essere visti da chi ti ha invitato a cena. È come un’esplosione che disintegra famiglia, carriera lavorativa, psiche e onorabilità. È un’esecuzione a sangue freddo che non aspetta alcuna sentenza della Cassazione. Avviene sempre e non risparmia nessuno! No scusate, mi sto sbagliando: qualcuno viene risparmiato. Torniamo alla storiella breve: se il mio vicino di casa con l’argenteria in tasca è invece un noto componente del CSM che succede? Tutti in silenzio! Certo, un giornalista difficilmente metterà nei guai chi gli fornisce notizie interessanti e il mio vicino di casa avrà tutto il tempo di scusarsi per l’equivoco senza preoccuparsi di essere giudicato non dalla giustizia, ma dal resto del mondo. Oggi Davigo siede su una di quelle poltrone del CSM in rappresentanza di una delle varie e famigerate correnti politiche. Se il suo concetto valesse per tutti, dovrebbe, secondo quanto sostiene, almeno dimettersi. Non sarebbe tollerabile neanche un lontano sospetto che quel Consiglio, in toto, possa essere a qualunque titolo coinvolto nel caso Palamara. Visto che, sempre secondo lui, è del tutto pleonastico attendere le sentenze, gli italiani non solo dovrebbero smettere di invitare tutto il CSM a cena, ma tutti i suoi componenti, per precauzione, dovrebbero essere sbattuti fuori di casa. Il fatto è che, a parte il Vicepresidente e pochi altri, nessun altro si è smosso dalla sua poltrona, compreso Davigo, continuando ostinatamente ad auto invitarsi al tavolo di tutti noi e a moraleggiare in TV come se nulla fosse accaduto. E allora, caro Davigo, qual’è l’errore italiano? Dire: “Aspettiamo le sentenze” o credere che la legge sia uguale per tutti?

L’uomo invidia l’animale, che subito dimentica [..] l’animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente [..] l’uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

Così si esprimeva F. Nietzsche, nelle “Considerazioni inattuali”. La dimenticanza è come una sentinella del nostro spirito; non avremmo pace, serenità, felicità, se non riuscissimo a dimenticare nulla. In realtà, non avremmo alcun presente, continuando a rivivere il passato e a rendere, di conseguenza, il nostro presente una sua ripetizione.

Perché copio e incollo dotti spezzoni di giganti della filosofia, letti distrattamente sul web? Tutta colpa del senso di oblio vissuto dopo aver letto una notizia su un social: “Le chat dei magistrati su Salvini: «Ha ragione, però va attaccato» La questione migranti accende i pm: «Ministro indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili».

https://twitter.com/laveritaweb/status/1263333754443108354?s=21

Non mi riferisco all’oblio provato nell’apprendere di essere parte di un Paese nel quale magistrati combattono guerre corporative contro politici e politici combattono guerre politiche usando come arma i magistrati. Mi riferisco invece all’oblio totale di questa notizia sui principali quotidiani nazionali del Paese. In compenso, sul Corriere della Sera web in prima pagina tra le notizie sul Covid campeggiava: “Torna in campagna dopo due mesi: l’asino lo riconosce e gli fa le feste

https://www.corriere.it. Su Rebubblica web, sempre in prima, nella rubrica “Tecnologia”: “Quei pochi pixel che hanno fatto la storia 40 anni fa. Buon compleanno Pac-Manhttps://www.repubblica.it. Su La Stampa: “Zingaretti rilancia il partito pesante, ma le Feste dell’Unità saranno leggere”. Sostanzialmente, Salvini fa più notizia se, chiuso in casa sua e registrato di nascosto, emette un rutto piuttosto che da leader della più numerosa forza politica del Paese, e da senatore della Repubblica, quando diventa bersaglio di gravissimi attacchi da parte dei vertici di un potere giudiziario che dovrebbe tenersi istituzionalmente alla larga dalla politica attiva. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se al suo posto ci fosse stato uno Zingaretti, un Di Maio o un Renzi. A proposito di oblio, quest’ultimo, se non ricordo male, è stato un esempio di garantismo, quando nelle mire dei magistrati c’era sé stesso con amici e parenti. Strano il mondo e strani tutti noi: invidiamo l’animale che subito dimentica, ma, volendo, sappiamo tutti dimenticare a comando.

Freibeuter” è, secondo il dizionario Treccani, il termine tedesco da cui etimologicamente deriva la parola farabutto. All’opposto il termine germanico risulta composto dalla parola frei (libero) beuter (collettore, raccoglitore). Letteralmente si tratta di uno che con ogni libertà ruba di frodo o, interpretandone il significato più comune, è una persona sleale e senza scrupoli, una canaglia, un mascalzone, un filibustiere. Tuttavia, il significato letterale di “libero collettore” è il più interessante, forse perché porta con sé quel non so che di refluo fognario che intriga di più. 

Non solo di questi tempi, ma da diversi anni, non è più importante cosa si scrive e quale impatto offensivo ha sugli altri: conta solo chi lo scrive. Una causa per diffamazione tra vip è solo un’insignificante passatempo per gente che non si preoccupa neanche di presenziare in un’aula di Tribunale, vista la schiera di avvocati pagati da editori e network televisivi di varia natura. Per male che vada qualcuno sborserà qualcosa a qualcun altro e tutto finirà in un blog di successo o in una mega polemica a vantaggio di qualche grande quotidiano. Se invece il farabutto è solo un comune mortale che inavvertitamente pesta con il proprio blog o con un post aggressivo su un social la deiezione sbagliata, rischia di rimanerci secco penalmente e patrimonialmente. Non è ovviamente il caso di chi può permettersi di chiamare un Presidente di Giunta o un suo collega giornalista rispettivamente  serial killer” o “miserabile verme” dalle colonne del quotidiano che dirige. Quel quotidiano, rammento, è pagato in massima parte dal finanziamento pubblico di milioni di cittadini, spesso in totale disaccordo con lui e, solo per quest’ultimo motivo, tra i destinatari indiretti dei suoi “complimenti” all’olezzo di m. Resta da capire se il diritto di cronaca e quello di diffamare coincidano man mano che la propria fama giornalistica cresce a danno dell’obiettivo di turno da diffamare per mero interesse. Un grande putiferio contro gli haters del “sottoproletariato espressivo” da social, ma clemenza collettiva per  i Travaglio, i Mughini, gli Sgarbi, i Feltri (ultima maniera) i Cruciani e tutti i notabili via etere e via web che insultano tutto e tutti pressoché impunemente. Non vorrei essere frainteso: sto difendendo proprio il diritto di questi ultimi a esprimersi come vogliono, ma, parimenti, lo stesso diritto di quella “legione di imbecilli”, così definita da Umberto Eco, che, o per emulazione o per propria natura malmostosa, ululano alla luna sui social senza però alcuna rete di protezione legale e finanziaria. Se la ex Presidentessa della Camera dei Deputati Boldrini decide di denunciare tutti i miserabili che le hanno augurato via internet di subire le peggiori violenze, non capisco perché la stessa enfasi, salvo rari casi, non venga spesa contro altri vip da suburra che chiamano il prossimo assassini, ladri, stupratori ecc.. 

È il caso di dire che vip non mangia vip con buona pace e dignità dei cani…

Giornata impegnativa, ma sono contento. Chi lavora insieme a me in ospedale è forte perché nonostante i momenti di sconforto e la stanchezza fisica e mentale, sa che sta facendo la cosa giusta. Non ho mai visto nessuno tirarsi indietro o irridere le circostanze: solo un silenzioso rispetto per la propria paura. Tutti ne abbiamo, ma non la minimizziamo riducendola a sentimento debole. Questa è una paura che merita l’onore di tutti, a partire da chi la vive. Tornato a casa mi scorrono sotto gli occhi le notizie di questi giorni sul tablet. Non le commenterò, lasciandovi questa volta tutta la libertà possibile di non sapere come la penso e di esprimervi su cosa ne pensate voi, se volete:

Sindacati, non escluso sciopero generale se decreto si allarga

Cgil Cisl e Uil sarebbero pronti anche allo sciopero generale nel caso il governo avesse deciso di dare il via ad un Dpcm che vedrebbe ampliato l’elenco dei settori e delle attività considerate strategiche e destinate quindi a sottrarsi allo stop previsto per le attività non essenziali.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/22/sindacati-non-escluso-sciopero-generale-decreto-allarga_LSOwg5LXjIZTs3Fn6Yfw7H.html

Chiudere subito lo stabilimento degli F-35 e tutti gli impianti delle produzioni militari

Lo chiedono Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo all’indomani del Decreto che ha ulteriormente ridotto le attività produttive in Italia a causa del coronavirus.

https://www.azionenonviolenta.it/chiudere-subito-lo-stabilimento-degli-f-35-e-tutti-gli-impianti-delle-produzioni-militari/

Pippo Baudo: “La solitudine serve a migliorarsi”

Legge, guarda la tv, sente gli amici: così il conduttore trascorre le giornate in casa.

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/24/news/pippo_baudo_coronavirus-252213514/?ref=RHPPTP-BH-I252236094-C12-P14-S4.3-T1

Sondaggio, Lega prima ma il Pd rimonta. Renzi sprofonda al 2,2%

https://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggio-lega-pd-rimonta-renzi-sprofonda-22-1845764.html

Sondaggio: Pd in crescita sulla Lega, Conte leader più gradito dal 51% degli italiani

https://www.repubblica.it/politica/2020/03/25/news/sondaggio_ixe_pd_crescita-252256175/

La proposta di Criscitiello: “Posizioni congelate e Scudetto all’Atalanta, lo merita Bergamo!”

https://www.tuttonapoli.net/le-interviste/la-proposta-di-criscitiello-posizioni-congelate-e-scudetto-all-atalanta-lo-merita-bergamo-427613

Lo show di Lotito sul coronavirus: “se sta a ritira’, io parlo coi luminari”

In videoconferenza: «Lo so, parlo con chi è in prima linea». Agnelli: «Ora sei anche virologo». Lotito guida, con De Laurentiis, la pattuglia di chi vuole riprendere a ogni costo.

https://www.ilnapolista.it/2020/03/lo-show-di-lotito-sul-coronavirus-se-sta-a-ritira-io-parlo-coi-luminari/

Buona digestione…