È iniziata in grande stile la campagna elettorale. Con effetti devastanti sugli avversari la Lega di Salvini ha sfoderato il primo successo pre elettorale con uno spot televisivo travolgente. Bisogna complimentarsi con gli ideatori per gli effetti impressionanti sull’elettorato e, direi, decisivi sulle future elezioni amministrative. Un sentito e sincero plauso ai nuovi sponsor della Lega Lili Gruber e Massimo Giannini direttore della Stampa. Su la7, nella trasmissione Otto e mezzo, sono riusciti in un sol colpo a indignare gli elettori del Pd, o almeno quelli non benestanti, non salottieri, che magari fanno fatica ad arrivare a fine mese e che si aspettano da un partito che porta nel nome l’aggettivo “democratico” il rispetto per le idee di tutti e la capacità di ascoltare i bisogni delle persone. Mentre Salvini rispondeva a continue domande da gossip serale tipo: “Lei si è vaccinato? E quando si è prenotato? Ma sua figlia di 9 anni si vaccinerà? Invece suo figlio di diciotto ha deciso o no di farsi vaccinare?” i due interlocutori, armati di un’aria permanente di superiorità divertita e saccente, lo dileggiavano in barba a chi avrebbe avuto piacere di sapere cosa aspettarsi in caso di vittoria del Centrodestra alle prossime elezioni. Gruber e Giannini insieme a Parenzo, Concita De Gregorio e a numerose altre facce televisive rappresentano il paradigma del distacco aristocratico tra la sinistra e le persone comuni. Cavalcano tale distanza tacciando di populismo con disprezzo e riprovazione non solo chi approfitta del disagio di un’intera base per fini elettorali, ma chiunque esprima necessità che stimolino risposte concrete a problemi concreti. Un tempo se non eri di sinistra eri fascista, oggi sei fascista, razzista e soprattutto populista. Saper ascoltare gli altri evidentemente per loro è cosa volgare e non merita attenzione. Mi viene in mente Alberto Sordi ne “Il Conte Max” in treno sulla carrozza ristorante attorniato da un nugolo di nobili che sproloquiano di illustri parentele, rami familiari, cognomi altisonanti. Lui, umile giornalaio, rimane devastato, ancorché isolato, da quel circolo ristretto nel quale, fino a quel momento, aspirava a entrare, spacciandosi per il Conte Max Orsini Varaldo. Penso che un uomo o una donna comune, di sinistra e magari di buon senso davanti alle divagazioni sfottenti della Gruber nei confronti di un ospite, non a lei allineato, siano rimasti disorientati per il settarismo e l’incapacità di parlare di cose che interessano i comuni mortali. Forse era meglio l’ideologia faziosa e ottusa di una sinistra, ormai ridotta a fossile, convinta qualche millennio fa di fare l’interesse degli ultimi. Almeno chi ci credeva era ammalato di utopia, ma oggi la contessa Gruber, il duca Giannini, la marchesa De Gregorio, con tutti i loro relativi rami nobiliari, rappresentano in pieno lo spirito araldico della gauche di oggi. Comunque, un altro paio di trasmissioni così, magari con i principi Letta, Prodi e Bersani che promuovono una tassazione sull’uso delle consonanti o sulle camicie hawaiane e il Centrodestra unito probabilmente supererà il 50% dei consensi senza neanche sforzarsi. Suggerirei per le suddette casate nobiliari il motto:  Ab alto in altum (dall’alto verso l’alto).

But the film is a saddening bore

‘Cause I wrote it ten times or more

It’s about to be writ again

As I ask you to focus on…

Life from mars David Bowie

Bowie cantava: «…il film è di una noia mortale/Perché l’ho già scritto dieci volte, o forse più/Sta per essere scritto di nuovo/mentre ti chiedo di concentrarti su…». Lui sì che se ne intendeva di pianeti lontani e relativi abitanti.

C’è stata un epoca nella quale a contare c’erano i Montanelli, i Biagi, i Bocca, le Fallaci. Personaggi monumentali, tutti nati e cresciuti sul pianeta terra. Poi lo stile terrestre è caduto in disgrazia ed è stato soppiantato dagli alieni. Un esercito di extraterrestri su astronavi alimentate da Twitter, Facebook e ogni altro social, ha invaso il pianeta terra e ha sostituito i vecchi monumenti dell’informazione. A cavallo del web sono apparsi le Lucarelli, le Murgia, gli Scanzi che, travestiti da influencer, si sono confusi tra i terrestri, come il marziano David Bowie, alias Thomas Jerome Newton, nel film tratto dal romanzo L’uomo che cadde sulla Terra o, per rispetto di quest’ultimo, sarebbe meglio utilizzare come termine di paragone i bizzarri alieni dei sequel comici di Man in Black. Gli extraterrestri dei nostri tempi sono esseri in apparenza umani e fanno fortuna su questo pianeta sostituendo opinioni sostenute da solide basi culturali, grandi talenti narrativi da giornalista e scrittore, elevate stature culturali con il gossip a oltranza. Mai un opinione su temi di rilievo, non un’analisi sull’attualità, solo giudizi su persone, su ciò che dicono, ciò che fanno e come si vestono, tralasciando rigorosamente tutto il resto. Le loro imprese paragiornalistiche spopolano sul web, sulle TV, finanche sui quotidiani. Sono artefici di una minuziosa opera di ricerca del malcapitato di turno da sputtanare. Non importa chi siano i loro obiettivi quotidiani, l’essenziale è ricoprire di m. qualcuno in modo seriale. D’altronde l’alfabetizzazione del pubblico si è fermata alle immagini sulle schermate di Fb ed è meno agevole leggere e comprendere un vecchio (…ma ancora attuale) fondo del Corriere della Sera di trent’anni fa di Oriana Fallaci, che soffermarsi sui post di Selvaggia Lucarelli che se la prende con Fedez o Belen mentre pontifica sulle categorie vaccinali. È parimenti più suggestivo preoccuparsi dell’immaginario sensibile di Michela Murgia, spaventata dalla divisa del Generale Figliuolo che le ricorda a suo dire quella di un dittatore con buona pace di tutti i militari che stanno vaccinando la popolazione insieme ai civili sul territorio per cercare di immunizzare il Paese, forniture vaccinali permettendo.
Se a interpretare un’epoca ci si deve basare su chi la interpreta, forse è il caso di prendere seriamente l’ipotesi di essere invasi da alieni/influencer o meglio di essere in realtà su un altro pianeta.

Da Marte è tutto, linea alla terra…

Chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi.“ ha detto ultimamente Mario Draghi, con un’insolita autoironia per un Presidente del Consiglio, in un discorso pubblico, dopo aver pronunciato “smart working” e “babysitting”. Certo, sarebbe bello parlare e scrivere più in italiano, ma il mondo con le sue connessioni anglofone da tempo non lo permette.

Mi salta sempre più spesso all’occhio l’accezione “cancel culture” e mentre esploro il Corriere della Sera mi imbatto nella rubrica di Massimo Gramellini Il Caffè. 

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/21_aprile_01/quel-razzista-mozart-66d2f760-9253-11eb-b997-507c83c4e681.shtml

Premetto che stimo Gramellini, pur non condividendo quasi nulla del suo modo di pensare. Molto tempo fa io, Mr. nessuno, inviai una lettera al quotidiano la Stampa in risposta a un suo articolo sui napoletani, che ritenni per me non accettabile. Scrissi una semplice email a un indirizzo generico della testata, convinto di non ricevere mai riscontro, ma lui rispose con una mail personale, quasi scusandosi per i toni del suo articolo. Lo apprezzai molto. Tuttavia, come nelle migliori relazioni, seppur di superficie, la schiettezza è essenziale.

Tornando ai giorni nostri, Gramellini scrive, sul Corrierone di oggi, un articolo sull’intenzione dell’Università di Oxford di abolire Mozart dai propri programmi di educazione musicale. Motivo: i grandi compositori del passato, «in quanto capisaldi della musica bianca, potrebbero creare disagio agli studenti neri». La questione è che il giornalista, pur con la sua proverbiale ironia, si indigna per tale assurdità con lo stupore di chi ha scoperto per la prima volta quelli che egli stesso definisce “i fanatici di ogni epoca”. Strano, considerando che la cultura della cancellazione è l’estremizzazione di un modo di pensare soprattutto del mondo di sinistra con i suoi veti ideologici alla storia, alle singole persone non allineate al pensiero “giusto”. Seppur vero che l’ondata iconoclasta è operata da fanatici  che attaccano monumenti di personalità del passato (Cesare Augusto, Marco Aurelio, Cristoforo Colombo, Picasso ecc.), con scene di delirio e isterismo collettivo, ciò non sarebbe possibile senza una classe accademica, giornalistica o comunque intellettuale, prima ancora che politica, pronta, non solo ad assecondare, ma anche a spacciare giustificazioni concettuali per inquadrare un’ottusa e banale opera distruttrice come un sofisticato effetto collaterale di giustizia sociale. Mi stupisco dello stupore di Gramellini quanto lo sarei nel vedere un bambino sulla spiaggia che prima lancia una pietra e poi ritira la mano. Non so se dopo aver lanciato il sasso dell’indignazione Gramellini ritirerà la mano di fronte ai suoi amici di sinistra, ma liquidare l’idea dei docenti inglesi di Oxford come conseguenza di una bevuta di birra collettiva è un ingenuo tentativo di stendere un velo, molto trasparente, sulle responsabilità reali di una classe pseudo intellettuale e di politicanti (…contrazione di politici farneticanti) radical chic. Cancel culture è un inglesismo, ma molto calzante che però intenderei più come cancellation of culture, solo perché la cultura in generale mette in crisi ogni dogma o inquadramento ideologico. Per questo motivo non è mai gradita nella dialettica del politicamente corretto.

Che c’entra Buzzati? Forse niente o forse molto. Chi sono i Tartari che non arrivano? 

Alcuni decessi, a tutt’oggi non correlabili ad alcuna somministrazione di vaccini, hanno generato, mediati dalla comunicazione, un serio voltafaccia da parte di molti alla ricezione delle dosi programmate. Gli stessi che, condizionati dalle notizie di cronaca, rifiutano la somministrazione per timore che il vaccino sia pericoloso, senza uno straccio di prova o evidenza, si precipitano in massa a giocare a una lotteria pur sapendo delle insignificanti probabilità di successo. Il quotidiano Sole 24 ore  propone un interessante articolo sul tema.

https://www.ilsole24ore.com/art/raro-ma-probabile-perche-ci-piacciono-lotterie-e-abbiamo-paura-vaccini-AD35Z3PB

Qual’è la differenza tra due comportamenti così distanti in apparenza? Le aziende del gioco d’azzardo conoscono bene i meccanismi cognitivi delle persone e sanno che gli esseri umani hanno una fortissima tendenza a sovrastimare la probabilità di eventi estremamente rari come vincere alla lotteria o morire a causa di un vaccino (ammesso che si dimostri che le morti in questione siano correlate alla somministrazione di un dato vaccino) . A sfruttare il primo esempio ci pensa l’industria miliardaria dell’azzardo, mentre, sul secondo, si scatenano da tempo complottisti e bufalari di professione. La tendenza a sovrastimare un accadimento di fatti poco probabili si accompagna simmetricamente alla tendenza a sottostimare la probabilità di eventi molto più frequenti, come avere un incidente in auto mentre andiamo a farci inoculare il vaccino, piuttosto di una reazione avversa grave dopo l’iniezione. Ma tutto questo è prevedibile? Ebbene sì, lo è! Ci si può tranquillamente aspettare che le persone siano attratte da una lotteria e che contemporaneamente si insospettiscano per rarissimi casi di reazioni avverse provocate dai vaccini, tra le quali, ripeto, non si sa nulla di concreto in merito alle morti di cui sopra. Ci si può attendere tali comportamenti anche perché, sono spesso, per non dire sempre, indotti da fenomeni comunicativi. Alla base di questa tendenza alla sovrastima c’è il fatto che alcuni scenari che usiamo per valutare la probabilità di un certo accadimento vengono costruiti più facilmente di altri. Quando abbiamo a che fare con immagini emotivamente coinvolgenti sarà molto più facile costruirci uno scenario preciso di quando, invece, stiamo valutando una situazione nuova, astratta e poco coinvolgente sul piano emotivo. Una vincita alla lotteria e una morte sospetta hanno entrambe tutte le caratteristiche necessarie per tatuare l’evento nella nostra memoria e quando penseremo alla probabilità associata ai due eventi, saremo indotti a stimare valori eccessivi. Non per niente le notizie di vincite, grandi e piccole, sono sempre molto ben pubblicizzate dagli uffici stampa di chi con l’azzardo ci guadagna, perché il loro ricordo le fa apparire più probabili. Di contro quando dobbiamo stimare la probabilità di un certo evento, non sempre le eventuali alternative vengono definite con altrettanta precisione. Se dobbiamo valutare con quale probabilità pioverà domani, non sempre pensiamo alla probabilità con la quale non pioverà e ci sarà vento, nubi leggere, calma piatta o cielo terso. Ci concentriamo su ciò che vogliamo valutare, mentre tutto il resto che potrebbe accadere, magari con una probabilità molto maggiore, rimane nascosta in noi. Solo che chi, per legittimi motivi di profitto, lo sa, lo mette a frutto, mentre chi dovrebbe sovrintendere alla comunicazione pubblica non sembra affatto averne contezza. Il tenente Drogo di Buzzati attende i Tartari quasi tutta la sua vita e quando ormai egli sta morendo comprende che la paura o al contrario l’attesa coraggiosa del loro arrivo è ciò che più temeva, più dell’improbabile accadimento reale.

E allora, anche se con grande fatica e stanchezza per ciò che tutti stiamo vivendo, dico: sforziamoci tutti a superare la paura e facciamo l’unica cosa che conta per la nostra serenità.  Vacciniamoci, punto e basta!

C’era una volta una montagna che stava per partorire. Le contrazioni erano sempre più intense e la terra tutt’intorno tremava. Gli abitanti dei villaggi vicini pensavano che qualcosa di enorme stesse per accadere e si riunirono a pregare, fin quando una scossa violentissima alzò un’enorme nuvola di fumo. Tutti si inginocchiarono e, quando la nube sparì, ecco che dalle rocce fumanti spuntò un topolino.

Parturient montes, nascetur ridiculus mus scrisse Orazio a proposito della favola di Esopo. Nel caso di specie, una fila di ventitré piccoli roditori sono apparsi dopo che tutto il Paese si aspettava, a mezzo stampa, chissà quale svolta. Tutti a incensare un uomo che, seppur prestigioso, ha eseguito né più né meno ciò che il Presidente della Repubblica gli ha detto di fare: tenere insieme i cocci della politica pur di non andare a votare. Il fatto è che la politica oggi è quella roba là. È pleonastico indignarsi per la riesumazione di Brunetta o per la conferma del “ragazzo della Curva B” Di Maio: questi sono quelli a cui gli elettori hanno dato fiducia attraverso un voto che in Italia non sembra più essere fondamentale. Come Gennaro Gattuso che, dopo il 3 a 1, subito contro l’Atalanta, ha dichiarato che un’altra squadra ne avrebbe presi 5 o 6, forse dobbiamo pure ringraziare Draghi per non aver rispolverato il tenero Toninelli controfigura del “Giacomo” della Settimana enigmistica. Forse in un atto di coraggiosa emulazione della politica tedesca il neo Presidente del Consiglio ha pensato a una Grosse Koalition de noartri. Solo che quelli là sono germanici e in nome di una stabilità, pur se ai danni degli altri partner europei, possono pure decidere di far governare la Merkel insieme a tutti i partiti tedeschi fino al 2099. Noi non siamo la grande Germania, al massimo siamo un Granducato di Toscana, un Regno delle due Sicilie o uno Stato Pontificio, tutti disuniti appassionatamente e felici di esserlo senza andare mai a fondo, ma galleggiando in eterno. Per cui lasciamo pure che Di Maio metta a frutto il suo corso di inglese nel quale non dovrà più preoccuparsi dei congiuntivi visto che sono considerati in Gran Bretagna desueti. Speriamo solo che quei topolini nati dalla montagna Draghi, tutti in fila ordinatamente, questa volta investano i fondi europei in qualcosa di più produttivo di una lotteria degli scontrini o in un’invasione di monopattini.

Michele Serra
Non amo Michele Serra, l’ho scritto più volte e non mi dilungherò sui perché, ma di fronte a questo suo post, non posso che togliermi il cappello. Qui non è questione di ideologia, partigianeria o obiettività; nelle sue parole c’è quella sensibilità che ognuno nasconde, forse per un’immotivata forma di pudore, sotto diversi centimetri da noi stessi. È del tutto inutile spiegare certe evidenze e insistere a farlo sarebbe pure dannoso. La capacità delle donne di sovrastare il dolore è cosa risaputa, ma la dote di trasformarlo davanti alla morte in poesia è qualcosa che solo la rozza distrazione maschile non riesce a percepire. È del tutto inutile esorcizzare la paura più grande per definizione con ogni mezzo razionale, semplicemente perché il problema non è la razionalità. Nella descrizione dei saluti delle vedove ai loro amati, descritti da Serra, c’è la sintesi di come solo una donna, con il suo essere tale, sappia affrontare l’ombra della propria angoscia con il bagliore della vita, della natura e del senso di esistere, alla faccia delle tenebre dentro e fuori ognuno di noi. Saper accompagnare chi si ama fino alla fine, ma anche dopo, non è cosa maschile. Noi siamo meno portati alla sobrietà e alla sintesi poetica di fronte al trapasso di chi vogliamo bene. Semplicemente soffriamo, sempre avvitati su noi stessi. Possiamo star male in silenzio o piangendo, ma comunque lo facciamo urlando, forse nell’ennesimo tentativo di attirare l’attenzione su di noi e sulla nostra incapacità di venirne a capo. La dimestichezza, descritta da Serra, delle donne con la morte non è solo resistenza, ma talento nel vedere un “oltre” che annulla il vuoto di chi se n’è andato e lo trasforma in materia fatta di luce, luoghi, oggetti. Cose reali che annullano d’improvviso il niente e lo trasformano in presenza, attraverso ciò che si può vedere, toccare e amare ancora. Non ho mai apprezzato la dialettica sui generi, ma su questo argomento è inutile discutere: chapeau a Serra e a tutte le donne… in quanto donne!

Il Governo francese ha rifiutato il permesso di sbarco a Marsiglia della nave ONG Alan Kurdi  nel silenzio più assordante dei media mainstram e della sinistra immigrazionista italiana. I “Salvini assassino!” dove sono finiti?

https://www.lastampa.it/esteri/2020/09/23/news/migranti-la-francia-l-italia-faccia-sbarcare-alan-kurdi-1.39341040

Se in una mano hai un supplì o il muso unto di porchetta a una sagra e nell’altra mano un pugno di commercialisti in odor di ladrocinio è difficile che questi toni forti non suonino grotteschi o anche tragici”. Così la scrittrice (…fino a prova contraria) Michela Murgia, ospite della trasmissione Otto e mezzo ha definito Salvini. Strano che si dimentichi dei 13 milioni di euro fantasma che la Regione Lazio presieduta da Zingaretti, ha speso per mascherine mai ricevute. D’altronde c’è chi si sporca la faccia con la porchetta e chi ne mangia troppa.

https://www.iltempo.it/politica/2020/07/07/news/nicola-zingaretti-mascherine-gate-sparite-regione-lazio-soldi-milioni-euro-ecotech-truffa-23651774/

Fabio Fazio ha affermato di essere: “Bersaglio facile dei populisti. Per fortuna nessuno mi ha voluto difendere. Sarà mio ospite fisso Roberto Saviano, bisogna recuperare la funzione degli intellettuali in tv”. Il segretario della Commissione di vigilanza RAI Anzaldi però gli ricorda che, nonostante “i populisti” della Lega (prima) e e del M5S (prima e dopo), non solo è rimasto lì dov’è, ma ha continuato imperturbabilmente a incassare il suo cache. Ma il tema vero è il suo budget o la concezione Gramsciana di intellettuale, organico non più alla lotta di classe ma a quella per lo share e la retorica (a senso unico)?

https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2020/09/26/news/fabio-fazio-bersaglio-facile-dei-populisti-per-fortuna-nessuno-mi-ha-voluto-difendere-1.39349429?ref=fbpp&fbclid=IwAR3tj6Loy4H9YhCgMYGem4NPsaswvizueSaPE0gLRBS8PWQzfEdgC9FHkP8

Tre donne di sinistra e alcuni piccoli dettagli. La giornalista e scrittrice Concita De Gregorio ha accusato Alessandro Sallusti in una trasmissione TV di averla chiamata per nome, quando invece tutti gli altri li ha chiamati per cognome. Il secondo esempio è Rula Jebreal. Non è stata invitata al Festival di Sanremo è si è scatenato un affare di stato nel quale si sono pronunciati ministri parlamentari e grandi testate giornalistiche, ipotizzando scelte sessiste, razziste e quant’altro. Nel terzo e ultimo caso Mauro Corona ha dato della “gallina”, nella trasmissione TV Cartabianca, a Bianca Berlinguer, che però non si scompone, non fa la vittima e mantiene dritta la barra della trasmissione. Tre donne di sinistra, ma una delle tre surclassa professionalmente le altre due. Indovinate chi?

Buona domenica.

Alcune domande trascendentali, che ci vengono in mente durante un periodo in cui dubitiamo di noi e della nostra identità, in cui siamo insicuri e incerti, sono: “Chi sono?”, “Cosa sto facendo della mia vita?”, “Dove sto andando?”, etc. L’adolescenza e l’età adulta, si caratterizzano entrambe per una cosa, l’instabilità emotiva. La prima è una fase complicata, segnata da un passaggio complesso tra due età, con crisi di identità nelle quelli ognuno di noi cerca il suo proprio io. Ribellarsi contro tutto e tutti, parlare male, farsi trascinare dalle compagnie. Insomma, cerchiamo chi siamo veramente. Quando si raggiunge la soglia dei quarant’anni c’è un ulteriore punto di inflessione. Siamo adulti, tentiamo di recuperare ciò che ormai è rimasto indietro e spesso ci ritroviamo ad affrontare un’altra crisi in cui non sappiamo il perché ci stiamo comportando come facciamo. In psicologia si può parlare di crisi di identità, in politica no! Ieri, su La7, è andato in onda l’ennesimo spettacolo del “tutti contro uno”: Floris, De Gregorio, Carofiglio vs. Salvini. Tralasciando i temi trattati (o i “non temi” a secondo dei punti di vista), oggetto delle domande poste al leader della Lega, ha trionfato l’equivoco d’identità dei primi tre, due giornalisti/scrittori/politici e un politico/ex(?) magistrato. 

Carofiglio alla domanda di Floris a Salvini su dove siano finiti i famosi 43 mln di euro della Lega oggetto di indagini giudiziarie afferma: «Non sono particolarmente appassionato alla questione specifica né tantomeno ai processi che riguardano personalmente l’onorevole Salvini, peraltro è sempre stata una mia regola di non parlare dei loro processi con gli indagati e con gli imputati perché sono le persone più inattendibili, ovviamente inattendibili. Se uno è indagato per un grave reato come per esempio il sequestro di persona e pensa di essersi comportato bene e magari lo pensa davvero non può entrare in discussione tecnica con qualcun altro…». Nelle prime battute Carofiglio politico afferma di non entrare nei processi ma, un istante dopo, si trasforma in Pm sostenendo di non parlare con indagati e imputati perché persone inattendibili poiché non potrebbero entrare in discussione tecnica con “qualcun altro”, che poi sarebbe egli stesso nella versione Pubblico ministro. Poco dopo però, con un balzo felino, rientra nel suo corpo di senatore del Pd e dice: «Rispetto il punto di vista di uno che è indagato o imputato, ma parliamo di metodo politico: mi sembra che il segretario della Lega abbia, rispetto a uno degli indagati, sulla vicenda dei soldi che circolano all’estero, detto che garantiva personalmente. Non mi interessa specificamente la posizione di questo signore (il commercialista indagato), ma l’affermazione “Garantisco personalmente”…». 

Sorvolando sull’avvilente paragone di Carofiglio, tra Salvini e un fratello di uno dei presunti partecipanti all’aggressione del povero Willy, non è chiaro nella frazione di poche battute cosa egli sia voluto essere: politico, magistrato ancora in servizio, ex Pm nostalgico o figura mitologica antropomorfa che ingloba tutte le altre fattispecie. Se fosse stato un adolescente difficile o un quarantenne tormentato, forse qualcuno l’avrebbe invitato a recarsi da un analista, ma in politica (soprattutto nel versante di sinistra) l’ambiguità è cosa normale se non addirittura auspicabile.

Concita De Gregorio, “pasionaria” di Repubblica, poco dopo ha esordito con un mini comizio nel quale risponde all’affermazione palesemente retorica di Salvini: «La scuola non riapre e gli artigiani e le partite IVA che domani devono pagare le tasse e non riaprono da quattro mesi.» ribattendo che: «…La scuola ha riaperto regolarmente stamattina e sono andati otto milioni di studenti, per cui l’affermazione che la scuola non riapre non mi sembra corrispondente alla realtà». Poi, spostandosi indietro la sua chioma fluente con finto distacco, si ricorda che riaprire la Scuola non è solo il gesto di dischiudere un portone di un edificio, ma far ripartire un istituzione, magari con la presenza anche degli insegnanti e si rifugia citando il Premier Conte che avrebbe scaricato la responsabilità della loro assenza su un “ricatto dei sindacati”. Ma la De Gregorio non aveva appena sostenuto di essere solo una cronista oppure si è tramutata improvvisamente, come in una metamorfosi kafkiana, in un avversario politico di Salvini? Anche lei, in una veste diversa, probabilmente, a braccetto di Floris, più moderato e non per questo meno ambiguo, da adolescenti o quarantenni svalvolati si sarebbero rivolti ai servizi di uno psicologo. Nella realtà irreale invece conducono talk show e vengono pagati da famosi editori per le loro multi identità. D’altronde qualcuno sosteneva che niente è più pericoloso di un’idea quando quest’ultima è l’unica che si ha. Dunque, a parte quell’unica e ossessiva idea di demonizzare Salvini, non riuscendo a pensare a qualcosa di più convincente, tanto vale trasformarsi in tante altre cose, come meglio conviene, in mancanza di idee migliori.

https://vimeo.com/234482460

Sarà capitato anche a voi 

di avere una musica in testa, 

sentire una specie di orchestra 

suonare suonare suonare suonare, zum zum zum zum zum zum zum zum zum, 

la canzone che mi passa per la testa, 

non so bene cosa sia 

dove e quando l’ho sentita, 

di sicuro so soltanto che fa 

zum zum zum zum zum zum zum zum zum, Ecc. Ecc.

Ci vuole una certa età per ricordarsi questo motivetto. Era come un mantra ed io, seppur bambinetto, la ricordo come fosse stata cantata ieri per la prima volta. Quel zum zum zum zum zum zum zum zum zum è come un richiamo irresistibile, una voce che attira chi l’ascolta lontano dalla realtà, come il flauto magico del pifferaio di Hamelin. Lui se ne intendeva di suoni ipnotici e dopo aver derattizzato la cittadina danese, scontento per non essere stato retribuito, ha ben pensato di de-cittadinizzare Hamelin, riservando ai suoi ingrati abitanti la stessa fine delle zòccole affogate. In questi giorni i pifferai dei media del PPC (Partito Politicamente Corretto) hanno, tanto per cambiare, corretto bene il tiro sulle notizie in prima pagina. Ormai il caso nazionale è “i furbetti dei seicento euro del bonus Covid”. Tutta Italia si indigna, guidata da flautisti esperti come Travaglio, Scanzi, Gomez, Serra e compagnia cantando, anzi suonando. Solo gli ipoudenti o gli affetti da sordità totale, ignorano i pistolotti moralisti suonati da quella larghissima schiera di flautisti dell’indignazione facile e unidirezionale. Immuni dalle note musicali distraenti del giornalismo à la page, si sono resi conto che mentre il Paese inorridisce per quattro o cinque Parlamentari, scoperti nell’esercizio della propria meschineria, la Giustizia, intesa come sistema, è ormai un deserto di macerie. Zitto, zitto il Guardasigilli, (forse durante la vicenda Palamara e tutte le altre non emerse, non stava guardando i sigilli, ma fissava qualcos’altro), ha approvato un testo di riforma del CSM che andrà in Parlamento, efficace come uno spruzzo di Autan contro il Covid 19.

https://www.ilsole24ore.com/art/sorteggio-quote-rosa-e-stop-porte-girevoli-pista-delega-che-riforma-csm-ADlbuRi?refresh_ce=1

Tutto ciò nel silenzio totale dei media più gettonati del Paese. Tutti a commentare i seicento euro richiesti da cinque pidocchiosi (…e certamente molti di più) piuttosto che rabbrividire per ciò che si rischia varcando l’aula sbagliata di un Tribunale. Inquieta l’inerzia che lo Stato adotta quando c’è da entrare in un Sistema di potere come quello, ma evidentemente non abbastanza per interessare l’informazione e i cittadini. Certo, chi non ha mai vissuto in prima persona esperienze giudiziarie finite male o bene ma dopo anni di distruzione morale, psicologica e fisica, normalmente sbraita giudizi prendendosela con l’integrità divina di tutti i magistrati solo per il fatto di chiamarsi così. Poi, quando qualche benpensante progressista con l’erre moscia, finisce nel tritacarne, domina il silenzio di tomba esistenziale. Chi però non sta zitto e non segue le sinfonie narcotizzanti dei pifferai mediatici è considerato canea rabbiosa. Per favore se c’è qualcuno che ha problemi di udito e non riesce a seguire zum zum zum zum zum zum zum zum zum la canzone che vi passa per la testa, per favore batta un colpo!

grazie

https://twitter.com/guidocrosetto/status/1288367682757308416?s=21

Clamorosa rivelazione del Direttore de “La Stampa” su la7! «Tra le leve che spingono questo Governo a nascere, lo dobbiamo riconoscere, c’è la tutela dell’esigenza di preservare un’ordine mondiale perchè, diciamolo chiaramente, un’ordine mondiale esiste, c’è. Sono le esecrate elìte, sono i tecnocrati, chiamiamoli come vogliamo, però tutto quello che rappresenta una minaccia all’ordine costituito viene guardato dalle cancellerie e dalle tecnostrutture con qualche preoccupazione: Salvini era una minaccia a questo ordine costituito. Non sto dicendo che necessariamente fosse una minaccia democratica. Lo era per l’Italia, un po’ meno per l’Europa, ma per l’Europa era una minaccia perché rimetteva in discussione tutta una serie di certezze, giuste o sbagliate che siano, che erano state acquisite nei decenni.»

In queste chiare parole Massimo Giannini, direttore de La Stampa dice sostanzialmente che 1) la democrazia è solo uno scherzo spiritoso, 2) la sovranità italiana è come un vestito di carnevale e soprattutto, 3) almeno sul piano del suffragio, come cittadini non contiamo un c…o. A rivelarlo non è l’addetto stampa di Pinochet o la “canea”, così definita da Michele Serra, fascioleghista antigovernativa, ma un giornalista proveniente da Repubblica, oggi Direttore di uno dei maggiori quotidiani italiani moderati. Con estrema serenità egli ha affermato cose che chi non è di sinistra e gode di qualche neurone sano per porsi dei perché (prima di dare libero sfogo alla lingua), pensa e sostiene da sempre. Il tema  però non è il virtuoso ravvedimento di Giannini che, probabilmente, fosse stato ancora un semplice dipendente di Repubblica, non si sarebbe mai ravveduto, ma il suo candido pragmatismo. Il tono delle sue parole è quello di chi sostanzialmente dice: Voi che avete fiducia nell’efficacia di un voto democratico davvero ci credete? Nessuno di voi sapeva che votare è pleonastico? Tanto sono “le Cancellerie”, “le tecnostrutture” e “l’ordine mondiale” a decidere cos’è e cosa non è necessario per il nostro Paese e non certo voi, ingenui elettori. Giannini con quelle parole ritiene del tutto naturale che, qualora Salvini, Meloni e Berlusconi rischiassero (come sembra evidente) di vincere a mani basse le elezioni, basterebbe abolirle o eventualmente cancellarli dalle scene politiche. Se infatti avessero già vinto, basterebbe il solito avviso di garanzia assestato con il metodo impropriamente definito “Palamara” per accontentare le élite dell’ordine mondiale. È inutile far credere che quel tipo di strumento lo abbia inventato il vituperato ormai ex magistrato: i Palamara e gli avvisi di garanzia a orologeria esistevano già da decenni. Come si spiega che sul Corriere della Sera campeggi in prima pagina la faccia scavata del Governatore di Centrodestra della Lombardia, con i suoi problemi giudiziari e non vi sia traccia del faccione di quello di Centrosinistra della Puglia con le indagini a suo carico sui finanziamenti illeciti delle primarie Pd? In compenso svetta tra i titoloni del Corrierone il nuovo incarico del leader pentastellato Di Battista improvvisatosi (…anche in questo caso) barman estivo nel locale di un parente al Lido di Ortona. D’altronde non c’era alcuna necessità di scomodare il Bildenberg per capire che le elezioni sono del tutto decorative: basta prendere atto dell’attività politica da mixologist dell’ex onorevole Di Battista. Il Recovery found dopo un Frozen Margarita ben miscelato ha tutto un altro effetto…