Piove! Dopo settimane di siccità si rivede l’acqua. Riemergono i fantasmi, non al tempo del colera, ma del Covid19, un po’ come la passione raccontata da Gabriel Garcia Marquez di Florentino Ariza che confessa a Fermina Daza di essere ancora innamorato di lei a distanza di oltre mezzo secolo. Sembra che anche oggi i morti e sepolti si tengono in vita artificialmente con la forza dell’ossessione. Passeggio sotto i portici con il mio Green al guinzaglio e noto all’esterno di un’edicola chiusa un manifestino nel quale LaRepubblica pubblicizza al prezzo popolare di nove euro e novanta un libro di un certo Francesco Filippi dal titolo: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo. Mi torna subito in mente quella frase pronunciata spesso da mia madre. Lei, anno 1919, è stata testimone oculare di quel periodo. La sua età le ha consentito di vivere e costruirsi un’opinione, seppur soggettiva. Nel proferire quella formula non intendeva ergersi in alcun giudizio storico/politico. Esprimeva a distanza di decenni la sua esperienza di ragazza vissuta in tempi di guerra e distruzione sotto un regime totalitario. Oggi, se fosse viva, avrebbe centouno anni e non trentanove come il giovane autore del suddetto volume. Ho provato a capire di più e sono andato sul sito di LaRepubblica: https://www.repubblica.it/robinson/2020/02/13/news/mussolini_ha_fatto_anche_cose_buone-248429778/

Non è servito a molto. L’articolo, come prevedibile, è una semplice recensione in formato propagandistico che incensa lo “smascheramento” delle fake su luoghi comuni tipo “i treni passavano in orario“ o “Mussolini ha dato la pensione agli italiani” e auspica l’utilizzo del volume a fini didattici, come fosse la Divina Commedia o i Promessi sposi. Addirittura secondo il giornalista, cito l’articolo: “dovrebbe essere adottato nelle scuole, come fondamentale compendio della storia del ‘900, ma non solo. Il testo insegna un metodo di indagine utile per smontare non solo le falsità del passato, ma le bufale contemporanee.”

A parte il divertimento che mi pervade leggendo il suggerimento di innalzare l’opera suddetta a classico da adottare nelle scuole, mi assale un dubbio atroce che nulla ha a che fare con il contenuto del libro. Premetto che non l’ho letto, ma dall’articolo è facile farsene un’idea sommaria e quindi mi chiedo: siamo certi che nel 2020 a qualcuno, a parte gli editori e i redattori di Repubblica, interessi veramente se i treni di Mussolini dopo il 1922 arrivavano in orario o se quest’ultimo ha realmente bonificato le paludi pontine? Siamo proprio convinti che i fascismi di oggi siano la copia carbone di quello della marcia su Roma, fatta da braccianti con i calzoni alla zuava e con le divise rattoppate della Grande Guerra? Quei signori di Repubblica  pensano davvero, lanciando un volumetto di uno “storico” trentanovenne, di fermare il pericolo “incombente” di un revival fascista spiegando ai bambini in età scolare che “il ventennio” del secolo scorso è stato l’origine di tutti gli imbrogli di oggi e che tutti rischiamo di ricadere a breve sotto una  nuova dittatura nera dalle fregature solenni? Oggi i problemi prioritari del nostro Paese sono davvero i siti web “neri” che propagandano cazzate surreali pari solo a quelle dei siti ultracomunisti e antagonisti di analogo peso culturale? Non pretendo che il signor Filippi, in nome del suo smontaggio delle falsità del passato o delle bufale contemporanee, si dedichi a ciò che ha rappresentato (e ancora rappresenta) lo stalinismo e il maoismo nella pseudocultura di molti giovani, ma almeno mi aspetto che suoi editori la piantino di prendere in giro il prossimo con la loro ossessione sul fascismo del ventennio, che peraltro Eugenio Scalfari ha conosciuto bene essendone stato, al tempo, un acceso sostenitore. Se scrivessi un volume sulla rievocazione delle atrocità avvenute in occasione della colonizzazione della Libia nel 1911 ad opera del governo Giolitti, non mi filerebbe neanche il portinaio della sede di Repubblica, eppure i fatti non erano tanto distanti dal ventennio fascista. Ma Giolitti non ha lo stesso appeal di Mussolini. Se proponessi all’autore di cui sopra di sventare le fake che vogliono i comunisti di sempre contro ogni conflitto e a favore della pace universale, gli chiederei di scrivere insieme a me un saggio sulla soddisfazione di Karl Marx, ottant’anni prima, in merito all’occupazione coloniale dell’Algeria da parte della Francia, ma anche di questo evidentemente non fregherebbe niente a nessuno ed è giusto che sia così. Per cui cito la suggestiva frase tra di rito trovata al fondo dell’articolo sul portale di LaRepubblica, attribuita a Carlo Verdelli: “La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile

Così, tanto per sentirmi più al sicuro…

Il re si è rivestito! Un tempo era nudo, anche se tutti facevano finta di vederlo agghindato con stoffe preziose, ma oggi si è rivestito con la giacchetta del Masaniello contemporaneo. Masaniello è crisciut’, Masaniello è turnat’, Je sò pazz, Je sò pazzo direbbe Pino Daniele a proposito di Di Maio. Già, perché il Luigino di Pomigliano sembra, non solo essere uscito dalla leadership del M5S, ma anche dal Governo di cui è parte dal 2018. È singolare che un Vicepremier prima e Ministro degli Esteri poi, durante il Governo che egli ha rappresentato e rappresenta ancora, dia un allarme alle piazze contro la “Restaurazione” legata al rischio di naufragio del progetto di legge contenente la questione della prescrizione e al ritorno dalla finestra dei vitalizi dei Senatori.

https://www.corriere.it/politica/20_febbraio_05/prescrizione-vitalizi-maio-tutti-piazza-contro-restaurazione-a14fffaa-4808-11ea-9387-c272ba1d511e.shtml

Giggino, notoriamente un po’ debole in geografia, forse si è ricordato che il termine “Restaurazione” è legato alle deposizione di Napoleone Bonaparte. Dunque, o si sta identificando nell’Imperatore deposto o in uno dei tre tra Danton, Marat e Robespierre che però ai tempi di Napoleone erano già stati disintegrati dalla storia. Di fatto resta il dubbio: ma se da due anni Di Maio governa il Paese, con chi se la sta prendendo, aizzando le piazze? Forse si sta scagliando contro i suoi alleati di oggi e di ieri? Forse sta additando le oscure forze all’interno del Movimento come il male restauratore? Oppure sta  inscenando l’Editto di Franceschiello della Real Marina Borbonica: All’ordine “facite ammuina” tutti chilli che stanno a prora, vann’ a poppa e chill che stann’ a poppa vann’ a prora; ecc.?

A proposito di ammuina e di vitalizi, Di Maio ha dichiarato che «C’è una commissione che sta ricevendo 700 ricorsi di senatori che, poverini, rivogliono il vitalizio. E chi c’è a capo della commissione? Il senatore Caliendo, che, se quella commissione accoglie i ricorsi, avrà il vitalizio quando smetterà di fare il senatore. Cioè una persona totalmente in conflitto di interessi». Non so chi sia questo Senatore Caliendo, ma so molto bene chi è Roberto Fico. Da un articolo su Il Tempo

https://www.iltempo.it/politica/2020/01/05/news/roberto-fico-concorso-annullato-camera-dei-deputati-montecitorio-conflitto-di-interessi-m5s-meloni-bisignani-1262417/

pare che il Presidente della Camera dei Deputati abbia bandito un concorsone per funzionari interni, in barba alla scarsa produttività di numerosi parlamentari e del taglio dei costi auspicato dal suo ex capo politico. Non solo, ma secondo l’articolo, Fico sarebbe anche il Presidente della Commissione esaminatrice del mega concorso, al quale parteciperebbero un cospicuo numero di deputati del M5S in odore di ritorno alla realtà, ma quella reale di tutti i giorni dalla prossima legislatura. Ma, come si sa, per Il Masaniello Di Maio il conflitto di interessi è sempre altrove.

Masaniello è crisciut’, Masaniello è turnat’…

Seduto in quel caffè, Io non pensavo a te, Guardavo il mondo che, Girava intorno a me…
Ebbene, oggi non è il 29 settembre ma il 14 gennaio del 2019 e mentre gustavo il mio caffè prima di andare in ufficio ho dato un’occhiata ai titoli dei principali quotidiani per guardare il mondo che mi gira intorno, come suggerisce Lucio Battisti. Corriere della Sera, taglio alto (articolo principale):« POLEMICHE SUL CELIBATO Ratzinger chiede di togliere la sua firma dal libro del cardinale Sarah. Lui: «Ecco le lettere, lui sapeva». Taglio medio: REALI La Regina e gli anni di «libertà» a Malta, ecco perché capisce Harry e Meghan Elisabetta ha deciso: «Sì a nuova vita». Taglio basso: Inverno alla rovescia: neve sui dromedari in Arabia, a Londra fiori nei giardini. La Repubblica, Taglio alto: La Corte d’Appello di Torino: “C’è un nesso tra uso del cellulare e alcuni tipi di tumore”. Taglio medio: Tennis, ritiri e malori per il fumo degli incendi: è caos all’Australian Open. Taglio basso: M5s, la svolta in Rousseau: lascia il numero due Bugani, incarico per Di Battista. La Stampa, taglio alto: Ratzinger-Sarah, scoppia il “libro gate”. E Gänswein chiede di rimuovere la firma del Papa emerito. Taglio medio: Sarraj firma la tregua in Libia, ma Haftar strappa e lascia Mosca: “Accordo inaccettabile”. Taglio basso: Meghan non voleva più sentirsi dire da William che cosa poteva e non poteva fare.
Dalle notizie in prima pagina desumo che sia bastato ricacciare “il mostro verde” Salvini   nelle condotte fognarie, come auspicato dai pesciolini azzurri che ripopolano le piazze-acquario del Paese, per eliminare il malcontento degli italiani. Non si parla più di politica e del nostro malumore. Da un momento all’altro siamo diventati tutti così felici che la recessione economica, la crisi del lavoro, la fiscalità senza una logica di crescita, l’immobilismo decisionale non esistono più. È black out mediatico sul Governo, sulla sua politica ma anche sull’opposizione e la sua azione di alternativa. Chissà, forse lo tsunami di malmostosità montante minacciava di portar via senza pietà quel simulacro di ministri, viceministri, sottosegretari, a partire dal Premier “Giuseppi”. Di quest’ultimo si apprezza la recente “sferzante” dichiarazione di politica estera: “l’Italia sostiene per la Libia il percorso già disegnato sotto l’egida Onu”. In compenso il numero uno della Farnesina, il Ministro Di Maio, ha usato parole ancora più forti: “Non ci può essere una soluzione concreta e duratura senza il coinvolgimento di Paesi vicini alla Libia, così come l’Algeria e il Marocco. È insieme che bisogna lavorare verso un nuovo approccio, che coinvolga tutti al tavolo del dialogo”. Mentre mi chiedevo quanti chilometri dividessero la Libia dal Marocco, e al peso internazionale dell’Italia pari a quello di un neutrino, ho pensato che il trattamento da allievi di scuola materna riservatoci da questi politici in fondo è proprio ciò che ci meritiamo. Siamo solo capaci di guardare dietro di noi. Bettino Craxi, affossato dall’ipocrisia che ci contraddistingue (…e anche dal PCI), oggi sarebbe un gigante in mezzo ai lillipuziani, ma questo non significa che il presente e il futuro non possano essere migliori di un Giuseppi o un Giggino o anche di un brutto sporco e cattivo Salvini. Possibile che per augurarsi un Paese più stabile e più competitivo con il mondo si debba ricorrere all’imitazione di Craxi e della sua impressionante leadership nel bene e nel male? Possibile che la narcosi giornalistica sui temi nostrani si prefigga di addormentare la marea di scontenti che, a parte le piazze, avrebbero come unica espressione un voto continuamente negato? E allora, ripensando a queste cose, mi sono immerso nelle vicende di Harry e Meghan e tuttavia Mi son svegliato, E sto pensando a te, Ricordo solo che, Che ieri non eri con me…

Migliaia di persone a Piazza San Giovanni per la manifestazione delle Sardine! Sono contento per l’opportunità di capire finalmente cosa sono e cosa chiedono. Sono diversi giorni che vago inutilmente sul web per cercare una proposta politica del movimento, un manifesto programmatico, un’esplicitazione di un’idea, ma niente. L’unico dato di partenza era ed è ancora l’anti salvinismo pro Bonaccini alle prossime elezioni regionali in Emilia. Qualche giorno fa su La7 Mattia Santori, uno dei leader delle Sardine, anche se nega questa attribuzione, ha dichiarato che avrebbe svelato il programma politico del movimento proprio a Roma alla manifestazione di oggi. 

https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/sardine-mattia-santori-il-nostro-programma-aspettiamo-la-manifestazione-di-roma-05-12-2019-297037.

Ho atteso con ansia e, fiducioso, ho consultato finalmente il Corriere della sera che riportava il titolone: Cos’è e cosa chiede: la storia del movimento

Ma, nulla di fatto! Ampi reportage sulla biografia delle Sardine, (…circa 40 giorni di vita) e sui suoi ideatori, ma nulla sulla proposta politica. E allora mi viene da pensare. Cerco di capire e mi imbatto su una pagina web della Treccani sui movimenti e sugli studi fatti su di essi

http://www.treccani.it/enciclopedia/movimenti-politici-e-sociali_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

dalla quale noleggio a titolo gratuito alcune considerazioni: Gli schiavi ribelli che sfidarono l’Impero romano rischiavano la morte in caso di sconfitta; i dissidenti religiosi che promossero la Riforma affrontarono rischi analoghi; e gli studenti neri delle università americane del Sud, costretti a sedere a tavoli separati alla mensa, non si aspettavano certo grandi festeggiamenti dai bianchi che li aspettavano fuori, pronti ad aggredirli con bastoni e violenze verbali. Gli attivisti non rischiano la vita né sacrificano il proprio tempo per le attività di un movimento sociale, se non ritengono di avere un buon motivo per farlo…Il denominatore comune della maggior parte dei movimenti è  l’interesse…ciò che distingue un movimento da una semplice manifestazione di protesta è la capacità di sostenere l’azione collettiva contro gli antagonisti.

La Treccani cita  inoltre diverse tipologie di movimenti. Questo sembra il paradigma di quei movimenti cosiddetti espressivi: quelli il cui rapporto con le istituzioni è in fase emergente e improntato all’opposizione. Si tratta di movimenti instabili nella forma e spesso effimeri. Poiché le loro rivendicazioni il più delle volte sono circoscritte a un singolo tema o a una singola campagna, spesso i movimenti come tali scompaiono dopo che le tematiche attorno alle quali si sono organizzati diventano superate. Ancora più spesso, però, dopo la fase di emergenza iniziale, essi mutano il loro carattere passando a una forma più stabile di interazione con le autorità o con le élites. In sostanza stiamo assistendo a un movimento, nato da qualche giorno a Bologna in piena campagna elettorale con una manifestazione anti Salvini, che si dichiara non schierato partiticamente, ma appoggia in Emilia Romagna il candidato PD Bonaccini, ma che però non ha un suo programma politico. Se fossi stato oggi un ventenne e fossi voluto andare in piazza San Giovanni forse non mi sarei accontentato di sostenere un movimento del quale si sa solo da dove è partito, ma non sa dove voglia andare ed eventualmente come ci voglia arrivare. Peraltro lascia perplessi il fatto che l’unica certezza delle Sardine e cioè l’opposizione al populismo e al sovranismo, in particolare della Lega, sia diretto a chi sta oggi all’opposizione. Comunque rimango fiducioso di conoscere al più presto quali siano le idee del nuovo soggetto,  sempre che non sparisca prima, inghiottito da qualche forza politica di sinistra che al posto della formazione delle vecchie scuole di partito sta pensando di svezzare sul campo quattro giovani dal radioso futuro parlamentare.

L’allergia ai perché: Liliana Segre e l’uomo forte.

La statistica e le emozioni

La statistica registra o provoca emozioni? In questo caso entrambe le cose.

Il rapporto annuale CENSIS si è espresso!

http://www.censis.it/rapporto-annuale/il-furore-di-vivere-degli-italiani

Nello stesso sito web sono disponibili i risultati commentati in modo divulgativo senza tassi, varianze, deviazioni standard. Tra i vari dati è emerso il seguente: Il 48% degli italiani oggi dichiara che ci vorrebbe un «uomo forte al potere» che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni (e il dato sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai).

La corsa all’indignazione è scattata come un elastico teso e poi mollato di botto. Ogni anno la presentazione del rapporto suscita reazioni anche se i dati non sono tanto diversi dall’anno precedente, come ho già scritto in un post di circa dodici i mesi fa. I Tg quasi a reti unificate hanno trasmesso lo spezzone dove Liliana Segre, imbeccata sul suddetto dato statistico, ha dichiarato: “Chi vuole l’uomo forte al potere non l’ha provato, non sa di cosa parla” con grande soddisfazione degli indignati e indignanti di professione.

https://www.corriere.it/economia/consumi/cards/rapporto-censis-2019-italiani-stressati-diffidenti-affascinati-dall-uomo-forte/italiani-vittime-stress_principale.shtml

Se una donna di ottantanove anni che ha vissuto il fascismo e il nazismo da ebrea sulla propria pelle nel vero senso della parola, dichiara tutto questo non solo non è strano, ma non è neanche una notizia. L’ovvietà, anche su temi del passato che banali non potranno mai essere, è utilizzata giornalisticamente per evitare di affrontare altre questioni che quei dati dovrebbero suscitare nel nostro presente. La Senatrice a vita nella sua lapidarietà ha solo espresso, durante la sua visita al memoriale della Shoah, il suo senso di disagio tutto volto alla propria terrificante esperienza e a quella di milioni di altri esseri umani e quindi non può essere né valutata né commentata perché è come giudicare un grido di dolore. Se ne può solo prendere atto anche se un’altra cosa sarebbe fattibile, anzi doverosa e non certo da parte sua: porsi dei perché. Se oggi, non nel 1934, il 48% del campione intervistato si dichiara a favore di un uomo forte, senza in massima parte mai aver conosciuto il fascismo, ci saranno dei motivi? Qualcuno se li è posti? Se li doveva porre la Senatrice Segre o la classe politica e amministrativa che in questi anni, oltre a gridare al “rischio fascismo”, (…magari trasformando in reato il possesso dei souvenir di Mussolini), avrebbe dovuto interpretare il disagio degli italiani? Qualcuno si è preoccupato di analizzare i bisogni del Paese, magari partendo proprio dalle statistiche del CENSIS, invece di inveire contro lo “sporco fascista” nascosto dentro ognuno di noi? Non dimentichiamoci che quella parte nero notte acquattata nell’anima di ognuno, così come accaduto quasi cent’anni fa, emerge quando il disagio sociale economico e di valori è diffuso, forte e soprattutto sottovalutato. È di grande attualità l’indignazione per la sottostima del rischio fascismo, nazismo, razzismo, ma la sottovalutazione del disagio di una nazione non sembra interessare i politici, i giornalisti, gli amministratori pubblici e chiunque altro debba prendere decisioni per il Paese.

La vocina dei numeri

È più semplice stigmatizzare la punta dell’iceberg che affrontare ciò che è nascosto sotto il mare. Lo stesso rapporto CENSIS con altri dati fornisce informazioni sui bisogni espressi dagli italiani:

L’incertezza è lo stato d’animo con cui il 69% degli italiani guarda al futuro, mentre il 17% è pessimista e solo il 14% si dice ottimista.

Il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale sia bloccata. Il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale, perché è difficile salire nella scala sociale. 

Il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso.

il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o senza un motivo preciso.

Il 75% degli italiani non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni).

Il 76% non ha fiducia nei partiti (e la percentuale sale all’81% tra gli operai e all’89% tra i disoccupati).

Intolleranza ai perché

A fronte di tutto questo sembra contare solo la mirabile suddivisione tra sinistra e destra di Corrado Augias in pensatori vs. idioti, citata nel mio post precedente,(complice Pierluigi Bersani), o la “risolutiva” legge Fiano contro l’apologia di fascismo, oppure l’alzata di scudi giornalistica contro un titolo del Corriere dello Sport ritenuto offensivo se non razzista. Si sta diffondendo una strana forma di intolleranza allergica ai perché delle cose. Se qualcuno osa chiedersi come mai avvengono alcuni fenomeni viene dimenticato o tacciato di autoritarismo. Forse è il caso di una terapia desensibilizzante contro l’intolleranza ai perché…

Distrazione di massa

Clima piovoso. Tutta Italia sguscia tra pozzanghere, porfidini viscidi e grondaie intasate dalle foglie. Il rumore costante della pioggia  stimola a rimanere sotto strati di plaid e piumoni pur di non affrontare le mattinate feriali sotto l’acqua. Il maltempo è l’ideale per distrarsi dalle cose reali che nel frattempo continuano ad avvenire, anche se occultate dalla nostra distrazione. Qualcuno lo sa molto bene. Ogni volta che le cose vanno male, per non dire malissimo, e al governo c’è la sinistra “de noartri”, parte una campagna di distrazione di massa. Come in una prevedibile perturbazione autunnale dagli arsenali si mobilitano emergenze razzismo, terrorismi nazisti e impellenze fondamentali come lo ius soli. La pioggia induce a rimanere chiusi in casa al calduccio e l’indignazione pilotata invoglia a non pensare alle cose realmente urgenti di un Paese vittima di sé stesso e, come direbbe Gianni Canova, della propria ignorantocrazia. Quest’ultima va intesa come potere che ignora e che si affanna a distrarre in ogni modo le persone purché ignorino. La questione del mercato del lavoro, a cui si aggancia il dramma dell’Ilva di Taranto, la totale disconnessione tra fiscalità e mondo reale, il sistema giustizia che è sempre più simile a un tritacarne, sono temi di cui evidentemente si ha paura di parlare o di farlo sulle prime pagine. Meglio distrarre le masse con il pesce azzurro. Banchi di sardine, guidati dalla stessa mano sinistra che mena il can per l’aia sull’indignazione di massa,  nuotano da una piazza all’altra con in testa un unico scopo: demonizzare Salvini. E quando, ammesso che ci riescano, il diavolo sarà ricacciato all’inferno a suon di pinnate, torneremo a parlare di come affrontare i problemi reali? Non credo. Penso che si andrà alla ricerca di qualche altro Salvini da disegnare a testa in giù, da dare in pasto a qualche migliaio di ragazzini mentre, vestiti da pescetti,  festosamente continueranno a illudersi di difendere una democrazia che tale non è mai stata. Nel frattempo gente col faccione giocondo di Zingaretti continuerà ad abbarbicarsi a un potere che nessuna maggioranza elettorale, al netto di quelle parlamentari tra le più avvilenti, gli ha concesso. È tenero pensare che quei ragazzi usino come slogan io non abbocco quando non c’è n’è alcun bisogno: sono pesci già nati e cresciuti in una vasca da allevamento e i proprietari sono gli stessi di sempre.

Premonizioni della Commissione Europea

Sono cresciuto in un clima industriale. Mio padre e mio fratello hanno passato la loro esistenza nel mondo dell’acciaio. Laureato in Economia e Commercio il primo e ingegnere il secondo hanno segnato con i loro racconti la mia infanzia. Falck e Italsider (Ilva), erano di casa a tavola la sera e il fascino del mio passato prende il sopravvento e mi porta a esprimere alcune considerazioni.

Era il giugno del 2013 e la Commissione Europea già lanciava l’allarme sulla crisi continentale dell’acciaio: “L’industria siderurgica europea si trova a subire contemporaneamente gli effetti di una scarsa domanda e di un eccesso di capacità su un mercato dell’acciaio globalizzato; al tempo stesso deve sopportare prezzi elevati dell’energia e ha bisogno di fare investimenti per adeguarsi all’economia verde e produrre prodotti innovativi.” E poi continua a proposito di produzione e quote di mercato: “La Cina domina oggi la produzione mondiale di acciaio: la sua produzione di acciaio grezzo, pari al 39% del totale dell’Asia nel 2000, è salita al 71% nel 2012. Questo aumento della produzione ha determinato un eccesso di capacità sul mercato interno cinese e fatto sì che il paese, un tempo importatore netto, si trasformasse nel maggiore esportatore di acciaio a livello mondiale. L’industria siderurgica cinese rappresenta attualmente quasi il 50% della produzione mondiale di acciaio.

Quindi, in poche parole, in Europa si produceva troppo acciaio con costi energetici troppo alti anche in termini di sostenibilità ambientale vista la produzione asiatica anch’essa eccessiva, ma a costi più bassi per motivi di deregulation. 

Le reazioni italiane

Da allora, in Italia, ben cinque governi e quattro Commissariamenti industriali hanno fatto poco o nulla per prendere sul serio la relazione della Commissione Europea. Solo nel 2018 un gruppo industriale franco-indiano Arcelor Mittal firmò un accordo con il Governo Gentiloni, a fine mandato, secondo cui i futuri acquirenti e/o Commissari, per poter attuare il piano ambientale della fabbrica, con un investimento di due miliardi di euro, sarebbero rimasti immuni da vicissitudini giudiziarie derivanti dal passato, a loro evidentemente estranee. Questo è stato il primo atto più concreto di consapevolezza di una situazione industriale diventata difficilissima da parte di un Governo. Ma nel luglio 2018 l’allora Ministro per lo sviluppo economico  Luigi Di Maio prima avviò un’indagine circa la legittimità della gara d’assegnazione dell’Ilva a Arcelor Mittal, dichiarando un mese dopo: “Se oggi, dopo 2 anni e 8 mesi, esistessero aziende che volessero partecipare alla gara, noi potremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità. Oggi non abbiamo aziende che vogliono partecipare, ma se esistesse anche solo una azienda ci sarebbe motivo per revocare la gara”.

All’interno del dl crescita, nel maggio 2019, si avanzò l’ipotesi di eliminare lo scudo penale e di mettere i vertici Ilva, presenti e passati, di fronte alle loro presunte negligenze e responsabilità retroattive. Centosessantotto senatori lo scorso 23 ottobre hanno votato  a favore dell’eliminazione dello scudo penale sull’ex Ilva ad Arcelor Mittal. Si è trattato del voto favorevole ovviamente di senatori dell’attuale maggioranza del M5S e sorprendentemente di Pd, Leu, Gruppo Misto ed Italia Viva di Renzi che hanno accolto un emendamento presentato dalla grillina Lezzi, visto che erano gli stessi gruppi parlamentari protagonisti della sottoscrizione dell’accordo di segno completamente opposto con Arcelor Mittal, durante il precedente Governo Gentiloni nel 2018.

Imprenditori, Stato e interessi socio-sanitari

Non si sa quale imprenditore straniero, sano di mente, potrebbe decidere di investire in una nazione dove si dice una cosa e poi si fa l’esatto contrario. Soprattutto chi investirebbe due miliardi di euro per risanare rischiando chiusure coatte degli stabilimenti da parte della magistratura con relativo coinvolgimento giudiziario dei vertici aziendali, per fatti avvenuti decenni prima del loro arrivo. Una cosa però è certa: gli interessi, sia di salute che di lavoro, di circa ventimila persone con relative famiglie il cui destino doveva essere preso in considerazione dai Governi italiani ben prima del 2013 e comunque almeno da allora, visto l’allarme della Commissione Europea, sono passati totalmente inosservati.

https://www.panorama.it/news/politica/tolto-lo-scudo-legale-ad-arcelormittal-sullex-ilva/

https://www.panorama.it/economia/ilva-taranto-storia-tappe-fallimento-italia-tumore-ambiente/

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52013DC0407&from=EN

Così parlò Fabio Fazio:

«Il Prof. Prodi ha detto in un intervista rilasciata a Repubblica che il PD si dovrebbe presentare con un solo ordine del giorno: lotta spietata all’evasione fiscale. Perché non è possibile equiparare a un crimine gravissimo l’evasione fiscale in questo Paese e recuperare i soldi? Ma quelli veri, quelli totali che esistono e non riusciamo a prendere hanno un’evasione talmente grande che risolverebbero i nostri problemi…»

Questa è  la testuale domanda di Fabio Fazio in TV all’ex ministro Giovanni Tria e a Carlo Cottarelli, entrambi invitati ieri sera a Che tempo che fa su Rai 3. Non cito la risposta dei due economisti perché uno ha rammentato i suoi meriti sull’avvio della fattura elettronica, come inizio di un nuovo corso teso al recupero della fiscalità perduta e l’altro ha cambiato discorso.

Premetto in anticipo e a scanso di equivoci la mia palese antipatia per Fabio Fazio e preciso che non è di natura ideologica, ma del tutto personale. Non mi piace il suo sorrisino accomodante, la sua retorica d’antan, l’eccesso sino all’inverosimile di cortesia di facciata. Non mi convincono le scuse a suo discarico che giustificherebbero questi atteggiamenti come necessari per esigenze televisive. Insomma, lo trovo irritante. Questa volta ho trovato irritante anche il suo show populista sull’evasione fiscale. La citazione di uno come Romano Prodi, autore dell’ormai dimenticato, (…soprattutto da Fazio) condono previdenziale ed edilizio varato dal suo Governo nel 1997 (ministro delle Finanze Vincenzo Visco), è stata il prologo di un’affermazione che, in quanto a populismo, rasenta per toni il suo odiato osteggiatore Matteo Salvini: “Perché non è possibile equiparare a un crimine gravissimo l’evasione fiscale in questo Paese e recuperare i soldi.” ha sibilato Fazio ammiccando ai due ospiti.

Il tema della repressione dell’evasione, caro a tutti e in particolare alla sinistra di questo Paese, riemerge quando c’è da sventolare una forca per giustificare la scarsità di risorse economiche. Le cose però sono più complesse di come si vogliano far credere. Se circa 5 Italiani su 10 evadono nei modi più disparati 

https://www.corriere.it/economia/leconomia/17_maggio_16/tasse-numeri-che-nessuno-svela-meta-italia-non-paga-66f889a8-3a0a-11e7-acbd-5fa0e1e5ad68.shtml

significa che tra i forcaioli eccitati dalle parole di Fazio/Prodi ce n’è qualcuno che senza accorgersene si augura di essere condannato nel prossimo futuro.

Che vuol dire evasione fiscale: qualche dato

Negli USA l’evasione fiscale è equiparata, come afferma Fazio, a un crimine gravissimo, ma c’è un però: là è permesso scaricare a credito praticamente tutto. I contribuenti sono incoraggiati a chiedere ricevute fiscali e fatture, assumere personale non in nero, dichiarare sempre l’IVA (Sales tax), pagare tutte le imposte indirette, ecc. In pratica più dimostro di pagare, più il Sistema mi dimostra riconoscenza mediante un credito di imposta. 

Qualcuno si è mai chiesto quali siano i reali meccanismi umani alla base dell’evasione? Il nostro Fabio nazionale la risolve facilmente con una bella diga alta 100 metri tra onesti e criminali. Tuttavia, in uno studio pubblicato su Science, Bill Harbaugh e colleghi hanno dimostrato che trasferimenti di denaro, anche forzosi, come nel caso delle tasse, se destinati ad una buona causa, (nell’esempio dello studio il finanziamento di una organizzazione no-profit), attivano nel nostro cervello il sistema della ricompensa che generalmente ci spinge a comportamenti piacevoli e utili per l’organismo (Harbaugh, W., 2007. Neural responses to taxation and voluntary giving reveal motives for charitable donations, Science, 316 (5831):1622-5). 

https://www.ilsole24ore.com/art/l-evasione-si-combatte-anche-favorendo-fedelta-fiscale-ACqoCqI?refresh_ce=1

Questo strano risultato mette in luce un tema interessante: la reciprocità. La disponibilità a pagare volontariamente le tasse aumenta o si riduce in relazione alla bontà e all’efficacia di ciò che lo Stato decide di fare con i nostri soldi; se riteniamo che siano ben spesi nel finanziare un sistema scolastico, sanitario, giudiziario e amministrativo di qualità o politiche economiche e infrastrutturali utili ed efficaci, la nostra motivazione a contribuire aumenterà.

Ma chi sono davvero gli evasori fiscali (i cd. criminali di citati da Fabio Fazio)?

La Fondazione Nazionale Commercialisti ha effettuato uno studio che traccia l’identikit del presunto evasore e le sorprese non sono mancate.

https://www.ilsole24ore.com/art/commercialisti-l-evasione-fiscale-riguarda-tutti-AEmNsbCF

Premesso che per evasore si intende sia chi non paga le tasse perché non vuole farlo, sia chi non le paga perché non può farlo. Ad esempio, un figlio che eredita la casa del padre con cui ha convissuto e che, senza reddito, non ha la possibilità di versare le relative imposte. Insomma “evasore” non implica necessariamente il “dolo”, la malafede, anche se, per la legge, si può considerare evasore colui che non paga una cartella esattoriale di poche centinaia di euro. Secondo l’analisi, l’evasione (sia fiscale che contributiva) può essere così distribuita. In questo momento l’evasione totale in Italia ammonta a 108 miliardi di euro: tale è la cifra che manca nelle casse dello Stato. Di questi soldi, sappiamo che

  • il 54,2% deriva dall’evasione di artisti, ditte individuali, professionisti e società;
  • il 45,8% deriva da tutti gli altri contribuenti, di cui l’80% sono lavoratori dipendenti e pensionati.

Luoghi comuni fiscali

È tutt’altro che vero, dunque, il luogo comune secondo cui dipendenti e pensionati pagano le tasse e che il totale dell’evasione è riconducibile alle partite Iva. Anzi, i professionisti costituiscono oggi una minima parte, se si tiene conto che questi dividono il 52,2% dell’evasione con le ditte individuali (ce ne sono tantissime in Italia), le società e gli artisti. Dall’altro lato, circa il 38% dell’evasione totale è addebitabile a lavoratori subordinati e pensionati. Come mai? Innanzitutto il fenomeno è attribuibile al lavoro dipendente irregolare, quello cioè svolto in nero che sfugge sia all’imposizione fiscale (pagamento dell’Irpef) che a quella contributiva. Solo questo genera ben 10 miliardi di euro di evasione. C’è poi l’evasione dovuta ad affitti in nero, omesso pagamento dell’Imu e del canone Rai che, in totale, comporta un’evasione di 7,4 miliardi di euro. 

L’imposta più evasa in Italia resta  l’Iva che determina un ammanco per l’erario di ben 35,8 miliardi di euro. Quando il lavoratore dipendente o pensionato si indigna per l’evasione altrui e afferma di pagare tutte le sue tasse fino all’ultimo centesimo, poi accetta la proposta «100 senza fattura» invece che «122 con fattura», può legittimamente non rendersene conto, ma è lui che sta evadendo i 22 di Iva» conclude lo studio della Fnc. 

L’evasione fiscale è un fenomeno trasversale e anche il piccolo consumatore – che non ha la partita Iva – se ne infischia delle norme quando si tratta di risparmiare qualche decina o centinaio di euro sulla parcella del medico o sulla fattura alla ditta di lavori.

Manettismo televisivo

Per cui, tornando alle parole di Fabio Fazio, bisognerebbe capire a chi si riferisca quando parla di quelli: “che hanno un’evasione talmente grande che risolverebbero i nostri problemi...?” Se si dovesse prendere sul serio ciò che sostiene, lo Stato per punire i colpevoli (…quasi un italiano su due) dovrebbe ideare enormi campi di detenzione per tutti i “criminali” evasori, e associarli per efferatezza  ai peggiori delinquenti: ma lui un tempo (…fino a qualche settimana fa) non era un progressista lontano dalle posizioni populiste dei pentastellati?

Senza cuore! È l’unico insulto che mi viene a proposito dei protagonisti di questo teatrino politico. Altri epiteti non mi si materializzano, forse per il peso della noia Sartriana che occupa stabilmente il mio stomaco. Ebbene sì, chi sta inscenando questa parodia della democrazia è spietato! Di fronte alla lenta agonia delle nostre illusioni non batte ciglio e continua a violentare ciò che ne rimane. A quali illusioni mi riferisco? Un tempo, fino a  circa quattro decenni fa, si viveva solo di illusioni. Anche i politici di allora ne erano interpreti autentici e convinti. Pur se nascoste dietro dogmi queste erano sempre al primo posto e chi le interpretava non le tradiva, almeno nell’apparenza. La realtà, allora come oggi, era fatta all’80% di quelle illusioni e la restante parte di realismo pragmatico, quello che si consumava in trattative sotterranee tra pochi eletti. Tuttavia, ogni perturbazione di popolo guidata dalle suddette illusioni influiva eccome su quel 20% di detentori del vero potere. Essi decidevano le sorti del Paese, con discrezione, ma sempre in base agli umori di chi era mosso da quei miraggi ideologici. Oggi, fatto salvo il nocciolo duro di chi decide davvero, attraverso i mercati e l’economia, la cd. politica ha giustiziato ogni illusione e lo ha fatto nel modo più crudo possibile, negandoci almeno il conforto dell’apparenza. Gente che oggi alle 10.00 del mattino si dichiara movimentista, anti sistema, populista, giustizialista, verso le 13.00 si trasforma in filo partitica, istituzionale, parlamentarista e garantista (soprattutto verso i colleghi di partito se indagati…) e, per sembrare coerente, inscena la burla del voto online. Intorno alle 19.00 quelli che urlavano “Mai al governo con Tizio!” verso le 22.00 sbandierano il proprio “Senso di responsabilità istituzionale” e si dichiarano possibilisti a formare governi con quel “Tizio”, che al mattino avevano querelato per diffamazione. Una piroetta continua e smaccata in barba a ogni più elementare coerenza (…che fa rima con decenza). Cambiare idea non è mai stato un problema; cambiarla quattro volte al giorno sì. Ciò che fa male è lo sterminio di quelle illusioni, anche se fatue, che ci tenevano ancora lucidi pur se in modo palliativo. Le sostenevano personalità di talento e di spessore politico/culturale elevato. Questi che invece riempiono talk show televisivi, telegiornali e pagine web non hanno il minimo pudore nel provare a salvaguardare quell’apparenza, che un tempo era anche sostanza, al modico prezzo di andare almeno qualche volta contro interessi di partito o di qualche singolo parlamentare, in nome di qualche idea. Senza alcuna pietà hanno massacrato contemporaneamente ogni convinzione di chi li ha votati e la propria logica del pensiero. Una forza politica dichiaratasi sempre anti euro, anti europeista, incurante del debito pubblico, non può governare con chi è stato storicamente europeista fino al masochismo monetario e ha fatto del sistema impositivo la sua ragion d’essere, spesso a beneficio di capitoli di spesa statale perlomeno discutibili. Prendiamo pure tutti atto che questi signori, rispetto ai meccanismi di potere economici e monetari di oggi, contano uno zero virgola zero, ma almeno la piantino di calpestare quelle illusioni che ci hanno fatto sperare in un mondo più decente, anche se non esistente e forse non realizzabile. Perché sono così spietati? Perché sono così nemici delle idee, visto che le partoriscono per poi calpestarle a intervalli di qualche ora? In fondo le illusioni sono leggere come il niente, anche se aiutano a sperare. Siete senza cuore! Lasciateci almeno l’illusione di credere a ciò che sarebbe stato se qualcuno avesse prima pensato qualcosa e poi l’avesse realizzata, senza disconoscerla  poco dopo, solo per qualche like in più su Twitter.

 

Onestà, tà, tà, ta: pagare per imparare a insegnare

Che splendido Paese il nostro! Tutti a dare l’allarme per il rischio di violazione della democrazia a causa di un tizio che oltre a farsi selfie, improvvisarsi DJ al Papetee beach, sparare retorica sull’immigrazione via Twitter  e dire ciò che la gente vuol sentirsi dire, non sembra aver fatto tanto altro nel bene o nel male. Tuttavia, come ci ha già insegnato l’esperienza grillina,  basta questo per ottenere consensi incondizionati. Il tema è: per quanto tempo? La volatilità delle idee, o presunte tali, nei nostri giorni è elevatissima: oggi sei un ex comico e guru dell’”Onestà, Onestà, tà, tà, tà!” e, oggi stesso nel tardo pomeriggio, sei un ex politicante pallonaro. Basta poco per essere sostituiti da qualcuno che, con toni più aggressivi e dall’accento padano, urla cose banali che però molti pensano. Peraltro anche i suoi antagonisti sparano ovvietà: basta buttarla sui sentimenti, sullo spirito di accoglienza, sulla solidarietà (…tà, tà, tà) e tutti si sentono brave persone. Basta pensare il contrario di ciò che dice quello là e ci si sente migliori. Se però si prova a fuoriuscire dal recinto delle vignette di Vauro, delle dichiarazioni di Saviano, dei post esplosivi sulle moto d’acqua delle Polizia, utilizzate impropriamente, e si prova a capire se chi grida proclami, riuscirà ad applicare ciò che sostiene, il silenzio tombale regna sovrano. Un silenzio derivato dall’incapacità di affrontare e, possibilmente, risolvere problemi che abbiano la dignità di chiamarsi tali. D’altronde siamo sempre stati un Paese allergico verso chi fa cose reali e le poche circostanze in cui qualcuno ha provato a proporsi in tal senso è stato relegato nelle minoranze politiche storiche. Le masse che hanno costituito maggioranze, da sempre, non sono mai state sensibili al reale problem solving; è sempre più agevole spararla grossa, infischiandomene della sostenibilità di ciò che si dice o anche contestare senza preoccuparsi di saper sostenere soluzioni alternative concrete.

Pagare per imparare a insegnare

A proposito di sentimenti, di spirito di accoglienza e di solidarietà (…tà, tà, tà) verso chi emigra via mare da Paesi lontani, vi racconterò una cosa che sta avvenendo in un posto più vicino e che riguarda il diritto allo studio. Una cara amica mi racconta che a Napoli presso l’Università “Federico II”  per poter accedere a un lavoro come insegnante di sostegno (per chi non lo sapesse si tratta di quei docenti con funzioni di ausilio e supporto a studenti portatori di qualunque forma di disabilità) capita questo: per iscriversi a un regolare concorso pubblico è necessario sostenere un corso del costo di 2500 euro. Non ci sarebbe nessuna agevolazione per redditi bassi. In sostanza se sei in una famiglia non abbiente e, con le agevolazioni ISEE ti sei laureato con merito e con il massimo dei voti, non accederai mai a quel concorso perché non puoi permettertelo! A ciò si aggiunge che la mia amica, laureata in giurisprudenza, per poter essere inserita nelle graduatorie per l’insegnamento di materie di diritto e scienze economiche nelle scuole superiori, ha dovuto sostenere ben 4 esami integrativi al modico costo di euro 1100. In più, per iscriversi al relativo concorso per l’abilitazione all’insegnamento occorrono esami in materie psico antropologiche il cui costo è di euro 500. Quindi, per lavorare devi sborsare allo Stato, e non a qualche organizzazione dedita al caporalato, la bellezza di euro 4100, più il costo di libri di testo, dispense, ecc.!

Mi piacerebbe sapere dove si sono ficcati i miei compagni di lotta della fine degli anni ‘70 che hanno creduto con me al diritto allo studio. Magari è più soddisfacente per loro sparare su qualche social bordate sulle scritte mostrate sulle magliette di Salvini o sul pericolo nazifascista, per questi ultimi annidato in ogni anfratto di questa “splendida” democrazia repubblicana, più che fondata sul lavoro, basata sulla solidarietà, tà, tà, tà…