Abbassare il limite di velocità? Che stupidaggine! Certo, salverebbe delle vite, ma un sacco di gente arriverebbe in ritardo!” come diceva Homer Simpson in una delle sue puntate migliori. Lui non se ne intendeva di statistica e approssimava la realtà per eccesso, ma un suo omonimo Edward Hugh Simpson, matematico, pubblicò nel 1951 una dimostrazione di un paradosso scoperto da un altro suo collega, tal George Udny Yule, quarantotto anni prima. Tale paradosso in statistica dimostra che se non sai leggere bene i dati (e la faccenda non è mai così semplice), trai conclusioni sbagliate. I due, inconsapevolmente, hanno preconizzato ciò che sta accadendo adesso nel nostro Paese. In breve, i media pubblicano dati sul Covid, magari commentandoli, qualcuno li legge e li prende così come sono per verità assoluta. Tra quei dati commentatori e politici attingono spunti per i relativi talk show e le proprie campagne elettorali più o meno permanenti. Infine, in diversi si riversano nelle piazze convinti di uno o più complotti che minano la libertà individuale, proprio a partire da quei dati amplificati e male interpretati. Sostanzialmente, la lettura sbagliata dei numeri corrisponde al paradosso di Edward Hugh Simpson, mentre la catena di reazioni paranoiche potrebbe definirsi come il paradosso di Homer Simpson. Vi risparmio la descrizione del primo di paradosso perché il web gronda di dimostrazioni statistiche con tabelle a doppia entrata e formule varie. Mi limito solo a dire che se in Israele 515 pazienti vengono ricoverati per Covid grave e, di questi, 301 (il 58,4%) sono completamente vaccinati, ciò non significa che i vaccini non siano efficaci. Infatti, quelle percentuali sono confuse dall’età dei vaccinati e dall’alto tasso di vaccinazione di quel paese. Ciò che trovo interessante è che sia media che politici giochino su quei dati ignorandone per ignoranza o interesse i paradossi statistici e alimentando il complottismo, risultato di una paranoia collettiva che alimenta la tendenza di una popolazione a scaricare all’esterno sospetti e dubbi interiori puntualmente proiettati sugli altri individui. Peccato che i danni legati ai non vaccinati saranno ancora tangibili per lungo tempo se i più oltranzisti continueranno a ragionare come Homer Simpson quando diceva: “Non dirlo mai più! i rischi stupidi sono il motivo per cui vale la pena di vivere la vita!”.

Mio cuggino mi protegge quando vengono a

Picchiammi perche’ chiamo mio cuggino Anzi, sapete cosa vi dico: io chiamo

A mio cuggino. Cantavano Elio e le storie tese.

Letta ha colpito ancora. Ha sostenuto, a proposito delle alleanze con il M5S, che: “…per battere le destre dobbiamo allargarci“. In sostanza, per vincere non servono idee, programmi, identità, serve solo “mio cuggino” pentastellato, che, seppur privo delle cose di cui sopra, avrebbe la sola funzione di far numero per proteggere il Pd da una possibile sconfitta derivante proprio dall’assenza di idee, programmi e identità a livello nazionale. Quando non so che dire o che fare chiamo mio cuggino, anzi “a mio cuggino”. Quando ho sparato con il fucile a tappo i soliti temi dell’antifascismo, dello ius soli, della tassazione dei ricchi e l’aria compressa si è esaurita mi rimane solo chiamare “a mio cuggino”. Ormai la parabola della sinistra italiana (o di ciò che ne rimane) si esaurisce nelle ZTL e nei convegni patinati dai quali vengono esclusi interlocutori che in passato, a carnevale, si erano vestiti, da ufficiale tedesco della seconda guerra mondiale. O meglio, la curva va a morire là dove un Rettore universitario, autodefinitosi antifascista,  rimasto fermo al secolo scorso, pone distinguo storici tra l’Olocausto e i massacri delle foibe solo per tassi di mortalità diversi, sostenendo che se nelle gole carsiche i Titini comunisti hanno buttato meno persone di quelle sterminate dai nazisti, è pleonastico associare le due occorrenze. E allora, per far riprendere quota alla curva, è meglio rivolgersi “a mio cuggino” grillino, anche se pure lui non se la passa tanto bene. Uniti si vince! Solo che dopo aver vinto che si fa? Un idea ce l’avrei. I pentastellati li mettiamo a governare, così le miserie se le beccano loro e noi, dietro le quinte, come sempre, ci facciamo in tranquillità gli affari nostri. Per questo chiamo mio cuggino, anzi “a mio cuggino”.

Quando il pesce azzurro disprezza il pesce d’acqua dolce per poi saltare nell’acquario dei pesci rossi, non è un bel segnale. Il capo sardina Matteo Santori, con il suo faccione giulivo che mette in crisi la non scientificità della fisiognomica, si candida nel PD alle amministrative a Bologna. Non riesco a immaginare il Lombroso in che categoria lo avrebbe piazzato, ma la sua bocca spalancata, il suo sguardo attento e vigile come un falco pellegrino e soddisfatto di non avere la più pallida idea di non averne una, sembra essere il volto simbolo del partito che lo ha candidato. Ancora riecheggiano gli acquisti di appartamenti all’insaputa di politici del passato che un giovanotto, con la chioma modello Ovosodo, dopo aver proposto nientepopodimeno che un innovativo stadio per il frisbee e sbertucciato lo stesso Partito Democratico definendolo “partito tossico”, ha deciso però di autointossicarsi mostrando sui social quell’aria di uno che passava di lì per caso, ma eccitata come quella di un Di Maio qualunque dopo aver abolito la povertà. Dove sono i branchi di pesciolini argentei che perculavano Salvini? Che fine hanno fatto gli impulsi apolitici e apartitici dei suoi pesci di paranza che girovagavano nelle piazze italiane al grido: “Non abbocchiamo all’amo del Capitano!”? Il fatto è che non hanno abboccato all’amo di Salvini, ma hanno abboccato a quello del loro capitano Santori, che nel 2020 diceva: «Quello che noi portiamo è una poesia fondamentalmente non scritta ma visuale, concettuale, che è un po’ quello che ci appartiene come Sardine. Cioè spiegare la realtà attraverso dei paradigmi diversi che non vengono sempre capiti, non passano ma che in qualche modo potrebbe essere una chiave comunicativa molto utile per il futuro. Ed è bellissimo». Certo che abboccare a una supercazzola simile è roba seria. Neanche un genio come Nichi Vendola nel pieno del suo periodo psichedelico è riuscito a coniare simili idee sulla sbiriguda della sbrinzellona come se fosse antani del grande Conte Mascetti. Non riesco a immaginare il ghigno di Salvini dopo la candidatura di Santori, ma penso a quello sbigottito di alcune migliaia di pescetti adolescenti o pseudo tali, orfani del capo branco, ormai inghiottito dalla sua stessa ambizione, tutti finiti nel banco dei surgelati alla sezione: “Piccoli tagli per zuppa di pesce”.

L’Associazione degli esuli della Venezia Giulia e Dalmazia ha stimato che in Italia esistono almeno undici strade dedicate al maresciallo Tito, comunista, massacratore degli esuli italiani e protagonista degli eccidi delle foibe. A Reggio Emilia,  a Parma, a Cornaredo, in Lombardia, a Nuoro, in tanti piccoli comuni italiani si omaggiano dittatori feroci, ma comunisti. Non mancano mai tributi a Mao Tse Tung, a Che Guevara, a Stalin, presente nella toponomastica di tante città, così come Lenin, gettonatissimo dai sindaci di sinistra e ricordato con una strada a Roma. Così come è facile imbattersi in  via Ho Chi Minh, in via Rivoluzione d’Ottobre, come fossero personaggi ed eventi da ricordare e idolatrare per aver dato un contributo positivo all’unanimità.  Cosa diremmo tutti se esistesse una via intitolata a Josef Mengele o ad Adolf Hitler, al netto di qualche idiota che ne propone l’istituzione. D’altronde qualcuno disse che l’estremismo è troppo facile. Hai la tua posizione e basta. Non devi neanche pensare. E quando vai lontano verso destra trovi gli stessi idioti che vedi a sinistra. Il problema è che il nostro è un paese per vecchi, (non persone, ma slogan). Tutti quelli che si fregiano di auto definirsi antifascisti e mai antitotalitari,  in realtà sono auto distratti da stereotipi che essi stessi alimentano.
A proposito di idolatria e strade, è morto a 73 anni Gino Strada, uno di cui ho apprezzato molto di ciò che ha fatto, ma nulla o quasi di ciò che ha detto. Probabilmente, per il tipo che era, questa celebrazione totemica non l’avrebbe apprezzata.

Condoglianze alla famiglia e un “fatevi furbi” ai santificatori post mortem.

Bisogna amare la libertà, ma senza tradire mai la verità”. Lo diceva Beethoven, non un pericoloso dittatore rammenta Marco Zucchetti su “Il Giornale”. 

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiutare-siero-diritto-appestarci-no-1962003.html

In questi giorni mi sento a disagio. Non è la diversità di opinioni a imbarazzarmi; semmai quella mi stimola ad averne anche di nuove. È in atto purtroppo un transfert ideologico. In psicoanalisi, è una trasposizione in cui l’individuo sposta schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione passata ad un’altra attuale ed è un processo largamente inconscio. In politica, sta avvenendo qualcosa di simile. Mi spiace ma gli amici del Centrodestra, con i quali spesso condivido le mie opinioni liberali, stanno subendo il processo di cui sopra. Mi esprimerò in punti per chiarire meglio la mia posizione:

Punto primo: le opinioni sono tali finché calate nella realtà si dimostrano attuabili, poi diventano realtà. Argomenti come la tutela della salute e, in particolare, il rischio di infettarsi e infettare, provocando poi malattia talvolta grave, possono essere oggetto di opinioni di largo consumo? Se non può esserlo il calcolo matematico in materia di scienza delle costruzioni per la stabilità delle campate di un ponte, come potrebbe esserlo una valutazione sul costo beneficio di un’immunizzazione attiva o il legame molecolare tra la proteina spike e il recettore cellulare biocorrelato. Capisco che alcuni illustri colleghi medici e ricercatori non hanno fatto molto per aiutare a tracciare la differenza netta tra opinioni e approccio scientifico, spettacolarizzando se stessi e la scienza. Quest’ultima non fornisce certezze per definizione, ma probabilità di accadimento di eventi ed esse sono talvolta di difficilissima interpretazione. Tuttavia, i nostri tele scienziati pontificano dimenticandosene sempre, fornendo al pubblico pseudocertezze di segno opposto e favorendo un dibattito politico permanente su cose che nessuno, se non gli addetti ai lavori, possono comprendere e dimostrare.

Punto secondo: tornando alla politica, come può il Centrodestra sostenere una battaglia su questi temi? Soprattutto, dopo aver giustamente stigmatizzato da sempre le ideologie vuote e pericolose di una sinistra ormai in crisi totale di idee, come può sostenere un arroccamento a difesa della libertà su questioni che c’entrano poco o niente con tale principio. Già questo era stato un cavallo (pazzo) di battaglia del M5S ormai in disfacimento. Per chiarire meglio citerò, a proposito del contenimento delle malattie infettive, due argomenti. Il primo: l’obbligo vaccinale per i bambini. In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è iniziato nel 1888, sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. Nel frattempo erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991). Bene, come mai nessuno dei progenitori dell’attuale Centrodestra nella storia non si è mai opposto a tale obbligo? Semplice, perché quei  provvedimenti hanno eradicato quelle malattie e salvato milioni di vite. Il secondo argomento è l’obbligo di isolamento in caso di malattie infettive e diffusive, ad esempio come la tubercolosi, la cui violazione comporta provvedimenti di segnalazione all’autorità giudiziaria. Se ho la tb polmonare attiva e mi allontano liberamente da una stanza di isolamento di un ospedale, magari salendo su un tram affollato, è evidente a tutti che il restringimento della mia libertà ha un senso, o no? Nessuno però si è mai scandalizzato per questo. 

Punto terzo: forse sarebbe utile chiarirsi su cosa sia la libertà, o meglio, su cosa non lo sia. Perfino Bakunin, come ricordato nell’articolo di Marco Zucchetti, immaginava la società anarchica basata sull’autogoverno, la sintesi, l’aiuto reciproco e l’armonia, non sul menefreghismo totale e la prepotenza di chi vive senza rispetto del bene comune, in questo caso la salute. Se ritengo utile eradicare pericolose malattie con un obbligo vaccinale da bambini, posso farlo anche, se non con un ulteriore obbligo, con misure che incentivino a vaccinarsi. Per arrivare a sostenere tutto ciò, non credo di dovermi sentire uno stalinista, deportatore di intere popolazioni nei gulag siberiani, a causa delle posizioni oltranziste di commentatori politici che peraltro stimo e seguo. 

Per cui ascoltiamoci serenamente Beethoven che magari ci viene un po’ più di voglia di realtà.

 

Noia, questa noia mortale

Fumerò qualche sigaro cubano

In ricordo di vecchi tempi e dell’Avana vera

Noia, questa noia mortale

Non c’è niente di più noioso

Di un nostalgico di sinistra come me

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

Storie di barche e pescatori

La penna di un grande scrittore

Noia, questa noia mortale

Se ci fosse Ernesto

Lui sì che saprebbe cosa fare

Ma non c’è un altro Che

Noia, questa noia mortale

Ho lasciato il mio nome

In una casa di cultura nel 1983

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Che parla di rivoluzione

Aquì sierra maestra

Sierra maestra

(Isola grande Pino Daniele)

C’era una volta e c’è ancora un’isola grande, come la definisce il brano di Pino Daniele. La sua elegìa di Cuba è, con una strepitosa base musicale, cristallina come l’acqua. Allora come oggi Cuba per noi latini europei era una rappresentazione onirica, l’ossimoro di un’utopia reale. Già nel passato si ignorava o ci si rifiutava di ammettere ciò che Cuba fosse realmente. Da Fulgencio Batista a Fidel Alejandro Castro Ruz, da una crudele e sanguinaria dittatura a un’altra e la crudeltà in una dittatura ha molti modi di esprimersi. Tuttavia, ancora oggi, in Europa si preferisce ignorare ciò che accade realmente laggiù. Tutti, soprattutto in Italia, adottano l’atteggiamento descritto da Pino nel suo brano. Noia, questa noia mortale/Fumerò qualche sigaro cubano/In ricordo di vecchi tempi e dell’Avana vera/Noia, questa noia mortale/Non c’è niente di più noioso/Di un nostalgico di sinistra come me. Lui, forse inconsapevolmente, ha delineato il profilo della sinistra dei giorni nostri. La noia estasica per i vecchi tempi, l’Havana “vera”, quella dei sigari, della musica rivoluzionaria, delle case di cultura, delle immagine “sacre” di Ernesto. Già, perché inquinare il mito con le sistematiche violazioni dei diritti umani, monitorate non certo da qualche sparuta associazione fascio-reazionaria, ma da  Amnesty International e Human Rights Watch sarebbe un peccato. Turbare la diffusione di un mega gadget ideologico ad uso e consumo di ex barricadieri di oggi, stesi al sole su velieri d’epoca mentre parlano di rivoluzione a largo di Capalbio o Pantelleria, sarebbe come soffocare una delle ultime occasioni di propaganda attrattiva rimasta alla sinistra di questo paese. C’era un comandante/La grande musica nel cuore/Che parla di rivoluzione. Il fatto è che nessuno, o quasi, oggi parla della rivoluzione reale in atto nell’isola grande, contro il regime comunista.

https://www.ilsole24ore.com/art/cuba-tornano-30-anni-proteste-contro-regime-AEpEbWW

https://www.ilgiorno.it/esteri/cuba-governo-proteste-dazi-medicine-1.6592838

Più di cinquemila le persone arrestate durante i tre giorni di proteste contro il governo, tra cui 120 attivisti e giornalisti da un rapporto diffuso dal sito 14ymedio che cita fonti della società civile. I brutali metodi usati dalle forze della sicurezza nei confronti dei manifestanti, come si vede anche dai filmati diffusi da Human Rights Watch, contrastano con la malinconica noia mortale del nostalgico di sinistra di Pino Daniele. I migliaia di cubani scesi per le strade per protestare contro la repressione del governo e i problemi economici del Paese fanno a pugni con l’immagine iconica del Comandante cantato in Isola grande. Ma se, per alcuni,  la rivoluzione è comunque e sempre rivoluzione, come mai, per gli stessi, esistono solo rivoluzioni degne di nota e di mito e tutto il resto è noia?
Ah no, quello era un’altro cantante…

 

Hooker: «Da quando in qua vai in chiesa la sera?» Alva: «Da quando organizzano la tombola. Se vinco bene, se no soffio i soldi a quelli che vincono e poi mi confesso

Così risponde Robert Redford alias Johnny Hooker, il truffatore ne la Stangata. Certo la messinscena ordita dalla coppia Newman/Redford nel film è di gran livello rispetto alle cose di casa nostra. La solidarietà mediata dalla stampa, a volte miracolosa nei casi in cui soccorre situazioni realmente gravi, spesso ricorda il tizio che va in chiesa per la tombola. Magari la vincita non è in denaro, ma in consensi venduti dagli editori alla politica per assoldare polli da far indignare e noi cittadini saremmo quei polli da spennare. La vicenda di Malika  ha privato un po’ tutti dalle nostre piume con destrezza. Per riassumere, Malika è una giovane che denuncia di essere stata cacciata di casa perché lesbica. Non ha risorse per sopravvivere e si diffonde, via media, una gara di solidarietà vista la condizione di povertà dichiarata dalla ragazza. Tutti i grandi statisti e pensatori del momento, tra cui Fedez, solidarizzano con Malika. Partono due diverse collette che accumulano in poco tempo 140.000 euro e 12.000 euro. Poi la sorpresona! La (ex) povera Malika per il suo sostentamento avrebbe acquistato con i soldi della gara di solidarietà una Mercedes e un bulldog da 2500 euro. Risultato: la ragazza viene sommersa di insulti social. Beh, certo, la giovane nuova icona della difesa dei diritti gay, intervistata persino da Vanity fair, non ha fatto una splendida figura, ma tutti quegli insulti li merita davvero solo lei? Chi ha pompato questa vicenda? La stessa Malika con un banale profilo social o l’intera “intellighenzia” giornalistica democratica e radical chic? Chi ha stigmatizzato la cacciata di casa della ragazza, accusando i suoi genitori, di barbaria civile? Chi ha utilizzato come simbolo della persecuzione gay/Lgtb la vicenda, accumulandola ad altre storie di violenza e sopraffazione? Peccato che la stampa illuminata dal raggio di sole color arcobaleno si sia in blocco dimenticata che il padre di Malika è un signore originario del Marocco e che gli islamici non vedono di buon grado la questione omosessualità, ma guai a dire queste cose se sei di sinistra. Se una famiglia di trogloditi  italiani, francesi, americani o comunque occidentali sbatte fuori di casa un figlio o una figlia omosessuali, tutti in piazza a protestare, ma se un musulmano magari proveniente da  Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Somalia e Yemen, tutti stati dove l’omosessualità è punita con la pena di morte, defenestra figli non eterosessuali pazienza: l’importante è inginocchiarsi, vergognandosi di essere occidentali.

Oppure, come nel caso di “illustri” scrittrici de noartri come la Murgia, si può essere paladini contro l’omotransfobia per poi condividere le posizioni di un movimento terroristico come Hamas, notoriamente ultraislamiche e quindi omofobe.

La stangata allora quale sarebbe e chi l’avrebbe messa in atto? Vabbè, tanto poi basta confessarsi…

Pensavo fosse amore… invece era un calesse. Troisi, alias Tommaso nel film omonimo, disse: “Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, che non so’ venuto… Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro, troppo diversi. 

Chissà perché mi immaginavo populista e invece ho scoperto di essere un calesse. Pensavo che la tutela delle scelte/attitudini altrui non dipendessero dalla libertà di esprimersi degli altri. Quanto questa libertà sia lesiva, al netto dell’insulto diretto che peraltro è già punito, non immaginavo che potesse stabilirlo qualcuno con una toga in un tribunale come nel mondo di Orwell e invece mi sbagliavo. Ecco i fatti : un certo mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati per la Segreteria di Stato della Santa Sede, avrebbe fatto recapitare una “nota verbale” all’ambasciata italiana in Vaticano sul ddl Zan. Secondo il Corriere della sera, in tale nota si denuncerebbe la violazione in alcuni contenuti dell’accordo di revisione del Concordato. Nel dettaglio, il ddl Zan comprimerebbe “la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato“. In particolare le pene previste dal ddl potrebbero riguardare anche chi assume posizioni nettamente discordanti sul concetto di “identità di genere” e sulle sue applicazioni, ad esempio, dal punto di vista educativo, diventando di fatto un bavaglio nei confronti della libertà di opinione. Ma ciò che sorprende è l’alzata di scudi della sinistra. Dopo anni di collateralismo con la Chiesa di Papa Francesco adesso i radical chic si lamentano dell’ingerenza vaticana. Laura Boldrini ha tuonato: “Ascoltiamo anche il Vaticano, ma il Parlamento è sovrano”. Strano, un tempo la Boldrini via Twitter scriveva: “Nel processo costruzione #Europa resistenze a cedere quote sovranità. Ma traguardo va raggiunto, o prevarranno disgregazione e populismo“ ma se c’è da fare propaganda guai a cedere la sovranità a un’osservazione basata su un Concordato revisionato nell’84 tra Stato italiano e Chiesa. Ma questo articolo 2 ai commi 2 e 3 del Concordato cosa dirà di così invasivo della sovranità nazionale, ora difesa a spada tratta dalla Boldrini? La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare – si legge al comma 1 – è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica“. Inoltre, il comma 3 recita che “è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. Sostanzialmente, la Chiesa non vuol rischiare di essere sanzionata penalmente per il mero esercizio di espressioni o comportamenti riconducibili a convincimenti che non sono né di aggressione, né di violenza, né d’incitazione all’odio, anche se altri potrebbero su queste opinioni fondare le loro condotte violente e, considerato com’è scritto il ddl, la Chiesa ha ragione da vendere. Nella medesima condizione rischierebbe di trovarsi chiunque, laico o ecclesiastico, ritenesse di esprimere un pensiero e a tale pensiero venisse attribuita da un tribunale la condotta violenta di qualcun altro. Un po’ come se un uomo o una donna di sinistra si dichiarassero contro lo Stato di Israele e un giudice attribuisse a loro un episodio violento di antisemitismo o addirittura un attentato a cittadini israeliani perché un ddl non chiarisce a sufficienza tale assurda correlazione. A rincarare la dose è un certo Riccardo Magi deputato di +Europa che si è espresso così su Facebook: “Noi lo diciamo da decenni e ora lo ribadiamo: aboliamo il Concordato!“. Peccato che il parlamentare non sappia che per abolire il Concordato bisognerebbe modificare la Costituzione “più bella del mondo”. Nel 1948 i Patti lateranensi furono riconosciuti costituzionalmente nell’articolo 7. Qualsiasi modifica dei Patti può avvenire di mutuo accordo tra lo Stato e la Santa Sede e solo in tal caso la revisione degli accordi non richiederebbe un procedimento di revisione costituzionale. Peraltro, non può essere neanche proposto un referendum per l’abolizione o la modifica del Trattato, del Concordato o delle leggi collegate a essi perché non sono ammessi nel nostro ordinamento referendum riguardanti i trattati internazionali, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione. Per cui cari pasdaran della sinistra a corrente alternata, con la Chiesa decidetevi: o siete amore o siete un calesse…

È iniziata in grande stile la campagna elettorale. Con effetti devastanti sugli avversari la Lega di Salvini ha sfoderato il primo successo pre elettorale con uno spot televisivo travolgente. Bisogna complimentarsi con gli ideatori per gli effetti impressionanti sull’elettorato e, direi, decisivi sulle future elezioni amministrative. Un sentito e sincero plauso ai nuovi sponsor della Lega Lili Gruber e Massimo Giannini direttore della Stampa. Su la7, nella trasmissione Otto e mezzo, sono riusciti in un sol colpo a indignare gli elettori del Pd, o almeno quelli non benestanti, non salottieri, che magari fanno fatica ad arrivare a fine mese e che si aspettano da un partito che porta nel nome l’aggettivo “democratico” il rispetto per le idee di tutti e la capacità di ascoltare i bisogni delle persone. Mentre Salvini rispondeva a continue domande da gossip serale tipo: “Lei si è vaccinato? E quando si è prenotato? Ma sua figlia di 9 anni si vaccinerà? Invece suo figlio di diciotto ha deciso o no di farsi vaccinare?” i due interlocutori, armati di un’aria permanente di superiorità divertita e saccente, lo dileggiavano in barba a chi avrebbe avuto piacere di sapere cosa aspettarsi in caso di vittoria del Centrodestra alle prossime elezioni. Gruber e Giannini insieme a Parenzo, Concita De Gregorio e a numerose altre facce televisive rappresentano il paradigma del distacco aristocratico tra la sinistra e le persone comuni. Cavalcano tale distanza tacciando di populismo con disprezzo e riprovazione non solo chi approfitta del disagio di un’intera base per fini elettorali, ma chiunque esprima necessità che stimolino risposte concrete a problemi concreti. Un tempo se non eri di sinistra eri fascista, oggi sei fascista, razzista e soprattutto populista. Saper ascoltare gli altri evidentemente per loro è cosa volgare e non merita attenzione. Mi viene in mente Alberto Sordi ne “Il Conte Max” in treno sulla carrozza ristorante attorniato da un nugolo di nobili che sproloquiano di illustri parentele, rami familiari, cognomi altisonanti. Lui, umile giornalaio, rimane devastato, ancorché isolato, da quel circolo ristretto nel quale, fino a quel momento, aspirava a entrare, spacciandosi per il Conte Max Orsini Varaldo. Penso che un uomo o una donna comune, di sinistra e magari di buon senso davanti alle divagazioni sfottenti della Gruber nei confronti di un ospite, non a lei allineato, siano rimasti disorientati per il settarismo e l’incapacità di parlare di cose che interessano i comuni mortali. Forse era meglio l’ideologia faziosa e ottusa di una sinistra, ormai ridotta a fossile, convinta qualche millennio fa di fare l’interesse degli ultimi. Almeno chi ci credeva era ammalato di utopia, ma oggi la contessa Gruber, il duca Giannini, la marchesa De Gregorio, con tutti i loro relativi rami nobiliari, rappresentano in pieno lo spirito araldico della gauche di oggi. Comunque, un altro paio di trasmissioni così, magari con i principi Letta, Prodi e Bersani che promuovono una tassazione sull’uso delle consonanti o sulle camicie hawaiane e il Centrodestra unito probabilmente supererà il 50% dei consensi senza neanche sforzarsi. Suggerirei per le suddette casate nobiliari il motto:  Ab alto in altum (dall’alto verso l’alto).

Geaetà chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca…” disse Lello a Gaetano in Ricomincio da tre. Gaetano voleva andarsene da Napoli per iniziare da capo la sua vita, non proprio da zero, ma da almeno da tre visto che tre erano le cose riuscitegli fino a quel punto.

Le elezioni amministrative a Napoli sembrano incarnare lo stesso concetto espresso da Lello, ma almeno in questo caso non c’entra nulla la napoletanità, quella che ci rende davanti al mondo, a secondo dei punti di vista, unici e speciali. Prima ancora di individuare i candidati alla corsa a Sindaco già a livello nazionale si era deciso di praticare la strada del “…chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca…”. Mario Draghi uomo estraneo alla politica, (perlomeno a livello di schieramenti partitici) dall’esterno unisce, in un patto di transizione riformista, tutte le fazioni o quasi. Lo fa, non in astratto in nome dell’Europa, ma al massimo delle risorse che dall’Europa verranno e delle riforme che, si spera, spezzino lo stallo politico degli ultimi trent’anni. Per cui, non una figura dell’antipolitica, non un tecnico falsamente apolitico, ma un organizzatore/programmatore al di fuori del clima rissoso che ha contribuito a illudere che tutto sarebbe cambiato, con il solo scopo di non cambiare nulla. Chi sta credendo in tutto questo sa benissimo da cosa ci si voglia allontanare, ma non può sapere cosa aspettarsi per il futuro. Se siamo arrivati a questo punto, a causa di un buco di idee durato tre decadi  per l’antiberlusconismo, siamo certi che dopo questo processo di disintossicazione dalla malmostosità politica quest’ultima tornerà un giorno sana e ripulita come l’abito di una suora? Già, perché gli uomini della provvidenza aiutano a uscire dal baratro, poi, una volta usciti, bisogna camminare sulle proprie gambe fatte di idee e non solo di capacità e prestigio.

A Napoli si è fatta la stessa scelta e a decidere non è certo stato, come per il Governo nazionale, il Presidente Mattarella. Sono state le stesse forze politiche che hanno deciso di auto sospendersi, rinunciando alla politica, non mettendosi in gioco direttamente. Indubbiamente il profilo di uomini della società civile dei due candidati, Gaetano Manfredi e Catello Maresca è elevato. Non politici, non anti politici, né tecnici, al massimo, formalmente, extra politici ed è quest’ultima strada quella che, sia a livello nazionale che locale, nessuno di noi può immaginare dove ci porterà, il che non è detto che sia un male. A proposito, qualcuno di voi ha mai saputo quali fossero le tre cose riuscite a Gaetano nella vita…?