Che c’entra Buzzati? Forse niente o forse molto. Chi sono i Tartari che non arrivano? 

Alcuni decessi, a tutt’oggi non correlabili ad alcuna somministrazione di vaccini, hanno generato, mediati dalla comunicazione, un serio voltafaccia da parte di molti alla ricezione delle dosi programmate. Gli stessi che, condizionati dalle notizie di cronaca, rifiutano la somministrazione per timore che il vaccino sia pericoloso, senza uno straccio di prova o evidenza, si precipitano in massa a giocare a una lotteria pur sapendo delle insignificanti probabilità di successo. Il quotidiano Sole 24 ore  propone un interessante articolo sul tema.

https://www.ilsole24ore.com/art/raro-ma-probabile-perche-ci-piacciono-lotterie-e-abbiamo-paura-vaccini-AD35Z3PB

Qual’è la differenza tra due comportamenti così distanti in apparenza? Le aziende del gioco d’azzardo conoscono bene i meccanismi cognitivi delle persone e sanno che gli esseri umani hanno una fortissima tendenza a sovrastimare la probabilità di eventi estremamente rari come vincere alla lotteria o morire a causa di un vaccino (ammesso che si dimostri che le morti in questione siano correlate alla somministrazione di un dato vaccino) . A sfruttare il primo esempio ci pensa l’industria miliardaria dell’azzardo, mentre, sul secondo, si scatenano da tempo complottisti e bufalari di professione. La tendenza a sovrastimare un accadimento di fatti poco probabili si accompagna simmetricamente alla tendenza a sottostimare la probabilità di eventi molto più frequenti, come avere un incidente in auto mentre andiamo a farci inoculare il vaccino, piuttosto di una reazione avversa grave dopo l’iniezione. Ma tutto questo è prevedibile? Ebbene sì, lo è! Ci si può tranquillamente aspettare che le persone siano attratte da una lotteria e che contemporaneamente si insospettiscano per rarissimi casi di reazioni avverse provocate dai vaccini, tra le quali, ripeto, non si sa nulla di concreto in merito alle morti di cui sopra. Ci si può attendere tali comportamenti anche perché, sono spesso, per non dire sempre, indotti da fenomeni comunicativi. Alla base di questa tendenza alla sovrastima c’è il fatto che alcuni scenari che usiamo per valutare la probabilità di un certo accadimento vengono costruiti più facilmente di altri. Quando abbiamo a che fare con immagini emotivamente coinvolgenti sarà molto più facile costruirci uno scenario preciso di quando, invece, stiamo valutando una situazione nuova, astratta e poco coinvolgente sul piano emotivo. Una vincita alla lotteria e una morte sospetta hanno entrambe tutte le caratteristiche necessarie per tatuare l’evento nella nostra memoria e quando penseremo alla probabilità associata ai due eventi, saremo indotti a stimare valori eccessivi. Non per niente le notizie di vincite, grandi e piccole, sono sempre molto ben pubblicizzate dagli uffici stampa di chi con l’azzardo ci guadagna, perché il loro ricordo le fa apparire più probabili. Di contro quando dobbiamo stimare la probabilità di un certo evento, non sempre le eventuali alternative vengono definite con altrettanta precisione. Se dobbiamo valutare con quale probabilità pioverà domani, non sempre pensiamo alla probabilità con la quale non pioverà e ci sarà vento, nubi leggere, calma piatta o cielo terso. Ci concentriamo su ciò che vogliamo valutare, mentre tutto il resto che potrebbe accadere, magari con una probabilità molto maggiore, rimane nascosta in noi. Solo che chi, per legittimi motivi di profitto, lo sa, lo mette a frutto, mentre chi dovrebbe sovrintendere alla comunicazione pubblica non sembra affatto averne contezza. Il tenente Drogo di Buzzati attende i Tartari quasi tutta la sua vita e quando ormai egli sta morendo comprende che la paura o al contrario l’attesa coraggiosa del loro arrivo è ciò che più temeva, più dell’improbabile accadimento reale.

E allora, anche se con grande fatica e stanchezza per ciò che tutti stiamo vivendo, dico: sforziamoci tutti a superare la paura e facciamo l’unica cosa che conta per la nostra serenità.  Vacciniamoci, punto e basta!

Apprendo che è in cantiere un’importante provvedimento legislativo a tutela delle narici private. Il M5S vuol far diventare reato la «molestia olfattiva». I pentastellati hanno proposto una legge, chiamata «Diritto al respiro», per tutelare chi vive vicino a impianti che si occupano di trattamento dei rifiuti. 

https://www.corriere.it/politica/20_novembre_18/m5s-vuol-far-diventare-reato-molestia-olfattiva-13fdd90a-29b8-11eb-884f-3aae855c458a.shtml

In epoca pandemica l’olezzo non è certo cosa da poco. C’è quello moraleggiante che si propaga con i predicozzi televisivi del Premier, che ormai non sa più come mimetizzare la propria indecisione. C’è quello della bava rilasciata dalla lumachella della Vanagloria di Trilussa, propagato dal Presidente della Campania De Luca, che accusa i suoi detrattori di lasciare impronte nella Storia con la propria saliva, vantandosene, salvo non essere certo di cosa lascerà lui nella storia di Napoli e della Campania oltre al talento cabarettistico. C’è poi quello di Commissari di Governo che, senza neanche aver lasciato impronte di bava, si auto attribuiscono meriti e appioppano sistematicamente demeriti agli altri, laddove il medesimo Governo non è stato capace di realizzare quanto promesso o almeno quanto dichiarato. Nel frattempo l’incisiva azione legislativa dei pentastellati prosegue indefessa nella difesa dei diritti olfattivi. Certo, vivere a ridosso di una discarica non deve essere piacevole, così come in un paesello tagliato a metà da una strada statale trafficata da tir, in una grande piazza dove ogni giorno viene montato un mercato rionale o a pochi metri dai binari ferroviari di una linea trafficata da treni merci. Se si dovesse legiferare su ogni disagio di un piccolo numero di cittadini, non avremmo la necessità di uno Stato, ma di una riunione di condominio permanente e in effetti quest’ultima era ed è il modello di governo grillino. A questo punto mi sto chiedendo, non appena incomincerà la campagna vaccinale di massa contro il Coronavirus, dove si rintaneranno quelle svariate migliaia di cittadini rivoluzionari che sostenevano il M5S sfilando orgogliosi con i loro figli in braccio e dichiarando che piuttosto che vaccinarli li avrebbero esposti alle malattie esantematiche dei loro amichetti. Come ci illuminerà l’onorevole grillina Taverna dopo le sue famose dichiarazioni: “…oggi i centri vaccinali sono similabili (?) a quelli dove si fanno i marchi pe ‘e bestie”? Si affacceranno ancora festanti da un balcone, pugni in aria, dopo aver abolito la povertà con il reddito di cittadinanza, esultando per l’estinzione della pandemia per merito di un “pericoloso” vaccino (…a loro dire) “imposto” al mondo da “Big pharma”? Forse sì. Allora, a proposito di diritto al respiro, se a casa sentite una puzza, fuori sentite una puzza, in auto sentite una puzza forse non siete sensibili, siete la puzza…

Il politico ha avuto una grave crisi morale, ma adesso sta meglio e svolge regolarmente le sue funzioni.” L’ho letto da qualche parte.

Stamattina mia figlia ha sguainato il suo cellulare e minacciosamente mi fatto sedere per guardare e commentare insieme a me un video su YouTube. Era la manifestazione a Roma di negazionisti, complottisti, no mask, no 5G e/o comunque antituttisti di svariata forma. 

Alle domande dell’intervistatore partivano incredibili risposte tipo: “Il COVID non esiste!”, “Fortunatamente sono riuscita a evitare il tampone a mia figlia a scuola, perché le avrebbero sfondato la membrana…” “Dica un po’, lei ha mai visto e conosciuto qualcuno che sia morto di COVID?” eccetera eccetera. Tale è lo standard delle dichiarazioni rilasciate da quelle persone. Alla termine del video, mia figlia, tutta indignata, ha detto: “Ma è possibile che esistano persone così?”. Sarebbe stato suggestivo spiegarle che il mondo ruota più che sulle persone sulle loro opinioni, ma ho preferito liquidare la cosa con un: “Ordiniamo una vaschetta di gelato?”. A volte ritirarsi è una tattica utile, ma subito dopo mi è balenato in testa un pensiero ossessivo. Negli anni precedenti il 2018, il M5S ha riempito le piazze con i suoi “Vaffa”; c’era di tutto in quei comizi sconclusionati, ma dalla potente suggestione. Tra quelle persone urlanti non dimentichiamo i terrapiattisti, gli anti scie chimiche, i sirenisti, gli ordinemondialisti, e soprattutto gli antivaccinisti. Questi ultimi, sostenuti da politici che allora apparivano come sgangherati arruffapopolo, poi divenuti tra le massime cariche dello Stato, sono stati tra i principali motori di quel 32% di consensi che ha portato i pentastellati nelle ultime elezioni politiche a governare (…con tutto il rispetto per l’accezione “governare”). È plausibile che tra quella truppa di umanità fuori dal mondo, scesa recentemente in piazza a Roma contro l’esistenza del COVID 19, siano numerosi, per non dire la maggior parte, ad aver partecipato ai Vaffa di Grillo prima e al successo elettorale del Movimento poi. Oggi, con i loro ex beniamini al Governo, quella gente ha continuato a fare quello che sa fare meglio: negare la realtà perché spesso è spiacevole, per non dire orrenda. Se non incolpassero il mondo intero di qualcosa sarebbero tutti costretti a confrontarsi con il proprio vuoto pneumatico da riempire con qualcosa. Il M5S oggi  fa finta di essersi dimenticato di loro e loro si sono scordati di averli votati e sostenuti in passato, con le stesse misure già riservate agli avversari di allora: i mega Vaffa al mondo reale…

 

Il mito greco di Dedalo e Icaro è l’esempio di chi sperimenta i suoi limiti, di chi volontariamente li supera infrangendo un ordine universale fatto di regole non necessariamente funzione e a garanzia dell’uomo e per questo viene punito. Le mura del labirinto sono la metafora della regola vuota imposta e della costrizione fine a sé stessa o superata dalle circostanze; il volo rappresenta l’espressione del pensiero critico che si manifesta in Icaro come desiderio di conoscenza  e come tentativo di superare l’imposizione autoritaria e ottusa della norma che non va in direzione degli interessi dell’uomo.

La norma assume in alcuni un valore assoluto, universale e, nonostante il tempo cambi le cose e le circostanze, queste ultime sono per costoro solo orpelli piagnucolosi di fronte alla Regola, con la “R” maiuscola. Essa, invece di rendere migliore la vita di una collettività e di essere al suo servizio, sarebbe per alcuni un’emanazione divina e immutabile di chi l’ha scritta, alle cui dipendenze dovrebbero sottostare tutti, mai autorizzati a ridiscuterla pur se inutile o addirittura dannosa.

Noi stiamo alle regole!” ha tuonato in TV il Presidente della Juventus, nella vicenda della partita non giocata contro il Napoli, a mia opinione sottintendendo che altri non amino starci per niente a quelle regole. Non so se gli altri non gradiscano le regole come invece le gradisce la Juventus, ma i principali mass media calcistici del Paese non fanno altro che sostenere, come fossero i dodici comandamenti, semplici accordi scritti tra mondo del calcio e Stato, diventati d’un tratto fonte suprema del diritto. Certo, se si disquisisse di altezza regolamentare dei fili d’erba nei campi di calcio, sarebbe difficile contestare la cogenza di un protocollo d’intesa tra un’associazione di club calcistici di serie A e un paio di ministeri. Ma le fonti normative sovrastanti su materie più serie sono tutt’altra faccenda, anche perché Leggi, Decreti ministeriali, Disposizioni delle Giunte Regionali e ogni altro provvedimento sovraordinato, difficilmente legifererebbero su temi come il numero di sostituzioni in un match di serie A. Invece la stampa calcistica, super titolata, (e non solo quella) si ostina ottusamente a mettere sullo stesso piano la misura regolamentare del prato con normative, circolari e competenze che attengono alla gestione della salute e della sanità in questo Paese. Certo, a Calciolandia tutto è relativo e, con il pretesto che il football italiano sarebbe la terza o quarta azienda del Paese, ogni cosa sembrerebbe concessa, ma il virus, come già detto da qualcuno, ahimè è democratico e la lotta contro di esso non può certo essere gestita con un protocollo ad hoc, considerato inamovibile e costruito da qualche funzionario della Lega calcio, in accordo con un Ministero della Salute/CTS, che, per motivi costituzionali, non gestiscono direttamente le ASL regionali, preposte alla sanità reale del paese. Tutto questo però al meraviglioso mondo del calcio interessa poco. Un mondo che, nonostante si gonfi il petto per la propria centralità finanziaria, ci ha messo quarant’anni per attuare il Var e non è neanche in grado di far accettare le proprie regole interne in tema di fallo di mano e fuorigioco. Un mondo da sempre lacerato da guerre intestine che stenta anche a nominare i propri rappresentanti nazionali. E noi dovremmo pensare che i calciatori siano comunità diverse e separate da altre a rischio contagio e che quel pianeta a parte possa o debba tutelare la salute dei suoi abitanti e di conseguenza quella del resto dell’universo? Qualcuno di molto sagace oggi (…e per l’ennesima volta direbbe): “Ma mi faccia il piacere…

In tema di passato rivedere la storia per darne una rilettura, senza pregiudizi ideologici (né di segno negativo, né di segno positivo), è revisionismo. Sostenere teorie antistoriche e antiscientifiche attraverso l’uso spregiudicato e ideologizzato dello scetticismo, fino a negare l’esistenza di un fenomeno, è negazionismo. Questa è in estrema sintesi l’interpretazione che Treccani dà dei termini revisionismo e negazionismo. La storia tuttavia non è la scienza e il metodo per avvalorare quest’ultima non è esattamente lo stesso per dimostrare fatti accaduti nel passato, a oggi ancora dibattuti.  In pieno revival anni ‘70 sta tornando di moda lo sloganismo. Basta appunto uno slogan o un termine, spesso inappropriato, per etichettare le opinioni sgradite. Dalla discesa costante della curva epidemica ormai ogni rilettura, in termini attuali, del fenomeno Covid 19 è liquidata dai sostenitori del lockdown perpetuo come negazionista. Per costoro l’epidemia virale e l’Olocausto sono di fatto sovrapponibili in quanto a sacralità di contenuti. Chi si permette di sostenere che il numero di contagi si sia ridotto, che la gestione della patologia sia ormai più domiciliare che ospedaliera, che, con il distanziamento e le misure di protezione con mascherina nei locali chiusi, sia possibile ricominciare a condurre una vita regolare, viene tacciato come A. Butz o D. Irving, noti negazionisti storici dell’Olocausto e dei crimini nazisti. Guai a criticare la proroga dello stato di emergenza del Governo Conte, guai a esprimere ottimismo per i numeri che attestano la riduzione della letalità e la stabilità della curva epidemica ai minimi storici dall’inizio dell’epidemia. Oggi chi si scaglia contro tali evidenze? Chi fino a qualche mese fa sosteneva che si dovessero abolire i vaccini perché tossici, inutili e fonte di oscuri intrallazzi finanziari. È in atto una miracolosa conversione governativa di ex negazionisti in affermazionisti dell’ultima ora. Basta sentirsi filo governativi per diventare lungimiranti illuminati scientifici. Se non altro, nel mondo scientifico (quello vero) il revisionismo non solo è connaturato al metodo, ma è la fonte primaria del miglioramento delle conoscenze. Se, dopo questo post, per insultarmi mi appioppassero del “revisionista” ne sarei fiero, soprattutto in funzione di chi non ritiene di revisionare mai nulla, magari per motivi di interesse ideologico, se non privato. Se revisionismo è rivedere i fenomeni per darne una lettura attualizzata, senza pregiudizi ideologici (né di segno negativo, né di segno positivo), allora mi sento un revisionista convinto. Lo stigma di “negazionista” lo lascio volentieri a chi si siede in Parlamento e sostiene che viviamo non su un globo terrestre ma su un enorme campo di calcio galleggiante nel cosmo, che tutti i nostri mali derivino dalle scie chimiche e che le donne non debbano fare mammografie ogni due anni perché chi le prescrive sovvenziona la General Electric. A costoro propongo una breve rilettura, magari utilizzando Wikipedia, del pensiero di Galileo Galilei: lui di negazionismo (subìto) ne sapeva qualcosa…

Jimi Hendrix cantava nel suo brano Are you experienced? del quasi omonimo primo LP : “But first, are you experienced? Uh-have you ever been experienced-uh Ma prima di tutto, sai di che parlo? Hai mai sperimentato qualcosa di simile?” Certo, l’oggetto delle sue esperienze magari sarà stato un tantino psichedelico, ma quelle domande dal 1967 a oggi riecheggiano insieme alla sua chitarra come un temporale in lontananza. Il famigerato passaggio dell’epidemia tra fase 1 e fase 2 sta portando con sé una serie di ossessive parole chiave: task forces, epidemiologi, esperti, ecc.. Questi ultimi sono diventati l’ago della bilancia delle nostre vite e ciò, in una condizione straordinaria, sembrerebbe del tutto normale. A parte l’imprecisato numero di saggi che compongono un esercito di task forces in continuo incremento, lascia attoniti l’enorme quantità di pareri, opinioni, sentenze e lezioni che, a gentile richiesta dei media, vengono scaricate giornalmente in TV e sul web. Straordinari ragionamenti sulle stime ponderate dell’epidemia attraverso modelli matematici teorici da Nobel, da cui gli illuminati propongono ogni possibile ipotesi di realtà reale per la ripresa dopo il lockdown. Si tratta quasi sempre di stimati accademici che dirigono Dipartimenti universitari, gente con centinaia di pubblicazioni alle spalle, congressi mondiali e onori nella comunità scientifica. Tutti grandissimi esperti, ma di che cosa? Un qualunque Capo di governo in occasione di guerre, quelle vere, fatte di soldati, armi e strategia, chi nominerebbe nello Stato maggiore del proprio esercito? Chi all’Accademia militare è uscito a pieni voti e senza aver mai sparato un colpo e che di mestiere fa il docente di livello internazionale, oppure un semplice sergente che però qualche altra guerra vera se l’è già fatta? Mi chiedo, nel bel mezzo di questa emergenza, quanti di coloro che stazionano fissi in televisione o occupano ruoli nelle task forces, ormai replicanti alla velocità del suono, abbiano veramente fatto esperienze sul campo? Chi di essi sarà mai stato in estremo oriente, magari solo a pulire la vetreria di un laboratorio cinese durante le passate epidemie di SARS, aviaria, suina, H1N1, o in un villaggio della Guinea durante l’epidemia di Ebola del 2014. Insomma, quanti tra quei titolatissimi professori ordinari hanno vissuto una vera epidemia là dove è già accaduta: credo in pochi. Tuttavia le loro opinioni, anche se spesso estorte dai giornalisti, riempiono il mondo dell’informazione e soprattutto i Dpcm che fioccano come le task forces. Opinioni sempre più spesso contraddittorie tra un’esperto e l’altro, ma anche se pronunciate dalla medesima persona in tempi diversi. Qualcuno ribatterà che viviamo in un mondo globale dove la cultura gira veloce come un fascio di luce e che basta connettersi alla rete per apprendere ciò che noi umani del passato dovevamo studiare sui libri fatti di carta. Quindi basterebbe collegarsi a qualche motore di ricerca di articoli scientifici per apprendere ciò che serve ad arginare una pandemia? Possibile, ma se così fosse oggi un virus come tanti altri, diffuso con le goccioline emesse dagli starnuti e dalla tosse delle persone, non avrebbe causato una tale situazione che il mondo, a parte in Cina e in Africa centrale, non vedeva da un secolo. Se la cultura del web oggi possa sostituire l’esperienza diretta della realtà lo sappiamo già e il Covid 19 è la risposta ai quesiti posti nel ‘67 dal chitarrista più grande di sempre: Are you experienced?

Il germe dell’odio non è sconfitto per sempre” dichiara il Presidente della Repubblica alla commemorazione dell’eccidio nazista a Sant’Anna di Stazzema. Il miglior concime che favorisce quel germe è dare dignità a un solo tipo di odio diretto a un’unica parte e ignorare sistematicamente l’origine di tutti gli altri.

https://www.iltempo.it/italpress/2020/02/29/news/mattarella-il-germe-dell-odio-non-e-sconfitto-per-sempre-1288428/

Papa Francesco ringrazia e benedice Luca Casarini, una vita passata nei Centri sociali, per la sua attività in una ONG e chiamandolo “Caro fratello” si mette a disposizione della sua causa. Non lo ha fatto con analoga enfasi per le famiglie di appartenenti alle Forze dell’Ordine caduti in servizio o insultati per il proprio lavoro sui mari delle rotte migratorie. Strana santificazione quella di un sostenitore di Centri sociali che due giorni fa a Roma hanno commemorato la morte di un brigatista ergastolano urlando alle persone affacciate alle finestre: «La gente del quartiere che dice? Tutti zitti in finestra. Ha combattuto per tutti!» Bravo Casarini: santo subito…

https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/20_aprile_11/migranti-papa-scrive-casarini-luca-caro-fratello-grazie-2cf03982-7bce-11ea-81fa-61d20034fa10.shtml

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/salvatore_ricciardi_morto_ex_br_funerali_polizia-5166171.html#

Singolare stile della politica politically correct quello del one man show. Dal curioso atteggiamento del premier Conte, da solo di fronte alle telecamere a reti unificate, a quello di Fabio Fazio e Gori, il sindaco PD di Bergamo in diretta su RAI 3 sembra che ormai la sinistra si sia Orbànizzata. Prendendo come spunto il tema del momento attaccano, in diretta e senza contraddittorio, l’opposizione che a sua volta li aveva criticati a mezzo stampa. Chi è maggioranza dovrebbe governare, amministrare e rispondere ai legittimi attacchi di chi è minoranza solo con azioni dettate dai due succitati verbi. Se al posto di Conte e Fazio ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe stato definito un dittatore sudamericano, o sbaglio? Ah scusate, è già successo nel 2002.
https://www.repubblica.it/online/politica/rainominedue/berlu/berlu.html

L’opinionista Roberto Saviano dalle colonne di le Monde di scaglia contro la Lombardia definita: “la regione più forte, di maggior successo e più ricca che si è dimostrata la meno preparata ad affrontare la pandemia, con scelte a cui i suoi leader dovranno rispondere prima o poi.” Ma se la Lombardia è la regione più forte e di maggior successo del Paese e dal 1970, in ben dieci legislature regionali, i suoi cittadini hanno sempre eletto governi di centro e centro destra (l’unica volta di una Giunta di centrosinistra era il 1992), qualche motivo ci sarà o no, eh Saviano? Forse preferiresti anche per la Lombardia i “democratici” governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, tutti “proporzionalmente” decisi a tavolino e non scelti dagli elettori? https://www.affaritaliani.it/politica/saviano-scrive-su-le-monde-e-attacca-la-lombardia-665632.html

Infine, dulcis in fundo, il Procuratore generale di Torino in un’intervista a la Stampa alla domanda sullo scudo giudiziario nei confronti di medici e infermieri durante l’emergenza Covid dichiara: “Sono contrario a ogni scudo. Anche se oggi abbiamo un grande debito di riconoscenza umana e sociale verso chi sta combattendo in prima linea per salvare vite umane, gli scudi sono come trappole: tra tanti buoni che puoi salvare ti obbligano anche a salvare qualche cattivissimo. E io non sono d’accordo”.
Il tema non è lo scudo giudiziario dottor Saluzzo, che peraltro, come sottolineano diversi giuristi, sarebbe complicatissimo da legittimare. Il problema è che se il sistema giustizia funzionasse a dovere, evitando un calvario a migliaia di innocenti, non ci sarebbe bisogno di alcuno scudo giudiziario.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/04/13/news/coronavirus_il_procuratore_generale_no_all_immunita_altrimenti_salviamo_anche_i_cattivi_-253861720/

Giornata impegnativa, ma sono contento. Chi lavora insieme a me in ospedale è forte perché nonostante i momenti di sconforto e la stanchezza fisica e mentale, sa che sta facendo la cosa giusta. Non ho mai visto nessuno tirarsi indietro o irridere le circostanze: solo un silenzioso rispetto per la propria paura. Tutti ne abbiamo, ma non la minimizziamo riducendola a sentimento debole. Questa è una paura che merita l’onore di tutti, a partire da chi la vive. Tornato a casa mi scorrono sotto gli occhi le notizie di questi giorni sul tablet. Non le commenterò, lasciandovi questa volta tutta la libertà possibile di non sapere come la penso e di esprimervi su cosa ne pensate voi, se volete:

Sindacati, non escluso sciopero generale se decreto si allarga

Cgil Cisl e Uil sarebbero pronti anche allo sciopero generale nel caso il governo avesse deciso di dare il via ad un Dpcm che vedrebbe ampliato l’elenco dei settori e delle attività considerate strategiche e destinate quindi a sottrarsi allo stop previsto per le attività non essenziali.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/22/sindacati-non-escluso-sciopero-generale-decreto-allarga_LSOwg5LXjIZTs3Fn6Yfw7H.html

Chiudere subito lo stabilimento degli F-35 e tutti gli impianti delle produzioni militari

Lo chiedono Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo all’indomani del Decreto che ha ulteriormente ridotto le attività produttive in Italia a causa del coronavirus.

https://www.azionenonviolenta.it/chiudere-subito-lo-stabilimento-degli-f-35-e-tutti-gli-impianti-delle-produzioni-militari/

Pippo Baudo: “La solitudine serve a migliorarsi”

Legge, guarda la tv, sente gli amici: così il conduttore trascorre le giornate in casa.

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/24/news/pippo_baudo_coronavirus-252213514/?ref=RHPPTP-BH-I252236094-C12-P14-S4.3-T1

Sondaggio, Lega prima ma il Pd rimonta. Renzi sprofonda al 2,2%

https://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggio-lega-pd-rimonta-renzi-sprofonda-22-1845764.html

Sondaggio: Pd in crescita sulla Lega, Conte leader più gradito dal 51% degli italiani

https://www.repubblica.it/politica/2020/03/25/news/sondaggio_ixe_pd_crescita-252256175/

La proposta di Criscitiello: “Posizioni congelate e Scudetto all’Atalanta, lo merita Bergamo!”

https://www.tuttonapoli.net/le-interviste/la-proposta-di-criscitiello-posizioni-congelate-e-scudetto-all-atalanta-lo-merita-bergamo-427613

Lo show di Lotito sul coronavirus: “se sta a ritira’, io parlo coi luminari”

In videoconferenza: «Lo so, parlo con chi è in prima linea». Agnelli: «Ora sei anche virologo». Lotito guida, con De Laurentiis, la pattuglia di chi vuole riprendere a ogni costo.

https://www.ilnapolista.it/2020/03/lo-show-di-lotito-sul-coronavirus-se-sta-a-ritira-io-parlo-coi-luminari/

Buona digestione…

 

Guardo, affacciato alla finestra, le strade bagnate. La pioggia scende impalpabile come ormai è la paura. Non è una paura fatta di panico verso l’ignoto; è più una nostalgia di ciò che prima non era e ora è, anzi incombe. È sottile consapevolezza che le cose in un modo o nell’altro cambiano e non ci si può fare molto. Manzoni chiudeva la sua storia più famosa con una pioggia che portava via, oltre alla peste, la sofferenza di Renzo e Lucia. Quell’acqua che scendeva dirompente era un segno di cambiamento o almeno di speranza come nemesi del suo romanzo. Nel nostro Paese un mega scossone è sempre stato il preludio di cambiamenti positivi. Toccare il fondo, che in Italia significa precipitare all’infinito senza mai toccarne uno, è una condizione necessaria e sufficiente per ripartire resettando il peggio di noi. Non intendo ovviamente benedire l’epidemia, semmai l’impegno di tutti quelli che lavorano lottando per gli altri e per sé stessi. Quelli che realmente stanno dando tutto contro una minaccia invisibile, anche se fin troppo concreta, per non essere considerata reale. Vorrei dare uno sguardo oltre il palazzo di fronte alla mia finestra, provare a immaginare cosa ci rimarrà di tutto questo tra un po’. Siamo un popolo che per definizione non ama le regole e non si fida di chi le estende. Ciononostante, anche se per paura, le stiamo applicando. Finché la paura non sarà sostituita dalla fiducia, che non ci è mai appartenuta, saremo destinati a l’insoddisfazione perpetua. Non è solo chi è tenuto ad applicare le regole a non fidarsi, ma anche e soprattutto chi le scrive. Chi ci governa non è diverso da noi; viene dal nostro mondo fatto diffidenza e il circolo vizioso è così completo. Io cittadino delegittimo la norma che non mi piace e chi la scrive mi delegittima a sua volta come cittadino incapace di vivere in una comunità. Il dopo Covid19 non potrebbe mai essere ciò che è stato il nostro dopoguerra dopo il l’8 settembre del ‘43 in termini di riedificazione. È necessaria la costruzione ex novo di un sentimento per noi italiani sconosciuto: la fiducia. Il suo contrario, la sfiducia, è molto più contagioso di tutti i Coronaviridae esistenti. Ne siamo positivi al tampone da più di duemila anni, anche se è stata la nostra difesa contro l’arroganza di noi stessi verso il prossimo. Tuttavia, tra qualche mese sarà necessario costruire e smettere di abbattere di continuo il pavimento su cui ci teniamo in piedi.

Sono bloccato a casa per una delle mie solite coliche ureterali. In attesa di espellere calcoli cammino avanti e indietro tenendomi il fianco destro e ripenso a un articolo di Franco Bechis appena letto su il Tempo. 

https://www.iltempo.it/a-fil-di-spada/2020/02/27/news/medici-e-virologi-sul-coronavirus-dicono-morti-sono-anziani-quindi-sarebbero-morti-comunque-che-orrore-queste-frasi-1287678/#.Xlgk5mUtB60.twitter

È un analisi raggelante sul ruolo affibbiato ad anziani, ammalati cronici, pazienti oncologici gravi o terminali, traumatizzati magari in coma irreversibile e chiunque sia più esposto a infezioni. Chi afferma che di Coronavirus “Muoiono solo vecchi e già ammalati”, non sono solo le persone comuni che devono darsi una spiegazione ansiolitica di ciò che sta avvenendo, ma anche politici in vetrina e spesso anche le cosiddette “autorità sanitarie”. Certo, queste ultime lo dicono a partire da dati epidemiologici, magari con un minimo di eleganza in più, ma il concetto è sempre lo stesso: state tranquilli, tanto se morirà qualcuno sarà anziano e già messo male. Un ottimo meccanismo di rimozione collettiva della paura! In sostanza il problema esiste, ma è di qualcun altro, pazienza se il qualcun altro in questione è una persona come tutti, con familiari, amici e cari che soffrono per lui. Si è deciso di sacrificare mediaticamente un’intera fascia di popolazione relegandola al “danno accettabile”. “Tanto quelli morti per Coronavirus se ne sarebbero andati comunque” ci dicono in tutte le salse per placare il panico creato dalla politica e da un’informazione senza scrupoli nel non distinguere il dovere di cronaca con la diffusione di notizie prive di utilità se non addirittura di fondamento. A ciò, ahimè, non si sottraggono esimi colleghi medici che per un attimo di ribalta sparano con parole sbagliate magari cose giuste o, nel peggiore dei casi, informazioni assurde. Fino a oggi, proprio per non aumentare il numero di  quelli che le sparano grosse, non ho scritto nulla sul tema dominante di questi giorni e neanche questo post intende farlo, ma di malinconia sì. Quella malinconia che si prova a scoprire giorno per giorno come ci si dimentica di chi, solo perché vecchio e malato, è considerato un costo e non più una risorsa da difendere. Vecchi e malati lo siamo tutti da quando nasciamo e non lo vogliamo accettare. Passiamo un’intera esistenza a dribblare il fatto che ogni istante che passa si dirige verso ciò che saremo tutti. Tuttavia, come nel romanzo di Umberto Simonetta I Viaggiatori della sera, pensiamo di sbarazzarci delle nostre angosce rinchiudendo e poi eliminando coloro che per noi le rappresentano.
Mentre continuo a camminare cercando di non pensare agli spasmi del mio uretere, mi chiedo: se dovessi beccarmi il Covid19 alla mia età come sarei considerato dai vicini di casa? Di mezza età o vecchio? Sano o malato? Da salvare o sacrificabile?