In tema di passato rivedere la storia per darne una rilettura, senza pregiudizi ideologici (né di segno negativo, né di segno positivo), è revisionismo. Sostenere teorie antistoriche e antiscientifiche attraverso l’uso spregiudicato e ideologizzato dello scetticismo, fino a negare l’esistenza di un fenomeno, è negazionismo. Questa è in estrema sintesi l’interpretazione che Treccani dà dei termini revisionismo e negazionismo. La storia tuttavia non è la scienza e il metodo per avvalorare quest’ultima non è esattamente lo stesso per dimostrare fatti accaduti nel passato, a oggi ancora dibattuti.  In pieno revival anni ‘70 sta tornando di moda lo sloganismo. Basta appunto uno slogan o un termine, spesso inappropriato, per etichettare le opinioni sgradite. Dalla discesa costante della curva epidemica ormai ogni rilettura, in termini attuali, del fenomeno Covid 19 è liquidata dai sostenitori del lockdown perpetuo come negazionista. Per costoro l’epidemia virale e l’Olocausto sono di fatto sovrapponibili in quanto a sacralità di contenuti. Chi si permette di sostenere che il numero di contagi si sia ridotto, che la gestione della patologia sia ormai più domiciliare che ospedaliera, che, con il distanziamento e le misure di protezione con mascherina nei locali chiusi, sia possibile ricominciare a condurre una vita regolare, viene tacciato come A. Butz o D. Irving, noti negazionisti storici dell’Olocausto e dei crimini nazisti. Guai a criticare la proroga dello stato di emergenza del Governo Conte, guai a esprimere ottimismo per i numeri che attestano la riduzione della letalità e la stabilità della curva epidemica ai minimi storici dall’inizio dell’epidemia. Oggi chi si scaglia contro tali evidenze? Chi fino a qualche mese fa sosteneva che si dovessero abolire i vaccini perché tossici, inutili e fonte di oscuri intrallazzi finanziari. È in atto una miracolosa conversione governativa di ex negazionisti in affermazionisti dell’ultima ora. Basta sentirsi filo governativi per diventare lungimiranti illuminati scientifici. Se non altro, nel mondo scientifico (quello vero) il revisionismo non solo è connaturato al metodo, ma è la fonte primaria del miglioramento delle conoscenze. Se, dopo questo post, per insultarmi mi appioppassero del “revisionista” ne sarei fiero, soprattutto in funzione di chi non ritiene di revisionare mai nulla, magari per motivi di interesse ideologico, se non privato. Se revisionismo è rivedere i fenomeni per darne una lettura attualizzata, senza pregiudizi ideologici (né di segno negativo, né di segno positivo), allora mi sento un revisionista convinto. Lo stigma di “negazionista” lo lascio volentieri a chi si siede in Parlamento e sostiene che viviamo non su un globo terrestre ma su un enorme campo di calcio galleggiante nel cosmo, che tutti i nostri mali derivino dalle scie chimiche e che le donne non debbano fare mammografie ogni due anni perché chi le prescrive sovvenziona la General Electric. A costoro propongo una breve rilettura, magari utilizzando Wikipedia, del pensiero di Galileo Galilei: lui di negazionismo (subìto) ne sapeva qualcosa…

Le luci della ribalta, il fascino del mondo dello spettacolo, il demone televisivo: cosa c’è dietro l’overdose di presenzialismo TV di medici, ricercatori e accademici? L’attrazione per la notorietà deve essere qualcosa che ognuno è convinto di conoscere, ma probabilmente è come il risucchio di un buco nero nel cosmo per la luce: irresistibile. Con sarcasmo, liquidiamo chi finisce all’onore delle cronache con un laconico: «Si è montato la testa», salvo scoprire che i prossimi ad andare in orbita con il cervello saremo noi stessi all’occorrenza. Trovo solo avvilente, da appartenente alla classe medica, che, dopo sentenze pronunciate sulla Malattia SARS e sul virus Covid 19, totalmente disattese da fatti e da altri “dotti” verdetti televisivi di pari intensità e propagazione, ci siano ancora colleghi che accettino di parlare al pubblico pur sapendo che verranno smentiti il giorno seguente. Tutti si affannano a pontificare su ciò che nessuno in occidente ha mai vissuto da cent’anni. Come si può essere attendibili se non disponiamo di un atteso? L’atteso è qualcosa che, pur se già accaduto, è successo anni luce dai nostri. Nel 1920 ammalarsi e morire aveva un peso diverso: accadeva e basta. O qualcuno ti assassinava o era “morte naturale”. Già, “naturale” si diceva quando arrivava il proprio momento. Non c’è nulla di giusto o sbagliato in tutto questo: così si viveva e forse non si immaginava che potesse esserci un mondo migliore per farlo. “Morte naturale” era un accadimento. Dopo una guerra mondiale, con decine di milioni di caduti, morire di “spagnola” era considerato “naturale”. Si poteva solo abbozzare un simulacro di prevenzione epidemica, ma se te la beccavi e ci rimanevi secco era considerato “naturale”. I nostri tempi hanno ridotto tutto a un determinismo spietato. Il concetto di “naturale” è ormai estinto. Tutto ciò che accade ha un profilo colposo e, se possibile dimostrarlo, anche doloso. Se un pezzo di asteroide centra una scuola, vanno a processo in sequenza: il sindaco, il direttore della Protezione civile, il Preside, gli insegnanti, e pure i bidelli, per qualche reato omissivo, rei di non aver dato l’allarme dopo aver sentito il fischio del meteorite che piombava sull’edificio. Tutto questo ci fa sentire più sicuri? Non lo so, ma ammalarsi oggi è sempre e comunque colpa di qualcun’altro, ammesso che il delinquente non abbia addirittura diffuso l’epidemia di proposito. Qualcuno deve per forza fornire tutte le spiegazioni possibili e soprattutto impossibili su fenomeni dei quali pochissimi hanno l’esperienza più che la conoscenza teorica. Si spiega così la logorrea mediatica di clinici e scienziati sull’epidemia? Non so rispondere neanche a questo, ma ormai è chiaro che i miei colleghi alzano i toni in TV sempre di più, cercando evidentemente di superare maestri di spettacolo inarrivabili, come ad esempio l’ex ministro Toninelli che, geloso di un grande comico del passato, tal Mac Ronay, si è prodotto in una esilarante scena di mimo a proposito dell’accordo tra Governo e famiglia Benetton sulle concessioni autostradali

https://youtu.be/hcBYMuD5_Rs

https://youtu.be/iWRc5Pw4MYA

Lui, Toninelli, ha superato il maestro a proposito di determinismo colposo. Ma revocare le concessioni e liquidare la quota di partecipazione dei Benetton, pagandola a suon di miliardi (i nostri) è la stessa cosa? La risposta è nel suo ridicolo sketch da emulo del comico francese e soprattutto del suo datore di lavoro genovese, anch’egli ex comico, oggi declassato ad attore drammatico.

Vi prego, cari colleghi medici; comparite pure in TV, ma fatelo meglio di costoro.

Grazie

Brutta bestia il pelo del lupo; di peggio c’è solo il vizio. Che il pregiudizio sia tra i vizi più di moda ci sono pochi dubbi. Pregiudizi religiosi, ideologici, sportivi, alimentari, razziali, di genere, dilagano come anche i pregiudizi sui falsi pregiudizi. Quanti si sono sentiti appellare prevenuti, o peggio, fascisti, razzisti, classisti, solo per aver espresso qualcosa di non allineato con la sacra correttezza del pensiero unico di sinistra. Non che a destra non si viva di pregiudizi. Intere forze politiche hanno mutato il corso della propria storia cavalcandone un bel po’ per conto di un elettorato incazzato. La reazione stizzita al disagio espresso, anche in malo modo, da quell’elettorato da parte dei “Salonkommunist“, (comunisti da salotto, figli della buona borghesia tedesca degli anni ‘70) si è sempre affrancata dai motivi reali di chi vota a destra, definendo quella rabbia come canea, suburra, sordida ignoranza. Un po’ come se l’intellighenzia di sinistra fatta più di militanti che pensatori, evidentemente grati al potente apparato della  gauche italenne, rispondesse alle domande degli italiani, frustrati dalla mancanza di risposte, come fece Maria Teresa d’Austria: “Se non hanno più pane, che mangino brioche!”

Gira un articolo tratto da Il Manifesto, sul cosiddetto “business del siero” nella Regione Lombardia.

https://ilmanifesto.it/il-business-del-siero-e-il-carico-sul-sistema-pubblico/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1589638502

In breve, l’amministrazione Regionale lombarda consente ai laboratori privati di effettuare esami sierologici a pagamento per rilevare Immunoglobuline a seguito di contatto con il Coronavirus. Se il pagante risultasse positivo per uno dei due tipi di anticorpi, IgM e IgG, dovrebbe poi effettuare un tampone. Secondo il quotidiano comunista la Lombardia patirebbe la scelta fatta dalla Regione all’inizio della crisi di non investire sui tamponi e l’assistenza territoriale e quindi non avendo acquistato per tempo a gennaio e a febbraio i reagenti per i tamponi, a differenza di quanto fatto ad esempio dal Veneto, è già al limite della capacità giornaliera di analisi dei tamponi dunque abbandonando quei cittadini che la Regione ha deciso di lasciare al fai da te non testandoli con un piano pubblico uguale per tutti. Siamo tutti profeti prodigiosi quando le cose sono già avvenute: basta inscenare la realtà che più ci piace e appiopparla al passato prossimo. La Regione Veneto non ha mai investito più di quanto previsto nella propria programmazione sulla Sanità Territoriale nei mesi di gennaio e a febbraio. Si è solo mossa in anticipo mettendo a punto una metodica di analisi dei tamponi con un metodo realizzato in casa, senza sistema chiuso e senza dover fare riferimento a fornitori. I risultati sono stati validati con l’Istituto Spallanzani di Roma.

https://www.startmag.it/innovazione/tamponi-e-reagenti-come-e-perche-il-veneto-ha-sconfessato-le-linee-guida-oms-e-governo/

Quindi hanno scelto di farne di più in quei focolai chiusi dove era esplosa subito l’epidemia. Tutto qui. Non c’entra nulla la policy sanitaria o gli investimenti diretti agli ospedali e non al territorio. Quindi, chi si scandalizza per la solita storia del “privato” vs il “pubblico” farebbe bene a verificare i fatti prima di indignarsi per un pregiudizio sanitario e magari suggerire ai lettori che, prima di mangiare brioches, sarebbe meglio capire come riprendere a sfornare il pane comune e anche in fretta…

Jimi Hendrix cantava nel suo brano Are you experienced? del quasi omonimo primo LP : “But first, are you experienced? Uh-have you ever been experienced-uh Ma prima di tutto, sai di che parlo? Hai mai sperimentato qualcosa di simile?” Certo, l’oggetto delle sue esperienze magari sarà stato un tantino psichedelico, ma quelle domande dal 1967 a oggi riecheggiano insieme alla sua chitarra come un temporale in lontananza. Il famigerato passaggio dell’epidemia tra fase 1 e fase 2 sta portando con sé una serie di ossessive parole chiave: task forces, epidemiologi, esperti, ecc.. Questi ultimi sono diventati l’ago della bilancia delle nostre vite e ciò, in una condizione straordinaria, sembrerebbe del tutto normale. A parte l’imprecisato numero di saggi che compongono un esercito di task forces in continuo incremento, lascia attoniti l’enorme quantità di pareri, opinioni, sentenze e lezioni che, a gentile richiesta dei media, vengono scaricate giornalmente in TV e sul web. Straordinari ragionamenti sulle stime ponderate dell’epidemia attraverso modelli matematici teorici da Nobel, da cui gli illuminati propongono ogni possibile ipotesi di realtà reale per la ripresa dopo il lockdown. Si tratta quasi sempre di stimati accademici che dirigono Dipartimenti universitari, gente con centinaia di pubblicazioni alle spalle, congressi mondiali e onori nella comunità scientifica. Tutti grandissimi esperti, ma di che cosa? Un qualunque Capo di governo in occasione di guerre, quelle vere, fatte di soldati, armi e strategia, chi nominerebbe nello Stato maggiore del proprio esercito? Chi all’Accademia militare è uscito a pieni voti e senza aver mai sparato un colpo e che di mestiere fa il docente di livello internazionale, oppure un semplice sergente che però qualche altra guerra vera se l’è già fatta? Mi chiedo, nel bel mezzo di questa emergenza, quanti di coloro che stazionano fissi in televisione o occupano ruoli nelle task forces, ormai replicanti alla velocità del suono, abbiano veramente fatto esperienze sul campo? Chi di essi sarà mai stato in estremo oriente, magari solo a pulire la vetreria di un laboratorio cinese durante le passate epidemie di SARS, aviaria, suina, H1N1, o in un villaggio della Guinea durante l’epidemia di Ebola del 2014. Insomma, quanti tra quei titolatissimi professori ordinari hanno vissuto una vera epidemia là dove è già accaduta: credo in pochi. Tuttavia le loro opinioni, anche se spesso estorte dai giornalisti, riempiono il mondo dell’informazione e soprattutto i Dpcm che fioccano come le task forces. Opinioni sempre più spesso contraddittorie tra un’esperto e l’altro, ma anche se pronunciate dalla medesima persona in tempi diversi. Qualcuno ribatterà che viviamo in un mondo globale dove la cultura gira veloce come un fascio di luce e che basta connettersi alla rete per apprendere ciò che noi umani del passato dovevamo studiare sui libri fatti di carta. Quindi basterebbe collegarsi a qualche motore di ricerca di articoli scientifici per apprendere ciò che serve ad arginare una pandemia? Possibile, ma se così fosse oggi un virus come tanti altri, diffuso con le goccioline emesse dagli starnuti e dalla tosse delle persone, non avrebbe causato una tale situazione che il mondo, a parte in Cina e in Africa centrale, non vedeva da un secolo. Se la cultura del web oggi possa sostituire l’esperienza diretta della realtà lo sappiamo già e il Covid 19 è la risposta ai quesiti posti nel ‘67 dal chitarrista più grande di sempre: Are you experienced?

Il germe dell’odio non è sconfitto per sempre” dichiara il Presidente della Repubblica alla commemorazione dell’eccidio nazista a Sant’Anna di Stazzema. Il miglior concime che favorisce quel germe è dare dignità a un solo tipo di odio diretto a un’unica parte e ignorare sistematicamente l’origine di tutti gli altri.

https://www.iltempo.it/italpress/2020/02/29/news/mattarella-il-germe-dell-odio-non-e-sconfitto-per-sempre-1288428/

Papa Francesco ringrazia e benedice Luca Casarini, una vita passata nei Centri sociali, per la sua attività in una ONG e chiamandolo “Caro fratello” si mette a disposizione della sua causa. Non lo ha fatto con analoga enfasi per le famiglie di appartenenti alle Forze dell’Ordine caduti in servizio o insultati per il proprio lavoro sui mari delle rotte migratorie. Strana santificazione quella di un sostenitore di Centri sociali che due giorni fa a Roma hanno commemorato la morte di un brigatista ergastolano urlando alle persone affacciate alle finestre: «La gente del quartiere che dice? Tutti zitti in finestra. Ha combattuto per tutti!» Bravo Casarini: santo subito…

https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/20_aprile_11/migranti-papa-scrive-casarini-luca-caro-fratello-grazie-2cf03982-7bce-11ea-81fa-61d20034fa10.shtml

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/salvatore_ricciardi_morto_ex_br_funerali_polizia-5166171.html#

Singolare stile della politica politically correct quello del one man show. Dal curioso atteggiamento del premier Conte, da solo di fronte alle telecamere a reti unificate, a quello di Fabio Fazio e Gori, il sindaco PD di Bergamo in diretta su RAI 3 sembra che ormai la sinistra si sia Orbànizzata. Prendendo come spunto il tema del momento attaccano, in diretta e senza contraddittorio, l’opposizione che a sua volta li aveva criticati a mezzo stampa. Chi è maggioranza dovrebbe governare, amministrare e rispondere ai legittimi attacchi di chi è minoranza solo con azioni dettate dai due succitati verbi. Se al posto di Conte e Fazio ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe stato definito un dittatore sudamericano, o sbaglio? Ah scusate, è già successo nel 2002.
https://www.repubblica.it/online/politica/rainominedue/berlu/berlu.html

L’opinionista Roberto Saviano dalle colonne di le Monde di scaglia contro la Lombardia definita: “la regione più forte, di maggior successo e più ricca che si è dimostrata la meno preparata ad affrontare la pandemia, con scelte a cui i suoi leader dovranno rispondere prima o poi.” Ma se la Lombardia è la regione più forte e di maggior successo del Paese e dal 1970, in ben dieci legislature regionali, i suoi cittadini hanno sempre eletto governi di centro e centro destra (l’unica volta di una Giunta di centrosinistra era il 1992), qualche motivo ci sarà o no, eh Saviano? Forse preferiresti anche per la Lombardia i “democratici” governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, tutti “proporzionalmente” decisi a tavolino e non scelti dagli elettori? https://www.affaritaliani.it/politica/saviano-scrive-su-le-monde-e-attacca-la-lombardia-665632.html

Infine, dulcis in fundo, il Procuratore generale di Torino in un’intervista a la Stampa alla domanda sullo scudo giudiziario nei confronti di medici e infermieri durante l’emergenza Covid dichiara: “Sono contrario a ogni scudo. Anche se oggi abbiamo un grande debito di riconoscenza umana e sociale verso chi sta combattendo in prima linea per salvare vite umane, gli scudi sono come trappole: tra tanti buoni che puoi salvare ti obbligano anche a salvare qualche cattivissimo. E io non sono d’accordo”.
Il tema non è lo scudo giudiziario dottor Saluzzo, che peraltro, come sottolineano diversi giuristi, sarebbe complicatissimo da legittimare. Il problema è che se il sistema giustizia funzionasse a dovere, evitando un calvario a migliaia di innocenti, non ci sarebbe bisogno di alcuno scudo giudiziario.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/04/13/news/coronavirus_il_procuratore_generale_no_all_immunita_altrimenti_salviamo_anche_i_cattivi_-253861720/

Giornata impegnativa, ma sono contento. Chi lavora insieme a me in ospedale è forte perché nonostante i momenti di sconforto e la stanchezza fisica e mentale, sa che sta facendo la cosa giusta. Non ho mai visto nessuno tirarsi indietro o irridere le circostanze: solo un silenzioso rispetto per la propria paura. Tutti ne abbiamo, ma non la minimizziamo riducendola a sentimento debole. Questa è una paura che merita l’onore di tutti, a partire da chi la vive. Tornato a casa mi scorrono sotto gli occhi le notizie di questi giorni sul tablet. Non le commenterò, lasciandovi questa volta tutta la libertà possibile di non sapere come la penso e di esprimervi su cosa ne pensate voi, se volete:

Sindacati, non escluso sciopero generale se decreto si allarga

Cgil Cisl e Uil sarebbero pronti anche allo sciopero generale nel caso il governo avesse deciso di dare il via ad un Dpcm che vedrebbe ampliato l’elenco dei settori e delle attività considerate strategiche e destinate quindi a sottrarsi allo stop previsto per le attività non essenziali.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/22/sindacati-non-escluso-sciopero-generale-decreto-allarga_LSOwg5LXjIZTs3Fn6Yfw7H.html

Chiudere subito lo stabilimento degli F-35 e tutti gli impianti delle produzioni militari

Lo chiedono Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo all’indomani del Decreto che ha ulteriormente ridotto le attività produttive in Italia a causa del coronavirus.

https://www.azionenonviolenta.it/chiudere-subito-lo-stabilimento-degli-f-35-e-tutti-gli-impianti-delle-produzioni-militari/

Pippo Baudo: “La solitudine serve a migliorarsi”

Legge, guarda la tv, sente gli amici: così il conduttore trascorre le giornate in casa.

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/24/news/pippo_baudo_coronavirus-252213514/?ref=RHPPTP-BH-I252236094-C12-P14-S4.3-T1

Sondaggio, Lega prima ma il Pd rimonta. Renzi sprofonda al 2,2%

https://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggio-lega-pd-rimonta-renzi-sprofonda-22-1845764.html

Sondaggio: Pd in crescita sulla Lega, Conte leader più gradito dal 51% degli italiani

https://www.repubblica.it/politica/2020/03/25/news/sondaggio_ixe_pd_crescita-252256175/

La proposta di Criscitiello: “Posizioni congelate e Scudetto all’Atalanta, lo merita Bergamo!”

https://www.tuttonapoli.net/le-interviste/la-proposta-di-criscitiello-posizioni-congelate-e-scudetto-all-atalanta-lo-merita-bergamo-427613

Lo show di Lotito sul coronavirus: “se sta a ritira’, io parlo coi luminari”

In videoconferenza: «Lo so, parlo con chi è in prima linea». Agnelli: «Ora sei anche virologo». Lotito guida, con De Laurentiis, la pattuglia di chi vuole riprendere a ogni costo.

https://www.ilnapolista.it/2020/03/lo-show-di-lotito-sul-coronavirus-se-sta-a-ritira-io-parlo-coi-luminari/

Buona digestione…

 

Guardo, affacciato alla finestra, le strade bagnate. La pioggia scende impalpabile come ormai è la paura. Non è una paura fatta di panico verso l’ignoto; è più una nostalgia di ciò che prima non era e ora è, anzi incombe. È sottile consapevolezza che le cose in un modo o nell’altro cambiano e non ci si può fare molto. Manzoni chiudeva la sua storia più famosa con una pioggia che portava via, oltre alla peste, la sofferenza di Renzo e Lucia. Quell’acqua che scendeva dirompente era un segno di cambiamento o almeno di speranza come nemesi del suo romanzo. Nel nostro Paese un mega scossone è sempre stato il preludio di cambiamenti positivi. Toccare il fondo, che in Italia significa precipitare all’infinito senza mai toccarne uno, è una condizione necessaria e sufficiente per ripartire resettando il peggio di noi. Non intendo ovviamente benedire l’epidemia, semmai l’impegno di tutti quelli che lavorano lottando per gli altri e per sé stessi. Quelli che realmente stanno dando tutto contro una minaccia invisibile, anche se fin troppo concreta, per non essere considerata reale. Vorrei dare uno sguardo oltre il palazzo di fronte alla mia finestra, provare a immaginare cosa ci rimarrà di tutto questo tra un po’. Siamo un popolo che per definizione non ama le regole e non si fida di chi le estende. Ciononostante, anche se per paura, le stiamo applicando. Finché la paura non sarà sostituita dalla fiducia, che non ci è mai appartenuta, saremo destinati a l’insoddisfazione perpetua. Non è solo chi è tenuto ad applicare le regole a non fidarsi, ma anche e soprattutto chi le scrive. Chi ci governa non è diverso da noi; viene dal nostro mondo fatto diffidenza e il circolo vizioso è così completo. Io cittadino delegittimo la norma che non mi piace e chi la scrive mi delegittima a sua volta come cittadino incapace di vivere in una comunità. Il dopo Covid19 non potrebbe mai essere ciò che è stato il nostro dopoguerra dopo il l’8 settembre del ‘43 in termini di riedificazione. È necessaria la costruzione ex novo di un sentimento per noi italiani sconosciuto: la fiducia. Il suo contrario, la sfiducia, è molto più contagioso di tutti i Coronaviridae esistenti. Ne siamo positivi al tampone da più di duemila anni, anche se è stata la nostra difesa contro l’arroganza di noi stessi verso il prossimo. Tuttavia, tra qualche mese sarà necessario costruire e smettere di abbattere di continuo il pavimento su cui ci teniamo in piedi.

Sono bloccato a casa per una delle mie solite coliche ureterali. In attesa di espellere calcoli cammino avanti e indietro tenendomi il fianco destro e ripenso a un articolo di Franco Bechis appena letto su il Tempo. 

https://www.iltempo.it/a-fil-di-spada/2020/02/27/news/medici-e-virologi-sul-coronavirus-dicono-morti-sono-anziani-quindi-sarebbero-morti-comunque-che-orrore-queste-frasi-1287678/#.Xlgk5mUtB60.twitter

È un analisi raggelante sul ruolo affibbiato ad anziani, ammalati cronici, pazienti oncologici gravi o terminali, traumatizzati magari in coma irreversibile e chiunque sia più esposto a infezioni. Chi afferma che di Coronavirus “Muoiono solo vecchi e già ammalati”, non sono solo le persone comuni che devono darsi una spiegazione ansiolitica di ciò che sta avvenendo, ma anche politici in vetrina e spesso anche le cosiddette “autorità sanitarie”. Certo, queste ultime lo dicono a partire da dati epidemiologici, magari con un minimo di eleganza in più, ma il concetto è sempre lo stesso: state tranquilli, tanto se morirà qualcuno sarà anziano e già messo male. Un ottimo meccanismo di rimozione collettiva della paura! In sostanza il problema esiste, ma è di qualcun altro, pazienza se il qualcun altro in questione è una persona come tutti, con familiari, amici e cari che soffrono per lui. Si è deciso di sacrificare mediaticamente un’intera fascia di popolazione relegandola al “danno accettabile”. “Tanto quelli morti per Coronavirus se ne sarebbero andati comunque” ci dicono in tutte le salse per placare il panico creato dalla politica e da un’informazione senza scrupoli nel non distinguere il dovere di cronaca con la diffusione di notizie prive di utilità se non addirittura di fondamento. A ciò, ahimè, non si sottraggono esimi colleghi medici che per un attimo di ribalta sparano con parole sbagliate magari cose giuste o, nel peggiore dei casi, informazioni assurde. Fino a oggi, proprio per non aumentare il numero di  quelli che le sparano grosse, non ho scritto nulla sul tema dominante di questi giorni e neanche questo post intende farlo, ma di malinconia sì. Quella malinconia che si prova a scoprire giorno per giorno come ci si dimentica di chi, solo perché vecchio e malato, è considerato un costo e non più una risorsa da difendere. Vecchi e malati lo siamo tutti da quando nasciamo e non lo vogliamo accettare. Passiamo un’intera esistenza a dribblare il fatto che ogni istante che passa si dirige verso ciò che saremo tutti. Tuttavia, come nel romanzo di Umberto Simonetta I Viaggiatori della sera, pensiamo di sbarazzarci delle nostre angosce rinchiudendo e poi eliminando coloro che per noi le rappresentano.
Mentre continuo a camminare cercando di non pensare agli spasmi del mio uretere, mi chiedo: se dovessi beccarmi il Covid19 alla mia età come sarei considerato dai vicini di casa? Di mezza età o vecchio? Sano o malato? Da salvare o sacrificabile?

«la Révolution française a baptisé ce qu’elle a aboli» «La rivoluzione francese ha battezzato ciò che ha abolito» dal saggio L’Ancién régime et la révolution. di Alexis de Tocqueville 1856

I saldi di stagione sono cominciati, almeno in politica. Gli acquirenti/elettori dopo spasmodica attesa si possono riversare furiosamente nei negozi a incassare quanto promesso dai commercianti/politici in campagna elettorale. Prezzi stracciati, affari imperdibili: reddito di cittadinanza, flax tax, abrogazione legge Fornero, abolizione tasse universitarie e tanti altri cadeau spergiurati al pubblico fino al 4 marzo. Qualcuno tra i politici con toni trionfalistici ha dichiarato di fare piazza pulita di tutto ciò che c’era prima e ancor prima di iniziare già delude frotte di clienti già in fila davanti ai CAAF per “guadagnarsi” il reddito di cittadinanza promesso. Erano lì pronti ad accaparrarsi il super saldo di stagione e il Tommaso Aniello d’Amalfi in arte Masaniello, ma da Pomigliano d’Arco, Di Maio, li stoppa con frasi da astuto temporeggiatore. I primi a essere arrivati davanti al negozio grillino, affamati di saldi, prima promessi fino all’80% del prezzo pieno, poi prontamente ridimensionati, pare che abbiano esclamato: “Non cambia mai: promettono di abbassare i prezzi, poi ci vendono gli scarti di magazzino”. E pensare che i five stars erano gli stessi rivoluzionari che definivano Renzi un venditore di fumo. È il solito problema dei movimentisti: il talento per rovesciare non corrisponde mai a quello per costruire, almeno in democrazia. Quando qualcuno, privo di esperienze, pensa di fare meglio di chi c’era prima, solo perché bravo a contestare, l’effetto non può essere che quello definito da Tocqueville nel suo saggio. L’inesperienza porta a convincersi che bastino le idee per governare, ma la storia ci dice che non è così e soprattutto in democrazia. Il passato suggerisce che il consenso così ampio, soprattutto se guadagnato al sud, è volatile come i bitcoin. Ciononostante di permanente c’è la campagna elettorale di Beppe Grillo. Oggi leggo sul periodico “Quotidiano sanità” un suo post, tratto dal blog, dal titolo: “Business Sanità: mercato infinito”.

http://www.quotidianosanita.it/m/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=59839&fr=n

Spero di riuscire a sintetizzare in poche parole il pensiero dell’ex comico. Lui dichiara, partendo da un presupposto “economico”: «Se hai una malattia che per essere curata ha bisogno di trattamenti speciali e tecniche particolari, lo Stato non può non curarti, rivendicando il pareggio di bilancio.» poi, passando ai media aggiunge: «Serve più cultura sanitaria, più informazione. I media hanno creato l’idea che la scienza medica sia la più esatta delle scienze (quando la medicina, scienza esatta non è!). Questa sensazione, molto rassicurante, ci porta spesso a cercare la cura ad ogni costo, il farmaco ad ogni costo. Questo ha come conseguenza il mantenimento di una illimitata richiesta

Ma ciò che mi ha incuriosito è il passaggio seguente: «Chiunque sia stato ricoverato in ospedale ha potuto provare l’autoritarismo prescrittivo ed organizzativo su cui è fondato il sistema sanitario, soprattutto nel rapporto curante/curato. Il paziente è spogliato di ogni libertà personale, di ogni autonomia decisionale. Tutto il sistema, dalla sveglia, alle visite, ai pasti o alla possibilità di comunicare con l’esterno è pensato in funzione delle attività degli operatori e mai del paziente, che poi è quello che subisce in silenzio e paga la fattura. Questo è inconcepibile in un Stato democratico.»

La denuncia di Grillo risiederebbe nella pervasività del mercato farmaceutico in sanità: «I medici sono molto influenzati dalla promozione dei farmaci, molto più di quanto ne siano coscienti

A sostegno di questa ipotesi, espressa come suo consueto come una tesi accertata, Grillo cita Robert Smith ex direttore fino al 2004 della prestigiosa rivista scientifica British Medical Journal. Quest’ultimo, secondo Grillo, avrebbe sostenuto che solo il 15% degli interventi medici sono suffragati da evidenze scientifiche. Si desume pertanto che l’85% di ciò che decide il medico non godrebbe delle suddette evidenze e che egli prescriverebbe rimedi clinici utilizzando la cosiddetta “etica dell’ignoranza” ideata dallo stesso Smith in un suo articolo. In altre parole, sostiene Smith, io medico prescrivo solo perché al paziente piace sapere che sono uno competente e quindi pretende una prova tangibile di ciò attraverso una ricetta, una richiesta di esami o un consulto specialistico. Quindi il post si conclude con una serie di esempi di incongruenze cliniche, (rigorosamente, come di consueto, privi di fonti e riferimenti bibliografici) tutti ambientati negli USA; di dati epidemiologici sulla situazione italiana neanche l’ombra.

Parto subito da ciò che condivido del Grillo pensiero e cioè che l’informazione generalista ha condizionato e condiziona il cittadino sulla certezza, assolutamente falsa, che la medicina sia obbligata a risolvere con successo tutti i problemi sanitari esistenti, compresi quelli che non sono legati alla cura delle malattie. Alterazioni dei valori del sangue nella terza età o l’aumento della frequenza di diabete, di patologie oncologiche e cardiache collegate al passare degli anni, rappresentano eventi attesi. Non significa certo che debbano essere sottovalutati, al contrario vanno gestiti e le loro complicanze vanno prevenute per quanto possibile, ma è impensabile evitarle in assoluto. Questo equivoco in effetti può portare a una cultura della cura e del farmaco “ad ogni costo” con una domanda illimitata di risorse.

Sui singoli esempi riportati da Grillo invece non mi esprimo anche perché senza conoscerne fonte e attendibilità è impossibile formulare qualsiasi giudizio. Mi limito solo ad osservare che Robert Smith prima del suo passaggio di consegne avvenuto nel 2005 e prima delle sue campagne contro il marketing sanitario, ha diretto il BMJ per venticinque anni! Mi chiedo dov’è stato in quei due decenni e mezzo per non accorgersi delle pressioni del mercato, durante la sua reggenza visto che era anche editore della rivista.

Già che ci sono, mi pongo anche un’altra domanda: cosa propone Grillo come soluzione a quanto da lui denunciato? Nel blog non c’è scritto. Certo il mercato sanitario esiste eccome, ma siamo certi che l’innovazione scientifica non sia anche frutto di quel mercato? Per un attimo immaginiamo di eliminarlo: cosa propongono Grillo e i suoi per soddisfare la domanda di salute che tutti gli accademici, i ricercatori, i clinici, i manager sanitari arrivati prima di lui non abbiano ancora immaginato?

Forse Grillo rimanderà tutto alla competenza del candidato premier Di Maio. Forse quest’ultimo chiamerà come ministro Robert Smith, il quale nonostante continui, democraticamente, a scrivere di “mala scienza” sul blog dello stesso BMJ, pare non abbia ancora trovato il rimedio per finanziare la ricerca e promuovere la produzione dei farmaci e delle tecnologie in base a criteri esclusivamente etici (…non si sa stabiliti da chi).

Come dire: l’immaginazione al potere, così come il realismo…

Caro Veneziani,

in un recente mio post sul blog “Il buco nelle nuvole” (e mai titolo è stato più calzante parlando di vaccini), l’ho citata per la stima sincera che nutro per Lei e per quanto scrive. Ho commentato un Suo articolo che ho trovato illuminante e, dichiarando la mia ammirazione per le Sue parole, ho annunciato un post di critica, spero costruttiva, su un’altro Suo scritto: “Il vaccino sacro” pubblicato su il Tempo del 5 settembre 2017, http://www.marcelloveneziani.com/articoli/il-vaccino-sacro/

Sento il dovere di uomo libero, prima di essere un medico, di esprimere la mia lettura critica di quanto da Lei commentato pur se in forma di quesiti, come al solito garbati e al tempo stesso acuti. Senza tanti giri di parole arrivo al dunque. Partiamo immediatamente da un “non dogma”, non certo “di Stato”, ma di scienza. I vaccini prevengono molte malattie infettive e, tra di esse, la gran parte di quelle diffusive, punto! Questa non è un opinione, né una verità da acquisire senza alcun esame critico perché è un dato di fatto! Tutto si può discutere ma non un’evidenza dimostrata e dimostrabile nuovamente un’infinità di volte. Tale circostanza porta inevitabilmente a un fatto reale e non a un dogma, che piaccia o no. Partendo da questo presupposto è possibile aprire una discussione su mille altri risvolti collegati all’uso dei vaccini. Ed eccoci giunti alle Sue sacrosante domande formulate nel Suo articolo, che tuttavia necessitano di risposte senza alcuna aspirazione di essere anch’esse sacrosante ma  attendibili il più possibile.

Perché insorge solo ora l‘impellenza e la necessità obbligatoria di vaccinarsi, c’è qualche epidemia, c’è qualche minaccia in corso, c’è qualche emergenza che a noi sfugge o solo quei rari casi sparati nei media, presunti e gonfiati a dismisura?

Esistono i cosiddetti osservatori epidemiologici. Essi, in poche parole, osservano l’andamento statistico in tempo reale delle malattie e quindi anche di quelle infettive e diffusive. Quando registrano picchi anomali di patologie, lo comunicano al ministero competente che è tenuto a prendere provvedimenti o direttamente o tramite le Regioni e in alcuni casi anche ai Comuni e a tutte le altre Istituzioni collegate o semplicemente interessate ai rischi evidenziati. Ecco spiegata l’impellenza.

Hanno ragione gli organi sanitari di oggi che obbligano a vaccinare su quelli delle generazioni precedenti che non li prevedevano, abbiamo acquisito qualche nuova conoscenza che non divulgate per non spaventarci ma che mette in pericolo l’umanità?

Non c’è alcuna nuova conoscenza non divulgata per non spaventare l’umanità, anche perché quelle “vecchie” già aiutano a prevenire in modo efficace malattie che si credevano ormai estinte. Vaccinare chi non lo era prima previene il rischio di ammalarsi oggi, epoca in cui, anche per la percezione sbagliata dell’annientamento di alcune malattie, si sono ridotti gli accessi alle vaccinazioni. Meno sono i vaccinati e più è probabile la ricomparsa a livelli non accettabili di una malattia infettiva come nel caso del morbillo.

Non volete farci sapere, per esempio, per ragioni di correttezza politica e timore di xenofobia, che i migranti sono portatori di malattie infettive a noi ignote o debellate da tempo e dunque tocca vaccinare i bambini?

Se esista un interesse politico a nascondere numeri sulle malattie diagnosticate sui migranti non lo so, ma i numeri relativi alla situazione sanitaria di questi ultimi sono a disposizione di tutti, considerato l’obbligo di trasmissione dei flussi di dati. Non c’è nulla di strano sul piano scientifico nell’affermare che ogni migrazione porta, tra le mutazioni visibili o meno percepibili anche rischi sanitari. Ad esempio la tubercolosi endemica in alcuni paesi dell’est è una di esse, ma a diffondere la stessa tubercolosi sono le condizioni di vita insalubre di chi si arrangia in ambienti confinati che certamente favoriscono la diffusione non solo di questa, ma anche di altre patologie. In altri Paesi è endemica la poliomielite, ma la politica vaccinale italiana ha protetto e continua a proteggere, proprio con l’obbligo vaccinale, da sempre il nostro Paese. Correlare altresì l’obbligo di vaccinare alle migrazioni, si può anche discutere amichevolmente davanti a un aperitivo, ma non ne risulta evidenza di efficacia univoca. Diversa e concreta può essere la necessità contingente di vaccinare il personale operante dedicato alla prima accoglienza e contatto con migranti dei quali è completamente sconosciuto il profilo sanitario.

Perché alcune malattie dette esantematiche, ritenute da sempre inevitabili, perfino benefiche, diventano di colpo da evitare e da prevenire?

Le malattie cosiddette esantematiche con l’avvento dei vaccini fortunatamente non sono più inevitabili. Sono sempre state da evitare e da prevenire. Tuttavia gli ultimi dati sull’incidenza di queste ultime non sono più compatibili con un livello minimo accettabile di nuovi casi annui. Ad esempio, (fonte ISS) se a fronte di 844 casi totali di morbillo nel 2016, ne sono stati registrati solo nei primi tre mesi del 2017 ben 700 (nei primi tre mesi del 2016 erano stati 220) significa che l’aumento è stato di oltre il 230%. Il che suggerisce il rischio di un’epidemia progressiva da contrastare. Il ritenere benefiche le malattie esantematiche fa parte di un suggestivo corredo culturale e tradizionale delle nostre nonne che nulla ha a che fare con l’evidenza scientifica. Quelle patologie “benefiche” hanno, soprattutto se contratte da adulti una seria probabilità di causare complicanze prevedibili ma non curabili se non evitando di contrarre la malattia.

È vero che a produrre il vaccino è praticamente solo un’azienda, la Glaxo Smith Kline (GSK)?

“È vero che ha potenziato i suoi insediamenti industriali nel Granducato di Toscana o sono tutte sciocchezze sparate dagli spacciatori di fake news?”

“È vero o è una misera bufala che l’azienda farmaceutica avrebbe ridotto gli investimenti sulla ricerca oncologica per tuffarsi nel grande business dei vaccini, più sicuro nei profitti e più redditizio?”

“È vero che la ricerca sui vaccini e sulle loro controindicazioni è affidata a centri finanziati, sostenuti, dalle stesse aziende che li producono?

Ho riunito le Sue domande di carattere economico in un’unica risposta e mi permetto di rispondere alla Sue domande con un’altra domanda: qualora esistesse un’unica Azienda farmaceutica ad avere l’esclusiva dei vaccini fino a fine brevetto, non solo in Italia ma in tutto il mondo, cosa cambierebbe? Il fatto che faccia bene bere latte non significa che se il latte viene prodotto da poche multinazionali o una in particolare e che magari promuova la ricerca per migliorare il prodotto, mi porrò dei dubbi se berlo o no? Ci interessa che le Aziende di settore producano farmaci in grado di debellare malattie in modo sicuro, efficace e a un costo accettabile per la popolazione, oppure che le aziende di settore non lucrino? Esiste un business, che piaccia o no, anche per i farmaci e il comportamento delle aziende farmaceutiche non credo sia tanto diverso da altre multinazionali, ma se vaccinare riduce il numero di nuovi casi di malattie e quindi di complicanze, credo che tutto diventi un discorso di priorità. La priorità per come la vedo io è per i farmaci, vaccini compresi, la triade: sicurezza, efficacia e costo/beneficio accettabile.

È vero che il paese leader nell’uso dei vaccini e nella presenza di aziende farmaceutiche, gli Stati Uniti, è leader in occidente nella mortalità infantile a causa di cancro, ci può essere un nesso tra le due cose?

Quest’agghiacciante ipotesi proprio per la sua portata andrebbe verificata. Certo che ipotizzare l’aumento della mortalità infantile per cause oncologiche, a causa dei presunti o reali disinvestimenti nel settore farmaceutico, mi sembrerebbe un po’ riduttivo in considerazione di una moltitudine di altri fattori che potrebbero influire su quel dato, ammesso che sia attendibile. In considerazione del progresso raggiunto al massimo mi aspetterei una stabilizzazione della mortalità nel caso di un rallentamento della ricerca e non certo un incremento. Comunque su questa tremenda ipotesi non ne so molto e non dico altro.

I vaccini possono essere nocivi, come sostiene l’allarmismo opposto dei no vax, o per dirla meglio: quali sono i rischi veri comparati ai vantaggi dei vaccini e quali invece possiamo considerarli innocui nel senso che non nuocciono ma sarebbero pure superflui?

I vaccini non sono acqua”. Così recita un utile opuscolo divulgativo dell’Istituto Superiore di Sanità; sono farmaci. Come tutti i farmaci, a partire dall’acido acetilsalicilico (Aspirina) per citarne uno tra i più diffusi e per i quali fino a oggi non mi sembra di aver notato campagne “NoAspirina”, possono provocare effetti collaterali, in rarissimi casi, anche gravi.

Circa la comparazione tra rischi e vantaggi dei vaccini, senza esprimere opinioni, cito un estratto dell’opuscolo di cui sopra, riguardante il morbillo, senza ricorrere ad articoli scientifici incomprensibili per quasi chiunque e rimando la trattazione delle comparazioni di altre malattie infettive prevedibili con i relativi vaccini a questo indirizzo http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/pdf/Vaccinazioni%20Dubbi%20e%20risposte-bassa%20def.pdf

Rischi dovuti alla malattia

Nei paesi come l’Italia le caratteristiche principali sono:

➔ febbre in tutti gli infettati: superiore a 38°C e no a 40°C

➔ rash cutaneo: sempre presente

➔ diarrea: 8 ogni 100 casi

➔ otite media: 7-9 ogni 100 casi

➔ polmonite: 6 ogni 100 che porta a morte nel 15% dei casi

➔ convulsioni: 1 ogni 200 casi

➔ trombocitopenia: 1 ogni 3.000 casi

➔ encefalite: 1 ogni 1.000 casi e con sequele permanenti nel 15% dei

casi

➔ panencefalite subacuta sclerosante: 1 ogni 100.000 casi

➔ decessi: 1-2 ogni 1.000 casi per la malattia o le sue complicanze

Rischi dovuti al vaccino

Attualmente è disponibile solo il vaccino combinato con quello della roso- lia e della parotite ed è costituto dai tre virus vivi attenuati. Gli eventuali effetti collaterali del vaccino combinato compaiono a distanza di 7-14 giorni dalla vaccinazione e sono:

➔ febbre: 5-15 ogni 100 dosi

➔ rash cutaneo transitorio: 5 ogni 100 dosi

➔ gonfiore alle linfoghiandole del collo: 1-2 ogni 100 dosi

➔ convulsioni febbrili: 1 ogni 3.000 dosi

➔ trombocitopenia transitoria: 1 ogni 30.000-40.000 dosi entro 2 mesi

➔ encefalite: meno di 1 ogni 1.000.000 dosi

➔ parotite: molto raramente

➔ artralgie: 5 ogni 1000 dosi in bambini, 1 ogni 4 dosi in donne adulte ➔ reazione allergica severa: meno di 1 ogni 1.000.000 dosi

➔ decessi: osservato solo nell’immuno-compromesso

È stato dimostrato che il vaccino non provoca autismo

Ha senso rischiare la malattia quando abbiamo a disposizione un vaccino sicuro ed efficace?

No, perché:

➔ il virus si trasmette per via aerea e la sua circolazione non è in influenzata dalle migliorate condizioni socio-economiche

➔ il morbillo è ancora largamente diffuso in tutto il mondo

➔ è una malattia estremamente contagiosa e nei paesi maggiormente

colpiti continuano a verificarsi decessi e ricoveri ospedalieri per le sue

complicanze

➔ non vi è nessun trattamento specifico contro il morbillo e solo il vacci-

no può prevenire la malattia

➔ per non avere più epidemie occorre vaccinare più del 95% dei bambini; se questa percentuale scende anche di pochi punti, compaiono

focolai epidemici

➔ l’efficacia del vaccino si vede chiaramente dal numero ridotto di casi di malattia, ricoveri, decessi rispetto a qualche decennio fa, nelle aree con buoni livelli di vaccinazione.

Quanto citato mi sembra già sufficiente a comprendere quanto sia opportuno non ammalarsi. In tal senso sarebbe utile spiegare a coloro che ritengono un contagio più naturale di un’immunizzazione da vaccino quanto ciò non sia corretto. La risposta immunitaria è la medesima, solo che il vaccino protegge a minori rischi. I dati suddetti spiegano perché far ammalare di proposito i propri figli e quelli degli altri è sbagliato se non addirittura criminale.

È vero che si stanno preparando altri vaccini, già ce ne sarebbero in lista d’attesa una trentina, compreso il mitico vaccino per vaccinarsi dai vaccini?

Anche questo non lo so, ma se così fosse ne sarei lieto alle solite condizioni di cui sopra: sicurezza, efficacia, costo/beneficio accettabile. In tal senso vorrei aggiungere che i costi (prezzi) dell’acquisto dei vaccini, andrebbero comparati ai costi sostenuti dalla collettività in caso di malattie (o peggio, epidemie) e a quelli della gestione delle loro tragiche complicanze mediche e sociali.

“Il prossimo target dei vaccini saranno gli anziani? Vi ricordate come finì coi vaccini per la Sars e per l’aviaria, col loro vertiginoso investimento pubblico?

L’epidemia mondiale di SARS e quella in estremo oriente della cosiddetta Influenza aviaria sono state vicende, pur se dai risvolti in parte oscuri, diverse rispetto alla questione riguardante i vaccini contro le malattie che con costanza rappresentano un problema di prevenzione nel nostro Paese. Si tratta di eccezionalità pur facendo parte di un ciclo tipico della diffusione delle malattie infettive. Per entrambe non mi risultano però investimenti in questo Paese in termini di vaccini, ma certamente in termini di costi di salute pubblica, costi spesso levitati con l’influenza mediatica.

Eccoci giunti alle conclusioni caro Veneziani. Lei è un uomo libero da schemi preconcetti e ipocrisie e comprendo bene la Sua sindrome repulsivo immunitaria contro ciò che chiama “statalismo sanitario”. Se la obbligassero a dimagrire imponendole di andare a correre tutte le mattine, sotto la sorveglianza di due agenti della Polizia Locale, per ridurre i sui valori di trigliceridi e colesterolo allo scopo di abbassare il rischio di malattie cardiovascolari e quindi di pesare meno, anche sul SSN, capirei la Sua preoccupazione. Peraltro mi risulta che l’imposizione di dimagrire sia vigente in alcuni “democraticissimi” Paesi occidentali, pena la non assicurazione sanitaria e il divieto di accesso ai servizi di cura. Ma l’introdurre nuovi obblighi vaccinali a distanza di anni dall’avvento di quelli già presenti mi sembra qualcosa di diverso da una coercizione malevole e antilibertaria. Anzi, sono convinto che il concetto: “La tua libertà finisce dove inizia la tua” sia molto aderente. Lo rivedrei come: “La mia libera e cosciente scelta di non contrarre una malattia (magari perché non posso vaccinarmi per motivi di salute), finisce dove inizia la tua di ammalarti non vaccinandoti e trasmettendomi la tua malattia…