Alcune domande trascendentali, che ci vengono in mente durante un periodo in cui dubitiamo di noi e della nostra identità, in cui siamo insicuri e incerti, sono: “Chi sono?”, “Cosa sto facendo della mia vita?”, “Dove sto andando?”, etc. L’adolescenza e l’età adulta, si caratterizzano entrambe per una cosa, l’instabilità emotiva. La prima è una fase complicata, segnata da un passaggio complesso tra due età, con crisi di identità nelle quelli ognuno di noi cerca il suo proprio io. Ribellarsi contro tutto e tutti, parlare male, farsi trascinare dalle compagnie. Insomma, cerchiamo chi siamo veramente. Quando si raggiunge la soglia dei quarant’anni c’è un ulteriore punto di inflessione. Siamo adulti, tentiamo di recuperare ciò che ormai è rimasto indietro e spesso ci ritroviamo ad affrontare un’altra crisi in cui non sappiamo il perché ci stiamo comportando come facciamo. In psicologia si può parlare di crisi di identità, in politica no! Ieri, su La7, è andato in onda l’ennesimo spettacolo del “tutti contro uno”: Floris, De Gregorio, Carofiglio vs. Salvini. Tralasciando i temi trattati (o i “non temi” a secondo dei punti di vista), oggetto delle domande poste al leader della Lega, ha trionfato l’equivoco d’identità dei primi tre, due giornalisti/scrittori/politici e un politico/ex(?) magistrato. 

Carofiglio alla domanda di Floris a Salvini su dove siano finiti i famosi 43 mln di euro della Lega oggetto di indagini giudiziarie afferma: «Non sono particolarmente appassionato alla questione specifica né tantomeno ai processi che riguardano personalmente l’onorevole Salvini, peraltro è sempre stata una mia regola di non parlare dei loro processi con gli indagati e con gli imputati perché sono le persone più inattendibili, ovviamente inattendibili. Se uno è indagato per un grave reato come per esempio il sequestro di persona e pensa di essersi comportato bene e magari lo pensa davvero non può entrare in discussione tecnica con qualcun altro…». Nelle prime battute Carofiglio politico afferma di non entrare nei processi ma, un istante dopo, si trasforma in Pm sostenendo di non parlare con indagati e imputati perché persone inattendibili poiché non potrebbero entrare in discussione tecnica con “qualcun altro”, che poi sarebbe egli stesso nella versione Pubblico ministro. Poco dopo però, con un balzo felino, rientra nel suo corpo di senatore del Pd e dice: «Rispetto il punto di vista di uno che è indagato o imputato, ma parliamo di metodo politico: mi sembra che il segretario della Lega abbia, rispetto a uno degli indagati, sulla vicenda dei soldi che circolano all’estero, detto che garantiva personalmente. Non mi interessa specificamente la posizione di questo signore (il commercialista indagato), ma l’affermazione “Garantisco personalmente”…». 

Sorvolando sull’avvilente paragone di Carofiglio, tra Salvini e un fratello di uno dei presunti partecipanti all’aggressione del povero Willy, non è chiaro nella frazione di poche battute cosa egli sia voluto essere: politico, magistrato ancora in servizio, ex Pm nostalgico o figura mitologica antropomorfa che ingloba tutte le altre fattispecie. Se fosse stato un adolescente difficile o un quarantenne tormentato, forse qualcuno l’avrebbe invitato a recarsi da un analista, ma in politica (soprattutto nel versante di sinistra) l’ambiguità è cosa normale se non addirittura auspicabile.

Concita De Gregorio, “pasionaria” di Repubblica, poco dopo ha esordito con un mini comizio nel quale risponde all’affermazione palesemente retorica di Salvini: «La scuola non riapre e gli artigiani e le partite IVA che domani devono pagare le tasse e non riaprono da quattro mesi.» ribattendo che: «…La scuola ha riaperto regolarmente stamattina e sono andati otto milioni di studenti, per cui l’affermazione che la scuola non riapre non mi sembra corrispondente alla realtà». Poi, spostandosi indietro la sua chioma fluente con finto distacco, si ricorda che riaprire la Scuola non è solo il gesto di dischiudere un portone di un edificio, ma far ripartire un istituzione, magari con la presenza anche degli insegnanti e si rifugia citando il Premier Conte che avrebbe scaricato la responsabilità della loro assenza su un “ricatto dei sindacati”. Ma la De Gregorio non aveva appena sostenuto di essere solo una cronista oppure si è tramutata improvvisamente, come in una metamorfosi kafkiana, in un avversario politico di Salvini? Anche lei, in una veste diversa, probabilmente, a braccetto di Floris, più moderato e non per questo meno ambiguo, da adolescenti o quarantenni svalvolati si sarebbero rivolti ai servizi di uno psicologo. Nella realtà irreale invece conducono talk show e vengono pagati da famosi editori per le loro multi identità. D’altronde qualcuno sosteneva che niente è più pericoloso di un’idea quando quest’ultima è l’unica che si ha. Dunque, a parte quell’unica e ossessiva idea di demonizzare Salvini, non riuscendo a pensare a qualcosa di più convincente, tanto vale trasformarsi in tante altre cose, come meglio conviene, in mancanza di idee migliori.

L’acrobata è un mestiere difficile. Richiede equilibrio, ma anche sprezzo del pericolo. Se una delle due doti manca rischia di farsi male o di sembrare ridicolo. Nel 2014 una cara amica mi ha donato un libro: La regola dell’equilibrio di Gianrico Carofiglio. Mi è piaciuto molto. Un protagonista solido e intrigante e una storia convincente. Non rivelo, per chi fosse interessato a leggerlo, nulla di preciso, ma dico solo che se fosse stato scritto nel 2020, la storia sarebbe scontata viste le attuali cronache sul mondo della magistratura . Ma qualcosa, a partire dal titolo, non quadra. Per far capire a tutti chi è l’autore del volume, si tratta di un ex magistrato, prima Pretore, poi semplice pm, e infine Sostituto Procuratore alla Dda. Come accade di frequente, viene poi eletto senatore. Dal 2002 è anche autore di narrativa con numerosi romanzi di successo. Ma tutto questo non ha nulla di interessante. Più avvincente è la sua attività di opinionista via TV e attraverso i social. I suoi toni, seppur pacati nel lessico sono, per contenuti, al fulmicotone in tema di parzialità, (…politica si intende). Riporto una serie di tweet del noto autore:

21 dicembre 2019 “Se uno è ministro dell’interno e utilizza aerei ed elicotteri della polizia e dei vigili del fuoco per viaggi personali o comunque estranei ai compiti ministeriali (comizi, feste di partito, abbuffate di vario genere) secondo voi commette un illecito? Chiedo così, in teoria” A proposito di voli di Stato di Salvini. Uno strano silenzio social lo ha colto a proposito di quelli di Renzi di qualche anno prima.

21 aprile 2020: “Per un minimo di prospettiva (e senza sottovalutare l’emergenza in corso) segnalo che l’influenza asiatica del 1957 ha provocato più di 2 milioni di morti; l’influenza di Honk Hong del 1968 fra 1 e 2 milioni. I nostri genitori e noi ne siamo usciti, il mondo è andato avanti.”

12 maggio 2020: “Ho imparato tanto tempo fa a non fare la lotta con i maiali. Ti sporchi dalla testa ai piedi e, soprattutto, ai maiali piace (George Bernard Shaw).” a proposito di una dichiarazione offensiva, di un senatore del centro destra, verso Silvia Romano. 

3 giugno 2020: “Nel decidere a chi dare il proprio voto – quando sarà – uno dei criteri è la valutazione del senso di responsabilità dei leader. A questo proposito la destra ha fornito un indicatore piuttosto attendibile con la manifestazione di ieri. Non servono i commenti, bastano le immagini.” A proposito della manifestazione del Centro destra del 2 giugno, accusata di fornire cattivi esempi igienici.

A tal proposito, il nostro agguerrito scrittore il 26 febbraio twittava: “Contro l’isteria collettiva comunico che oggi: 1) ho viaggiato in aereo con persone serene e senza mascherine; 2) sono andato in metropolitana e tutti erano tranquilli; 3) ho preso parte a una tranquilla e affollata presentazione di un libro. Ci tenevo a farvelo sapere

Tuttavia, nella trasmissione TV Otto e mezzo sembra però aver cambiato idea in tema di distanziamento sociale: «Siamo di fronte a una politica complessivamente squilibrata e con un’opposizione che mostra la responsabilità che abbiamo visto qualche giorno fa in piazza con un manipolo di gente sudata, accalcata, senza mascherine», poi ha proseguito affermando:  «Al di là del merito e del rischio di contagio che può essere maggiore o minore in quella situazione, il problema è il messaggio che si lancia al Paese da parte di leader di forze nelle quali io non mi riconosco. Mi piacerebbe una destra di un Paese democratico, avanzato che mostrasse civiltà, responsabilità, decoro e questo manca».

In pratica per Carofiglio se in piazza scende chi fa parte di forze nelle quali egli dice di non riconoscersi, si tratta di gente sudata, accalcata, senza mascherine. Se però il 25 aprile le strade di Bologna si riempiono di persone stipate come a Woodstock e prive di mascherine, ma con in mano le liturgiche bandiere rosse, per Carofiglio non si tratta di mancanza di civiltà, responsabilità, decoro. Dall’alto della sua visione delle opinioni altrui decide come dovrebbe essere chi non la pensa come lui; basta che sia all’altezza delle sua “statura morale”. È singolare che chi si appella a regole ed equilibri per intitolare i suoi volumi sia invece così parziale nei confronti della realtà. Qualcuno, più spiritoso di lui, lo ha definito: “…l’intellettuale illuminato a giorno, profeticamente impostato e molto saccente.