Brutta bestia il pelo del lupo; di peggio c’è solo il vizio. Che il pregiudizio sia tra i vizi più di moda ci sono pochi dubbi. Pregiudizi religiosi, ideologici, sportivi, alimentari, razziali, di genere, dilagano come anche i pregiudizi sui falsi pregiudizi. Quanti si sono sentiti appellare prevenuti, o peggio, fascisti, razzisti, classisti, solo per aver espresso qualcosa di non allineato con la sacra correttezza del pensiero unico di sinistra. Non che a destra non si viva di pregiudizi. Intere forze politiche hanno mutato il corso della propria storia cavalcandone un bel po’ per conto di un elettorato incazzato. La reazione stizzita al disagio espresso, anche in malo modo, da quell’elettorato da parte dei “Salonkommunist“, (comunisti da salotto, figli della buona borghesia tedesca degli anni ‘70) si è sempre affrancata dai motivi reali di chi vota a destra, definendo quella rabbia come canea, suburra, sordida ignoranza. Un po’ come se l’intellighenzia di sinistra fatta più di militanti che pensatori, evidentemente grati al potente apparato della  gauche italenne, rispondesse alle domande degli italiani, frustrati dalla mancanza di risposte, come fece Maria Teresa d’Austria: “Se non hanno più pane, che mangino brioche!”

Gira un articolo tratto da Il Manifesto, sul cosiddetto “business del siero” nella Regione Lombardia.

https://ilmanifesto.it/il-business-del-siero-e-il-carico-sul-sistema-pubblico/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1589638502

In breve, l’amministrazione Regionale lombarda consente ai laboratori privati di effettuare esami sierologici a pagamento per rilevare Immunoglobuline a seguito di contatto con il Coronavirus. Se il pagante risultasse positivo per uno dei due tipi di anticorpi, IgM e IgG, dovrebbe poi effettuare un tampone. Secondo il quotidiano comunista la Lombardia patirebbe la scelta fatta dalla Regione all’inizio della crisi di non investire sui tamponi e l’assistenza territoriale e quindi non avendo acquistato per tempo a gennaio e a febbraio i reagenti per i tamponi, a differenza di quanto fatto ad esempio dal Veneto, è già al limite della capacità giornaliera di analisi dei tamponi dunque abbandonando quei cittadini che la Regione ha deciso di lasciare al fai da te non testandoli con un piano pubblico uguale per tutti. Siamo tutti profeti prodigiosi quando le cose sono già avvenute: basta inscenare la realtà che più ci piace e appiopparla al passato prossimo. La Regione Veneto non ha mai investito più di quanto previsto nella propria programmazione sulla Sanità Territoriale nei mesi di gennaio e a febbraio. Si è solo mossa in anticipo mettendo a punto una metodica di analisi dei tamponi con un metodo realizzato in casa, senza sistema chiuso e senza dover fare riferimento a fornitori. I risultati sono stati validati con l’Istituto Spallanzani di Roma.

https://www.startmag.it/innovazione/tamponi-e-reagenti-come-e-perche-il-veneto-ha-sconfessato-le-linee-guida-oms-e-governo/

Quindi hanno scelto di farne di più in quei focolai chiusi dove era esplosa subito l’epidemia. Tutto qui. Non c’entra nulla la policy sanitaria o gli investimenti diretti agli ospedali e non al territorio. Quindi, chi si scandalizza per la solita storia del “privato” vs il “pubblico” farebbe bene a verificare i fatti prima di indignarsi per un pregiudizio sanitario e magari suggerire ai lettori che, prima di mangiare brioches, sarebbe meglio capire come riprendere a sfornare il pane comune e anche in fretta…

Il calcio è una straordinaria forza aggregante. Unisce interi popoli attraverso regole del gioco comuni e diventa spesso un riferimento a ciò che la cronaca racconta. Assistere a una partita oltre al significato semplicemente sportivo, aiuta a entrare in altre realtà anche a chi non è avvezzo a informarsi. Guerre (vedi Ucraina, Cecenia, Siria, Afghanistan…), fatti di cronaca (vedi narcotraffico in Colombia negli anni passati e in Messico oggi) e tante altre notizie hanno fatto il giro del mondo anche attraverso la notorietà del calcio giocato.

Un sito web di parte (…la mia, di tifoso), “Il Napolista”, apprezzato perché esprime ancora concetti e non ululati, ha pubblicato un articolo scritto dal noto attore teatrale Nello Mascia, mio concittadino. Le sue parole esprimono alcune considerazioni sul caso degli adesivi raffiguranti Anna Frank, diffusi da tifosi o pseudo tali. Tra tutte le sue opinioni mi ha colpito una frase: “…evitiamo che l’orribile frase di Lotito sia l’unica cosa sincera di questi giorni bui…”. Si riferiva alla chiacchierata telefonica privata del presidente della Lazio colta e registrata da qualcuno nella quale avrebbe affermato a proposito della sua visita alla Sinagoga: “…Andiamo a fa sta pagliacciata…”.

A parte gli aggettivi scelti dall’autore, che forse potrebbero essere utilizzati per aggettivare cose più serie, condivido in pieno il resto della frase. Il presidente della Lazio secondo Mascia avrebbe espresso ciò che pensa realmente. Ma davvero crediamo che il mondo del calcio, un mondo che ruota intorno a svariati miliardi di euro, (tanti da pareggiare il debito pubblico di piccole nazioni), sia realmente contrito per un idiota tentativo di provocazione di alcuni soliti noti? Chi lo pensa, o vive su Marte o mente sapendo di mentire. A tal proposito sento la necessità di proporre i seguenti estratti giornalistici: “Non serve curare l’apparenza, perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia. Per Dio, è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!“. Lo ha detto Papa Francesco durante l’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica all’Air Defense Stadium de Il Cairo. http://www.globalist.it/world/articolo/215153/il-papa-meglio-non-credenti-che-credenti-ipocriti.html

Il Pontefice pontifica sull’ipocrisia, forse perché quest’ultima è, dopo l’aria e l’acqua, uno degli elementi gratuiti più diffusi al mondo. Un’impressionante moltitudine di persone armate di social utilizza ciò che il piatto d’argento mediatico offre per innalzarsi sul punto più elevato del podio dei buoni, corretti, accoglienti, solidali, tolleranti e quindi contriti e indignati, a seconda di dove tira l’aria. A tal proposito un ottimo esempio di indignazione da podio è nell’edizione de “Il Manifesto” del 27 ottobre 2017. C’è un articolo dal titolo: “Anna Frank, l’oblio dalla parte del vincente” di Enzo Collotti nel quale egli afferma: “Non è un caso che sia nel mondo della destra, estrema o meno, si diffondano comportamenti e atteggiamenti che sfociano nel razzismo, in un momento in cui le pulsioni razziste sono alimentate da paure, reali o stimolate ad arte, che traggono forza dai ben noti processi migratori che forniscono il pretesto per ogni sorta di eccesso provocatorio o difensivo che dir si voglia.”

https://ilmanifesto.it/anna-frank-loblio-dalla-parte-del-vincente/

Partendo dagli adesivi in questione il giornalista arriva a un atto di accusa verso chi non è di sinistra. Certo, se un comunista prendesse atto che oltre a se stesso non esistono solo squadristi in fez e moschetto a tracolla, egli si dissolverebbe come neve al sole, perché nel 2017 è esclusivamente quell’iconografia a tenerlo in vita. Quindi per lui è comprensibile il tentativo di appellare come esclusivamente fascisti gli atti di razzismo. Tuttavia è singolare che chi festeggia la rivoluzione sovietica possa dar lezione di anti razzismo a danno degli ebrei o chi manifesta contro l’esistenza dello Stato di Israele sia idoneo a pontificare sul pensiero di chi non è allineato con la sinistra. E non valgono a molto i distinguo, tutti molto chic e politically correct tra antisionismo (opposizione allo Stato ebraico) e antisemitismo, come scritto dal filosofo francese Jankélévitch, “l’antisionismo è l’antisemitismo con una giustificazione, messo infine alla portata di tutti”.

Comprendo la freddezza di un quotidiano comunista per la dottrina religiosa, anche se Papa Francesco ha rinfocolato anche le frange più estreme del pensiero socialista, ma lo stesso Pontefice ammonisce sull’uso indiscriminato dell’ipocrisia.

Non vorrei che partissero un bel po’ di scomuniche…