La definizione di “oracolo” nel dizionario Treccani ha diverse interpretazioni: la terza, quella di impiego più comune è tremendamente responsabilizzante, se presa nella sua accezione figurativa: “Risposta, parere, sentenza espressa da persona autorevole e molto ascoltata: le sue parole sono un o. per i suoi discepoli…” Altresì, l’uso ironico di oracolo ne connota un senso più sfizioso e dissacrante. “…Con l’uno e l’altro senso, per lo più iron., di sentenza data con tono di grande autorità e più spesso di persona che parla con tono cattedratico o si finge ispirato: pronunciare, spacciare oracoli; sentiamo il suo o.; silenzio, che parla l’o.!; ecco l’o.!; l’o. tace; smetti di fare l’o.; Ed ei, presa la mano a far l’oracolo, O rispondeva avvolto o stava muto (Giusti).

Leggo e apro su La Stampa web, quotidiano politicamente molto “correct”, un video articolo dal titolo: “Roberto Saviano: “L’assenza della legge sullo ius soli è una barbarie”.

http://www.lastampa.it/2017/10/30/multimedia/cronaca/roberto-saviano-lassenza-della-legge-sullo-ius-soli-una-barbarie-RTAJ4qsBCUDoDkb67n6JrM/pagina.html

Compare nel video l’autore del best seller Gomorra che, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Bacio feroce qui a Torino, ha ritenuto indispensabile la presenza sul palco di alcuni giovani nati in Italia da cittadini stranieri, per fare propaganda all’approvazione del ddl sul cosiddetto Ius soli temperato. In questa occasione definisce “una barbarie” la mancata approvazione della normativa, ancora oggetto di discussione parlamentare.

Sono uno spregevole malpensante e immagino che Saviano per rafforzare tale teorema abbia chiesto a una ragazza nata da genitori non italiani di leggere un passo del suo libro. La lettura parla di allevatori di “cani da combattimento che vengono selezionati alla nascita” a mio parere per rafforzare l’idea, con il massimo effetto retorico, che la mancata approvazione dello Ius soli, sia paragonabile alla selezione dei pitbull nati e allevati clandestinamente per essere poi mandati a sbranare i loro avversari. Sarebbe un po’ come dire: in questo Paese “criminale” vogliamo selezionare solo italiani dalla “razza italica” senza contaminazioni attraverso la non approvazione di una legge dello Stato. Io che penso sempre al peggio, penso a un Saviano che immagina gli impiegati dello stato civile dell’anagrafe, vestiti con una divisa nera delle SS mentre selezionano in base alla razza i nuovi nati da destinare alla cittadinanza italiana, con provata origine genetica nostrana e quelli nati da genitori stranieri, da indirizzare senza appello verso la Patria dei loro padri e delle loro mamme. Do subito un sospiro di sollievo nel ricordarmi che in questa Italia definita da molti “spietata” e “xenofoba” c’è già da tempo una normativa a tutela dei figli di genitori stranieri che, seppur da migliorare o sostituire con qualcosa di più attuale, comunque esiste. Tutto sommato da italiano non mi sento come i criminali che allevano belve feroci selezionandole geneticamente. Ho un cane e, lo confesso, è anche di razza! È un bel Golden Retriever e nonostante ciò non mi sento affatto un nazista che seleziona il dna canino. Volevo quel tipo di cane e mi sono solo limitato ad andare a comprarlo in uno dei tanti allevamenti invece che al canile. Non per questo darei fuoco ai canili o ai bastardini. Sinceramente non vedo il perché dopo un ragionevole periodo di valutazione un bambino nato in Italia, anche se da genitori non italiani, non debba prima o poi ricevere la cittadinanza, così come già garantisce l’attuale normativa. Ma questo che c’entra con la “barbarie” denunciata da Saviano sentenziata contro chi ritiene quel ddl non urgentissimo o contro chi pensa che quel progetto di provvedimento possa almeno essere modificato. Le grandi battaglie sui diritti umani e civili sono un’altra cosa. Non mi risulta che in Italia, a differenza dei Paesi di origine dei genitori di alcuni di quei ragazzi chiamati su palco, il tempo si sia fermato. Qui le donne possono guidare un’automobile, votare e in caso di adulterio il, o meglio la “colpevole” da noi non viene lapidata o decapitata sul posto. Stranamente contro queste usanze non risultano atti di grande solidarietà da parte dell’oracolo Saviano e dei suoi estimatori chic se non altro verso le vittime di quei Paesi un tantino più arretrati di noi in materia di civiltà. Cittadini di quelle lontane terre che, nella migliore delle ipotesi, scappano raggiungendo il nostro Paese, per definirlo dopo un po’, in collaborazione con il Roberto nazionale, “barbaro”. Chissà, forse Saviano preferirebbe qualche “civilissima” legge teocratica la cui violazione prevederebbe una feroce e inappellabile fatwa parlamentare con effetto immediato per limitare i confronti democratici.

Secondo voi Saviano a quale accezione delle due definizioni di oracolo assomiglia di più? Quella figurativa o quella ironica…?

In epoca di reality gastronomici dallo share sempre più incerto torna di moda lo sciopero della fame. In un mondo comprensibile sarebbe una protesta come un’altra, peraltro dagli illustri trascorsi: dalla pratica del dharna indiano di Gandhi ai repubblicani irlandesi di inizio secolo scorso, ai detenuti politici turchi. Nel nostro piccolo, a proposito di proteste auto-privative, con un appassionato e compianto (…più dopo la sua morte che da vivo) Marco Pannella non abbiamo sfigurato. Il capolavoro dei capolavori tra gli scioperi della fame tuttavia è in atto mentre sto scrivendo. Un sempre più folto gruppo di parlamentari illustri ha intrapreso un’astensione alimentare per protesta contro la non approvazione dello ius soli. Tra di essi anche un prestigioso esponente del governo: il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti onorevole Graziano Del Rio. “Dopo tante parole urlate, sullo ius soli è giunto il momento della riflessione. È il tempo forse di parlare coi gesti, far capire alla gente in modo mite e non violento” ha dichiarato quest’ultimo su Repubblica. http://www.repubblica.it/politica/2017/10/05/news/ius_soli_svolta_di_delrio_sciopero_della_fame_cosi_tutti_capiranno_-177423490/

Insieme a lui, ultima in ordine di tempo (…e di annuncio alla stampa), l’onorevole Rosy Bindi. Gli altri sono: il viceministro alle Politiche agricole, senatore Andrea Olivero e i parlamentari Elena Ferrara, Paolo Corsini, Vannino Chiti, Lucio Romano, Sergio Lo Giudice, Walter Tocci, Franco Monaco, Sandra Zampa, Michele Piras, Loredana De Petris. La Presidentessa della Camera dei deputati onorevo(la) Laura Boldrini ha dichiarato che ci sta pensando.

Premesso che il tema di questo post non è l’essere o non essere favorevole allo “ius soli”, peraltro argomento già affrontato sul questo blog il 18 giugno e preso atto che ogni tanto un breve periodo di astinenza dal cibo non può che essere sano e detossificante, c’è qualcosa che non torna. Si può comprendere l’atto estremo di un cittadino, magari privato della propria libertà ingiustamente, contro quei poteri responsabili della carcerazione o lo sciopero dimostrativo di un bonzo, senza nessun altro potere di influenza, magari messo in atto prima di darsi fuoco. Tutti gesti di persone semplici, non certo gestori di decisioni che potrebbero, volendo, cambiare il destino di ciò in cui credono fortemente. Risulta invece singolare che uomini e donne eletti a far parte di chi può e deve decidere sulle scelte di un Paese adottino una forma di protesta a favore di ciò che essi stessi non sono stati in grado di stabilire avendone la facoltà. Luciano Violante ultimamente ha dichiarato che “la democrazia non si trova in natura; è un prodotto artificiale”; se ne deduce quanto sia complesso l’esercizio di quest’ultima, per esempio nell’accettare da parte dei suddetti scioperanti di non essere stati in grado di convincere un’ampia loro maggioranza circa le proprie ragioni sull’introduzione dello ius soli. Sperticarsi a rilasciare dichiarazioni suggestive sulla “lotta di civiltà” e la “cultura dell’accoglienza”, non basta in democrazia a convincere tutti. Bisogna dimostrare in modo credibile ciò che si sostiene e soprattutto convincere i propri interlocutori riottosi sulla sostenibilità reale delle proprie idee. Evidentemente la vecchia abitudine in voga a sinistra di trattare la realtà solo a colpi d’arma da slogan non funziona più. Per cui ciò che rimane è rifugiarsi nei gesti dalla retorica estrema, contrabbandando un insuccesso politico con l’autolesionismo dimostrativo. Mi chiedo: se un Ministro, con la sua maggioranza, non è riuscito a far approvare una legge, contro chi diavolo sta protestando se non contro se stesso?

Su Sky tg24 trasmettono un’intervista a uno studente centroamericano, emigrato con la famiglia in Italia. Il ragazzo ventenne racconta in breve la sua storia di straniero nel nostro Paese da tanto tempo e dice che si sente, per questo motivo, italiano. Prosegue l’intervista dicendo che sul suolo italico quasi un milione di persone versano nella sua condizione e che tra essi ci sono tanti bambini. Se la legge non verrà approvata, conclude, lui insieme agli altri, si appresteranno a vivere “una vita di privazione”.

L’argomento, seppur squisitamente politico, in sede legislativa non può essere trattato alla stregua di temi come il ritorno dei Savoia nel nostro Paese o le modifiche di genere al femminile dei titoli istituzionali. Qui, oltre alle opinioni, ci sono in ballo concreti rischi di sovraccarico di una situazione migratoria già drammatica. Un’interessante articolo de il Fatto quotidiano, non certo tra i miei giornali preferiti, in questo caso analizza con attenzione e realismo la situazione internazionale e le possibili conseguenze di una legge simile, in un momento storico come l’attuale. https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/17/ius-soli-in-italia-ecco-perche-sarebbe-una-follia/3665949/ . Le suggestive immagini del ragazzo dell’intervista di Sky danno la sensazione che la natura del tema sia: “Sei d’accordo a far cessare il rischio di una vita di privazioni a coloro che non otterranno la cittadinanza italiano solo per il fatto di calcare la suola della propria scarpa sul suolo nazionale?” La risposta alla domanda posta in questo modo naturalmente sarà ovvia. Ma il problema è così semplice? Cosa recita l’attuale normativa italiana e cosa prevede il disegno di legge?

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-06-07/lo-ius-soli-tenta-l-ultimo-miglio-italia-come-francia-ma-guarda-modello-tedesco–151755.shtml?uuid=AErfjLaB&refresh_ce=1

L’attuale disciplina: cittadinanza per «diritto» dopo i 18 anni

Al di là di alcune fattispecie particolari come ad esempio il caso di genitori ignoti o apolidi attualmente il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne a condizione che vi abbia risieduto fino a quel momento «legalmente e ininterrottamente» e dichiari entro un anno dal compimento dei 18 anni, di volerla acquisire. Fin qui per quel che riguarda il “diritto”. La cittadinanza può essere invece acquisita per matrimonio (purché in possesso di requisiti resi più stringenti dalle norme sulla sicurezza emanante in questi anni) oppure per naturalizzazione cioè concessa (con Dpr, sentito il Consiglio di Stato), su domanda dell’interessato, a chi risiede in Italia da almeno 10 anni se cittadino extra Ue e quattro se europeo.

Le modifiche in Parlamento: ius soli “temperato” e ius culturae

Il Ddl incardinato in aula introduce uno ius soli temperato con il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purché uno dei due genitori sia in possesso di permesso di soggiorno permanente (se extracomunitari) o di permesso di lungo periodo (se comunitari) e dunque sia residente nel nostro paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni. Ma non solo. Può acquisire la cittadinanza (necessaria la dichiarazione di volontà) il minore nato da genitori stranieri oppure arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro paese un percorso formativo per almeno cinque anni. Potrà anche chiederla chi non ancora maggiorenne sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequento un ciclo scolastico ( o un percorso di istruzione professionale) ottenendo un titolo di studio (o una qualifica).

Una domanda però mi assilla più delle inoppugnabili ragioni dell’articolo sopracitato de Il Fatto: Se uno Stato, nonostante gli sforzi di pochi e illuminati, non è stato in grado di sostenere appieno i diritti dei propri cittadini italiani dalla nascita, e si affretta a includerne altri, (peraltro senza un reale criterio di merito), come può pensare di essere credibile? Sarebbe come come dire: “La diga sul lago sta esplodendo e non so come fare. Vabbè, per ora non ci penso, nel frattempo aggiungo altra acqua al lago…”

Dunque, a cosa si deve questa accelerazione legislativa improvvisa?