Dagli al sessista! Questa è la sintesi di un accorato grido di protesta avente come capofila le solite Boldrini e Cirinnà (quella abbandonata dalla “cameriera” e costretta a occuparsi delle incombenze domiciliari). Il tema è una statua inaugurata a Sapri, che ricorda la nota spigolatrice in abiti troppo succinti per essere una semplice opera d’arte. 

https://www.corriere.it/cronache/21_settembre_27/spigolatrice-sapri-nuova-statua-polemiche-sessista-d8188c34-1f64-11ec-b908-b44816b61f2f.shtml

Il “sessista” di turno sarebbe un certo scultore Emanuele Stifano il quale pare si sia rifiutato di fornire spiegazioni in merito. D’altronde, il silenzio sul senso della propria opera, oltre a essere un suo diritto, sarebbe una cosa non infrequente nel mondo degli artisti, così come la critica d’arte avrebbe tutto il diritto di esprimersi negativamente in merito. Leggo su un social un post di una certa Chiara Savettieri, ricercatrice in Storia della Critica d’arte all’Università di Pisa che spiega tecnicamente perché quella statua è criticabile in quanto non conforme a canoni storici e stilistici che solo un addetto ai lavori potrebbe comprendere. 

https://www.facebook.com/100006653443712/posts/3065939906971094/

Poi però conclude il lungo commento affermando: “Rimproveriamo dunque all’artista la banalità della sua scelta, o meglio la superficialità. Ed anche il cattivo gusto.”

Sono un convinto sostenitore delle competenze e non discuto il commento tecnico della ricercatrice, ma un dubbio mi viene. Quel commento finale, da competente di Storia della critica d’arte, quale senz’altro è la dottoressa Savettieri è proprio legato all’analisi artistica sul nudo femminile, con tanto di concetti antichi come il decorum e dotte citazioni di artisti come Monet, Munch, Klimt, Shiele? Già, perché poi si liquida tutta la lezione accademica di critica artistica con il semplice “cattivo gusto”. Non ricordo analoghi commenti per le “opere d’arte” di “Ceci n’est pas un blasphème”, Festival delle arti per la libertà d’espressione contro la censura religiosa, patrocinato dal Comune di Napoli, dove campeggiano in spazi di affissione municipali riproduzioni di fumetti con bestemmie in primo piano. 

https://www.ilmattino.it/napoli/citta/mostra_blasfema_a_napoli_ultime_notizie_oggi_manifesti_bestemmie-6212748.html

In questo caso i canoni storico-stilistici, o il semplice buon gusto, sarebbero in regola per il paludato mondo della critica d’arte? Magari ci possono illuminare le onorevoli Boldrini e Cirinnà tra un aperitivo a Capalbio e una mostra degli impressionisti, rigorosamente senza nudi di donna… 

Pensavo fosse amore… invece era un calesse. Troisi, alias Tommaso nel film omonimo, disse: “Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, che non so’ venuto… Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro, troppo diversi. 

Chissà perché mi immaginavo populista e invece ho scoperto di essere un calesse. Pensavo che la tutela delle scelte/attitudini altrui non dipendessero dalla libertà di esprimersi degli altri. Quanto questa libertà sia lesiva, al netto dell’insulto diretto che peraltro è già punito, non immaginavo che potesse stabilirlo qualcuno con una toga in un tribunale come nel mondo di Orwell e invece mi sbagliavo. Ecco i fatti : un certo mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati per la Segreteria di Stato della Santa Sede, avrebbe fatto recapitare una “nota verbale” all’ambasciata italiana in Vaticano sul ddl Zan. Secondo il Corriere della sera, in tale nota si denuncerebbe la violazione in alcuni contenuti dell’accordo di revisione del Concordato. Nel dettaglio, il ddl Zan comprimerebbe “la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato“. In particolare le pene previste dal ddl potrebbero riguardare anche chi assume posizioni nettamente discordanti sul concetto di “identità di genere” e sulle sue applicazioni, ad esempio, dal punto di vista educativo, diventando di fatto un bavaglio nei confronti della libertà di opinione. Ma ciò che sorprende è l’alzata di scudi della sinistra. Dopo anni di collateralismo con la Chiesa di Papa Francesco adesso i radical chic si lamentano dell’ingerenza vaticana. Laura Boldrini ha tuonato: “Ascoltiamo anche il Vaticano, ma il Parlamento è sovrano”. Strano, un tempo la Boldrini via Twitter scriveva: “Nel processo costruzione #Europa resistenze a cedere quote sovranità. Ma traguardo va raggiunto, o prevarranno disgregazione e populismo“ ma se c’è da fare propaganda guai a cedere la sovranità a un’osservazione basata su un Concordato revisionato nell’84 tra Stato italiano e Chiesa. Ma questo articolo 2 ai commi 2 e 3 del Concordato cosa dirà di così invasivo della sovranità nazionale, ora difesa a spada tratta dalla Boldrini? La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare – si legge al comma 1 – è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica“. Inoltre, il comma 3 recita che “è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. Sostanzialmente, la Chiesa non vuol rischiare di essere sanzionata penalmente per il mero esercizio di espressioni o comportamenti riconducibili a convincimenti che non sono né di aggressione, né di violenza, né d’incitazione all’odio, anche se altri potrebbero su queste opinioni fondare le loro condotte violente e, considerato com’è scritto il ddl, la Chiesa ha ragione da vendere. Nella medesima condizione rischierebbe di trovarsi chiunque, laico o ecclesiastico, ritenesse di esprimere un pensiero e a tale pensiero venisse attribuita da un tribunale la condotta violenta di qualcun altro. Un po’ come se un uomo o una donna di sinistra si dichiarassero contro lo Stato di Israele e un giudice attribuisse a loro un episodio violento di antisemitismo o addirittura un attentato a cittadini israeliani perché un ddl non chiarisce a sufficienza tale assurda correlazione. A rincarare la dose è un certo Riccardo Magi deputato di +Europa che si è espresso così su Facebook: “Noi lo diciamo da decenni e ora lo ribadiamo: aboliamo il Concordato!“. Peccato che il parlamentare non sappia che per abolire il Concordato bisognerebbe modificare la Costituzione “più bella del mondo”. Nel 1948 i Patti lateranensi furono riconosciuti costituzionalmente nell’articolo 7. Qualsiasi modifica dei Patti può avvenire di mutuo accordo tra lo Stato e la Santa Sede e solo in tal caso la revisione degli accordi non richiederebbe un procedimento di revisione costituzionale. Peraltro, non può essere neanche proposto un referendum per l’abolizione o la modifica del Trattato, del Concordato o delle leggi collegate a essi perché non sono ammessi nel nostro ordinamento referendum riguardanti i trattati internazionali, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione. Per cui cari pasdaran della sinistra a corrente alternata, con la Chiesa decidetevi: o siete amore o siete un calesse…

Dizin, Darbandsar, Shirbad, Sahand, Dena. Ho sempre pensato nel mio provincialismo consapevole che l’Iran fosse un luogo dai desolati panorami desertici, sole, sabbia, cammelli. Invece, dopo la parata sotto tono degli atleti al mondiale di sci a Cortina scopro che nell’antica Persia esistono diverse località sciistiche come quelle sopra menzionate.

Con pochissimo stupore invece apprendo della “rivolta” delle donne del Pd per la delegazione di governo tutta al maschile. 

Nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione” sottolinea la Serracchiani, ex governatrice Pd del Friuli Venezia Giulia. La proposta: “dare a una donna il posto di vicesegretaria del partito“. La rete Donne per la Salvezza: “Poche ministre, siamo deluse

https://www.repubblica.it/politica/2021/02/13/news/pd-donne-rivolta-governo_draghi-287461374/

Laura Boldrini, ex presidente della Camera, che si faceva declinare il titolo al femminile e che nel Pd è una new entry, parla di “fatto gravissimo, vergognoso. Non basterà di certo che ora entri qualche sottosegretaria, per il Pd“, assicura.

https://www.quotidiano.net/politica/solo-ministri-maschi-donne-pd-infuriate-il-partito-vuole-che-restiamo-in-cucina-1.6021604

Se non stupito, sicuramente non convinto di tale, solita, alzata di scudi si è mostrato il neo Presidente del Consiglio Mario Draghi che nel suo discorso al Senato ha affermato che il vero raggiungimento della parità di genere: «…non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge, ma richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi». 

Chissà, parafrasando l’astronauta Neil Armstrong, forse quello di Draghi è stato un piccolo passo, ma un grande balzo per la politica italiana, ostaggio del solito politically correct vuoto e privo di concretezza. Una “correttezza” che non riesce proprio ad andare oltre una concezione per quote della parità di genere, pretendendo di diritto una poltrona ministeriale con il solo e unico requisito di essere donna. 

Torno invece al mio stupore sullo sci persiano. Nessuno tra le  Boldrini, le Serracchiani e la “La rete donne per la salvezza” sembra però aver commentato il caso di Samira Zargari, coach della nazionale di sci alpino iraniana. Quest’ultima non ha potuto raggiungere la sua squadra in Italia per i mondiali di Cortina per decisione di suo marito di non concederle il nullaosta per lasciare il Paese. Un permesso necessario perché, in Iran le donne non hanno diritti reali, se non per concessione maschile, compreso il diritto di viaggiare nel mondo, condizionato appunto alla firma di un “tutore” maschio, padre, fratello o marito che sia.
Della violazione dei diritti umani delle donne in Iran non sembra però indignarsi quasi nessuno perché è più comodo farlo sul simulacro di un diritto di genere nostrano che sui diritti fondamentali che hanno a che fare con la libertà di autodeterminarsi. E allora viva lo sci iraniano, viva la libertà di essere ciò che si è e di valere ciò che si vale!

 

Niente e’ cosi’ doloroso per gli esseri umani come un grande ed improvviso cambiamento. Se non posso ispirare amore, causero’ paura! Sono solo e infelice: Gli uomini non si assoceranno mai a me; soltanto una creatura deforme e orribile come me non si negherebbe a me.

Così disse la creatura del Professor Victor Frankenstein nel romanzo di M. Shelley. Solo che quella creatura, nonostante gli omicidi commessi, era tutto sommato vittima del suo creatore. Da qualche giorno c’è un disegno di legge “creato” dalla premiata ditta  Alessandro Zan, Ivan Scalfarotto e l’onnipresente in questi casi Laura Boldrini. La legge prevederebbe “la punibilità per atti discriminatori sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”; punisce “l’odio omotransfobico”, inclusa la misoginia e infine istituisce un’ennesima giornata nazionale dedicata a gay, trans, lesbiche. I “creatori” di questa proposta oltre a generare, come sostiene Marcello Veneziani in un suo articolo, una sperequazione giuridica/costituzionale (…la parte politica che i “creatori” del ddl rappresentano un tempo non impartiva lezioni di diritto costituzionale a tutti noi?) è a mio avviso l’ennesimo indottrinamento dall’acre gusto maoista. Riprendo volentieri l’articolo di Marcello Veneziani sul tema

http://www.marcelloveneziani.com/uncategorized/un-mostro-omotransgiuridico-in-parlamento/

e ribadisco l’assurdità di una tale proposta. Non è il mio mestiere e accetto volentieri spiegazioni da chi ne sa, ma se il fondamento della Legge è la propria universalità, ossia la validità nei confronti di ogni cittadino, come mai questo ddl stabilisce una tutela speciale per alcune minoranze o categorie? In un normale stato di diritto chiunque offenda mortifichi, minacci e aggredisca chiunque altro è passibile di condanna commisurata al reato compiuto. Se esprime opinioni critiche non direi, a meno che diffami, calunni, insulti ( … e a meno che non abiti in Cina o in Corea del Nord). Una diffamazione verso un gay, un trans, una donna, un nero, un islamico sarebbe quindi “più reato” della medesima diffamazione o violenza a un bambino, a un vecchio, a un genitore, a un cristiano, a un italiano, a una persona qualunque? Se, come rammenta Veneziani, la forza della legge è nella sua universalità, quest’ultima non dovrebbe prevedere categorie privilegiate o più tutelate rispetto ad altre. Invece, secondo il ddl “creato” dai parlamentari di cui sopra un reato contro un gay (o un trans) varrebbe di più rispetto a un reato contro un etero (o un cittadino maschio senza connotati particolari). Anzi, in alcuni casi diventerebbe reato solo se riguardasse un gay o un trans. Un’aberrazione “mostruosa” come la chiamerebbe la Shelley, che porterebbe inevitabilmente alla sottomissione del diritto alle proprie opinioni ad opera del solito giustizialismo del politically correct. L’ideologia ugualitaria che demolisce l’uguaglianza e l’equità.

Se facessi parte di quelle categorie “protette” dal ddl sarei offeso e umiliato nel ritrovarmi in un recinto tracciato dai miei pseudo protettori. Mi sentirei in una riserva indiana e mi riferisco alla grande maggioranza silenziosa di quelli che conducono la propria esistenza sessuale lontani da urla, strepiti e manifestazioni di piazza organizzate da altri, con interessi ben precisi, non certo ai potenti e pervasivi gruppi organizzati, le associazioni, i movimenti in tema di sessualità. La vera discriminazione non è sulla propria e personalissima diversità di genere, ma essere trattati in modo diverso da un provvedimento demagogicamente protettivo. Aggiungo che recentemente 150 intellettuali e artisti americani della portata di Salman Rushdie, JK Rowling, Wynton Marsalis, non certo reazionari, hanno pubblicato nella patria del politically correct, una lettera proprio contro il politically correct. 

https://harpers.org/a-letter-on-justice-and-open-debate/

Essi si sono ribellati contro il nuovo clima di caccia alle streghe dopo l’uccisione di George Floyd e contro l’intolleranza degli estremisti dell’anti-razzismo e dei demolitori di statue, di tutti coloro che guidano “epurazioni” nelle redazioni, censurano le opinioni diverse, imponendo un pensiero unico politically correct. Ma i Michele Serra, i Roberto Saviano, le Laura Boldrini della situazione non sembrano essere d’accordo su questo. Ora si può comprendere perché queste leggi e il fanatismo che le avvolge accrescono i consensi a Trump e ai  sovranisti globali.