Mio cuggino mi protegge quando vengono a

Picchiammi perche’ chiamo mio cuggino Anzi, sapete cosa vi dico: io chiamo

A mio cuggino. Cantavano Elio e le storie tese.

Letta ha colpito ancora. Ha sostenuto, a proposito delle alleanze con il M5S, che: “…per battere le destre dobbiamo allargarci“. In sostanza, per vincere non servono idee, programmi, identità, serve solo “mio cuggino” pentastellato, che, seppur privo delle cose di cui sopra, avrebbe la sola funzione di far numero per proteggere il Pd da una possibile sconfitta derivante proprio dall’assenza di idee, programmi e identità a livello nazionale. Quando non so che dire o che fare chiamo mio cuggino, anzi “a mio cuggino”. Quando ho sparato con il fucile a tappo i soliti temi dell’antifascismo, dello ius soli, della tassazione dei ricchi e l’aria compressa si è esaurita mi rimane solo chiamare “a mio cuggino”. Ormai la parabola della sinistra italiana (o di ciò che ne rimane) si esaurisce nelle ZTL e nei convegni patinati dai quali vengono esclusi interlocutori che in passato, a carnevale, si erano vestiti, da ufficiale tedesco della seconda guerra mondiale. O meglio, la curva va a morire là dove un Rettore universitario, autodefinitosi antifascista,  rimasto fermo al secolo scorso, pone distinguo storici tra l’Olocausto e i massacri delle foibe solo per tassi di mortalità diversi, sostenendo che se nelle gole carsiche i Titini comunisti hanno buttato meno persone di quelle sterminate dai nazisti, è pleonastico associare le due occorrenze. E allora, per far riprendere quota alla curva, è meglio rivolgersi “a mio cuggino” grillino, anche se pure lui non se la passa tanto bene. Uniti si vince! Solo che dopo aver vinto che si fa? Un idea ce l’avrei. I pentastellati li mettiamo a governare, così le miserie se le beccano loro e noi, dietro le quinte, come sempre, ci facciamo in tranquillità gli affari nostri. Per questo chiamo mio cuggino, anzi “a mio cuggino”.

Gli italiani cosa hanno fatto di così orrendo alla sinistra per meritarsi tutto questo rancore? Possibile che dopo un cataclisma mondiale, sulle macerie ancora fumanti di questa pandemia, ci sia qualcuno che per rilanciare il proprio partito parli solo di voto ai sedicenni, di ddl Zan, di ius soli e, udite udite, di inasprimento delle tasse? L’ex ministro Pd Provenzano ha detto: “Tassare l’1% più ricco non è prendere: è restituire alla società” Come  nella fitta vegetazione della foresta di Sherwood qualcuno, Robin (Letta) Hood, propone di assaltare i convogli dei ricchi per donare ai poveri. Peccato che i ricchi sarebbero gli eredi di altri ricchi morti che dovrebbero sborsare, non sotto la minaccia di arco e frecce, ma dopo una bastonata fiscale, ingenti tasse di successione a favore di diciottenni, almeno si spera meno abbienti. Le domande da porsi sarebbero troppe, ma ne sintetizzo solo alcune. Perché tassare forzosamente qualcuno solo perché eredita un patrimonio? Cosa ha fatto di male chi può definirsi abbiente? Essere facoltosi o almeno benestanti, secondo Robin (Letta), dovrebbe integrare un senso di colpa che per essere espiato necessiterebbe di un alleggerimento del proprio patrimonio? Ma il comunismo non era fallito in tutto il mondo? I temi trattati dalla sinistra di questo paese corrispondono alle necessità reali delle persone dopo la pandemia?
C’è un paese con l’economia in ginocchio e milioni di uomini e donne che hanno perso la propria attività a causa delle chiusure per il Covid e si cerca di foraggiare i diciottenni, non si sa con che scopo. Vabbè che le promesse di assistenzialismo sono la panacea di tutti i partiti in crisi di identità e di consensi, (vedi il M5S con il reddito di cittadinanza) ma foraggiare neo maggiorenni squattrinati, senza neanche essere stati in grado di assistere commerciati, artigiani, professionisti, piccoli imprenditori, ormai alla fame con il governo Pd/5 stelle è extraterrestre. Dalla lontana galassia dei salotti romani della sinistra di alto bordo sembra che le parole d’ordine siano: “Tassiamo i ricchi per dare cornetti alla crema ai poveri!” “W la necrofiscalità!” e soprattutto “Siate lunari compagni!”