https://twitter.com/guidocrosetto/status/1288367682757308416?s=21

Clamorosa rivelazione del Direttore de “La Stampa” su la7! «Tra le leve che spingono questo Governo a nascere, lo dobbiamo riconoscere, c’è la tutela dell’esigenza di preservare un’ordine mondiale perchè, diciamolo chiaramente, un’ordine mondiale esiste, c’è. Sono le esecrate elìte, sono i tecnocrati, chiamiamoli come vogliamo, però tutto quello che rappresenta una minaccia all’ordine costituito viene guardato dalle cancellerie e dalle tecnostrutture con qualche preoccupazione: Salvini era una minaccia a questo ordine costituito. Non sto dicendo che necessariamente fosse una minaccia democratica. Lo era per l’Italia, un po’ meno per l’Europa, ma per l’Europa era una minaccia perché rimetteva in discussione tutta una serie di certezze, giuste o sbagliate che siano, che erano state acquisite nei decenni.»

In queste chiare parole Massimo Giannini, direttore de La Stampa dice sostanzialmente che 1) la democrazia è solo uno scherzo spiritoso, 2) la sovranità italiana è come un vestito di carnevale e soprattutto, 3) almeno sul piano del suffragio, come cittadini non contiamo un c…o. A rivelarlo non è l’addetto stampa di Pinochet o la “canea”, così definita da Michele Serra, fascioleghista antigovernativa, ma un giornalista proveniente da Repubblica, oggi Direttore di uno dei maggiori quotidiani italiani moderati. Con estrema serenità egli ha affermato cose che chi non è di sinistra e gode di qualche neurone sano per porsi dei perché (prima di dare libero sfogo alla lingua), pensa e sostiene da sempre. Il tema  però non è il virtuoso ravvedimento di Giannini che, probabilmente, fosse stato ancora un semplice dipendente di Repubblica, non si sarebbe mai ravveduto, ma il suo candido pragmatismo. Il tono delle sue parole è quello di chi sostanzialmente dice: Voi che avete fiducia nell’efficacia di un voto democratico davvero ci credete? Nessuno di voi sapeva che votare è pleonastico? Tanto sono “le Cancellerie”, “le tecnostrutture” e “l’ordine mondiale” a decidere cos’è e cosa non è necessario per il nostro Paese e non certo voi, ingenui elettori. Giannini con quelle parole ritiene del tutto naturale che, qualora Salvini, Meloni e Berlusconi rischiassero (come sembra evidente) di vincere a mani basse le elezioni, basterebbe abolirle o eventualmente cancellarli dalle scene politiche. Se infatti avessero già vinto, basterebbe il solito avviso di garanzia assestato con il metodo impropriamente definito “Palamara” per accontentare le élite dell’ordine mondiale. È inutile far credere che quel tipo di strumento lo abbia inventato il vituperato ormai ex magistrato: i Palamara e gli avvisi di garanzia a orologeria esistevano già da decenni. Come si spiega che sul Corriere della Sera campeggi in prima pagina la faccia scavata del Governatore di Centrodestra della Lombardia, con i suoi problemi giudiziari e non vi sia traccia del faccione di quello di Centrosinistra della Puglia con le indagini a suo carico sui finanziamenti illeciti delle primarie Pd? In compenso svetta tra i titoloni del Corrierone il nuovo incarico del leader pentastellato Di Battista improvvisatosi (…anche in questo caso) barman estivo nel locale di un parente al Lido di Ortona. D’altronde non c’era alcuna necessità di scomodare il Bildenberg per capire che le elezioni sono del tutto decorative: basta prendere atto dell’attività politica da mixologist dell’ex onorevole Di Battista. Il Recovery found dopo un Frozen Margarita ben miscelato ha tutto un altro effetto…

L’uomo invidia l’animale, che subito dimentica [..] l’animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente [..] l’uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

Così si esprimeva F. Nietzsche, nelle “Considerazioni inattuali”. La dimenticanza è come una sentinella del nostro spirito; non avremmo pace, serenità, felicità, se non riuscissimo a dimenticare nulla. In realtà, non avremmo alcun presente, continuando a rivivere il passato e a rendere, di conseguenza, il nostro presente una sua ripetizione.

Perché copio e incollo dotti spezzoni di giganti della filosofia, letti distrattamente sul web? Tutta colpa del senso di oblio vissuto dopo aver letto una notizia su un social: “Le chat dei magistrati su Salvini: «Ha ragione, però va attaccato» La questione migranti accende i pm: «Ministro indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili».

https://twitter.com/laveritaweb/status/1263333754443108354?s=21

Non mi riferisco all’oblio provato nell’apprendere di essere parte di un Paese nel quale magistrati combattono guerre corporative contro politici e politici combattono guerre politiche usando come arma i magistrati. Mi riferisco invece all’oblio totale di questa notizia sui principali quotidiani nazionali del Paese. In compenso, sul Corriere della Sera web in prima pagina tra le notizie sul Covid campeggiava: “Torna in campagna dopo due mesi: l’asino lo riconosce e gli fa le feste

https://www.corriere.it. Su Rebubblica web, sempre in prima, nella rubrica “Tecnologia”: “Quei pochi pixel che hanno fatto la storia 40 anni fa. Buon compleanno Pac-Manhttps://www.repubblica.it. Su La Stampa: “Zingaretti rilancia il partito pesante, ma le Feste dell’Unità saranno leggere”. Sostanzialmente, Salvini fa più notizia se, chiuso in casa sua e registrato di nascosto, emette un rutto piuttosto che da leader della più numerosa forza politica del Paese, e da senatore della Repubblica, quando diventa bersaglio di gravissimi attacchi da parte dei vertici di un potere giudiziario che dovrebbe tenersi istituzionalmente alla larga dalla politica attiva. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se al suo posto ci fosse stato uno Zingaretti, un Di Maio o un Renzi. A proposito di oblio, quest’ultimo, se non ricordo male, è stato un esempio di garantismo, quando nelle mire dei magistrati c’era sé stesso con amici e parenti. Strano il mondo e strani tutti noi: invidiamo l’animale che subito dimentica, ma, volendo, sappiamo tutti dimenticare a comando.

Distrazione di massa

Clima piovoso. Tutta Italia sguscia tra pozzanghere, porfidini viscidi e grondaie intasate dalle foglie. Il rumore costante della pioggia  stimola a rimanere sotto strati di plaid e piumoni pur di non affrontare le mattinate feriali sotto l’acqua. Il maltempo è l’ideale per distrarsi dalle cose reali che nel frattempo continuano ad avvenire, anche se occultate dalla nostra distrazione. Qualcuno lo sa molto bene. Ogni volta che le cose vanno male, per non dire malissimo, e al governo c’è la sinistra “de noartri”, parte una campagna di distrazione di massa. Come in una prevedibile perturbazione autunnale dagli arsenali si mobilitano emergenze razzismo, terrorismi nazisti e impellenze fondamentali come lo ius soli. La pioggia induce a rimanere chiusi in casa al calduccio e l’indignazione pilotata invoglia a non pensare alle cose realmente urgenti di un Paese vittima di sé stesso e, come direbbe Gianni Canova, della propria ignorantocrazia. Quest’ultima va intesa come potere che ignora e che si affanna a distrarre in ogni modo le persone purché ignorino. La questione del mercato del lavoro, a cui si aggancia il dramma dell’Ilva di Taranto, la totale disconnessione tra fiscalità e mondo reale, il sistema giustizia che è sempre più simile a un tritacarne, sono temi di cui evidentemente si ha paura di parlare o di farlo sulle prime pagine. Meglio distrarre le masse con il pesce azzurro. Banchi di sardine, guidati dalla stessa mano sinistra che mena il can per l’aia sull’indignazione di massa,  nuotano da una piazza all’altra con in testa un unico scopo: demonizzare Salvini. E quando, ammesso che ci riescano, il diavolo sarà ricacciato all’inferno a suon di pinnate, torneremo a parlare di come affrontare i problemi reali? Non credo. Penso che si andrà alla ricerca di qualche altro Salvini da disegnare a testa in giù, da dare in pasto a qualche migliaio di ragazzini mentre, vestiti da pescetti,  festosamente continueranno a illudersi di difendere una democrazia che tale non è mai stata. Nel frattempo gente col faccione giocondo di Zingaretti continuerà ad abbarbicarsi a un potere che nessuna maggioranza elettorale, al netto di quelle parlamentari tra le più avvilenti, gli ha concesso. È tenero pensare che quei ragazzi usino come slogan io non abbocco quando non c’è n’è alcun bisogno: sono pesci già nati e cresciuti in una vasca da allevamento e i proprietari sono gli stessi di sempre.

(ANSA) – NAPOLI, 8 MAR – ”Io mi schiero completamente dalla parte dei centri sociali che portano avanti un dissenso forte nei confronti di un uomo politico che qualche giorno fa, utilizzando un linguaggio di tipica impronta nazifascista, ha detto che andava nelle piazze e nei vicoli a prendere le persone extracomunitarie per cacciarle”. Lo ha affermato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, commentando la manifestazione di alcuni centri sociali che hanno cercato di impedire l’accesso al quotidiano Il Mattino al leader della Lega Matteo Salvini. ”Salvini – ha detto de Magistris ai microfoni del programma radiofonico Tg Zero – deve portare rispetto per i centri sociali che ha chiamato zecche”.

http://www.ansa.it/campania/notizie/2017/03/08/de-magistris-sto-con-i-centri-sociali_b17882e1-7428-41ca-a8be-e97b06988186.html

Maurizio de Giovanni oggi su Facebook a proposito degli scontri a Napoli per l’arrivo di Salvini: «Delinquenti e vandali. Non Napoli, né i veri napoletani: delinquenti e vandali. La città vera, la città normale è parte lesa.»

Nel marzo 2016 in un’intervista sul Fatto Quotidiano lo scrittore dichiarò a proposito dei brogli a Napoli alle primarie del PD: “Il potere non ha bisogno di vergognarsi. Chi lo cerca non si cura di null’altro. Ai tempi di Achille Lauro siamo ritornati. E lì restiamo – spiegava ancora lo scrittore -. Almeno allora lo scambio era alla luce del sole. Almeno questo!”. Infine, alla domanda “chi voterà?”, rispose: “de Magistris. Credo, nonostante tutto, che sia la proposta più apprezzabile”.

Strani cortocircuiti per chi non conosce Napoli come i napoletani. Entrambi, de Magistris e de Giovanni, accomunati da un prefisso minuscolo di sospette origini nobiliari, e da una tranquilla vita borghese prima della fama acquisita per meriti diversi, sono due esempi da paradigma partenopeo. Entrambi di sinistra, uno decisamente più giacobino dell’altro, si cortocircuitano sostenendosi a vicenda in numerose dichiarazioni di affetto reciproco. Ma, direbbe un personaggio ormai sparito dai radar politici: “Questi due che ci azzeccano?“. Forse l’apologia di un giustizialismo tornato di moda li potrebbe accomunare, anche se uno scrive gialli e l’altro se n’è occupato per conto dello Stato come magistrato, con i risultati che abbiamo appreso da altri cortocircuiti nazional nazionali mediatico giudiziari.

Comunque, un sindaco di una grande città dichiara di schierarsi completamente dalla parte dei centri sociali. Questi ultimi devastano la sua città per impedire un comizio di un politico odiato con la medesima intensità con la quale odiano il libero scambio di opinioni e lo scrittore, che aveva dichiarato prima delle ultime elezioni la propria preferenza per de Magistris, gli corre in soccorso, sorvolando sulle incaute dichiarazioni del primo cittadino e dichiarando ciò che di più ovvio non esiste:

Delinquenti e vandali. Non Napoli, né i veri napoletani: delinquenti e vandali. La città vera, la città normale è parte lesa”.

Qual’è il tema, caro de Giovanni? Vuoi forse spiegare al mondo che sotto passamontagna e tute nere, a lanciare porfidini e molotov, non c’è chi si sveglia tutte le mattine e faticosamente inizia la propria giornata napoletana tra lavoro, scuola, università, pensione, figli, tasse, traffico e poi torna a casa in attesa di iniziarne un’altra uguale alla prima? Magari, cerchi affannosamente di affrontare il nostro atavico senso di inferiorità di noi napoletani, verso altri di altre latitudini, scusandoti in anticipo di un qualcosa per la quale è inutile scusarsi? Oppure il senso delle mani avanti, protese verso un alibi scontato come quello da te citato nel tuo post su fb, serve solo a deviare l’attenzione su quello scomodo cortocircuito ideologico tra “Giggino” e i black block di fuorigrotta?

Come diceva il commissario Lojacono al Questore che gli comunicava il trasferimento al commissariato di Pizzofalcone: “Anche l’inferno è meglio di qui…“, solo che a volte è meglio rifugiarsi in Purgatorio…

Aggiunta e aggiornamenti alle ore 10.00 del 12 marzo: caro Maurizio, il profilo Facebook del Corriere del Mezzogiorno dove scrivi, non ha ancora speso una parola sugli scontri di ieri…

Attendiamo con fiducia

Aggiunta e aggiornamenti alle ore 18.30 del 13 marzo: finalmente è comparso sul profilo Facebook del Corriere del Mezzogiorno un editoriale di P. Macry e le controdeduzioni del sindaco. Meglio tardi che mai…