Nel Voodoo Brasiliano i sacerdoti Babalawo del culto di Ifà, entrano in trance per comunicare con l’oracolo in una lingua esoterica che corrisponde allo yoruba antico mentre nella Santeria, attraverso la lettura di 16 conchiglie, legate da una cordicella, denominata collare di Ifà (da cui il nome della religione); attraverso questo dialogo ricevono rivelazioni sul futuro da comunicare al proprio popolo.

Secondo i miti, l’origine di Ifà è da attribuirsi alla straordinaria unione omosessuale di due donne; da qui il concepimento di un bambino nato senza scheletro e per questo incapace non solo di rimanere in piedi, ma addirittura di rimanere seduto. Fin dai primi istanti dopo la nascita il bambino fu in grado di parlare, e lasciò stupefatti tutti gli uomini del villaggio per la sua saggezza e le sue capacità profetiche. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ifá

Leggevo ieri sera lo scambio di opinioni tra Marco Travaglio, giornalista, e il Professor Roberto Burioni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, detentore di un Dottorato di Ricerca in Scienze Microbiologiche presso l’Università di Genova, frequentatore come visiting student del Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta, Georgia e del Wistar Institute dell’Università della Pennsylvania nel laboratorio di Hilary Koprowski. Dal 1989 visiting scientist al Center for Molecular Genetics presso l’Università della California, San Diego, e in seguito allo Scripps Research Institute. Nel 1995 ricercatore universitario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma e nel 1999 presso l’Università di Ancona.

Dal 2004 insegna, prima come professore associato, poi come professore ordinario, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è responsabile di un laboratorio di ricerca immunologica per lo studio della risposta immunologica contro patogeni umani, messa a punto di farmaci basati su anticorpi monoclonali umani ricombinanti e utilizzo di strumenti molecolari per la diagnostica precoce di malattie infettive. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Roberto_Burioni

Chiedo scusa in anticipo per la scelta e per la noiosa citazione delle fonti, non squisitamente scientifiche come Wikipedia, ma, a parte qualche inesattezza che chiunque in possesso di fonti più attendibili può verificare e correggere, mi sembrava sufficiente per poter iniziare questo post. Il tema dello scambio di opinioni tra i due era l’obbligo vaccinale. È bene chiarire subito che non entrerò per l’ennesima volta nel merito di quell’argomento poiché le opinioni di Marco Travaglio, giornalista, si possono discutere, ma le tesi scientifiche riportate del Professor Roberto Burioni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, detentore di un Dottorato di Ricerca in Scienze Microbiologiche presso l’Università di Genova, eccetera eccetera, no, a meno di non avere la competenza sufficiente per farlo. Il punto è l’evoluzione della psicologia delle persone. Il prof Burioni, da allora ad oggi continua a fare il suo mestiere, candidato del PD o no. Marco Travaglio, giornalista, penso, pure. Tuttavia, il Professor Burioni ha il limite di non essere capace di essere diverso da ciò che è, visti gli argomenti di cui si occupa e che divulga in rete. È un ricercatore e lo dimostra di continuo. Fornisce dati, cita fonti, trasmette risultati. Insomma il collega Burioni è prigioniero della scienza! Magari vorrebbe di tanto in tanto spararne una grossa quanto un tir, così per fare il botto, ma proprio non gli viene. Marco Travaglio, giornalista, invece è un privilegiato. Per carità, si è fatto tutto da solo. Dagli esordi con l’inarrivabile Montanelli, ai suoi libri di denuncia su Berlusconi, fino alla oramai definitiva Assunzione di depositario delle due coscienze, etica e morale, di questo Paese. Dopo aver raggiunto l’importanza e l’influenza odierna, si è compiuta, insieme ad altissime dosi di autostima, la sua metamorfosi kafkiana. Marco Travaglio, giornalista, da perfetto sconosciuto suppongo che esprimesse e commentasse cronache sulla base dei fatti, da lui verificati, pur se sempre interpretabili da chiunque. Poi è diventato Marco Travaglio personaggio, e si è tramutato in onnisciente, perché si sa, le opinioni di un giornalista non si discutono o forse si dovrebbero, specie se è uno noto e arcinoto come lui e poi perché sono opinioni legittimate da molti lettori e sostenitori (molti di essi con cinque stelline tatuate nel cuore…). Ed ecco il suo privilegio: Marco Travaglio, personaggio, potrebbe comodamente spaziare con le sue legittime opinioni dalla misura dei neutrini tau con l’esperimento SHiP (Search for Hidden Particles) al CERN di Ginevra, all’economia aperta e i sistemi dei cambi rigidi e flessibili, fino ad addentrarsi nella spettroscopia applicata in chimica industriale. Grazie alla sua ubiquità mediatica può diventare come Ifá, il quale pur se impossibilitato a muoversi per assenza di struttura scheletrica, diffondeva le sue doti profetiche su ogni argomento trovando anche grande seguito. Certo, gli effetti collaterali delle legittime opinioni del Marco Travaglio personaggio, a parte i costanti attacchi alle persone a lui sgradite o semplicemente utili a dimostrare le sue teorie, non sono facilmente calcolabili né distinguibili in positivi e negativi. Infatti, il vantaggio di non essere un uomo di scienza, (non esserlo di coscienza lo decidono i singoli lettori…) è quello di poter sostenere le proprie opinioni anche davanti all’evidenza contraria. Le smentite dei numeri e della realtà agli oracoli come lui non servono. Basta un po’ di cultura del sospetto come la pubblicazione di notizie su qualche iscrizione a logge massoniche, ipotesi di favoritismi politici, fino alla messa in campo di vecchi e nuovi procedimenti giudiziari a carico dei suoi interlocutori, salvo deflagrare come una pentola a pressione svalvolata in qualche talk show quando qualcuno lo emula ricordandogli i suoi di guai giudiziari.

Insieme a Roberto Saviano Marco Travaglio personaggio fa parte di quelle semidivinità di cui ha bisogno il nostro Paese per purificarsi e per poter additare come disonesto il nostro vicino di casa. Così come nel golfo di Corinto i questuanti si recavano al tempio dell’oracolo per interrogarlo e ricevere il Verbo, l’italiano rancoroso trepida in attesa del responso di Ifà Travaglio, personaggio. Chi se ne impippa della morbilità e della mortalità in era moderna di patologie quasi scomparse e riapparse, quando sul Fatto quotidiano zampillano a getto continuo avvisi di garanzia, dibattimenti processuali, inchieste giornalistiche su ipotesi di malafede a carico di qualunque politico o chiunque non allineato al Sacro Oracolo. Leggendo una simile mole di cultura del sospetto verrebbe da ripensare all’opinabilità anche dei numeri. Quasi, quasi mi faccio un giro in Grecia…

Caro Veneziani,

in un recente mio post sul blog “Il buco nelle nuvole” (e mai titolo è stato più calzante parlando di vaccini), l’ho citata per la stima sincera che nutro per Lei e per quanto scrive. Ho commentato un Suo articolo che ho trovato illuminante e, dichiarando la mia ammirazione per le Sue parole, ho annunciato un post di critica, spero costruttiva, su un’altro Suo scritto: “Il vaccino sacro” pubblicato su il Tempo del 5 settembre 2017, http://www.marcelloveneziani.com/articoli/il-vaccino-sacro/

Sento il dovere di uomo libero, prima di essere un medico, di esprimere la mia lettura critica di quanto da Lei commentato pur se in forma di quesiti, come al solito garbati e al tempo stesso acuti. Senza tanti giri di parole arrivo al dunque. Partiamo immediatamente da un “non dogma”, non certo “di Stato”, ma di scienza. I vaccini prevengono molte malattie infettive e, tra di esse, la gran parte di quelle diffusive, punto! Questa non è un opinione, né una verità da acquisire senza alcun esame critico perché è un dato di fatto! Tutto si può discutere ma non un’evidenza dimostrata e dimostrabile nuovamente un’infinità di volte. Tale circostanza porta inevitabilmente a un fatto reale e non a un dogma, che piaccia o no. Partendo da questo presupposto è possibile aprire una discussione su mille altri risvolti collegati all’uso dei vaccini. Ed eccoci giunti alle Sue sacrosante domande formulate nel Suo articolo, che tuttavia necessitano di risposte senza alcuna aspirazione di essere anch’esse sacrosante ma  attendibili il più possibile.

Perché insorge solo ora l‘impellenza e la necessità obbligatoria di vaccinarsi, c’è qualche epidemia, c’è qualche minaccia in corso, c’è qualche emergenza che a noi sfugge o solo quei rari casi sparati nei media, presunti e gonfiati a dismisura?

Esistono i cosiddetti osservatori epidemiologici. Essi, in poche parole, osservano l’andamento statistico in tempo reale delle malattie e quindi anche di quelle infettive e diffusive. Quando registrano picchi anomali di patologie, lo comunicano al ministero competente che è tenuto a prendere provvedimenti o direttamente o tramite le Regioni e in alcuni casi anche ai Comuni e a tutte le altre Istituzioni collegate o semplicemente interessate ai rischi evidenziati. Ecco spiegata l’impellenza.

Hanno ragione gli organi sanitari di oggi che obbligano a vaccinare su quelli delle generazioni precedenti che non li prevedevano, abbiamo acquisito qualche nuova conoscenza che non divulgate per non spaventarci ma che mette in pericolo l’umanità?

Non c’è alcuna nuova conoscenza non divulgata per non spaventare l’umanità, anche perché quelle “vecchie” già aiutano a prevenire in modo efficace malattie che si credevano ormai estinte. Vaccinare chi non lo era prima previene il rischio di ammalarsi oggi, epoca in cui, anche per la percezione sbagliata dell’annientamento di alcune malattie, si sono ridotti gli accessi alle vaccinazioni. Meno sono i vaccinati e più è probabile la ricomparsa a livelli non accettabili di una malattia infettiva come nel caso del morbillo.

Non volete farci sapere, per esempio, per ragioni di correttezza politica e timore di xenofobia, che i migranti sono portatori di malattie infettive a noi ignote o debellate da tempo e dunque tocca vaccinare i bambini?

Se esista un interesse politico a nascondere numeri sulle malattie diagnosticate sui migranti non lo so, ma i numeri relativi alla situazione sanitaria di questi ultimi sono a disposizione di tutti, considerato l’obbligo di trasmissione dei flussi di dati. Non c’è nulla di strano sul piano scientifico nell’affermare che ogni migrazione porta, tra le mutazioni visibili o meno percepibili anche rischi sanitari. Ad esempio la tubercolosi endemica in alcuni paesi dell’est è una di esse, ma a diffondere la stessa tubercolosi sono le condizioni di vita insalubre di chi si arrangia in ambienti confinati che certamente favoriscono la diffusione non solo di questa, ma anche di altre patologie. In altri Paesi è endemica la poliomielite, ma la politica vaccinale italiana ha protetto e continua a proteggere, proprio con l’obbligo vaccinale, da sempre il nostro Paese. Correlare altresì l’obbligo di vaccinare alle migrazioni, si può anche discutere amichevolmente davanti a un aperitivo, ma non ne risulta evidenza di efficacia univoca. Diversa e concreta può essere la necessità contingente di vaccinare il personale operante dedicato alla prima accoglienza e contatto con migranti dei quali è completamente sconosciuto il profilo sanitario.

Perché alcune malattie dette esantematiche, ritenute da sempre inevitabili, perfino benefiche, diventano di colpo da evitare e da prevenire?

Le malattie cosiddette esantematiche con l’avvento dei vaccini fortunatamente non sono più inevitabili. Sono sempre state da evitare e da prevenire. Tuttavia gli ultimi dati sull’incidenza di queste ultime non sono più compatibili con un livello minimo accettabile di nuovi casi annui. Ad esempio, (fonte ISS) se a fronte di 844 casi totali di morbillo nel 2016, ne sono stati registrati solo nei primi tre mesi del 2017 ben 700 (nei primi tre mesi del 2016 erano stati 220) significa che l’aumento è stato di oltre il 230%. Il che suggerisce il rischio di un’epidemia progressiva da contrastare. Il ritenere benefiche le malattie esantematiche fa parte di un suggestivo corredo culturale e tradizionale delle nostre nonne che nulla ha a che fare con l’evidenza scientifica. Quelle patologie “benefiche” hanno, soprattutto se contratte da adulti una seria probabilità di causare complicanze prevedibili ma non curabili se non evitando di contrarre la malattia.

È vero che a produrre il vaccino è praticamente solo un’azienda, la Glaxo Smith Kline (GSK)?

“È vero che ha potenziato i suoi insediamenti industriali nel Granducato di Toscana o sono tutte sciocchezze sparate dagli spacciatori di fake news?”

“È vero o è una misera bufala che l’azienda farmaceutica avrebbe ridotto gli investimenti sulla ricerca oncologica per tuffarsi nel grande business dei vaccini, più sicuro nei profitti e più redditizio?”

“È vero che la ricerca sui vaccini e sulle loro controindicazioni è affidata a centri finanziati, sostenuti, dalle stesse aziende che li producono?

Ho riunito le Sue domande di carattere economico in un’unica risposta e mi permetto di rispondere alla Sue domande con un’altra domanda: qualora esistesse un’unica Azienda farmaceutica ad avere l’esclusiva dei vaccini fino a fine brevetto, non solo in Italia ma in tutto il mondo, cosa cambierebbe? Il fatto che faccia bene bere latte non significa che se il latte viene prodotto da poche multinazionali o una in particolare e che magari promuova la ricerca per migliorare il prodotto, mi porrò dei dubbi se berlo o no? Ci interessa che le Aziende di settore producano farmaci in grado di debellare malattie in modo sicuro, efficace e a un costo accettabile per la popolazione, oppure che le aziende di settore non lucrino? Esiste un business, che piaccia o no, anche per i farmaci e il comportamento delle aziende farmaceutiche non credo sia tanto diverso da altre multinazionali, ma se vaccinare riduce il numero di nuovi casi di malattie e quindi di complicanze, credo che tutto diventi un discorso di priorità. La priorità per come la vedo io è per i farmaci, vaccini compresi, la triade: sicurezza, efficacia e costo/beneficio accettabile.

È vero che il paese leader nell’uso dei vaccini e nella presenza di aziende farmaceutiche, gli Stati Uniti, è leader in occidente nella mortalità infantile a causa di cancro, ci può essere un nesso tra le due cose?

Quest’agghiacciante ipotesi proprio per la sua portata andrebbe verificata. Certo che ipotizzare l’aumento della mortalità infantile per cause oncologiche, a causa dei presunti o reali disinvestimenti nel settore farmaceutico, mi sembrerebbe un po’ riduttivo in considerazione di una moltitudine di altri fattori che potrebbero influire su quel dato, ammesso che sia attendibile. In considerazione del progresso raggiunto al massimo mi aspetterei una stabilizzazione della mortalità nel caso di un rallentamento della ricerca e non certo un incremento. Comunque su questa tremenda ipotesi non ne so molto e non dico altro.

I vaccini possono essere nocivi, come sostiene l’allarmismo opposto dei no vax, o per dirla meglio: quali sono i rischi veri comparati ai vantaggi dei vaccini e quali invece possiamo considerarli innocui nel senso che non nuocciono ma sarebbero pure superflui?

I vaccini non sono acqua”. Così recita un utile opuscolo divulgativo dell’Istituto Superiore di Sanità; sono farmaci. Come tutti i farmaci, a partire dall’acido acetilsalicilico (Aspirina) per citarne uno tra i più diffusi e per i quali fino a oggi non mi sembra di aver notato campagne “NoAspirina”, possono provocare effetti collaterali, in rarissimi casi, anche gravi.

Circa la comparazione tra rischi e vantaggi dei vaccini, senza esprimere opinioni, cito un estratto dell’opuscolo di cui sopra, riguardante il morbillo, senza ricorrere ad articoli scientifici incomprensibili per quasi chiunque e rimando la trattazione delle comparazioni di altre malattie infettive prevedibili con i relativi vaccini a questo indirizzo http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/pdf/Vaccinazioni%20Dubbi%20e%20risposte-bassa%20def.pdf

Rischi dovuti alla malattia

Nei paesi come l’Italia le caratteristiche principali sono:

➔ febbre in tutti gli infettati: superiore a 38°C e no a 40°C

➔ rash cutaneo: sempre presente

➔ diarrea: 8 ogni 100 casi

➔ otite media: 7-9 ogni 100 casi

➔ polmonite: 6 ogni 100 che porta a morte nel 15% dei casi

➔ convulsioni: 1 ogni 200 casi

➔ trombocitopenia: 1 ogni 3.000 casi

➔ encefalite: 1 ogni 1.000 casi e con sequele permanenti nel 15% dei

casi

➔ panencefalite subacuta sclerosante: 1 ogni 100.000 casi

➔ decessi: 1-2 ogni 1.000 casi per la malattia o le sue complicanze

Rischi dovuti al vaccino

Attualmente è disponibile solo il vaccino combinato con quello della roso- lia e della parotite ed è costituto dai tre virus vivi attenuati. Gli eventuali effetti collaterali del vaccino combinato compaiono a distanza di 7-14 giorni dalla vaccinazione e sono:

➔ febbre: 5-15 ogni 100 dosi

➔ rash cutaneo transitorio: 5 ogni 100 dosi

➔ gonfiore alle linfoghiandole del collo: 1-2 ogni 100 dosi

➔ convulsioni febbrili: 1 ogni 3.000 dosi

➔ trombocitopenia transitoria: 1 ogni 30.000-40.000 dosi entro 2 mesi

➔ encefalite: meno di 1 ogni 1.000.000 dosi

➔ parotite: molto raramente

➔ artralgie: 5 ogni 1000 dosi in bambini, 1 ogni 4 dosi in donne adulte ➔ reazione allergica severa: meno di 1 ogni 1.000.000 dosi

➔ decessi: osservato solo nell’immuno-compromesso

È stato dimostrato che il vaccino non provoca autismo

Ha senso rischiare la malattia quando abbiamo a disposizione un vaccino sicuro ed efficace?

No, perché:

➔ il virus si trasmette per via aerea e la sua circolazione non è in influenzata dalle migliorate condizioni socio-economiche

➔ il morbillo è ancora largamente diffuso in tutto il mondo

➔ è una malattia estremamente contagiosa e nei paesi maggiormente

colpiti continuano a verificarsi decessi e ricoveri ospedalieri per le sue

complicanze

➔ non vi è nessun trattamento specifico contro il morbillo e solo il vacci-

no può prevenire la malattia

➔ per non avere più epidemie occorre vaccinare più del 95% dei bambini; se questa percentuale scende anche di pochi punti, compaiono

focolai epidemici

➔ l’efficacia del vaccino si vede chiaramente dal numero ridotto di casi di malattia, ricoveri, decessi rispetto a qualche decennio fa, nelle aree con buoni livelli di vaccinazione.

Quanto citato mi sembra già sufficiente a comprendere quanto sia opportuno non ammalarsi. In tal senso sarebbe utile spiegare a coloro che ritengono un contagio più naturale di un’immunizzazione da vaccino quanto ciò non sia corretto. La risposta immunitaria è la medesima, solo che il vaccino protegge a minori rischi. I dati suddetti spiegano perché far ammalare di proposito i propri figli e quelli degli altri è sbagliato se non addirittura criminale.

È vero che si stanno preparando altri vaccini, già ce ne sarebbero in lista d’attesa una trentina, compreso il mitico vaccino per vaccinarsi dai vaccini?

Anche questo non lo so, ma se così fosse ne sarei lieto alle solite condizioni di cui sopra: sicurezza, efficacia, costo/beneficio accettabile. In tal senso vorrei aggiungere che i costi (prezzi) dell’acquisto dei vaccini, andrebbero comparati ai costi sostenuti dalla collettività in caso di malattie (o peggio, epidemie) e a quelli della gestione delle loro tragiche complicanze mediche e sociali.

“Il prossimo target dei vaccini saranno gli anziani? Vi ricordate come finì coi vaccini per la Sars e per l’aviaria, col loro vertiginoso investimento pubblico?

L’epidemia mondiale di SARS e quella in estremo oriente della cosiddetta Influenza aviaria sono state vicende, pur se dai risvolti in parte oscuri, diverse rispetto alla questione riguardante i vaccini contro le malattie che con costanza rappresentano un problema di prevenzione nel nostro Paese. Si tratta di eccezionalità pur facendo parte di un ciclo tipico della diffusione delle malattie infettive. Per entrambe non mi risultano però investimenti in questo Paese in termini di vaccini, ma certamente in termini di costi di salute pubblica, costi spesso levitati con l’influenza mediatica.

Eccoci giunti alle conclusioni caro Veneziani. Lei è un uomo libero da schemi preconcetti e ipocrisie e comprendo bene la Sua sindrome repulsivo immunitaria contro ciò che chiama “statalismo sanitario”. Se la obbligassero a dimagrire imponendole di andare a correre tutte le mattine, sotto la sorveglianza di due agenti della Polizia Locale, per ridurre i sui valori di trigliceridi e colesterolo allo scopo di abbassare il rischio di malattie cardiovascolari e quindi di pesare meno, anche sul SSN, capirei la Sua preoccupazione. Peraltro mi risulta che l’imposizione di dimagrire sia vigente in alcuni “democraticissimi” Paesi occidentali, pena la non assicurazione sanitaria e il divieto di accesso ai servizi di cura. Ma l’introdurre nuovi obblighi vaccinali a distanza di anni dall’avvento di quelli già presenti mi sembra qualcosa di diverso da una coercizione malevole e antilibertaria. Anzi, sono convinto che il concetto: “La tua libertà finisce dove inizia la tua” sia molto aderente. Lo rivedrei come: “La mia libera e cosciente scelta di non contrarre una malattia (magari perché non posso vaccinarmi per motivi di salute), finisce dove inizia la tua di ammalarti non vaccinandoti e trasmettendomi la tua malattia…

Piove! Governo ladro!” Mai come di questi tempi la metereologia influenza l’etica in politica e non solo. Sembra che i cambi di stagione, sempre più monsonici, interferiscano anche con la fiducia nella ricerca scientifica e nei dati epidemiologici. Non c’è più da fidarsi di nessuno! Anni e anni di prese in giro ci hanno proiettato nel film Matrix! Al lupo al lupo! Siamo tutti ingabbiati in una realtà virtuale nella quale il sistema controlla le coscienze di tutti a nostra insaputa!

L’AIDS non esiste!” ha sentenziato qualcuno, seguito da un cospicuo numero di adepti. “I vaccini provocano l’autismo!” ha pensato di dimostrare (invano) qualcun altro, subendo pure una condanna in UK per aver taroccato i dati epidemiologici. Ma per molti quest’ultimo sarebbe l’ennesima vittima del sistema di cui sopra.

L’ultima terribile scoperta è inclusa nel post di un parlamentare attualmente in carica, sul suo profilo di un social network.

“Il vaccino obbligatorio e immediato deve essere quello contro la follia del ministro della Salute Lorenzin. Chissà se un giorno verremo a sapere quanti Rolex ha ricevuto il ministro per scrivere questo decreto? La coercizione su 12 vaccini è senza senso, in Italia non c’è nessuna emergenza per giustificare questi vaccini obbligati. Impongono il Tso ai nostri bambini. Questo decreto sarà una delle tante fesserie fatte dal governo Renzi che cancelleremo appena al governo” ha sentenziato il deputato provocando l’ovvia reazione giudiziaria del Ministro. Il tema però, al di là della risibilità del post, potrebbe essere: un deputato eletto per sostenere le ragioni di chi lo ha votato, (…fatta salva la sua buona fede) dovrebbe almeno informarsi su ciò che dice o no?
Ho finto di non essere laureato in Medicina e specializzato in Igiene e Medicina preventiva. Sono andato sul web e ho cercato i dati sulla spesa farmaceutica in Italia. Ero tentato da Wikipedia, ma ho stoicamente resistito! Per cui ho affrontato una fonte tanto minacciosa per comprensione quanto per accessibilità divulgativa: l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Mi è venuto da pensare che forse lì i dati sarebbero stati un po’ più attendibili di un Tweet di dibattito scientifico postato da “Sandrone Er Magnaccione“.

In un file in pdf, comodamente aperto con il mio tablet, c’era: “L’uso dei Farmaci in Italia. Rapporto nazionale 2015“.

http://www.aifa.gov.it/sites/default/files/Rapporto_OsMed_2015_AIFA-acc.pdf

Ho subito pensato: «Qui qualcosa non quadra! Troppo facile accedere a quel documento; chissà cosa ci sarà dietro…Magari il famigerato gruppo Bildenberg o qualche loggia massonica che, in perfetta tradizione plutocratica, sta tramando contro la nostra salute a vantaggio di qualche multinazionale. Mi sono affrettato a prepararmi una camomilla per l’ansia e ho letto il documento AIFA.

Incredibilmente quel rapporto è comprensibile!

La spesa farmaceutica totale nel 2015 in Italia è stata di 22.05 miliardi di euro. La spesa per vaccini ammonta per lo stesso anno a 317,9 milioni di euro cioè 1,4% del totale. In sostanza, il solo consumo annuo di ansiolitici e farmaci per curare la disfunzione erettile è calcolato in totale per 645,5 milioni di euro, cioè il doppio dei vaccini. Per, cui cari miei, l’ansia da prestazione e le relative conseguenze costano allo Stato più del doppio dei vaccini!

Solo per gli antinfiammatori non steroidei (tanto per capirci: Nimesulide, Acido acetilsalicilico alias Aspirina ecc.) lo Stato ha speso nel 2015 209,2 milioni. Ma, dulcis in fundo, solo per gli antiacidi e antiulcera si è speso nel 2015 1 miliardo e 23 milioni di euro!!! Quindi, se dopo una figuraccia con la nostra partner ci è partito un mal di testa feroce e in successione ci siamo contorti dalla rabbia e per reazione ci siamo beccati una gastrite, provocata dalle risate di lei, sappiate che lo Stato ha già speso per noi ben 1 miliardo e ottocentosettantasette milioni e rotti per curare la nostra debacle prestazionale. Ma tutto questo non arriva neanche al 10% della spesa farmaceutica totale.
Ritornando al deputato che ipotizza spargimenti di orologi preziosi in cambio dell’obbligatorietà dei vaccini, dopo aver letto i dati sui farmaci, penso che qualunque elettore si attenda da un parlamentare una seppur minima preparazione sul temi, al netto della disputa politica. Il rischi, oltre le naturali conseguenze giudiziarie per l’ipotesi di diffamazione e calunnia, sono proprio politici. Quale credibilità potrà avere un simile approccio, al di là di una sfilza di post lincianti e da suburra in suo appoggio sul social di turno?