https://video.repubblica.it/politica/fiducia-a-conte-il-senatore-m5s-cioffi-e-la-metafora-del-glucosio-e-della-foglia-l-intervento-e-epico/374963/375576

Cellophane flowers of yellow and green

Towering over your head

Look for the girl with the sun in her eyes

And she’s gone

Lucy in the sky with diamonds

Lucy in the sky with diamonds…

Lennon e Mc Cartney se ne intendevano, ma ciò che il Senatore Andrea Cioffi, esemplare emergente dei pentastellati, (insieme all’ormai celebre Lello Ciampolillo), ha affermato ieri in aula, per motivare il suo sostegno all’Avvocato Conte, non è certo da sottovalutare.  Il video di cui sopra, che consiglio vivamente di guardare, è un formidabile esempio di espansione cosmica della coscienza. Da William Blake fino a Baudelaire a Rimbaud, passando da Lewis Carrol con Alice nel paese delle meraviglie e approdando a Timoty Leary, Ken Kesey, i Merry Pranksters, i Grateful dead, ecc. in un sol colpo con il Senatore Cioffi del M5S la storia della psichedelia è stata riscritta. Quest’ultimo è stato nientepopodimeno che sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, nel Governo Conte I di 5 Stelle e Lega. Trattasi peraltro di laureato in Ingegneria, non un figlio dei fiori qualunque. Il Senatore Ciampolillo invece, leggo sul web, alle elezioni amministrative del 2009 è stato il candidato del Movimento 5 Stelle per la carica di sindaco di Bari dove ha ottenuto solo 749 voti, pari allo 0,4% dei consensi, ma nel 2013 viene addirittura eletto senatore della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione Puglia per il Movimento 5 Stelle, poi rieletto al Senato nel 2018 e infine espulso dal partito nel gennaio 2020. 

Il tema non è il riscontro mediatico di quei due parlamentari; d’altronde  la Comunicazione ha bisogno di queste cose ed essi sono ben felici di farne parte loro malgrado. Semmai il quesito è, oggi come oggi, nelle due Camere quanti Cioffi e Ciampolillo siedono, spesso “a loro insaputa”, sui banchi degli emicicli? Subito a seguire, quanti italiani, al netto di quelli vestiti da Mago di Oz che sfilano in corteo contro vaccini, scie chimiche o pro terrapiattismo, sono veramente consapevoli di promuovere a deputato o senatore i Cioffi i Ciampolillo, ma anche i Razzi e gli Scilipoti? Un minimo di senso di autoconservazione della specie in fondo ce l’abbiamo tutti o quasi, persino un gran numero di elettori dei Cinque stelle, che per pudore o vergogna oggi si nascondono dietro un silenzio colpevole, dopo le performance lisergiche dei loro eletti. È un’ovvietà che ciò non accada solo in quel partito politico, ma un movimento fondato da uno come Beppe Grillo, qualche sospetto avrebbe dovuto generarlo. E allora diamo ampio spazio, in nome della democrazia, anche ai comizi psicotropi sulle foglie (…chissà di quale pianta), sul glucosio e sul sole che splende, tanto da far apparire in aula i Renzi e i Conte come giganti della politica…perché tutto si modifichi in modo che nulla cambi.

“Morandi, complimenti per la folta chioma… Adesso mi parli di Giuseppe Prezzolini.” Così, nel luglio del ‘82 fui accolto al mio esame di maturità da un componente della Commissione esterna. Sapevo poco di Prezzolini e mi arrampicai sugli specchi. Superai l’esame e mi sentii molto furbo. Solo dopo tanto tempo scoprii che il grande giornalista se ne intendeva di furbi e anche di fessi.  Stimolato da un articolo di Marcello Veneziani mi sono ricordato di questo episodio. Prezzolini compose nel 1921 il Codice della vita italiana, una raccolta di memorabili aforismi e il primo capitolo si intitolava “Dei furbi e dei fessi”. In testa capeggiava il primo dei sedici aforismi che recita:  “I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.”

Mentre fervono le manovre di Palazzo di queste ultime ore mi viene in mente l’immagine di un formicaio visto dall’alto. Miriadi di imenotteri che si affannano in moto perpetuo, muovendosi con apparente disordine, tutti con uno scopo ben preciso, che per le formiche è la difesa della comunità, per i nostri parlamentari è la disperata salvaguardia dello scranno. Mi interessa, più che la vita del formicaio/Camera/Senato, l’osservatore, lo spettatore non pagante, insomma noi italiani e il sentimento di indignazione che ci contraddistingue da altri popoli. Matteo Renzi è ora il guastafeste, il, per Zingaretti, “politicamente inaffidabile”, “irresponsabile” per Di Maio. Un vero scandalo, se non fosse che un tempo Renzi era il Segretario del Pd e Zingaretti lo si conosceva come il fratello del commissario Montalbano. Poi, dopo aver dichiarato cose e aver fatto costantemente l’opposto, Renzi è caduto in disgrazia per autoignizione (…si è dato fuoco da sè) affermando che avrebbe lasciato la politica e per questo motivo lo sconosciuto Zingaretti è stato piazzato, da chi conta sul serio nel Pd, a riempire il buco. Poi Renzi, dopo aver detto che sarebbe uscito dalla politica, vi è ovviamente tornato con l’idea (o l’espediente) di Italia viva e come un Mastella/Buttiglione/Casini/Bertinotti qualsiasi ha salvato il ribaltone dei pentastellati con il Pd rilanciando il Conte bis. All’epoca fu servito e riverito da quest’ultimo per il soccorso di cui Renzi stesso si è sempre vantato come un grande statista e adesso mezzo Paese sostiene che il Matteo, dalla “C” toscana aspirata, sia un traditore. Definirlo così è come chiamare traditrice una dipendente di una casa di appuntamenti. Così come l’indignazione dei piddini e dei loro attuali amici pentastellati ricorda il raccapriccio teatrale di una sedicente vergine nella casa di cui sopra e allora vi invito a leggere gli altri aforismi di Prezzolini che seguono quello già sopra citato, a proposito di furbi e fessi, con particolare attenzione ai numeri 3, 5, 8 e 11:

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.

3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.


4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.

7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.

8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.

11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.

12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.

13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.

14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l’altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.

15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.

16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.

Diego
Mi sento strano. Non provo nulla. Le orecchie ascoltano parole dalla TV e gli occhi seguono a fatica piroette funamboliche sui campi di calcio di mezzo mondo. Il cervello è però scollegato da occhi e orecchie, pigro, disamorato e dissociato da una retorica funebre scontata. È morto un uomo, una persona e le persone quando se ne vanno per non tornare si assomigliano tutte. Siamo solo corpi tutti uguali. Nulla ci distingue e questo è quanto. Faccio partire un disco di Robyn Hitchcock e il mio cervello si ricorda di esistere, vibra, sembra ribellarsi al piattume di una morte uguale a tutte le altre. Poi il silenzio. Già, un silenzio che prelude a qualcosa che si manifesta solo in quei momenti che non ti aspetti. Un torrentello di ricordi si gonfia fino a diventare un fiume in piena e poi solo emozioni. Io nella mia cinquecento che giravo con Marco Piancastelli tra Via Posillipo e Mergellina, con la cappotta aperta e l’autoradio estraibile che gracchiava la notizia dell’avvenuto acquisto di Diego. Noi allo stadio tutte le domeniche sulle gradinate per ore e ore in piedi solo per vederlo riscaldarsi qualche minuto prima della partita e poi salutare il pubblico con il cenno di una mano e poi e poi…

Ci sono infiniti tipi di emozioni e poi c’è l’Emozione. Quella è unica, indivisibile. Si manifesta solo quando lo stupore si unisce alla gioia, alla pazzia, al dolore. Alcuni non la vivranno mai, altri la vivono tutti i giorni e impazziscono, altri la vivono mentre su un divano pensano a qualcosa di banale e poi i ricordi esplodono senza preavviso. E mentre ricordo quando l’Emozione la vivevo tutte le domeniche e tutti gli altri giorni pensando alla domenica successiva, una lacrima scivola sulla mia faccia e sorrido, perché oggi non è successo niente: i sogni avverati non possono morire, mai.

Ciao Diego, a presto, alla prossima Emozione.

Apprendo che è in cantiere un’importante provvedimento legislativo a tutela delle narici private. Il M5S vuol far diventare reato la «molestia olfattiva». I pentastellati hanno proposto una legge, chiamata «Diritto al respiro», per tutelare chi vive vicino a impianti che si occupano di trattamento dei rifiuti. 

https://www.corriere.it/politica/20_novembre_18/m5s-vuol-far-diventare-reato-molestia-olfattiva-13fdd90a-29b8-11eb-884f-3aae855c458a.shtml

In epoca pandemica l’olezzo non è certo cosa da poco. C’è quello moraleggiante che si propaga con i predicozzi televisivi del Premier, che ormai non sa più come mimetizzare la propria indecisione. C’è quello della bava rilasciata dalla lumachella della Vanagloria di Trilussa, propagato dal Presidente della Campania De Luca, che accusa i suoi detrattori di lasciare impronte nella Storia con la propria saliva, vantandosene, salvo non essere certo di cosa lascerà lui nella storia di Napoli e della Campania oltre al talento cabarettistico. C’è poi quello di Commissari di Governo che, senza neanche aver lasciato impronte di bava, si auto attribuiscono meriti e appioppano sistematicamente demeriti agli altri, laddove il medesimo Governo non è stato capace di realizzare quanto promesso o almeno quanto dichiarato. Nel frattempo l’incisiva azione legislativa dei pentastellati prosegue indefessa nella difesa dei diritti olfattivi. Certo, vivere a ridosso di una discarica non deve essere piacevole, così come in un paesello tagliato a metà da una strada statale trafficata da tir, in una grande piazza dove ogni giorno viene montato un mercato rionale o a pochi metri dai binari ferroviari di una linea trafficata da treni merci. Se si dovesse legiferare su ogni disagio di un piccolo numero di cittadini, non avremmo la necessità di uno Stato, ma di una riunione di condominio permanente e in effetti quest’ultima era ed è il modello di governo grillino. A questo punto mi sto chiedendo, non appena incomincerà la campagna vaccinale di massa contro il Coronavirus, dove si rintaneranno quelle svariate migliaia di cittadini rivoluzionari che sostenevano il M5S sfilando orgogliosi con i loro figli in braccio e dichiarando che piuttosto che vaccinarli li avrebbero esposti alle malattie esantematiche dei loro amichetti. Come ci illuminerà l’onorevole grillina Taverna dopo le sue famose dichiarazioni: “…oggi i centri vaccinali sono similabili (?) a quelli dove si fanno i marchi pe ‘e bestie”? Si affacceranno ancora festanti da un balcone, pugni in aria, dopo aver abolito la povertà con il reddito di cittadinanza, esultando per l’estinzione della pandemia per merito di un “pericoloso” vaccino (…a loro dire) “imposto” al mondo da “Big pharma”? Forse sì. Allora, a proposito di diritto al respiro, se a casa sentite una puzza, fuori sentite una puzza, in auto sentite una puzza forse non siete sensibili, siete la puzza…

Michele Serra
Non amo Michele Serra, l’ho scritto più volte e non mi dilungherò sui perché, ma di fronte a questo suo post, non posso che togliermi il cappello. Qui non è questione di ideologia, partigianeria o obiettività; nelle sue parole c’è quella sensibilità che ognuno nasconde, forse per un’immotivata forma di pudore, sotto diversi centimetri da noi stessi. È del tutto inutile spiegare certe evidenze e insistere a farlo sarebbe pure dannoso. La capacità delle donne di sovrastare il dolore è cosa risaputa, ma la dote di trasformarlo davanti alla morte in poesia è qualcosa che solo la rozza distrazione maschile non riesce a percepire. È del tutto inutile esorcizzare la paura più grande per definizione con ogni mezzo razionale, semplicemente perché il problema non è la razionalità. Nella descrizione dei saluti delle vedove ai loro amati, descritti da Serra, c’è la sintesi di come solo una donna, con il suo essere tale, sappia affrontare l’ombra della propria angoscia con il bagliore della vita, della natura e del senso di esistere, alla faccia delle tenebre dentro e fuori ognuno di noi. Saper accompagnare chi si ama fino alla fine, ma anche dopo, non è cosa maschile. Noi siamo meno portati alla sobrietà e alla sintesi poetica di fronte al trapasso di chi vogliamo bene. Semplicemente soffriamo, sempre avvitati su noi stessi. Possiamo star male in silenzio o piangendo, ma comunque lo facciamo urlando, forse nell’ennesimo tentativo di attirare l’attenzione su di noi e sulla nostra incapacità di venirne a capo. La dimestichezza, descritta da Serra, delle donne con la morte non è solo resistenza, ma talento nel vedere un “oltre” che annulla il vuoto di chi se n’è andato e lo trasforma in materia fatta di luce, luoghi, oggetti. Cose reali che annullano d’improvviso il niente e lo trasformano in presenza, attraverso ciò che si può vedere, toccare e amare ancora. Non ho mai apprezzato la dialettica sui generi, ma su questo argomento è inutile discutere: chapeau a Serra e a tutte le donne… in quanto donne!

Il politico ha avuto una grave crisi morale, ma adesso sta meglio e svolge regolarmente le sue funzioni.” L’ho letto da qualche parte.

Stamattina mia figlia ha sguainato il suo cellulare e minacciosamente mi fatto sedere per guardare e commentare insieme a me un video su YouTube. Era la manifestazione a Roma di negazionisti, complottisti, no mask, no 5G e/o comunque antituttisti di svariata forma. 

Alle domande dell’intervistatore partivano incredibili risposte tipo: “Il COVID non esiste!”, “Fortunatamente sono riuscita a evitare il tampone a mia figlia a scuola, perché le avrebbero sfondato la membrana…” “Dica un po’, lei ha mai visto e conosciuto qualcuno che sia morto di COVID?” eccetera eccetera. Tale è lo standard delle dichiarazioni rilasciate da quelle persone. Alla termine del video, mia figlia, tutta indignata, ha detto: “Ma è possibile che esistano persone così?”. Sarebbe stato suggestivo spiegarle che il mondo ruota più che sulle persone sulle loro opinioni, ma ho preferito liquidare la cosa con un: “Ordiniamo una vaschetta di gelato?”. A volte ritirarsi è una tattica utile, ma subito dopo mi è balenato in testa un pensiero ossessivo. Negli anni precedenti il 2018, il M5S ha riempito le piazze con i suoi “Vaffa”; c’era di tutto in quei comizi sconclusionati, ma dalla potente suggestione. Tra quelle persone urlanti non dimentichiamo i terrapiattisti, gli anti scie chimiche, i sirenisti, gli ordinemondialisti, e soprattutto gli antivaccinisti. Questi ultimi, sostenuti da politici che allora apparivano come sgangherati arruffapopolo, poi divenuti tra le massime cariche dello Stato, sono stati tra i principali motori di quel 32% di consensi che ha portato i pentastellati nelle ultime elezioni politiche a governare (…con tutto il rispetto per l’accezione “governare”). È plausibile che tra quella truppa di umanità fuori dal mondo, scesa recentemente in piazza a Roma contro l’esistenza del COVID 19, siano numerosi, per non dire la maggior parte, ad aver partecipato ai Vaffa di Grillo prima e al successo elettorale del Movimento poi. Oggi, con i loro ex beniamini al Governo, quella gente ha continuato a fare quello che sa fare meglio: negare la realtà perché spesso è spiacevole, per non dire orrenda. Se non incolpassero il mondo intero di qualcosa sarebbero tutti costretti a confrontarsi con il proprio vuoto pneumatico da riempire con qualcosa. Il M5S oggi  fa finta di essersi dimenticato di loro e loro si sono scordati di averli votati e sostenuti in passato, con le stesse misure già riservate agli avversari di allora: i mega Vaffa al mondo reale…

“Il Garante dei detenuti è nominato direttamente dal Sindaco, con proprio atto, che lo sceglie fra persone d’indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di Prevenzione e Pena e nei Centri di Servizio Sociale…”

http://www.comune.livorno.it/comune/garanti-tutele-dei-cittadini/garante-dei-detenuti

Questo è ciò che campeggia sul sito del Comune di Livorno, il cui sindaco del Pd ha nominato per questo prestigioso ruolo un certo Marco Solimano. Chi è questo signore?  Consigliere comunale Pd dal 2004 al 2009 e presidente dell’Arci. Torna al ruolo di Garante delle persone private delle libertà personali visto che lo ha già ricoperto per sette anni fino al gennaio del 2018. Me che c’è di strano in tutto questo? Assolutamente nulla! Un politico del Pd con esperienza già fatta sul campo, a cui viene affidata una carica di alto profilo sociale e di tutela dei diritti umani. Chapeau! Certo, i diritti umani sono una cosa seria e complicata, ma a volte anche semplice da tutelare. Ad esempio, sarebbe stato decisamente più facile tutelare i diritti di quei 16 ammazzati e 39 feriti, in aggiunta a quelli delle loro famiglie,  prodotti tra gli anni ‘70 e ‘80 dall’organizzazione terroristica Prima linea. Organizzazione che ha contato nel tempo circa mille inquisiti dei quali un numero consistente di condannati in via definitiva per fatti di sangue gravissimi. La vita è strana e proprio uno di quei condannati a 16 anni di carcere, tutti scontati, è diventato proprio il neo garante dei diritti di cui sopra: Marco Solimano, arrestato all’epoca perché appartenente a Prima Linea. È lui, per il Comune di Livorno,  la persona d’indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di Prevenzione e Pena e nei Centri di Servizio Sociale. Sono contento per Solimano  e si può in generale esserlo se un ex detenuto, dopo aver scontato per intero la sua pena, torna riabilitato alla vita normale, anzi dedicandosi ai più deboli e questo lo sostengo con convinzione. Ma i requisiti dettati dallo stesso Comune di Livorno sarebbe il caso di modificarli a proposito del prestigio nel campo dei diritti umani. Quel prestigio per la sinistra di questo Paese, non è uguale per tutti. Immaginate cosa sarebbe accaduto se un qualunque partito di destra avesse fatto eleggere nelle sue liste comunali un ex appartenente ai NAR, riabilitato dopo aver scontato una pena detentiva per terrorismo nero e lo avesse poi fatto nominare garante dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di Prevenzione e Pena. Si sarebbero scomodati i Saviano, le Murgia e i Fiano di turno. Padre Fabio Fazio avrebbe dedicato una puntata intera del suo programma democratico (…nel senso del Partito) all’insegna dell’indignazione televisiva, Carofiglio e il suo dubbio amletico sull’essere magistrato o politico avrebbe sproloquiato sulla differenza tra reato ed etica, Floris e la cotonata De Gregorio, con il loro á plombe democraticamente corretto, avrebbero accusato Salvini di rigurgito fascista e il vignettista antifa Vauro avrebbe inscenato una finta rissa con un energumeno rasato a zero con croce celtica tatuata sul gomito. Ma non è accaduto nulla di tutto ciò perché sono tutti distratti solo dai diritti di chi (…a loro insindacabile giudizio) si merita di tutelare i diritti altrui…

Ecuba, chi era costei!” declamerebbe Vittorio de Sica in una delle sue strabilianti interpretazioni da attore. In breve, lei è una madre che, dall’essere regina e sposa di Priamo, abituata ai castelli, al lusso e al rango, passa a quello di schiava degli Atridi e per di più con due figli che vedrà morire. Il prologo racchiude tutto il senso della tragedia di Euripide. Quest’ultima inizia con il fantasma di Polidoro, uno dei due figlie i Ecuba, rappresentando da subito la fine della narrazione, che terminerà con una sentenza che pur ripagando la stessa Ecuba dei torti subiti, non gli farà riavere i suoi due figli: Polidoro e Polissena. Il pessimismo laico di Euripide è moderno e lo si ritrova in ogni manifestazione del nostro tempo. 

Ieri si è consumata l’ennesima tragedia greca su un destino ineluttabile, ma mai giusto: Palamara è stato condannato alla radiazione dai suoi ex colleghi del CSM. Il capro, anzi il caprone espiatorio è stato finalmente sacrificato! Uno morto, per salvarne mille! Non discuto la correttezza della sentenza, ma siamo certi che quei mille abbiano tutti la coscienza pulita? Già, perché si può essere ligi alle norme, ma la coscienza è tutt’altra faccenda. Chi ha ottenuto favori da Palamara con ogni probabilità, con un meccanismo logaritmico, ne avrà fatti altrettanti e così via, dilatando a dismisura le coscienze opache di cui sopra. Ma quando un esercito di magistrati, con le loro coscienze appesantite dai favori ricevuti, ma anche dai torti subiti dallo stesso sistema, diventa giudice delle nostre azioni (…e sempre più spesso anche delle nostre coscienze), noi tutti dovremmo continuare a far finta di niente, come stanno facendo i giornali e telegiornali del Paese? Come nel caso di Ecuba, la sentenza su un ex potente gratifica il nostro bisogno di giustizia, ma solo per un fuggevole istante, per poi farci piombare nel più nero pessimismo, visto che con quella radiazione poco è cambiato, perché nulla cambi.

 

Il mito greco di Dedalo e Icaro è l’esempio di chi sperimenta i suoi limiti, di chi volontariamente li supera infrangendo un ordine universale fatto di regole non necessariamente funzione e a garanzia dell’uomo e per questo viene punito. Le mura del labirinto sono la metafora della regola vuota imposta e della costrizione fine a sé stessa o superata dalle circostanze; il volo rappresenta l’espressione del pensiero critico che si manifesta in Icaro come desiderio di conoscenza  e come tentativo di superare l’imposizione autoritaria e ottusa della norma che non va in direzione degli interessi dell’uomo.

La norma assume in alcuni un valore assoluto, universale e, nonostante il tempo cambi le cose e le circostanze, queste ultime sono per costoro solo orpelli piagnucolosi di fronte alla Regola, con la “R” maiuscola. Essa, invece di rendere migliore la vita di una collettività e di essere al suo servizio, sarebbe per alcuni un’emanazione divina e immutabile di chi l’ha scritta, alle cui dipendenze dovrebbero sottostare tutti, mai autorizzati a ridiscuterla pur se inutile o addirittura dannosa.

Noi stiamo alle regole!” ha tuonato in TV il Presidente della Juventus, nella vicenda della partita non giocata contro il Napoli, a mia opinione sottintendendo che altri non amino starci per niente a quelle regole. Non so se gli altri non gradiscano le regole come invece le gradisce la Juventus, ma i principali mass media calcistici del Paese non fanno altro che sostenere, come fossero i dodici comandamenti, semplici accordi scritti tra mondo del calcio e Stato, diventati d’un tratto fonte suprema del diritto. Certo, se si disquisisse di altezza regolamentare dei fili d’erba nei campi di calcio, sarebbe difficile contestare la cogenza di un protocollo d’intesa tra un’associazione di club calcistici di serie A e un paio di ministeri. Ma le fonti normative sovrastanti su materie più serie sono tutt’altra faccenda, anche perché Leggi, Decreti ministeriali, Disposizioni delle Giunte Regionali e ogni altro provvedimento sovraordinato, difficilmente legifererebbero su temi come il numero di sostituzioni in un match di serie A. Invece la stampa calcistica, super titolata, (e non solo quella) si ostina ottusamente a mettere sullo stesso piano la misura regolamentare del prato con normative, circolari e competenze che attengono alla gestione della salute e della sanità in questo Paese. Certo, a Calciolandia tutto è relativo e, con il pretesto che il football italiano sarebbe la terza o quarta azienda del Paese, ogni cosa sembrerebbe concessa, ma il virus, come già detto da qualcuno, ahimè è democratico e la lotta contro di esso non può certo essere gestita con un protocollo ad hoc, considerato inamovibile e costruito da qualche funzionario della Lega calcio, in accordo con un Ministero della Salute/CTS, che, per motivi costituzionali, non gestiscono direttamente le ASL regionali, preposte alla sanità reale del paese. Tutto questo però al meraviglioso mondo del calcio interessa poco. Un mondo che, nonostante si gonfi il petto per la propria centralità finanziaria, ci ha messo quarant’anni per attuare il Var e non è neanche in grado di far accettare le proprie regole interne in tema di fallo di mano e fuorigioco. Un mondo da sempre lacerato da guerre intestine che stenta anche a nominare i propri rappresentanti nazionali. E noi dovremmo pensare che i calciatori siano comunità diverse e separate da altre a rischio contagio e che quel pianeta a parte possa o debba tutelare la salute dei suoi abitanti e di conseguenza quella del resto dell’universo? Qualcuno di molto sagace oggi (…e per l’ennesima volta direbbe): “Ma mi faccia il piacere…

Il Governo francese ha rifiutato il permesso di sbarco a Marsiglia della nave ONG Alan Kurdi  nel silenzio più assordante dei media mainstram e della sinistra immigrazionista italiana. I “Salvini assassino!” dove sono finiti?

https://www.lastampa.it/esteri/2020/09/23/news/migranti-la-francia-l-italia-faccia-sbarcare-alan-kurdi-1.39341040

Se in una mano hai un supplì o il muso unto di porchetta a una sagra e nell’altra mano un pugno di commercialisti in odor di ladrocinio è difficile che questi toni forti non suonino grotteschi o anche tragici”. Così la scrittrice (…fino a prova contraria) Michela Murgia, ospite della trasmissione Otto e mezzo ha definito Salvini. Strano che si dimentichi dei 13 milioni di euro fantasma che la Regione Lazio presieduta da Zingaretti, ha speso per mascherine mai ricevute. D’altronde c’è chi si sporca la faccia con la porchetta e chi ne mangia troppa.

https://www.iltempo.it/politica/2020/07/07/news/nicola-zingaretti-mascherine-gate-sparite-regione-lazio-soldi-milioni-euro-ecotech-truffa-23651774/

Fabio Fazio ha affermato di essere: “Bersaglio facile dei populisti. Per fortuna nessuno mi ha voluto difendere. Sarà mio ospite fisso Roberto Saviano, bisogna recuperare la funzione degli intellettuali in tv”. Il segretario della Commissione di vigilanza RAI Anzaldi però gli ricorda che, nonostante “i populisti” della Lega (prima) e e del M5S (prima e dopo), non solo è rimasto lì dov’è, ma ha continuato imperturbabilmente a incassare il suo cache. Ma il tema vero è il suo budget o la concezione Gramsciana di intellettuale, organico non più alla lotta di classe ma a quella per lo share e la retorica (a senso unico)?

https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2020/09/26/news/fabio-fazio-bersaglio-facile-dei-populisti-per-fortuna-nessuno-mi-ha-voluto-difendere-1.39349429?ref=fbpp&fbclid=IwAR3tj6Loy4H9YhCgMYGem4NPsaswvizueSaPE0gLRBS8PWQzfEdgC9FHkP8

Tre donne di sinistra e alcuni piccoli dettagli. La giornalista e scrittrice Concita De Gregorio ha accusato Alessandro Sallusti in una trasmissione TV di averla chiamata per nome, quando invece tutti gli altri li ha chiamati per cognome. Il secondo esempio è Rula Jebreal. Non è stata invitata al Festival di Sanremo è si è scatenato un affare di stato nel quale si sono pronunciati ministri parlamentari e grandi testate giornalistiche, ipotizzando scelte sessiste, razziste e quant’altro. Nel terzo e ultimo caso Mauro Corona ha dato della “gallina”, nella trasmissione TV Cartabianca, a Bianca Berlinguer, che però non si scompone, non fa la vittima e mantiene dritta la barra della trasmissione. Tre donne di sinistra, ma una delle tre surclassa professionalmente le altre due. Indovinate chi?

Buona domenica.