In nome del popolo italiano”: un film visionario. Dino Risi regista e sceneggiatore insieme a Furio Scarpelli e Agenore Incrocci apre uno spaccato sul futuro del nostro Paese. È la cronaca dei nostri giorni preconizzati cinquant’anni prima. La scena finale del film è la semplice sintesi di ciò che siamo adesso, di chi esercita il potere con l’inganno, la cialtroneria, e lo sberleffo arrogante, di chi lo fa travestito da Stato, ma non per questo meno prevaricante e infine, del popolo tutto. Risi, mirabilmente, racconta queste tre variabili, immaginandole scomposte. In fondo tutto è popolo. Certo, mai omogeneo, non certo unito se non nella gioia di una vittoria sportiva. Politici, grandi imprenditori, banchieri, magistrati non sono estranei a quel popolo italiano caciarone che il Pubblico ministero Ugo Tognazzi scruta schifato, mentre è combattuto se conservare o eliminare le prove che scagionerebbero dall’accusa di omicidio l’odiato imprenditore Vittorio Gassman. Tognazzi, nel disprezzare quella canea  rumorosa e festante che si riversa nelle strade, (guarda caso per la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra), rivede in ognuna di quelle persone volgari il volto di Gassman, identificando il male assoluto da combattere, non in un indagato, ma nel popolo italiano. Per questo decide di distruggere le prove di innocenza a carico del sospettato e condanna, non un futuro imputato prima del processo, ma un intero paese che egli in realtà detesta profondamente. 

Malagò Presidente del CONI a proposito della vittoria di Jacobs ai 100 mt a Tokyo: “Aberrante che non ci sia ius soli sportivo

Dino Giarrusso (sceneggiatore): “I risultati sportivi dell’Italia possono dare gioia e senso di unità però i problemi del Paese non vengono risolti dagli atleti

Marco Travaglio il giorno prima delle vittorie di Jacobs e Tamberi: “Dovevamo stupire il mondo e invece siamo sorpresi per le cocenti sconfitte“.

Gad Lerner: “Marcell Jacobs un grande bresciano (alla faccia di chi so io)“.

Dopo le vittorie italiane agli Europei di calcio e alle Olimpiadi molti tra i notabili social più influenti del Paese hanno espresso quel sentimento simile all’aria schifata di Tognazzi. Tutti a distinguersi da quella massa rumorosa e qualunquista che gioisce in canottiera su un’Ape Piaggio sfrecciante tra la folla. Branchi di intellettuali che barattano l’intelletto (quando esistente) con le vetrine social, dopo essersi distinti da tutti a suon di alzate di ditino. Quanto amo invece quell’orgia di folla festante, quel qualunquismo rumoroso che si dimentica per un po’ dello schifo di tutti i giorni. L’urlo dei tifosi allo stadio per un gol con tiraggiro, le braccia alzate e la gioia pazza dei concittadini degli atleti medagliati. Preferisco l’urlo sguaiato del fruttivendolo, che corre impazzito sul terrazzo in mutande avvolto nel tricolore, allo snobismo da 1000, 10.000, 100,000 like cinguettanti di chi si illude di non di far parte di quel popolo rozzo e malandrino, disprezzandolo via web, ma senza il quale non riuscirebbe a mangiare, se non trovandosi un lavoro vero. Non esulto sguaiatamente ad ogni vittoria della Nazionale  per risolvere i problemi del Paese, lo faccio perché mi fa star bene come un italiano qualunque.

Grazie Dino Risi.

Domenica di inizio agosto pigra, come tutte le domeniche di inizio agosto. Butto l’occhio su un bell’articolo di Eleonora Barbieri su il Giornale https://www.ilgiornale.it/news/rowling-lunica-donna-che-pu-essere-insultata-1966202.html e riesco d’un tratto ad attenuare la noia. In breve, «Spero che ti ritroverai una bomba nella cassetta della posta» è solo l’ultimo gentile tweet recapitato a J.K. Rowling, nota autrice di Harry Potter, per le sue opinioni che dissentono dall’ideologia gender, alla faccia del ddl Zan che vorrebbe punire le idee “…non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

 

Rispetto il diritto di ogni persona trans di vivere in un modo che sia autentico e a suo agio.  Marcerei con te se fossi discriminato sulla base del fatto di essere trans.  Allo stesso tempo, la mia vita è stata plasmata dall’essere donna.  Non credo sia odioso dirlo.

L’idea che le donne come me, che sono state empatiche con le persone trans per decenni, sentendosi affini perché vulnerabili allo stesso modo delle donne – cioè, alla violenza maschile – “odiano” le persone trans perché pensano che il sesso sia reale e  ha vissuto conseguenze – è una sciocchezza.”

Se il sesso non è reale, non c’è attrazione per lo stesso sesso.  Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata.  Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle proprie vite.  Non è odio dire la verità.

Questi sono esempi di opinioni della Rowling. Condivisibili o no, non sembrano residui di una sotto coltura omofobo-nazi-fascista, anzi, è meglio ricordare le nette posizioni femministe della scrittrice. La solita domanda è: il problema è la suburra che la insulta, la minaccia e le augura una morte atroce o chi sfrutta strumentalmente l’ideologia gender fottendosene della difesa della libertà di espressione?

Tema Olimpiadi. La Carta Olimpica, documento ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale, codifica i principi fondamentali dei Giochi. La prima edizione è datata 1908 e l’ultima 2013. 

Nel primo capitolo si precisa che la prima missione del CIO (e quindi dei giochi) è la non discriminazione, l’uguaglianza di genere e lo sviluppo sostenibile. Orbene, a Tokyo si sono celebrati due incontri senza avversari. Tohar Butbul, 27enne, judoka, è stato evitato da altri due judoka, uno algerino, l’altro sudanese, solo perché israeliano e, probabilmente, perché ebreo. Un alto esempio di “non discriminazione” degno di una Murgia o di un Fedez qualsiasi. Ma indovinate chi ha dato un’esempio di sportività e integrazione? Al termine della sfida dei sedicesimi di finale dei +78 kg, la saudita Tahani Alqahtani, e Raz Hershko, israeliana, si sono abbracciate, poi la 23enne Hershko, detta “Hercules” e che aveva vinto per ippon, ha alzato il braccio destro dell’avversaria nel gesto che si usa per rendere omaggio al valore della rivale.

https://www.ilmessaggero.it/sport/olimpiadi/judo_abbraccio_atleta_saudita_israeliana_olimpiadi_tokyo_2020-6111272.html

Due donne hanno aggiustato ciò che due uomini pseudoaltleti , ideologicamente e culturalmente disorientati, hanno stupidamente messo in discussione! 

Ma quanto è stato lungimirante il compianto Philippe Daverio nel coniare il titolo del suo volume Elogio delle donne (per fortuna sono diverse dagli uomini)?

Bisogna amare la libertà, ma senza tradire mai la verità”. Lo diceva Beethoven, non un pericoloso dittatore rammenta Marco Zucchetti su “Il Giornale”. 

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiutare-siero-diritto-appestarci-no-1962003.html

In questi giorni mi sento a disagio. Non è la diversità di opinioni a imbarazzarmi; semmai quella mi stimola ad averne anche di nuove. È in atto purtroppo un transfert ideologico. In psicoanalisi, è una trasposizione in cui l’individuo sposta schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione passata ad un’altra attuale ed è un processo largamente inconscio. In politica, sta avvenendo qualcosa di simile. Mi spiace ma gli amici del Centrodestra, con i quali spesso condivido le mie opinioni liberali, stanno subendo il processo di cui sopra. Mi esprimerò in punti per chiarire meglio la mia posizione:

Punto primo: le opinioni sono tali finché calate nella realtà si dimostrano attuabili, poi diventano realtà. Argomenti come la tutela della salute e, in particolare, il rischio di infettarsi e infettare, provocando poi malattia talvolta grave, possono essere oggetto di opinioni di largo consumo? Se non può esserlo il calcolo matematico in materia di scienza delle costruzioni per la stabilità delle campate di un ponte, come potrebbe esserlo una valutazione sul costo beneficio di un’immunizzazione attiva o il legame molecolare tra la proteina spike e il recettore cellulare biocorrelato. Capisco che alcuni illustri colleghi medici e ricercatori non hanno fatto molto per aiutare a tracciare la differenza netta tra opinioni e approccio scientifico, spettacolarizzando se stessi e la scienza. Quest’ultima non fornisce certezze per definizione, ma probabilità di accadimento di eventi ed esse sono talvolta di difficilissima interpretazione. Tuttavia, i nostri tele scienziati pontificano dimenticandosene sempre, fornendo al pubblico pseudocertezze di segno opposto e favorendo un dibattito politico permanente su cose che nessuno, se non gli addetti ai lavori, possono comprendere e dimostrare.

Punto secondo: tornando alla politica, come può il Centrodestra sostenere una battaglia su questi temi? Soprattutto, dopo aver giustamente stigmatizzato da sempre le ideologie vuote e pericolose di una sinistra ormai in crisi totale di idee, come può sostenere un arroccamento a difesa della libertà su questioni che c’entrano poco o niente con tale principio. Già questo era stato un cavallo (pazzo) di battaglia del M5S ormai in disfacimento. Per chiarire meglio citerò, a proposito del contenimento delle malattie infettive, due argomenti. Il primo: l’obbligo vaccinale per i bambini. In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è iniziato nel 1888, sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. Nel frattempo erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991). Bene, come mai nessuno dei progenitori dell’attuale Centrodestra nella storia non si è mai opposto a tale obbligo? Semplice, perché quei  provvedimenti hanno eradicato quelle malattie e salvato milioni di vite. Il secondo argomento è l’obbligo di isolamento in caso di malattie infettive e diffusive, ad esempio come la tubercolosi, la cui violazione comporta provvedimenti di segnalazione all’autorità giudiziaria. Se ho la tb polmonare attiva e mi allontano liberamente da una stanza di isolamento di un ospedale, magari salendo su un tram affollato, è evidente a tutti che il restringimento della mia libertà ha un senso, o no? Nessuno però si è mai scandalizzato per questo. 

Punto terzo: forse sarebbe utile chiarirsi su cosa sia la libertà, o meglio, su cosa non lo sia. Perfino Bakunin, come ricordato nell’articolo di Marco Zucchetti, immaginava la società anarchica basata sull’autogoverno, la sintesi, l’aiuto reciproco e l’armonia, non sul menefreghismo totale e la prepotenza di chi vive senza rispetto del bene comune, in questo caso la salute. Se ritengo utile eradicare pericolose malattie con un obbligo vaccinale da bambini, posso farlo anche, se non con un ulteriore obbligo, con misure che incentivino a vaccinarsi. Per arrivare a sostenere tutto ciò, non credo di dovermi sentire uno stalinista, deportatore di intere popolazioni nei gulag siberiani, a causa delle posizioni oltranziste di commentatori politici che peraltro stimo e seguo. 

Per cui ascoltiamoci serenamente Beethoven che magari ci viene un po’ più di voglia di realtà.

 

Noia, questa noia mortale

Fumerò qualche sigaro cubano

In ricordo di vecchi tempi e dell’Avana vera

Noia, questa noia mortale

Non c’è niente di più noioso

Di un nostalgico di sinistra come me

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

Storie di barche e pescatori

La penna di un grande scrittore

Noia, questa noia mortale

Se ci fosse Ernesto

Lui sì che saprebbe cosa fare

Ma non c’è un altro Che

Noia, questa noia mortale

Ho lasciato il mio nome

In una casa di cultura nel 1983

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Limpida e trasparente acqua

C’era una volta un’isola grande

C’era un comandante

La grande musica nel cuore

Che parla di rivoluzione

Che parla di rivoluzione

Aquì sierra maestra

Sierra maestra

(Isola grande Pino Daniele)

C’era una volta e c’è ancora un’isola grande, come la definisce il brano di Pino Daniele. La sua elegìa di Cuba è, con una strepitosa base musicale, cristallina come l’acqua. Allora come oggi Cuba per noi latini europei era una rappresentazione onirica, l’ossimoro di un’utopia reale. Già nel passato si ignorava o ci si rifiutava di ammettere ciò che Cuba fosse realmente. Da Fulgencio Batista a Fidel Alejandro Castro Ruz, da una crudele e sanguinaria dittatura a un’altra e la crudeltà in una dittatura ha molti modi di esprimersi. Tuttavia, ancora oggi, in Europa si preferisce ignorare ciò che accade realmente laggiù. Tutti, soprattutto in Italia, adottano l’atteggiamento descritto da Pino nel suo brano. Noia, questa noia mortale/Fumerò qualche sigaro cubano/In ricordo di vecchi tempi e dell’Avana vera/Noia, questa noia mortale/Non c’è niente di più noioso/Di un nostalgico di sinistra come me. Lui, forse inconsapevolmente, ha delineato il profilo della sinistra dei giorni nostri. La noia estasica per i vecchi tempi, l’Havana “vera”, quella dei sigari, della musica rivoluzionaria, delle case di cultura, delle immagine “sacre” di Ernesto. Già, perché inquinare il mito con le sistematiche violazioni dei diritti umani, monitorate non certo da qualche sparuta associazione fascio-reazionaria, ma da  Amnesty International e Human Rights Watch sarebbe un peccato. Turbare la diffusione di un mega gadget ideologico ad uso e consumo di ex barricadieri di oggi, stesi al sole su velieri d’epoca mentre parlano di rivoluzione a largo di Capalbio o Pantelleria, sarebbe come soffocare una delle ultime occasioni di propaganda attrattiva rimasta alla sinistra di questo paese. C’era un comandante/La grande musica nel cuore/Che parla di rivoluzione. Il fatto è che nessuno, o quasi, oggi parla della rivoluzione reale in atto nell’isola grande, contro il regime comunista.

https://www.ilsole24ore.com/art/cuba-tornano-30-anni-proteste-contro-regime-AEpEbWW

https://www.ilgiorno.it/esteri/cuba-governo-proteste-dazi-medicine-1.6592838

Più di cinquemila le persone arrestate durante i tre giorni di proteste contro il governo, tra cui 120 attivisti e giornalisti da un rapporto diffuso dal sito 14ymedio che cita fonti della società civile. I brutali metodi usati dalle forze della sicurezza nei confronti dei manifestanti, come si vede anche dai filmati diffusi da Human Rights Watch, contrastano con la malinconica noia mortale del nostalgico di sinistra di Pino Daniele. I migliaia di cubani scesi per le strade per protestare contro la repressione del governo e i problemi economici del Paese fanno a pugni con l’immagine iconica del Comandante cantato in Isola grande. Ma se, per alcuni,  la rivoluzione è comunque e sempre rivoluzione, come mai, per gli stessi, esistono solo rivoluzioni degne di nota e di mito e tutto il resto è noia?
Ah no, quello era un’altro cantante…

 

When there′s no future, how can there be sin?

Quando non c’è futuro, come può esserci peccato?

We’re the flowers in the dustbin

Siamo fiori nel cestino

We′re the poison in your human machine

Siamo il veleno nella tua macchina umana

We’re the future, your future

Siamo il futuro, il tuo futuro

cantava Johnny Rotten all’epoca dei Sex pistols, ma il futuro c’e, esiste, eccome. È un futuro sempre più cristallino, illuminato da bagliori di pensieri elevati e competenza. Quest’ultima, scarsa o nulla nel Governo Draghi, a partire dallo stesso Presidente del Consiglio, si eleverà vertiginosamente nei prossimi anni con i governi Fedez/Ferragni. I Ferragnez o i Fedagni che vogliano dirsi, indicheranno, da neo-premier eletti, la via del luminoso avvenire del nostro Paese circondandosi di collaboratori di alta professionalità e soprattutto di straordinaria competenza come Selvaggia Lucarelli, Chef Rubio e Alessandro Gassman. Con loro nell’Esecutivo Marco Travaglio avrà  la strada spianata per la poltrona presidenziale al Colle per un glorioso settennato, fatto di giustizia promossa a suon di tintinnanti condanne e gioiose gogne giornalistiche. L’informazione sarà sotto la garanzia di Rula Jabreal che offrirà un ampio margine di espressione, purché strettamente confinato nel politicamente corretto, decidendo di volta in volta cosa è politico e cosa è corretto. Il mondo della Difesa sarà governato dalla Murgia che abolirà per motivi etici l’uso delle divise militari. Le sostituirà con una più comoda kefiah, con il simbolo di Hamas, non potendo imporre loro un sari indiano con disegni kashmir, fino ad abolire anche i militari stessi, obbligandoli da civili a sfilare in tutina di tessuto lamè ai Gay/Lgtb Pride indetti ogni giorno pari, così, perché fa fine e non impegna. Nel frattempo la Boldrini sarà dichiarata patrimonio dell’Unesco e relegata come icona da adorare in una villa a Capalbio dove, tra due stuoli di camerieri filippini, tutti i radical chic d’Italia si recheranno in pellegrinaggio per adorarla dietro una parete di vetro. Il dono più di moda sarà la bottarga di Orbetello al prezzo politico di cinquanta euro l’etto e tutti i devoti la depositeranno ai suoi piedi. Lei in cambio assegnerà a tutti i pellegrini di genere maschile un nome femminile sostitutivo, tanto per non offendere le donne oppresse. Il Papa sarà abolito, così come il Vaticano, e sarà sostituito da Fabio Fazio che trasferirà gli studi di Rai3 nella ex residenza del Pontefice sopra Piazza San Pietro. Ogni domenica mattina si affaccerà dal balcone e con lo strascico tenuto in mano dalla Litizzetto si produrrà in una diretta di “Che tempo che fa”. Dopo aver letto le sacre scritture di Saviano benedirà i buoni, corretti e di sinistra, scomunicando tutti gli altri, non prevedendo per loro alcun ravvedimento operoso. Lo sport sarà governato da ex atleti fortemente impegnati nel sociale, nel senso che tramite i social con i loro post apriranno milioni di menti ristrette e acritiche. Marchisio sarà il riferimento di tutti gli sportivi e, come neo sindaco di Torino, istituirà l’inginocchiamento obbligatorio per cinque volte al dì, rivolto verso la statua di Jen Reid, la giovane donna inglese di Liverpool, alla quale si è ispirato lo scultore Marc Quinn per l’opera in onore del Black Lives Matter.

Poi alle 7.30 è suonata la sveglia e dopo aver riaperto gli occhi mi sono ritrovato incastrato tra il cuscino e le lenzuola che mi avvolgevano le gambe. Ho tirato un sospiro di sollievo nel realizzare che mi trovavo nel presente e che il futuro appena vissuto era solo un sogno bizzarro

o forse no…

 

Hooker: «Da quando in qua vai in chiesa la sera?» Alva: «Da quando organizzano la tombola. Se vinco bene, se no soffio i soldi a quelli che vincono e poi mi confesso

Così risponde Robert Redford alias Johnny Hooker, il truffatore ne la Stangata. Certo la messinscena ordita dalla coppia Newman/Redford nel film è di gran livello rispetto alle cose di casa nostra. La solidarietà mediata dalla stampa, a volte miracolosa nei casi in cui soccorre situazioni realmente gravi, spesso ricorda il tizio che va in chiesa per la tombola. Magari la vincita non è in denaro, ma in consensi venduti dagli editori alla politica per assoldare polli da far indignare e noi cittadini saremmo quei polli da spennare. La vicenda di Malika  ha privato un po’ tutti dalle nostre piume con destrezza. Per riassumere, Malika è una giovane che denuncia di essere stata cacciata di casa perché lesbica. Non ha risorse per sopravvivere e si diffonde, via media, una gara di solidarietà vista la condizione di povertà dichiarata dalla ragazza. Tutti i grandi statisti e pensatori del momento, tra cui Fedez, solidarizzano con Malika. Partono due diverse collette che accumulano in poco tempo 140.000 euro e 12.000 euro. Poi la sorpresona! La (ex) povera Malika per il suo sostentamento avrebbe acquistato con i soldi della gara di solidarietà una Mercedes e un bulldog da 2500 euro. Risultato: la ragazza viene sommersa di insulti social. Beh, certo, la giovane nuova icona della difesa dei diritti gay, intervistata persino da Vanity fair, non ha fatto una splendida figura, ma tutti quegli insulti li merita davvero solo lei? Chi ha pompato questa vicenda? La stessa Malika con un banale profilo social o l’intera “intellighenzia” giornalistica democratica e radical chic? Chi ha stigmatizzato la cacciata di casa della ragazza, accusando i suoi genitori, di barbaria civile? Chi ha utilizzato come simbolo della persecuzione gay/Lgtb la vicenda, accumulandola ad altre storie di violenza e sopraffazione? Peccato che la stampa illuminata dal raggio di sole color arcobaleno si sia in blocco dimenticata che il padre di Malika è un signore originario del Marocco e che gli islamici non vedono di buon grado la questione omosessualità, ma guai a dire queste cose se sei di sinistra. Se una famiglia di trogloditi  italiani, francesi, americani o comunque occidentali sbatte fuori di casa un figlio o una figlia omosessuali, tutti in piazza a protestare, ma se un musulmano magari proveniente da  Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Somalia e Yemen, tutti stati dove l’omosessualità è punita con la pena di morte, defenestra figli non eterosessuali pazienza: l’importante è inginocchiarsi, vergognandosi di essere occidentali.

Oppure, come nel caso di “illustri” scrittrici de noartri come la Murgia, si può essere paladini contro l’omotransfobia per poi condividere le posizioni di un movimento terroristico come Hamas, notoriamente ultraislamiche e quindi omofobe.

La stangata allora quale sarebbe e chi l’avrebbe messa in atto? Vabbè, tanto poi basta confessarsi…

Pensavo fosse amore… invece era un calesse. Troisi, alias Tommaso nel film omonimo, disse: “Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, che non so’ venuto… Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro, troppo diversi. 

Chissà perché mi immaginavo populista e invece ho scoperto di essere un calesse. Pensavo che la tutela delle scelte/attitudini altrui non dipendessero dalla libertà di esprimersi degli altri. Quanto questa libertà sia lesiva, al netto dell’insulto diretto che peraltro è già punito, non immaginavo che potesse stabilirlo qualcuno con una toga in un tribunale come nel mondo di Orwell e invece mi sbagliavo. Ecco i fatti : un certo mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati per la Segreteria di Stato della Santa Sede, avrebbe fatto recapitare una “nota verbale” all’ambasciata italiana in Vaticano sul ddl Zan. Secondo il Corriere della sera, in tale nota si denuncerebbe la violazione in alcuni contenuti dell’accordo di revisione del Concordato. Nel dettaglio, il ddl Zan comprimerebbe “la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato“. In particolare le pene previste dal ddl potrebbero riguardare anche chi assume posizioni nettamente discordanti sul concetto di “identità di genere” e sulle sue applicazioni, ad esempio, dal punto di vista educativo, diventando di fatto un bavaglio nei confronti della libertà di opinione. Ma ciò che sorprende è l’alzata di scudi della sinistra. Dopo anni di collateralismo con la Chiesa di Papa Francesco adesso i radical chic si lamentano dell’ingerenza vaticana. Laura Boldrini ha tuonato: “Ascoltiamo anche il Vaticano, ma il Parlamento è sovrano”. Strano, un tempo la Boldrini via Twitter scriveva: “Nel processo costruzione #Europa resistenze a cedere quote sovranità. Ma traguardo va raggiunto, o prevarranno disgregazione e populismo“ ma se c’è da fare propaganda guai a cedere la sovranità a un’osservazione basata su un Concordato revisionato nell’84 tra Stato italiano e Chiesa. Ma questo articolo 2 ai commi 2 e 3 del Concordato cosa dirà di così invasivo della sovranità nazionale, ora difesa a spada tratta dalla Boldrini? La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare – si legge al comma 1 – è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica“. Inoltre, il comma 3 recita che “è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. Sostanzialmente, la Chiesa non vuol rischiare di essere sanzionata penalmente per il mero esercizio di espressioni o comportamenti riconducibili a convincimenti che non sono né di aggressione, né di violenza, né d’incitazione all’odio, anche se altri potrebbero su queste opinioni fondare le loro condotte violente e, considerato com’è scritto il ddl, la Chiesa ha ragione da vendere. Nella medesima condizione rischierebbe di trovarsi chiunque, laico o ecclesiastico, ritenesse di esprimere un pensiero e a tale pensiero venisse attribuita da un tribunale la condotta violenta di qualcun altro. Un po’ come se un uomo o una donna di sinistra si dichiarassero contro lo Stato di Israele e un giudice attribuisse a loro un episodio violento di antisemitismo o addirittura un attentato a cittadini israeliani perché un ddl non chiarisce a sufficienza tale assurda correlazione. A rincarare la dose è un certo Riccardo Magi deputato di +Europa che si è espresso così su Facebook: “Noi lo diciamo da decenni e ora lo ribadiamo: aboliamo il Concordato!“. Peccato che il parlamentare non sappia che per abolire il Concordato bisognerebbe modificare la Costituzione “più bella del mondo”. Nel 1948 i Patti lateranensi furono riconosciuti costituzionalmente nell’articolo 7. Qualsiasi modifica dei Patti può avvenire di mutuo accordo tra lo Stato e la Santa Sede e solo in tal caso la revisione degli accordi non richiederebbe un procedimento di revisione costituzionale. Peraltro, non può essere neanche proposto un referendum per l’abolizione o la modifica del Trattato, del Concordato o delle leggi collegate a essi perché non sono ammessi nel nostro ordinamento referendum riguardanti i trattati internazionali, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione. Per cui cari pasdaran della sinistra a corrente alternata, con la Chiesa decidetevi: o siete amore o siete un calesse…

Una mia lettrice, tra le poche che posso permettermi, a proposito dell’ultimo mio post su Marchisio, mi ha prima definito, suppongo ironicamente, un intellettuale e poi un mago del “benaltrismo”. Mi sono offeso perché non sono né un intellettuale, né un mago e, proprio perché non sono un intellettuale, ho dovuto poi cercare sul dizionario web Treccani il significato di “benaltrismo” o “benoltrismo”. Riporto letteralmente:

(benoltrismo s. m. (iron.) Tendenza a sostenere la necessità di dover andare ben oltre le soluzioni che si delineano per risolvere un problema.  [Sergio] Cofferati accusa la sinistra di «benaltrismo e benoltrismo». Inesistente il secondo termine; inusuale (e non inserito nei vocabolari) il primo che è un neologismo delle scienze politiche per indicare l’espressione «ci vuole ben altro», ovvero dall’individuare origine o soluzione di un problema in qualcos’altro rispetto all’affermazione dell’interlocutore. (Mattino, 7 settembre 2007, p. 10, Primo piano).

Derivato dall’espressione ben oltre con l’aggiunta del suffisso -ismo.

Mi sono sentito lusingato! Sono un convinto benaltrista e mai più gradita è stata una definizione di me indicata da altri. Ad esempio, quando una Federazione nazionale calcistica come quella inglese impone ai suoi giocatori di inginocchiarsi per esprimere solidarietà al movimento ‘Black Lives Matter’ (“Le vite nere valgono”), io mi sento fortemente “benaltrista” perché penso che oltre alle vite nere, valgano le vite dei pellerossa, dei curdi, dei coreani del nord, delle minoranze etniche cinesi, dei cubani che le hanno perse nel tentativo di abbandonare l’isola, delle donne musulmane oppresse e trucidate da padri, zii, mariti, dei figli di nessuno bianchi, neri, gialli, ispanici che non saranno mai nessuno solo perché figli di nessuno, dei bambini di Scampia e di tutte le periferie del mondo. Cerco di capire la differenza tra un gesto, un gesto vuoto e un voler far vedere al mondo che esistiamo, dimostrandolo con una retorica genuflessione: 

La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche avere un’opinione

La libertà non è uno spazio libero

Libertà è partecipazione

Gaber aveva torto marcio, perché la libertà è tutto ciò che lui nega, ma anche ciò che afferma. Il tema è essere liberi o sentirsi liberi? Se essere liberi lo decide qualcun altro, imponendo l’argomento del giorno, io mi sentirei prigioniero, partecipando a un pensiero unico, genuflettendomi per colpe che quel qualcuno pretende di impormi. E allora sono un benaltrista, ma libero di stare sopra un albero a respirare aria fresca quando ne ho voglia, libero di avere un opinione, libero di immaginarmi in uno spazio libero e libero di partecipare, oppure non farlo. Soprattutto libero di non dover giudicare chi è libero se si inginocchia o non lo è se non lo fa. Per questo come dice Treccani tendo a indagare al di là delle comode soluzioni che si delineano per risolvere un tema complesso e non certo per eluderlo: a quello ci pensa già chi è convinto di aver capito tutto inginocchiandosi. Mi piace il benaltrismo, ma anche la libertà di sentirmi libero di andare oltre una genuflessione di rappresentanza.

https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Milan/05-06-2021/visin-marchisio-facciamo-tutti-schifo-centro-destra-sinistra-4101635437318.shtml

Buongiorno e ben svegliato Signor Marchisio,

peccato che siano le tre del pomeriggio e le persone comuni normalmente alle 6.45 siano già in piedi. A parte tutto, è confortante che un ex calciatore professionista di 41 anni scopra solo ora le i lati ripugnanti del mondo e si indigni a mezzo stampa dopo aver letto qualche spezzone di notizia o qualche slogan radical chic. Meglio tardi che mai. Certo, farlo con una tragica vicenda di cui ben pochi conoscono i veri retroscena, tanto da obbligare gli stessi genitori del povero Seid Visin, il calciatore di origini etiopi che si è reciso l’esistenza a soli vent’anni, a negare i motivi razziali di tale gesto, ha dimostrato quanto Lei fosse ancora assonnato dopo una dormita durata quarantun anni. 

https://www.fanpage.it/napoli/funerali-di-seid-visin-genitori/

A proposito, mentre Lei era assorto nel sonno in questi quattro decenni, salvo qualche suo risveglio Twitter mediato, sono successe un sacco di cose: per esempio, durante le partite da Lei giocate contro il Napoli, il suo leale pubblico, di cui Lei ara un beniamino, intonava cori tipo:

Esaudiró, il mio sogno Esaudiró, Vesuvio erutta, tutta Napoli distrutta.

Napoli m***a Napoli colera sei la vergogna dell’Italia intera, o colerosi, terremotati, che col sapone non vi siete mai lavatii

Ma evidentemente Lei era distratto durante la fase REM nel profondo dei tuoi sogni e non riesco a ricordare un suo illuminato intervento a difesa della lealtà sportiva, contro gli odiatori che a ogni partita contro il Napoli si auguravano e si augurano ancora un’ecatombe vulcanica. Quei suoi rari e indignati interventi social su immigrazione, o sulla rapina a mano armata, subita da Lei e dalla sua famiglia in casa, a proposito della quale i suoi aguzzini sono stati da Lei stesso giustificati, hanno dato un’impressione di un uomo di talento che ce l’ha fatta, ma che non ha avuto il tempo di andare al di là di qualche slogan ad effetto. Se Lei afferma a proposito della pistola puntata contro la sua famiglia che: “Chi sta male, chi ha fame, non ha paura e può anche arrivare a fare ciò. Sono cose che accadono da tutte le parti, perché la differenza tra ricchi e poveri e ovunque” evidentemente ignora che esistono numerosi altri modi legali di affrontare il disagio, oltre quello di costituire una banda armata che minaccia donne e bambini di ex calciatori facoltosi. Inoltre, il suo invito scritto a meditare su quanto tutti noi facciamo schifo, tornando alla questione del ragazzo di cui sopra, l’ho trovato sorprendente. Vede, le parole, seppur liberamente utilizzabili, (…ancora per poco) hanno un peso e per essere credibili devono essere motivate al di là delle frasi fatte e della propria indignazione, altrimenti ci connotano in base a ciò che stiamo affermando. Affidare a un Tweet un pensiero così complesso forse non è stata una bella idea e Lei probabilmente per farsene una più approfondita dovrebbe studiare di più i fenomeni umani prima di sparare sentenze con la potenza di una punizione diretta calciata di collo piede. Per imparare a calciare il pallone (quello vero) in quel modo Lei ci ha messo tanti anni di sacrificio e applicazione e i risultati sono stati straordinari. Non pensi che per farsi un idea completa e informata di ciò che accade non serva la stessa applicazione. A indignarci siamo tutti già pronti, senza allenamenti,  ma a capire le cose prima di indignarci ci vuole uno spirito di comprensione che non è sempre innato. Comunque, buongiorno ancora e buona carriera politica.

P.s. Ah, Signor Marchisio, per quest’ultima, cercare di capire le cose non serve necessariamente, basta solo indignarsi a comando.

È iniziata in grande stile la campagna elettorale. Con effetti devastanti sugli avversari la Lega di Salvini ha sfoderato il primo successo pre elettorale con uno spot televisivo travolgente. Bisogna complimentarsi con gli ideatori per gli effetti impressionanti sull’elettorato e, direi, decisivi sulle future elezioni amministrative. Un sentito e sincero plauso ai nuovi sponsor della Lega Lili Gruber e Massimo Giannini direttore della Stampa. Su la7, nella trasmissione Otto e mezzo, sono riusciti in un sol colpo a indignare gli elettori del Pd, o almeno quelli non benestanti, non salottieri, che magari fanno fatica ad arrivare a fine mese e che si aspettano da un partito che porta nel nome l’aggettivo “democratico” il rispetto per le idee di tutti e la capacità di ascoltare i bisogni delle persone. Mentre Salvini rispondeva a continue domande da gossip serale tipo: “Lei si è vaccinato? E quando si è prenotato? Ma sua figlia di 9 anni si vaccinerà? Invece suo figlio di diciotto ha deciso o no di farsi vaccinare?” i due interlocutori, armati di un’aria permanente di superiorità divertita e saccente, lo dileggiavano in barba a chi avrebbe avuto piacere di sapere cosa aspettarsi in caso di vittoria del Centrodestra alle prossime elezioni. Gruber e Giannini insieme a Parenzo, Concita De Gregorio e a numerose altre facce televisive rappresentano il paradigma del distacco aristocratico tra la sinistra e le persone comuni. Cavalcano tale distanza tacciando di populismo con disprezzo e riprovazione non solo chi approfitta del disagio di un’intera base per fini elettorali, ma chiunque esprima necessità che stimolino risposte concrete a problemi concreti. Un tempo se non eri di sinistra eri fascista, oggi sei fascista, razzista e soprattutto populista. Saper ascoltare gli altri evidentemente per loro è cosa volgare e non merita attenzione. Mi viene in mente Alberto Sordi ne “Il Conte Max” in treno sulla carrozza ristorante attorniato da un nugolo di nobili che sproloquiano di illustri parentele, rami familiari, cognomi altisonanti. Lui, umile giornalaio, rimane devastato, ancorché isolato, da quel circolo ristretto nel quale, fino a quel momento, aspirava a entrare, spacciandosi per il Conte Max Orsini Varaldo. Penso che un uomo o una donna comune, di sinistra e magari di buon senso davanti alle divagazioni sfottenti della Gruber nei confronti di un ospite, non a lei allineato, siano rimasti disorientati per il settarismo e l’incapacità di parlare di cose che interessano i comuni mortali. Forse era meglio l’ideologia faziosa e ottusa di una sinistra, ormai ridotta a fossile, convinta qualche millennio fa di fare l’interesse degli ultimi. Almeno chi ci credeva era ammalato di utopia, ma oggi la contessa Gruber, il duca Giannini, la marchesa De Gregorio, con tutti i loro relativi rami nobiliari, rappresentano in pieno lo spirito araldico della gauche di oggi. Comunque, un altro paio di trasmissioni così, magari con i principi Letta, Prodi e Bersani che promuovono una tassazione sull’uso delle consonanti o sulle camicie hawaiane e il Centrodestra unito probabilmente supererà il 50% dei consensi senza neanche sforzarsi. Suggerirei per le suddette casate nobiliari il motto:  Ab alto in altum (dall’alto verso l’alto).