Brutta bestia il pelo del lupo; di peggio c’è solo il vizio. Che il pregiudizio sia tra i vizi più di moda ci sono pochi dubbi. Pregiudizi religiosi, ideologici, sportivi, alimentari, razziali, di genere, dilagano come anche i pregiudizi sui falsi pregiudizi. Quanti si sono sentiti appellare prevenuti, o peggio, fascisti, razzisti, classisti, solo per aver espresso qualcosa di non allineato con la sacra correttezza del pensiero unico di sinistra. Non che a destra non si viva di pregiudizi. Intere forze politiche hanno mutato il corso della propria storia cavalcandone un bel po’ per conto di un elettorato incazzato. La reazione stizzita al disagio espresso, anche in malo modo, da quell’elettorato da parte dei “Salonkommunist“, (comunisti da salotto, figli della buona borghesia tedesca degli anni ‘70) si è sempre affrancata dai motivi reali di chi vota a destra, definendo quella rabbia come canea, suburra, sordida ignoranza. Un po’ come se l’intellighenzia di sinistra fatta più di militanti che pensatori, evidentemente grati al potente apparato della  gauche italenne, rispondesse alle domande degli italiani, frustrati dalla mancanza di risposte, come fece Maria Teresa d’Austria: “Se non hanno più pane, che mangino brioche!”

Gira un articolo tratto da Il Manifesto, sul cosiddetto “business del siero” nella Regione Lombardia.

https://ilmanifesto.it/il-business-del-siero-e-il-carico-sul-sistema-pubblico/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1589638502

In breve, l’amministrazione Regionale lombarda consente ai laboratori privati di effettuare esami sierologici a pagamento per rilevare Immunoglobuline a seguito di contatto con il Coronavirus. Se il pagante risultasse positivo per uno dei due tipi di anticorpi, IgM e IgG, dovrebbe poi effettuare un tampone. Secondo il quotidiano comunista la Lombardia patirebbe la scelta fatta dalla Regione all’inizio della crisi di non investire sui tamponi e l’assistenza territoriale e quindi non avendo acquistato per tempo a gennaio e a febbraio i reagenti per i tamponi, a differenza di quanto fatto ad esempio dal Veneto, è già al limite della capacità giornaliera di analisi dei tamponi dunque abbandonando quei cittadini che la Regione ha deciso di lasciare al fai da te non testandoli con un piano pubblico uguale per tutti. Siamo tutti profeti prodigiosi quando le cose sono già avvenute: basta inscenare la realtà che più ci piace e appiopparla al passato prossimo. La Regione Veneto non ha mai investito più di quanto previsto nella propria programmazione sulla Sanità Territoriale nei mesi di gennaio e a febbraio. Si è solo mossa in anticipo mettendo a punto una metodica di analisi dei tamponi con un metodo realizzato in casa, senza sistema chiuso e senza dover fare riferimento a fornitori. I risultati sono stati validati con l’Istituto Spallanzani di Roma.

https://www.startmag.it/innovazione/tamponi-e-reagenti-come-e-perche-il-veneto-ha-sconfessato-le-linee-guida-oms-e-governo/

Quindi hanno scelto di farne di più in quei focolai chiusi dove era esplosa subito l’epidemia. Tutto qui. Non c’entra nulla la policy sanitaria o gli investimenti diretti agli ospedali e non al territorio. Quindi, chi si scandalizza per la solita storia del “privato” vs il “pubblico” farebbe bene a verificare i fatti prima di indignarsi per un pregiudizio sanitario e magari suggerire ai lettori che, prima di mangiare brioches, sarebbe meglio capire come riprendere a sfornare il pane comune e anche in fretta…

Il cervello si scinde come una cellula in due, poi in tre, poi in quattro, e così via. A volte si ferma presto. A volte continua a dividersi fino a creare un centinaio di identità diverse racchiuse in un solo organismo. Il corpo umano diventa una sorta di condominio in cui vivono tante persone che non si conoscono (e a volte litigano) e che hanno storie, abitudini e ricordi diversi.” Cito dall’articolo di Giulia Cavalcanti a proposito del Disturbo dissociativo dell’identità. 

https://www.sanitainformazione.it/salute/personalita-cervello-cellula-sdoppiarsi/

Aggiunge l’autrice che da tale disturbo: “Ne deriva lo sviluppo di tanti “altri” che prendono ciclicamente il controllo del comportamento dell’individuo, dando vita a vuoti di tempo e a cambiamenti repentini di linguaggio se non di lingua, di atteggiamento e di abilità: adulti che si comportano e si esprimono come bambini, persone che iniziano a parlare una lingua che non sapevano di conoscere, due parti di sé che litigano a voce alta parlando con toni e linguaggi diversi.”

Si tratta dunque di un grave problema psichico sul quale non ho alcuna intenzione di essere irrispettoso o sminuente. Tuttavia, non posso negare di avervi per un attimo volto la mente dopo aver letto questo articolo, ripreso da Repubblica e pubblicato su un sito di tifosi bianconeri: https://www.tuttojuve.com/primo-piano/chiellini-a-repubblica-ripartenza-se-penso-a-3-mesi-senza-tifosi-mi-passa-la-voglia-ma-dobbiamo-adattarci-aspettiamo-higuain-ecco-perche-ho-scritto-od-513402

Si tratta di un’intervista a Giorgio Chiellini in merito al suo libro e al suo futuro dopo il calcio.

Chiellini deve sicuramente essere una brava persona. Fa beneficenza, è sempre pacato nei toni delle interviste, si è trovato il tempo di laurearsi, pur svolgendo un mestiere totalizzante. Quindi non è uno di quei calciatori con importanti vuoti culturali. Le sue parole in quell’intervista sembrano però quelle di persone dall’identità distinta. Cito:

Quando ero giovane ero io che volevo innervosirmi, cercavo di continuo lo scontro. Sono una persona razionale, ma quando ho iniziato a giocare con gli adulti ha cominciato a venire fuori da dentro, come qualcuno che prima non c’era e che fuori dal campo non esiste.”

Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. Io odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Pistons, non posso non odiarla, ma il 99,9 per cento delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate.

“Se ho dei compagni che da avversario ho odiato? Higuain, ma conoscendolo mi ha sorpreso: i 9 sono egoisti, fanno un mestiere a parte, però lui ha un lato generoso, giocherellone.”

Mi vedo dietro una scrivania, non come ds o talent scout ma con un ruolo gestionale. Vorrei occuparmi di politica sportiva, se non fosse che è una parola che mi spaventa e che quello è un campo minato.

Ognuno ha la facoltà di dire ciò che vuole, assumendosene poi la responsabilità, ma un atleta professionista che in un’intervista utilizza, per descrivere sé stesso, spesso e volentieri la parola odio è perlomeno sorprendente. “Odio”, non è come “agonismo”, “combattività”, “competitività, “grinta”, “impegno”, tutti sostantivi correlabili a “sport”. “Odio” presuppone un sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui. Peraltro, se le aspirazioni future di Chiellini sono quelle di occuparsi di politica sportiva, sarebbe meglio che si faccia spiegare da qualcuno che “politica” e “mediazione” vanno a braccetto: l’odio non è politica, è scontro tra ultras. Per cui se l’uso dei suoi termini è funzionale a non scontentare la tifoseria estrema è un conto, ma se odiare (anche se scherzosamente) è il biglietto da visita per le sue aspirazioni, forse deve fare prima i conti con una piccola sua dissociazione, non di identità, ma concettuale, perché la sua paura del campo minato, in relazione alla politica, è allora decisamente fondata.

Auguri per la sua prossima vita da sindacalista del calcio o Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio.

Jimi Hendrix cantava nel suo brano Are you experienced? del quasi omonimo primo LP : “But first, are you experienced? Uh-have you ever been experienced-uh Ma prima di tutto, sai di che parlo? Hai mai sperimentato qualcosa di simile?” Certo, l’oggetto delle sue esperienze magari sarà stato un tantino psichedelico, ma quelle domande dal 1967 a oggi riecheggiano insieme alla sua chitarra come un temporale in lontananza. Il famigerato passaggio dell’epidemia tra fase 1 e fase 2 sta portando con sé una serie di ossessive parole chiave: task forces, epidemiologi, esperti, ecc.. Questi ultimi sono diventati l’ago della bilancia delle nostre vite e ciò, in una condizione straordinaria, sembrerebbe del tutto normale. A parte l’imprecisato numero di saggi che compongono un esercito di task forces in continuo incremento, lascia attoniti l’enorme quantità di pareri, opinioni, sentenze e lezioni che, a gentile richiesta dei media, vengono scaricate giornalmente in TV e sul web. Straordinari ragionamenti sulle stime ponderate dell’epidemia attraverso modelli matematici teorici da Nobel, da cui gli illuminati propongono ogni possibile ipotesi di realtà reale per la ripresa dopo il lockdown. Si tratta quasi sempre di stimati accademici che dirigono Dipartimenti universitari, gente con centinaia di pubblicazioni alle spalle, congressi mondiali e onori nella comunità scientifica. Tutti grandissimi esperti, ma di che cosa? Un qualunque Capo di governo in occasione di guerre, quelle vere, fatte di soldati, armi e strategia, chi nominerebbe nello Stato maggiore del proprio esercito? Chi all’Accademia militare è uscito a pieni voti e senza aver mai sparato un colpo e che di mestiere fa il docente di livello internazionale, oppure un semplice sergente che però qualche altra guerra vera se l’è già fatta? Mi chiedo, nel bel mezzo di questa emergenza, quanti di coloro che stazionano fissi in televisione o occupano ruoli nelle task forces, ormai replicanti alla velocità del suono, abbiano veramente fatto esperienze sul campo? Chi di essi sarà mai stato in estremo oriente, magari solo a pulire la vetreria di un laboratorio cinese durante le passate epidemie di SARS, aviaria, suina, H1N1, o in un villaggio della Guinea durante l’epidemia di Ebola del 2014. Insomma, quanti tra quei titolatissimi professori ordinari hanno vissuto una vera epidemia là dove è già accaduta: credo in pochi. Tuttavia le loro opinioni, anche se spesso estorte dai giornalisti, riempiono il mondo dell’informazione e soprattutto i Dpcm che fioccano come le task forces. Opinioni sempre più spesso contraddittorie tra un’esperto e l’altro, ma anche se pronunciate dalla medesima persona in tempi diversi. Qualcuno ribatterà che viviamo in un mondo globale dove la cultura gira veloce come un fascio di luce e che basta connettersi alla rete per apprendere ciò che noi umani del passato dovevamo studiare sui libri fatti di carta. Quindi basterebbe collegarsi a qualche motore di ricerca di articoli scientifici per apprendere ciò che serve ad arginare una pandemia? Possibile, ma se così fosse oggi un virus come tanti altri, diffuso con le goccioline emesse dagli starnuti e dalla tosse delle persone, non avrebbe causato una tale situazione che il mondo, a parte in Cina e in Africa centrale, non vedeva da un secolo. Se la cultura del web oggi possa sostituire l’esperienza diretta della realtà lo sappiamo già e il Covid 19 è la risposta ai quesiti posti nel ‘67 dal chitarrista più grande di sempre: Are you experienced?

Freibeuter” è, secondo il dizionario Treccani, il termine tedesco da cui etimologicamente deriva la parola farabutto. All’opposto il termine germanico risulta composto dalla parola frei (libero) beuter (collettore, raccoglitore). Letteralmente si tratta di uno che con ogni libertà ruba di frodo o, interpretandone il significato più comune, è una persona sleale e senza scrupoli, una canaglia, un mascalzone, un filibustiere. Tuttavia, il significato letterale di “libero collettore” è il più interessante, forse perché porta con sé quel non so che di refluo fognario che intriga di più. 

Non solo di questi tempi, ma da diversi anni, non è più importante cosa si scrive e quale impatto offensivo ha sugli altri: conta solo chi lo scrive. Una causa per diffamazione tra vip è solo un’insignificante passatempo per gente che non si preoccupa neanche di presenziare in un’aula di Tribunale, vista la schiera di avvocati pagati da editori e network televisivi di varia natura. Per male che vada qualcuno sborserà qualcosa a qualcun altro e tutto finirà in un blog di successo o in una mega polemica a vantaggio di qualche grande quotidiano. Se invece il farabutto è solo un comune mortale che inavvertitamente pesta con il proprio blog o con un post aggressivo su un social la deiezione sbagliata, rischia di rimanerci secco penalmente e patrimonialmente. Non è ovviamente il caso di chi può permettersi di chiamare un Presidente di Giunta o un suo collega giornalista rispettivamente  serial killer” o “miserabile verme” dalle colonne del quotidiano che dirige. Quel quotidiano, rammento, è pagato in massima parte dal finanziamento pubblico di milioni di cittadini, spesso in totale disaccordo con lui e, solo per quest’ultimo motivo, tra i destinatari indiretti dei suoi “complimenti” all’olezzo di m. Resta da capire se il diritto di cronaca e quello di diffamare coincidano man mano che la propria fama giornalistica cresce a danno dell’obiettivo di turno da diffamare per mero interesse. Un grande putiferio contro gli haters del “sottoproletariato espressivo” da social, ma clemenza collettiva per  i Travaglio, i Mughini, gli Sgarbi, i Feltri (ultima maniera) i Cruciani e tutti i notabili via etere e via web che insultano tutto e tutti pressoché impunemente. Non vorrei essere frainteso: sto difendendo proprio il diritto di questi ultimi a esprimersi come vogliono, ma, parimenti, lo stesso diritto di quella “legione di imbecilli”, così definita da Umberto Eco, che, o per emulazione o per propria natura malmostosa, ululano alla luna sui social senza però alcuna rete di protezione legale e finanziaria. Se la ex Presidentessa della Camera dei Deputati Boldrini decide di denunciare tutti i miserabili che le hanno augurato via internet di subire le peggiori violenze, non capisco perché la stessa enfasi, salvo rari casi, non venga spesa contro altri vip da suburra che chiamano il prossimo assassini, ladri, stupratori ecc.. 

È il caso di dire che vip non mangia vip con buona pace e dignità dei cani…

La memoria per definizione è corta. La storia non ha quasi mai insegnato nulla a chi l’ha studiata con distrazione, accontentandosi di attingere al “sentire comune” tramite le fonti di sistema. L’esercizio critico rimane uno dei pochi strumenti ancora a nostra disposizione se non per trasformare la realtà almeno per comprenderla.

25 aprile del ‘45: il CLN dell’Alta Italia proclama l’insurrezione generale nelle zone del nord ancora in mano a ciò che rimaneva dell’esercito tedesco in fuga e di pezzi del regime fascista, ormai entrambi pressoché annientati dalle macerie della guerra. Basti pensare che, solo cinque giorni dopo, una Berlino già rasa al suolo dai sovietici fu occupata dall’armata rossa e Hitler ingerì la sua dose di cianuro. La storia non da e non toglie meriti. È fredda cronaca in un mare di giudizi. Il 25 aprile fu liberazione, ma da cosa? Da un uomo che qualche giorno dopo penzolava seminudo su un pennone di un benzinaio a Piazzale Loreto? Fu liberazione da uno Stato figlio di un’ideologia totalitaria, appoggiato e sostenuto nel ventennio precedente dalla pressoché totalità degli italiani e abbattuto solo dalla guerra e non da una rivoluzione sociale? O forse, fu liberazione da un conflitto che devastò il nostro Paese, conflitto voluto da quell’ideologia sostenuta da tutti e in cui nessuno vinse davvero? La retorica delle commemorazioni è sempre funzionale a trasmettere l’idea di una storia nazionale, attraverso un fantomatico “bene comune” che già l’idea di patria dovrebbe suggerire. L’uso del sangue di chi è caduto lottando per la resistenza è l’elemento che oggi il luogo comune impone per ammonire tutti alla celebrazione di un’unità di intenti tipica delle retoriche stataliste. Ma la storia? Celebriamo l’illusione di una liberazione dall’ideologia fascista e al tempo stesso celebriamo, camuffata da festa delle Forze armate, in 4 novembre, data della vittoria nella Grande guerra. Quella tragica guerra e non certo la retorica della vittoria fu alla base di quel regime totalitario di cui celebriamo, in barba alle cronache storiche, la caduta il 25 aprile. Già, perché a nessuno verrebbe in mente di celebrare il 4 maggio la liberazione da un conflitto causato da criminali scelte interventiste dei governi antecedenti la Grande guerra. Criminale fu solo il Duce nella decisione di entrare in guerra, o anche il Governo Salandra che, nel 1914 dopo la giravolta contro la triplice alleanza con Austria e Germania, si alleò con inglesi e francesi dichiarando guerra ai due ex alleati? Quella scelta causò 650.000 morti e 500.000 tra mutilati, invalidi o gravemente feriti e 40.000 reduci con gravissime patologie psichiatriche causate da anni di trincea. Proprio questi numeri e la loro conseguente tragedia nazionale furono il fertilizzante del futuro regime fascista, ma sfido chiunque a ricordarsi chi fosse quel tal Salandra, capo del Governo nel 1914, e a celebrare un’altra liberazione, ma da una guerra di sterminio da lui dichiarata molto decenni prima del 25 aprile del ‘45. Il paradosso dei paradossi è che il 4 novembre si festeggino proprio le Forze armate, quelle che hanno pagato il prezzo più alto di tragiche scelte politiche e diplomatiche di cui oggi non si parla perché troppo occupati a chiacchierare di fascismo e non di altri fascismi di altri colori e più subdoli, di cui siamo vittime discrete, fino all’inconsapevolezza.

Il germe dell’odio non è sconfitto per sempre” dichiara il Presidente della Repubblica alla commemorazione dell’eccidio nazista a Sant’Anna di Stazzema. Il miglior concime che favorisce quel germe è dare dignità a un solo tipo di odio diretto a un’unica parte e ignorare sistematicamente l’origine di tutti gli altri.

https://www.iltempo.it/italpress/2020/02/29/news/mattarella-il-germe-dell-odio-non-e-sconfitto-per-sempre-1288428/

Papa Francesco ringrazia e benedice Luca Casarini, una vita passata nei Centri sociali, per la sua attività in una ONG e chiamandolo “Caro fratello” si mette a disposizione della sua causa. Non lo ha fatto con analoga enfasi per le famiglie di appartenenti alle Forze dell’Ordine caduti in servizio o insultati per il proprio lavoro sui mari delle rotte migratorie. Strana santificazione quella di un sostenitore di Centri sociali che due giorni fa a Roma hanno commemorato la morte di un brigatista ergastolano urlando alle persone affacciate alle finestre: «La gente del quartiere che dice? Tutti zitti in finestra. Ha combattuto per tutti!» Bravo Casarini: santo subito…

https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/20_aprile_11/migranti-papa-scrive-casarini-luca-caro-fratello-grazie-2cf03982-7bce-11ea-81fa-61d20034fa10.shtml

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/salvatore_ricciardi_morto_ex_br_funerali_polizia-5166171.html#

Singolare stile della politica politically correct quello del one man show. Dal curioso atteggiamento del premier Conte, da solo di fronte alle telecamere a reti unificate, a quello di Fabio Fazio e Gori, il sindaco PD di Bergamo in diretta su RAI 3 sembra che ormai la sinistra si sia Orbànizzata. Prendendo come spunto il tema del momento attaccano, in diretta e senza contraddittorio, l’opposizione che a sua volta li aveva criticati a mezzo stampa. Chi è maggioranza dovrebbe governare, amministrare e rispondere ai legittimi attacchi di chi è minoranza solo con azioni dettate dai due succitati verbi. Se al posto di Conte e Fazio ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe stato definito un dittatore sudamericano, o sbaglio? Ah scusate, è già successo nel 2002.
https://www.repubblica.it/online/politica/rainominedue/berlu/berlu.html

L’opinionista Roberto Saviano dalle colonne di le Monde di scaglia contro la Lombardia definita: “la regione più forte, di maggior successo e più ricca che si è dimostrata la meno preparata ad affrontare la pandemia, con scelte a cui i suoi leader dovranno rispondere prima o poi.” Ma se la Lombardia è la regione più forte e di maggior successo del Paese e dal 1970, in ben dieci legislature regionali, i suoi cittadini hanno sempre eletto governi di centro e centro destra (l’unica volta di una Giunta di centrosinistra era il 1992), qualche motivo ci sarà o no, eh Saviano? Forse preferiresti anche per la Lombardia i “democratici” governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, tutti “proporzionalmente” decisi a tavolino e non scelti dagli elettori? https://www.affaritaliani.it/politica/saviano-scrive-su-le-monde-e-attacca-la-lombardia-665632.html

Infine, dulcis in fundo, il Procuratore generale di Torino in un’intervista a la Stampa alla domanda sullo scudo giudiziario nei confronti di medici e infermieri durante l’emergenza Covid dichiara: “Sono contrario a ogni scudo. Anche se oggi abbiamo un grande debito di riconoscenza umana e sociale verso chi sta combattendo in prima linea per salvare vite umane, gli scudi sono come trappole: tra tanti buoni che puoi salvare ti obbligano anche a salvare qualche cattivissimo. E io non sono d’accordo”.
Il tema non è lo scudo giudiziario dottor Saluzzo, che peraltro, come sottolineano diversi giuristi, sarebbe complicatissimo da legittimare. Il problema è che se il sistema giustizia funzionasse a dovere, evitando un calvario a migliaia di innocenti, non ci sarebbe bisogno di alcuno scudo giudiziario.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/04/13/news/coronavirus_il_procuratore_generale_no_all_immunita_altrimenti_salviamo_anche_i_cattivi_-253861720/

Giornata impegnativa, ma sono contento. Chi lavora insieme a me in ospedale è forte perché nonostante i momenti di sconforto e la stanchezza fisica e mentale, sa che sta facendo la cosa giusta. Non ho mai visto nessuno tirarsi indietro o irridere le circostanze: solo un silenzioso rispetto per la propria paura. Tutti ne abbiamo, ma non la minimizziamo riducendola a sentimento debole. Questa è una paura che merita l’onore di tutti, a partire da chi la vive. Tornato a casa mi scorrono sotto gli occhi le notizie di questi giorni sul tablet. Non le commenterò, lasciandovi questa volta tutta la libertà possibile di non sapere come la penso e di esprimervi su cosa ne pensate voi, se volete:

Sindacati, non escluso sciopero generale se decreto si allarga

Cgil Cisl e Uil sarebbero pronti anche allo sciopero generale nel caso il governo avesse deciso di dare il via ad un Dpcm che vedrebbe ampliato l’elenco dei settori e delle attività considerate strategiche e destinate quindi a sottrarsi allo stop previsto per le attività non essenziali.

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/22/sindacati-non-escluso-sciopero-generale-decreto-allarga_LSOwg5LXjIZTs3Fn6Yfw7H.html

Chiudere subito lo stabilimento degli F-35 e tutti gli impianti delle produzioni militari

Lo chiedono Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo all’indomani del Decreto che ha ulteriormente ridotto le attività produttive in Italia a causa del coronavirus.

https://www.azionenonviolenta.it/chiudere-subito-lo-stabilimento-degli-f-35-e-tutti-gli-impianti-delle-produzioni-militari/

Pippo Baudo: “La solitudine serve a migliorarsi”

Legge, guarda la tv, sente gli amici: così il conduttore trascorre le giornate in casa.

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/24/news/pippo_baudo_coronavirus-252213514/?ref=RHPPTP-BH-I252236094-C12-P14-S4.3-T1

Sondaggio, Lega prima ma il Pd rimonta. Renzi sprofonda al 2,2%

https://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggio-lega-pd-rimonta-renzi-sprofonda-22-1845764.html

Sondaggio: Pd in crescita sulla Lega, Conte leader più gradito dal 51% degli italiani

https://www.repubblica.it/politica/2020/03/25/news/sondaggio_ixe_pd_crescita-252256175/

La proposta di Criscitiello: “Posizioni congelate e Scudetto all’Atalanta, lo merita Bergamo!”

https://www.tuttonapoli.net/le-interviste/la-proposta-di-criscitiello-posizioni-congelate-e-scudetto-all-atalanta-lo-merita-bergamo-427613

Lo show di Lotito sul coronavirus: “se sta a ritira’, io parlo coi luminari”

In videoconferenza: «Lo so, parlo con chi è in prima linea». Agnelli: «Ora sei anche virologo». Lotito guida, con De Laurentiis, la pattuglia di chi vuole riprendere a ogni costo.

https://www.ilnapolista.it/2020/03/lo-show-di-lotito-sul-coronavirus-se-sta-a-ritira-io-parlo-coi-luminari/

Buona digestione…

 

Guardo, affacciato alla finestra, le strade bagnate. La pioggia scende impalpabile come ormai è la paura. Non è una paura fatta di panico verso l’ignoto; è più una nostalgia di ciò che prima non era e ora è, anzi incombe. È sottile consapevolezza che le cose in un modo o nell’altro cambiano e non ci si può fare molto. Manzoni chiudeva la sua storia più famosa con una pioggia che portava via, oltre alla peste, la sofferenza di Renzo e Lucia. Quell’acqua che scendeva dirompente era un segno di cambiamento o almeno di speranza come nemesi del suo romanzo. Nel nostro Paese un mega scossone è sempre stato il preludio di cambiamenti positivi. Toccare il fondo, che in Italia significa precipitare all’infinito senza mai toccarne uno, è una condizione necessaria e sufficiente per ripartire resettando il peggio di noi. Non intendo ovviamente benedire l’epidemia, semmai l’impegno di tutti quelli che lavorano lottando per gli altri e per sé stessi. Quelli che realmente stanno dando tutto contro una minaccia invisibile, anche se fin troppo concreta, per non essere considerata reale. Vorrei dare uno sguardo oltre il palazzo di fronte alla mia finestra, provare a immaginare cosa ci rimarrà di tutto questo tra un po’. Siamo un popolo che per definizione non ama le regole e non si fida di chi le estende. Ciononostante, anche se per paura, le stiamo applicando. Finché la paura non sarà sostituita dalla fiducia, che non ci è mai appartenuta, saremo destinati a l’insoddisfazione perpetua. Non è solo chi è tenuto ad applicare le regole a non fidarsi, ma anche e soprattutto chi le scrive. Chi ci governa non è diverso da noi; viene dal nostro mondo fatto diffidenza e il circolo vizioso è così completo. Io cittadino delegittimo la norma che non mi piace e chi la scrive mi delegittima a sua volta come cittadino incapace di vivere in una comunità. Il dopo Covid19 non potrebbe mai essere ciò che è stato il nostro dopoguerra dopo il l’8 settembre del ‘43 in termini di riedificazione. È necessaria la costruzione ex novo di un sentimento per noi italiani sconosciuto: la fiducia. Il suo contrario, la sfiducia, è molto più contagioso di tutti i Coronaviridae esistenti. Ne siamo positivi al tampone da più di duemila anni, anche se è stata la nostra difesa contro l’arroganza di noi stessi verso il prossimo. Tuttavia, tra qualche mese sarà necessario costruire e smettere di abbattere di continuo il pavimento su cui ci teniamo in piedi.

Piove! Dopo settimane di siccità si rivede l’acqua. Riemergono i fantasmi, non al tempo del colera, ma del Covid19, un po’ come la passione raccontata da Gabriel Garcia Marquez di Florentino Ariza che confessa a Fermina Daza di essere ancora innamorato di lei a distanza di oltre mezzo secolo. Sembra che anche oggi i morti e sepolti si tengono in vita artificialmente con la forza dell’ossessione. Passeggio sotto i portici con il mio Green al guinzaglio e noto all’esterno di un’edicola chiusa un manifestino nel quale LaRepubblica pubblicizza al prezzo popolare di nove euro e novanta un libro di un certo Francesco Filippi dal titolo: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo. Mi torna subito in mente quella frase pronunciata spesso da mia madre. Lei, anno 1919, è stata testimone oculare di quel periodo. La sua età le ha consentito di vivere e costruirsi un’opinione, seppur soggettiva. Nel proferire quella formula non intendeva ergersi in alcun giudizio storico/politico. Esprimeva a distanza di decenni la sua esperienza di ragazza vissuta in tempi di guerra e distruzione sotto un regime totalitario. Oggi, se fosse viva, avrebbe centouno anni e non trentanove come il giovane autore del suddetto volume. Ho provato a capire di più e sono andato sul sito di LaRepubblica: https://www.repubblica.it/robinson/2020/02/13/news/mussolini_ha_fatto_anche_cose_buone-248429778/

Non è servito a molto. L’articolo, come prevedibile, è una semplice recensione in formato propagandistico che incensa lo “smascheramento” delle fake su luoghi comuni tipo “i treni passavano in orario“ o “Mussolini ha dato la pensione agli italiani” e auspica l’utilizzo del volume a fini didattici, come fosse la Divina Commedia o i Promessi sposi. Addirittura secondo il giornalista, cito l’articolo: “dovrebbe essere adottato nelle scuole, come fondamentale compendio della storia del ‘900, ma non solo. Il testo insegna un metodo di indagine utile per smontare non solo le falsità del passato, ma le bufale contemporanee.”

A parte il divertimento che mi pervade leggendo il suggerimento di innalzare l’opera suddetta a classico da adottare nelle scuole, mi assale un dubbio atroce che nulla ha a che fare con il contenuto del libro. Premetto che non l’ho letto, ma dall’articolo è facile farsene un’idea sommaria e quindi mi chiedo: siamo certi che nel 2020 a qualcuno, a parte gli editori e i redattori di Repubblica, interessi veramente se i treni di Mussolini dopo il 1922 arrivavano in orario o se quest’ultimo ha realmente bonificato le paludi pontine? Siamo proprio convinti che i fascismi di oggi siano la copia carbone di quello della marcia su Roma, fatta da braccianti con i calzoni alla zuava e con le divise rattoppate della Grande Guerra? Quei signori di Repubblica  pensano davvero, lanciando un volumetto di uno “storico” trentanovenne, di fermare il pericolo “incombente” di un revival fascista spiegando ai bambini in età scolare che “il ventennio” del secolo scorso è stato l’origine di tutti gli imbrogli di oggi e che tutti rischiamo di ricadere a breve sotto una  nuova dittatura nera dalle fregature solenni? Oggi i problemi prioritari del nostro Paese sono davvero i siti web “neri” che propagandano cazzate surreali pari solo a quelle dei siti ultracomunisti e antagonisti di analogo peso culturale? Non pretendo che il signor Filippi, in nome del suo smontaggio delle falsità del passato o delle bufale contemporanee, si dedichi a ciò che ha rappresentato (e ancora rappresenta) lo stalinismo e il maoismo nella pseudocultura di molti giovani, ma almeno mi aspetto che suoi editori la piantino di prendere in giro il prossimo con la loro ossessione sul fascismo del ventennio, che peraltro Eugenio Scalfari ha conosciuto bene essendone stato, al tempo, un acceso sostenitore. Se scrivessi un volume sulla rievocazione delle atrocità avvenute in occasione della colonizzazione della Libia nel 1911 ad opera del governo Giolitti, non mi filerebbe neanche il portinaio della sede di Repubblica, eppure i fatti non erano tanto distanti dal ventennio fascista. Ma Giolitti non ha lo stesso appeal di Mussolini. Se proponessi all’autore di cui sopra di sventare le fake che vogliono i comunisti di sempre contro ogni conflitto e a favore della pace universale, gli chiederei di scrivere insieme a me un saggio sulla soddisfazione di Karl Marx, ottant’anni prima, in merito all’occupazione coloniale dell’Algeria da parte della Francia, ma anche di questo evidentemente non fregherebbe niente a nessuno ed è giusto che sia così. Per cui cito la suggestiva frase tra di rito trovata al fondo dell’articolo sul portale di LaRepubblica, attribuita a Carlo Verdelli: “La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile

Così, tanto per sentirmi più al sicuro…

Treccani

Come riportato dalla Treccani online Il saltimbanco ha due diversi significati che potrebbero essere non esclusivi. Anzi, uno potrebbe coadiuvare l’altro. Un saltimbanco, ad esempio, esibendosi in pubblico con giochi di agilità, di forza e di destrezza, potrebbe farlo per raggiungere il successo personale, con assoluta mancanza di serietà e credibilità. Tutto ciò nell’anno 1100, ma anche, e soprattutto, nell’anno del Signore 2020. Oggi le corti dei feudatari o dei re sono più simili a studi televisivi e i talk show hanno sostituito le grandi sale dei castelli. Gli attuali acrobati attraverso la propria immagine si guadagnano da vivere esattamente come quelli medioevali, spesso sforzandosi di dare un’immagine forzatamente ideologica di sé. Ad esempio, se per vivere faccio il vignettista e per poter continuare a farlo devo mostrarmi in TV il più possibile, cosa posso offrire per farmi invitare continuamente e in ogni trasmissione? Una bella immagine vintage da comunista anni ‘70 con tanto di camicia maoista e spillette con stella a cinque punte! Tutte le volte che si genera un’occasione di spararla grossa non me la faccio scappare, indipendentemente dalla serietà del tema trattato: se rivendico il diritto a cazzata anche dai francesi in merito alla querelle della pizza italiana insultata dai transalpini con il Covid19, suscitando l’ovvia indignazione generale, mi sono guadagnato l’invito alla trasmissione successiva. Se, dopo questa performance, mi garantissero un invito perpetuo fino alla fine dei miei giorni, con l’unica condizione di presentarmi vestito da impavido balilla, probabilmente lo farei senza pensarci due volte, pur di continuare a vivere delle cazzate che rivendico e riverso pure nelle mie vignette. Il problema non è certo lo spirito giulivo del personaggio che si espone in televisione per interesse personale, ma la sua deriva. Un conto è il vignettista sovietico o il giornalista/scrittore/critico d’arte/politologo/vaticanista o semplicemente tuttologo, ma incazzoso, un conto è un terrorista già condannato che, invitato in una trasmissione televisiva, non certo per ammettere a fini giornalistici le proprie responsabilità su fatti di sangue, inveisce, insulta, gesticola rispondendo alle ovvie provocazioni di altri ospiti e poi rivendica la sua preferenza a sporcarsi le mani di quello stesso sangue, piuttosto che lavarsele con l’acqua, come Pilato. Dopo tutto questo, giustificandosi con il fatto che si trattava di una dotta citazione letteraria nel tentativo estremo di lavarsele lui le mani nell’acqua, dopo aver urinato fuori dal vaso. Il fatto è che, anche se non sua, quella frase l’ha pronunciata davanti a milioni di persone e un tipo come lui se ha detto ciò che ha detto non era certo per tenere un seminario culturale di letteratura.

Questa è la deriva di chi utilizza saltimbanchi o menestrelli senza precauzioni d’uso e senza assumersi le responsabilità del dei danni prodotti offendendo, più che divertendo, il pubblico.

La risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune… anzi, è più vero… o almeno, più credibile. Dario Fo almeno su questo non aveva torto, purché la scoperta rimanga dentro il limite dell’oltraggio alla sofferenza di chi ha subito tragedie e non può divertirsi affatto.