«Il Prof. Prodi ha detto in un intervista rilasciata a Repubblica che il PD si dovrebbe presentare con un solo ordine del giorno: lotta spietata all’evasione fiscale. Perché non è possibile equiparare a un crimine gravissimo l’evasione fiscale in questo Paese e recuperare i soldi? Ma quelli veri, quelli totali che esistono e non riusciamo a prendere hanno un’evasione talmente grande che risolverebbero i nostri problemi…»

Questa è stata la testuale domanda di Fabio Fazio in TV all’ex ministro Giovanni Tria e a Carlo Cottarelli, entrambi invitati ieri sera a Che tempo che fa su Rai 3. Non cito la risposta dei due economisti perché uno ha rammentato i suoi meriti sull’avvio della fattura elettronica, come inizio di un nuovo corso teso al recupero della fiscalità perduta e l’altro ha cambiato discorso.

Premetto in anticipo e a scanso di equivoci la mia palese antipatia per Fabio Fazio e preciso che non è di natura ideologica, ma del tutto personale. Non mi piace il suo sorrisino accomodante, la sua retorica d’antan, l’eccesso sino all’inverosimile di cortesia di facciata. Non mi convincono le scuse a suo discarico che giustificherebbero questi atteggiamenti come necessari per esigenze televisive. Insomma, lo trovo irritante. Questa volta ho trovato irritante anche il suo show populista sull’evasione fiscale. La citazione di uno come Romano Prodi, autore dell’ormai dimenticato, (…soprattutto da Fazio) condono previdenziale ed edilizio varato dal suo Governo nel 1997 (ministro delle Finanze Vincenzo Visco), è stata il prologo di un’affermazione che, in quanto a populismo, rasenta per toni il suo odiato osteggiatore Matteo Salvini: “Perché non è possibile equiparare a un crimine gravissimo l’evasione fiscale in questo Paese e recuperare i soldi.” ha sibilato Fazio ammiccando ai due ospiti.

Il tema della repressione dell’evasione, caro a tutti e in particolare alla sinistra di questo Paese, riemerge quando c’è da sventolare una forca per giustificare la scarsità di risorse economiche. Le cose però sono più complesse di come si vogliano far credere. Se circa 5 Italiani su 10 evadono nei modi più disparati 

https://www.corriere.it/economia/leconomia/17_maggio_16/tasse-numeri-che-nessuno-svela-meta-italia-non-paga-66f889a8-3a0a-11e7-acbd-5fa0e1e5ad68.shtml

significa che tra i forcaioli eccitati dalle parole di Fazio/Prodi ce n’è qualcuno che senza accorgersene si augura di essere condannato nel prossimo futuro.

Negli USA l’evasione fiscale è equiparata, come afferma Fazio, a un crimine gravissimo, ma c’è un però: là è permesso scaricare a credito praticamente tutto. I contribuenti sono incoraggiati a chiedere ricevute fiscali e fatture, assumere personale non in nero, dichiarare sempre l’IVA (Sales tax), pagare tutte le imposte indirette, ecc. In pratica più dimostro di pagare, più il Sistema mi dimostra riconoscenza mediante un credito di imposta. 

Qualcuno si è mai chiesto quali siano i reali meccanismi umani alla base dell’evasione? Il nostro Fabio nazionale la risolve facilmente con una bella diga alta 100 metri tra onesti e criminali. Tuttavia, in uno studio pubblicato su Science, Bill Harbaugh e colleghi hanno dimostrato che trasferimenti di denaro, anche forzosi, come nel caso delle tasse, se destinati ad una buona causa, (nell’esempio dello studio il finanziamento di una organizzazione no-profit), attivano nel nostro cervello il sistema della ricompensa che generalmente ci spinge a comportamenti piacevoli e utili per l’organismo (Harbaugh, W., 2007. Neural responses to taxation and voluntary giving reveal motives for charitable donations, Science, 316 (5831):1622-5). 

https://www.ilsole24ore.com/art/l-evasione-si-combatte-anche-favorendo-fedelta-fiscale-ACqoCqI?refresh_ce=1

Questo strano risultato mette in luce un tema interessante: la reciprocità. La disponibilità a pagare volontariamente le tasse aumenta o si riduce in relazione alla bontà e all’efficacia di ciò che lo Stato decide di fare con i nostri soldi; se riteniamo che siano ben spesi nel finanziare un sistema scolastico, sanitario, giudiziario e amministrativo di qualità o politiche economiche e infrastrutturali utili ed efficaci, la nostra motivazione a contribuire aumenterà.

Ma chi sono davvero gli evasori fiscali (i cd. criminali di citati da Fabio Fazio)?

La Fondazione Nazionale Commercialisti ha effettuato uno studio che traccia l’identikit del presunto evasore e le sorprese non sono mancate.

https://www.ilsole24ore.com/art/commercialisti-l-evasione-fiscale-riguarda-tutti-AEmNsbCF

Premesso che per evasore si intende sia chi non paga le tasse perché non vuole farlo, sia chi non le paga perché non può farlo. Ad esempio, un figlio che eredita la casa del padre con cui ha convissuto e che, senza reddito, non ha la possibilità di versare le relative imposte. Insomma “evasore” non implica necessariamente il “dolo”, la malafede, anche se, per la legge, si può considerare evasore colui che non paga una cartella esattoriale di poche centinaia di euro. Secondo l’analisi, l’evasione (sia fiscale che contributiva) può essere così distribuita. In questo momento l’evasione totale in Italia ammonta a 108 miliardi di euro: tale è la cifra che manca nelle casse dello Stato. Di questi soldi, sappiamo che

  • il 54,2% deriva dall’evasione di artisti, ditte individuali, professionisti e società;
  • il 45,8% deriva da tutti gli altri contribuenti, di cui l’80% sono lavoratori dipendenti e pensionati.

È tutt’altro che vero, dunque, il luogo comune secondo cui dipendenti e pensionati pagano le tasse e che il totale dell’evasione è riconducibile alle partite Iva. Anzi, i professionisti costituiscono oggi una minima parte, se si tiene conto che questi dividono il 52,2% dell’evasione con le ditte individuali (ce ne sono tantissime in Italia), le società e gli artisti. Dall’altro lato, circa il 38% dell’evasione totale è addebitabile a lavoratori subordinati e pensionati. Come mai? Innanzitutto il fenomeno è attribuibile al lavoro dipendente irregolare, quello cioè svolto in nero che sfugge sia all’imposizione fiscale (pagamento dell’Irpef) che a quella contributiva. Solo questo genera ben 10 miliardi di euro di evasione. C’è poi l’evasione dovuta ad affitti in nero, omesso pagamento dell’Imu e del canone Rai che, in totale, comporta un’evasione di 7,4 miliardi di euro. 

L’imposta più evasa in Italia resta  l’Iva che determina un ammanco per l’erario di ben 35,8 miliardi di euro. Quando il lavoratore dipendente o pensionato si indigna per l’evasione altrui e afferma di pagare tutte le sue tasse fino all’ultimo centesimo, poi accetta la proposta «100 senza fattura» invece che «122 con fattura», può legittimamente non rendersene conto, ma è lui che sta evadendo i 22 di Iva» conclude lo studio della Fnc. 

L’evasione fiscale è un fenomeno trasversale e anche il piccolo consumatore – che non ha la partita Iva – se ne infischia delle norme quando si tratta di risparmiare qualche decina o centinaio di euro sulla parcella del medico o sulla fattura alla ditta di lavori. 

Per cui, tornando alle parole di Fabio Fazio, bisognerebbe capire a chi si riferisca quando parla di quelli: “che hanno un’evasione talmente grande che risolverebbero i nostri problemi...?” Se si dovesse prendere sul serio ciò che sostiene, lo Stato per punire i colpevoli (…quasi un italiano su due) dovrebbe ideare enormi campi di detenzione per tutti i “criminali” evasori, e associarli per efferatezza  ai peggiori delinquenti: ma lui un tempo (…fino a qualche settimana fa) non era un progressista lontano dalle posizioni populiste dei pentastellati?

Senza cuore! È l’unico insulto che mi viene a proposito dei protagonisti di questo teatrino politico. Altri epiteti non mi si materializzano, forse per il peso della noia Sartriana che occupa stabilmente il mio stomaco. Ebbene sì, chi sta inscenando questa parodia della democrazia è spietato! Di fronte alla lenta agonia delle nostre illusioni non batte ciglio e continua a violentare ciò che ne rimane. A quali illusioni mi riferisco? Un tempo, fino a  circa quattro decenni fa, si viveva solo di illusioni. Anche i politici di allora ne erano interpreti autentici e convinti. Pur se nascoste dietro dogmi queste erano sempre al primo posto e chi le interpretava non le tradiva, almeno nell’apparenza. La realtà, allora come oggi, era fatta all’80% di quelle illusioni e la restante parte di realismo pragmatico, quello che si consumava in trattative sotterranee tra pochi eletti. Tuttavia, ogni perturbazione di popolo guidata dalle suddette illusioni influiva eccome su quel 20% di detentori del vero potere. Essi decidevano le sorti del Paese, con discrezione, ma sempre in base agli umori di chi era mosso da quei miraggi ideologici. Oggi, fatto salvo il nocciolo duro di chi decide davvero, attraverso i mercati e l’economia, la cd. politica ha giustiziato ogni illusione e lo ha fatto nel modo più crudo possibile, negandoci almeno il conforto dell’apparenza. Gente che oggi alle 10.00 del mattino si dichiara movimentista, anti sistema, populista, giustizialista, verso le 13.00 si trasforma in filo partitica, istituzionale, parlamentarista e garantista (soprattutto verso i colleghi di partito se indagati…) e, per sembrare coerente, inscena la burla del voto online. Intorno alle 19.00 quelli che urlavano “Mai al governo con Tizio!” verso le 22.00 sbandierano il proprio “Senso di responsabilità istituzionale” e si dichiarano possibilisti a formare governi con quel “Tizio”, che al mattino avevano querelato per diffamazione. Una piroetta continua e smaccata in barba a ogni più elementare coerenza (…che fa rima con decenza). Cambiare idea non è mai stato un problema; cambiarla quattro volte al giorno sì. Ciò che fa male è lo sterminio di quelle illusioni, anche se fatue, che ci tenevano ancora lucidi pur se in modo palliativo. Le sostenevano personalità di talento e di spessore politico/culturale elevato. Questi che invece riempiono talk show televisivi, telegiornali e pagine web non hanno il minimo pudore nel provare a salvaguardare quell’apparenza, che un tempo era anche sostanza, al modico prezzo di andare almeno qualche volta contro interessi di partito o di qualche singolo parlamentare, in nome di qualche idea. Senza alcuna pietà hanno massacrato contemporaneamente ogni convinzione di chi li ha votati e la propria logica del pensiero. Una forza politica dichiaratasi sempre anti euro, anti europeista, incurante del debito pubblico, non può governare con chi è stato storicamente europeista fino al masochismo monetario e ha fatto del sistema impositivo la sua ragion d’essere, spesso a beneficio di capitoli di spesa statale perlomeno discutibili. Prendiamo pure tutti atto che questi signori, rispetto ai meccanismi di potere economici e monetari di oggi, contano uno zero virgola zero, ma almeno la piantino di calpestare quelle illusioni che ci hanno fatto sperare in un mondo più decente, anche se non esistente e forse non realizzabile. Perché sono così spietati? Perché sono così nemici delle idee, visto che le partoriscono per poi calpestarle a intervalli di qualche ora? In fondo le illusioni sono leggere come il niente, anche se aiutano a sperare. Siete senza cuore! Lasciateci almeno l’illusione di credere a ciò che sarebbe stato se qualcuno avesse prima pensato qualcosa e poi l’avesse realizzata, senza disconoscerla  poco dopo, solo per qualche like in più su Twitter.

Che splendido Paese il nostro! Tutti a dare l’allarme per il rischio di violazione della democrazia, a causa di un tizio che oltre a farsi selfie, improvvisarsi DJ al Papetee beach, sparare retorica via Twitter sull’immigrazione e dire ciò che la gente vuol sentirsi dire, non sembra aver fatto tanto altro nel bene o nel male. Tuttavia, come ci ha insegnato l’esperienza grillina,  basta questo per ottenere consensi incondizionati. Il tema è: per quanto tempo? La volatilità delle idee, o presunte tali, nei nostri giorni è elevatissima: oggi sei un ex comico e guru dell’”Onestà, Onestà, tà, tà, tà!” e, oggi stesso nel tardo pomeriggio, sei un ex politicante pallonaro. Basta poco per essere sostituiti da qualcuno che, con toni più aggressivi e dall’accento padano, urla cose banali che però molti pensano. Peraltro anche i suoi antagonisti sparano ovvietà: basta buttarla sui sentimenti, sullo spirito di accoglienza, sulla solidarietà (…tà, tà, tà) e tutti si sentono brave persone. Basta pensare il contrario di ciò che dice quello là e ci si sente migliori. Se però si prova a fuoriuscire dal recinto delle vignette di Vauro, delle dichiarazioni di Saviano, dei post esplosivi sulle moto d’acqua delle Polizia, utilizzate impropriamente, e si prova a capire se chi grida proclami, riuscirà ad applicare ciò che sostiene, il silenzio tombale regna sovrano. Un silenzio derivato dall’incapacità di affrontare e, possibilmente, risolvere problemi che abbiano la dignità di chiamarsi tali. D’altronde siamo sempre stati un Paese allergico verso chi fa cose reali e le poche circostanze in cui qualcuno ha provato a proporsi in tal senso è stato relegato nelle minoranze politiche storiche. Le masse che hanno costituito maggioranze, da sempre, non sono mai state sensibili al reale problem solving; è sempre più agevole spararla grossa, infischiandomene della sostenibilità di ciò che si dice o anche contestare senza preoccuparsi di saper sostenere soluzioni alternative concrete.

A proposito di sentimenti, di spirito di accoglienza e di solidarietà (…tà, tà, tà) verso chi emigra via mare da Paesi lontani, vi racconterò una cosa che sta avvenendo in un posto più vicino e che riguarda il diritto allo studio. Una cara amica mi racconta che a Napoli presso l’Università “Federico II”  per poter accedere a un lavoro come insegnante di sostegno (per chi non lo sapesse si tratta di quei docenti con funzioni di ausilio e supporto a studenti portatori di qualunque forma di disabilità) capita questo: per iscriversi a un regolare concorso pubblico è necessario sostenere un corso del costo di 2500 euro. Non ci sarebbe nessuna agevolazione per redditi bassi. In sostanza se sei in una famiglia non abbiente e, con le agevolazioni ISEE ti sei laureato con merito e con il massimo dei voti, non accederai mai a quel concorso perché non puoi permettertelo! A ciò si aggiunge che la mia amica, laureata in giurisprudenza, per poter essere inserita nelle graduatorie per l’insegnamento di materie di diritto e scienze economiche nelle scuole superiori, ha dovuto sostenere ben 4 esami integrativi al modico costo di euro 1100. In più, per iscriversi al relativo concorso per l’abilitazione all’insegnamento occorrono esami in materie psico antropologiche il cui costo è di euro 500. Quindi, per lavorare devi sborsare allo Stato, e non a qualche organizzazione dedita al caporalato, la bellezza di euro 4100, più il costo di libri di testo, dispense, ecc.!

Mi piacerebbe sapere dove si sono ficcati i miei compagni di lotta della fine degli anni ‘70 che hanno creduto con me al diritto allo studio. Magari è più soddisfacente per loro sparare su qualche social bordate sulle scritte mostrate sulle magliette di Salvini o sul pericolo nazifascista, per questi ultimi annidato in ogni anfratto di questa “splendida” democrazia repubblicana, più che fondata sul lavoro, basata sulla solidarietà, tà, tà, tà…

Bravi! Tutti indignati e schierati per difendere “l’eroina” Carola. È tempo di collette, nella miglior tradizione anni ‘70 quando ci disperdevamo nelle strade per chiedere qualche moneta ai passanti per poi collettivizzare il gruzzolo e riutilizzarlo per qualche canna, birre o altro. La colletta organizzata a favore della nuova Guevara del mare, giusto per fronteggiare le spese legali, a tutt’oggi è arrivata a quasi trecentocinquantamila euro, non qualche spicciolo. Nel frattempo l’Italia arcobaleno esulta per l’atto di disubbidienza alle leggi di uno Stato sovrano, pur se governato da persone che ci piacciono poco, per non dire nulla. Le stesse leggi che gli stessi contributori della colletta difendevano a gran voce nei girotondi dell’indignazione di qualche anno fa, ma che se vengono violate per una causa ritenuta in linea con il pensiero unico, va bene così. Tutti, in nome dell’umanità verso i migranti ammassati sulla Sea Watch, ammassano denaro a favore non di questi ultimi ma di un simbolo delle ONG. Già, perché chi si affanna a mostrare empatia verso il carico umano della nave, non si rende conto che altri esseri umani che sono arrivati in Italia, non certo tramite organizzazioni non governative, ma con organizzazioni criminali sono sbarcati regolarmente senza problemi. Qualora avessero arrestato i delinquenti, che organizzano la tratta umana nessuno avrebbe eccepito nulla come è logico che sia. Allora, viste le proporzioni della raccolta di fondi per l’eroina tedesca, propongo una colletta per chi, nel nostro paese viola le leggi con scopi benefici a favore del vicino di casa nullatenente o pensionato  con la minima che non copre neanche il vitto fino a fine mese, malato, disabile, vecchio autore di reato dimenticato ed escluso da ogni reinserimento sociale, parente disperato di uno psichiatrico o psichiatrico egli stesso, travolto e distrutto dai debiti verso l’Agenzia delle entrate, licenziato e non riassunto perché troppo vecchio, obbligato alla povertà e al razionamento della compagnia dei suoi figli da una sentenza di un giudice civile dopo una separazione, alcolista che vorrebbe togliersi la scimmia dalle spalle ma lo Stato non è in grado di fare qualcosa per lui, obbligato da barbone a dormire per terra in un centro cittadino perché lo Stato non è in grado di dargli un tetto sulla testa, reso nullatenente da un terremoto dentro una baracca/container dopo dieci anni. Potrei continuare ancora per molte pagine, ma nessuno di quelli che hanno raggiunto la stratosferica cifra della colletta per il simbolo Carola ha mai messo un euro per quell’altra umanità con l’unica colpa di non provenire dall’Africa via mare convogliata da un’ONG.

Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. Ray Bradbury Fahrenheit 451.

Odio profondamente le citazioni: per questo inizierò e finirò questo post proprio con due citazioni…

Mi sono messo in testa di sfruttare il concetto biologico dell’immunizzazione; mi somministro una piccolissima quantità di fattore immunizzante (citazioni) per produrre anticorpi contro l’allergia a queste ultime e smettere di mal sopportarne l’uso.

Sono reduce dal Salone Internazionale del libro qui a Torino. Ci sono i volumi che ho pubblicato, esposti in un paio di stand e vi ho fatto visita come da prassi editoriale. Via racconto le mie sensazioni su questo evento, o meglio, preferisco definirlo sagra. Si tratta oggi, come del resto lo è sempre stata, di una fiera dove gli editori si trasformano in bottegai stipati nelle loro bancarelle per vendere un certo numero di “pezzi” che potrebbero essere commercializzati a un tot al chilo su una pesa da bestiame. Il pubblico è una folla da fiera: immane, chiassosa, mangereccia, ipnotizzata dal brusio di fondo che vaga come zombie senza meta nei boulevard del Lingotto. Gli incontri con gli autori o con personaggi più o meno rilevanti sono un’interminabile catena di montaggio degna della vena archeo industriale della location. Presentatori e autori che mimano movenze televisive con un pubblico semi dormiente a pupparsi temi rigorosamente politically correct, grondanti di ovvietà. Ma la novità di quest’anno è l’esordio, anzi il revival anni ‘70, del politically reazionario. Un tempo i “reazionari” erano i professori conservatori, i datori di lavoro detti più appropriatamente per l’epoca padroni, i padri della famiglia tradizionale, carcerieri di figli rivoluzionari. Oggi, udite udite, i guardiani del pensiero unico sono quelli che impediscono la partecipazione a una fiera di un editore non gradito. Qualcuno per giustificarne l’estromissione ideologica si è nascosto dietro il dito del codice penale. Non è chiaro se la reazione allergica a quell’editore in particolare sia dovuta alla sua appartenenza a un gruppo di estremissima destra o per il contenuto del libro incriminato: un’intervista a Matteo Salvini. In entrambi i casi l’espulsione della casa editrice dall’Olimpo della libertà del Salone ha suscitato i seguenti effetti: l’editore da microscopico è diventato di respiro nazionale in quanto il libro è ora quasi un best seller. Salvini ha guadagnato consensi perché, si sa, le vittime di soprusi libertari, anche se considerate esse stesse liberticide, incrementano sempre consensi. Ultima, ma non ultima ricaduta, la polemica sul “dagli al fascista” ha ringalluzzito l’ego personale di taluni facendo risplendere la propria vetrina mediatica. Intellettuali della gauche au caviar che sdegnati, con il mancino proteso verso il sol dell’avvenire (…o del passato remoto) hanno disertato la kermesse oppure vi hanno partecipato “…in nome e difesa della libertà”, della serie: Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: “Michele vieni di là con noi, dai”, e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo”.

Rammento per chi non ha dimestichezza con il Salone/Sagra che sono presenti, e non da oggi, senza strepiti o espulsioni ideologiche, la casa editrice che pubblica un certo Renato Curcio Sensibili alle foglie, Rizzoli e Blurb che hanno rispettivamente  ripubblicato e pubblicato i volumi di Adriana Faranda. In compenso allo stand Feltrinelli, nella miglior tradizione da pane e salsiccia del Festival dell’Unità si canta a pugno chiuso bella ciao, fino ad arrivare a un editore, semplicemente non di sinistra e non certo nazifascista, costretto a lavorare presidiato dalla Digos per paura di azioni violente contro il suo stand.

https://www.nicolaporro.it/e-questi-fenomeni-cantano-bella-ciao/

E allora Ray Bradbury se fosse ancora vivo direbbe estrapolandolo da Fahrenheit 451: Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno.

Il buongiorno si vede dal Mattino, nel senso di testata giornalistica. Berlino celebra Saviano, autore de La Paranza dei bambini dal cui è stato tratto il film vincitore del festival tedesco del cinema e Napoli non può che fare altrettanto. Solo che chi ha visto il film in Germania nelle sale della convention cinematografica e cioè israeliani, cinesi e spettatori provenienti da ogni altra parte del mondo, pare che non abbia riconosciuto Napoli nelle scene proiettate, ma tutte le periferie di ogni altra grande città della terra. Questo lo afferma lo stesso Roberto Saviano, proprio nella sua Napoli che lo ha invitato per presentare il film. https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/saviano_paranza_bambini_sputtanapoli-4308591.html

Forse con questa ulteriore polemica ha cercato di contrastare le critiche di antinapolitanismo ricevute nella sua carriera, per aver “messo in cattiva luce” Napoli o meglio per aver illuminato troppo le storture della città. In effetti le critiche ci sono state in passato e accade ancora oggi. La replica alle accuse di denigrazione della città infatti non si sono fatte attendere: il sindaco De Magistris non si è fatto sfuggire l’occasione di controbattere Saviano definendolo “Incapace di raccontare la vera Napoli”.

https://www.ilmattino.it/napoli/politica/de_magistris_scontro_saviano_incapace_raccontare_napoli-4310547.html

Saviano e De Magistris, buon per loro, come in altri esempi lampanti del jet set dei famosi, più vengono criticati e più alimentano la propria immagine virtuale di successo. Se poi gli argomenti e la dimensione delle critiche siano di portata significativa o no poco importa. Entrambi  devono tutta la loro notorietà, per motivi diversi, ai lati oscuri della Napoli che essi vogliono far credere di aver scoperto per primi; ciò che scrive Saviano sulla criminalità organizzata sembra la rivelazione del terzo segreto di Fatima e l’atteggiamento di “Giggino” ricorda quello di Brancaleone che dalla sella del suo cavallo Aquilante arringa la sua armata scalcagnata sul miraggio delle crociate per una Napoli “diversa”. Invece era tutto già noto ben prima della loro esistenza di personaggi pubblici. I media ne hanno sempre parlato usando qualche volta la realtà vera, più spesso la narrazione fantasiosa, quasi sempre un mix di temi simili ai capitoli Gomorra e alle invettive di De Magistris. Contro quei media, in passato come oggi, si sono sempre alzati cori indignati da parte non solo della borghesia additata da Saviano, ma da tutte le categorie sociali del popolo napoletano. Anzi, in particolar modo, da chi in certi quartieri c’è nato e vissuto, difendendo dai cliché le proprie abitudini di vita che non sempre e necessariamente hanno coinciso e coincidono con il concetto di camorra sistemica e universale formulato da Saviano. Napoli non è solo ‘o mare, ‘o sole, Maradona e la pizza più grande del mondo, ma non è neanche solo ed esclusivamente un prolungamento delle vele di Scampia, dominate da ‘o sistema descritto nelle serie TV di Saviano, super premiate all’estero. Quest’ultimo, intendiamoci, ha tutto il diritto di immaginare una Napoli come gli piace, così come il suo massimo contraddittore De Magistris, ma gli altri tuttavia non commettono alcun reato nel vedere la propria città in modo più equilibrato di loro. Le polemica che spesso hanno alimentato quei due, forse artatamente, come quella in occasione della presentazione del film in quella multisala del centro di Napoli ricco e benestante, è tutta pro domo ei (loro). Il cinema Metropolitan, oggi Warner, è in un luogo abitato da quel ceto sociale che Saviano ha definito sempre più simile alla borghesia colombiana e venezuelana in quanto a cecità. Dubito fortemente che a partire dal volume Gomorra le vendite che hanno portato al successo i suoi libri, così come i voti a De Magistris, siano stati soprattutto appannaggio del proletariato di Secondigliano o della Masseria Cardone, o dei disoccupati del Cavone e di San Giovanni a Teduccio. Forse, centinaia di migliaia di suoi libri sono stati acquistati in massa da quella irriconoscente borghesia dai tratti sudamericani, che ha votato pure “Giggino” patrono dei centri sociali e della gauche au caviar partenopea stanca di votare PD. Nessuno chiede loro di chiedere grazie per il successo regalatogli, ma nessuno deve delle scuse a loro e alla  Napoli che rappresentano o pensano di rappresentare, anche se ci si sente quotidianamente additati come quelli che si rifiutano di ammettere il marcio intorno a sé, solo perché non la si pensa come loro due. Ma in fin dei conti la domanda è: “La borghesia napoletana è un nemico che si crogiola nell’iconografia della Napoli da cartolina o un amico invisibile che poi compra libri, guarda fiction e, soprattutto, vota? Forse la questione è più complicata di così, ma voi lo sapete bene…

P.S. Cari Roberto e Luigi, a proposito di visioni semplicistiche sulla borghesia, Buñuel dopo le vostre dichiarazioni si sarà rivoltato nella tomba…

Santo santo Wikipedia. Informa il mondo su chi siamo e da dove veniamo.

Osservo il video dell’intervista su “La7” alla Ministra Barbara Lezzi, che non avevo ancora avuto il piacere di aver mai visto e provo a informarmi sulla mega enciclopedia Web su chi sia.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Barbara_Lezzi:

Diplomata nel 1991 presso l’istituto tecnico Deledda per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere di Lecce, viene assunta l’anno dopo presso un’azienda del settore commercio con la qualifica di impiegata.

“Nel 2013 viene eletta senatrice della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione Puglia, nelle liste del Movimento 5 Stelle, divenendo vicepresidente della commissione permanente bilancio e programmazione economica, e membro della commissione permanente per le politiche europee. Viene rieletta nella XVIII legislatura, in cui le viene conferito l’incarico di ministro per il Sud nel governo Conte.”

Dunque un politico eclettico: svolge attività in aziende del settore commercio, poi diventa senatrice e si occupa di bilancio dello Stato, programmazione economica e politiche europee. Le viene conferito l’incarico di Ministra per il sud.

Durante un’intervista su “La7” le vengono poste domande sul tema della divulgazione scientifica. Ha fatto scalpore il suo riferimento al trecentosettantesimo grado. Non si sa se anche qui ha mostrato grande eclettismo nel voler riformare la trigonometria, o un difetto di pronuncia le ha fatto scivolare la doppia “s” di “sessanta” in una doppia “t”. Ciò che ho percepito come preoccupante, non è il lapsus “angolare” della ministra, ma altro. Questa è la trascrizione completa del passaggio su “La7”:

Intervistatore: «…che volete fare con la divulgazione scientifica?

Ministro Lezzi: «Stiamo approfondendo la discussione in merito per non controllare nel senso di gestire, ma cercare anche di dare tutte le versioni possibili in merito a un determinato argomento e non soltanto un’informazione»

Intervistatore: «Ma la ricerca scientifica non è sottoposta a opinioni»

Ministro Lezzi: «Appunto, però è chiaro che ci sono diversi filoni intorno a un determinato argomento che se poi convergono tanto di riguadagnato, ma a nostro avviso è bene informare a trecentosettanta gradi il cittadino e soprattutto il servizio pubblico lo deve fare, magari dando anche alla comunità scientifica la possibilità di smentire nel merito, eventualmente, quelle che sono delle false informazioni che possono anche entrare nell’opinione pubblica senza essere gestite…»

https://youtu.be/qwAmiIjOgtY

Il Ministro, sta parlando come politico, visto che tra le competenze di una Ministra per il sud non credo sia compresa la diffusione dell’informazione scientifica e in pratica ci dice che bisogna fornire tutte le versioni in merito a un tema scientifico e non solo una. Non è chiaro cosa intenda per versioni, né a cosa si riferisca quando dice soltanto un’informazione, riferendosi forse a ciò che fino ad oggi ci ha insegnato il metodo scientifico. Forse intendeva per versioni le “prove scientifiche”? O, forse, intendeva le affermazioni di chi attraverso i social afferma qualcosa senza poter dimostrare scientificamente ciò che afferma? Forse intendeva riferirsi a chi ha tuonato: «Io quand’ero piccola, che c’avevo poco a poco un cugino che c’aveva una malattia esantematica facevamo la processione a casa di mi cugino, perché così la zia se sgrugnava tutti e sette i nipoti, così tutti e sette i nipoti c’avevano la patologia e se l’erano levata dalle palle. »

Non lo sapremo mai. Quello che però sappiamo è che ci si sta avviando, alla trasformazione del Ministero del Sud” nel “Ministero della verità”. Già, quello dell’immaginario Stato di Oceania in 1984 di Orwell, sulla cui entrata principale, tra le tre frasi, campeggiava: “L’IGNORANZA È FORZA”.

Confesso che da un po’ di tempo mi sembra di essere Winston nel dialogo del libro:

“Sei lento a imparare, Winston” disse O’Brien, con dolcezza.

“Ma come posso fare a meno…” borbottò Winston “come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro.”

“Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno.”

Il Lorazepam, principio attivo del (Tav)or è il nome commerciale di un farmaco che, così come scritto nelle sue indicazioni, “…agisce sul sistema nervoso centrale riducendo l’ansia (effetto ansiolitico), facilitando un sonno del tutto paragonabile al sonno normale (effetto ipnotico), migliorando l’umore e diminuendo l’intensità delle reazioni emotive agli stress psichici (effetto tranquillante).

Il (Tav)olo della Commissione costi-benefici sull’alta velocità è quello sul quale dovrebbero essere poste le carte per valutare nel merito un’opera di cui Francia e Italia hanno iniziato a parlare ventotto anni fa! Dal 1989 io svolgo una professione per la quale ci si intende più di farmaci che di opere ferroviarie e quindi non entro nel merito di temi a me poco appropriati. Infatti, leggendo l’articolo sulla pagina web del quotidiano Repubblica https://torino.repubblica.it/cronaca/2018/11/08/news/torino_gariglio_mai_esistita_la_commissione_che_deve_valutare_i_costi_benefici_della_tav_-211149569/

mi è venuto in mente il (Tav)or e non il (Tav)olo di fronte al quale forse si siederanno i tecnici della famosa valutazione costi-benefici. Ma che c’entra, direte voi? C’entra, c’entra…

A proposito della dichiarazione del deputato Pd Gariglio: “Mai esistita la commissione che deve valutare i costi benefici della Tav” più giù, veniva riportato nell’occhiello del suddetto articolo: “La replica del ministro Toninelli: “Tutto regolare, l’atto è solo in attesa del vaglio della Corte dei Conti: commissari al lavoro dalla scorsa estate“. E Di Maio spiega: “Quell’opera non deve passare per l’analisi costi-benefici“.

In altre parole leggo che tra quelli che osteggiano per motivi elettorali un opera iniziata ben ventotto anni orsono, dal costo di miliardi di euro, che coinvolge due grandi Nazioni sovrane, l’Unione Europea e il fior fiore dell’imprenditoria, c’è un deputato che sostiene l’inesistenza della Commissione costi-benefici promessa dal Ministro delle Infrastrutture il quale invece dichiara il contrario, anzi, annuncia che la Commissione sta lavorando dal mese di agosto, ma che la Corte di conti non ne avrebbe di fatto ancora autorizzato l’esistenza!! (in altre parole è come se dicesse “fidatevi: la Commissione c’è ma non esiste ancora…”) e a completare il quadro da operetta, arriva il Ministro del Lavoro Di Maio che ci dice che il problema non sussiste in quanto nel cosiddetto contratto di governo la TAV non necessita di Commissione Costi-benefici!!!

Credo che molti altri lettori come me, comunque la pensino, dopo aver letto un simile concentrato di confusione verrebbero presi da forti crisi di panico e ricorrerebbero irrimediabilmente al (Tav)or pur di non sentir parlare più di (Tav)oli costi-benefici misteriosi che appaiono e scompaiono. Peraltro non è chiaro come possa essere credibile che un’opera simile, in tre decenni, non sia già passata al vaglio di innumerevoli organismi tecnici con lo stesso scopo della Commissione che c’è, ma, come in Peter Pan, avrebbe sede sull’isola che non c’è.

In sostanza, per questo Governo, centinaia di ingegneri, tecnici, esperti qualificati in tre decenni di attività professionale avrebbero tutti toppato o peggio avrebbero agito in nome e per conto di interessi loschi.

Forse non è un caso che il Caos per gli antichi greci era la personificazione dello stato primordiale di vuoto e buio, anteriore alla creazione, ma in questo caso la speranza che dal niente questi “Signori del No” creino qualcosa è uguale alla certezza dello stesso vuoto che precede la creazione…

M.K., che non sta per Michael Kors lo stilista, ma per Marx Karl il filosofo, scrisse una lettera a un certo Weydemeyer, ex colonnello prussiano, nella quale si affermava per la prima volta nella storia che “la lotta delle classi necessariamente conduce alla dittatura del proletariato“. Questa visione la si ritrovò poi nella “Critica del Programma di Gotha” (1875) in cui Marx scrisse che: “tra la società capitalistica e la società comunista vi è il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell’una nell’altra. Ad esso corrisponde anche un periodo di transizione, il cui Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato“.

Se non vi siete ancora assopiti o meglio, non avete ancora cliccato su qualcosa di più interessante (io l’avrei fatto…) vi propongo questo articolo tratto dall’edizione locale di Torino del Corriere della sera.

https://torino.corriere.it/cronaca/18_ottobre_07/no-olimpiadi-festa-pochi-senza-consiglieri-m5s-dissidenti-cd1a14d4-ca1b-11e8-8417-701d201b7018.shtml

In breve, uno sparuto drappello di festanti cittadini pentastellati, circa una ventina, ieri celebrava giuliva la mancata partecipazione di Torino alla candidatura per le Olimpiadi del 2026. In sostanza venti persone sancivano a grande minoranza che un evento di massa come i Giochi Olimpici, con un indotto di qualche miliardo di euro e visibilità mondiale con relativo maquillage cittadino, non dovesse aver luogo perché: «Prima i poveri migranti! No alle Olimpiadi che arricchiscono i soliti noti. Cancelliamo il debito illegittimo del Comune di Torino» così come recitavano alcuni cartelli esposti in piazza.

Non desidero entrare nel merito della querelle su “Olimpiadi sì o Olimpiadi no”, perché basta tornare alla memoria di com’era Torino prima e dopo Olimpiadi del 2006 per capire se aderire a un evento del genere avrebbe un senso virtuoso o no. Ma ciò che mi colpisce sempre di più è la distanza tra il dato elettorale e le numerose posizioni di nicchia sui grandi temi. In altre parole, undici milioni di persone votano per una forza politica, dando lo strumento a microscopiche fazioni per decidere sugli argomenti di cui sopra, in barba a ciò che la moltitudine pensa e si aspetta. Una sorta di “dittatura della minoranza” in nome di una maggioranza attonita, “cornuta e mazziata”. Inutile rammentare le posizioni settarie dei NO VAX contro qualcosa di meramente scientifico, che nulla ha che fare con il confronto politico contro la gran parte delle persone che ragionevolmente si schiera a favore dei vaccini e delle misure di prevenzione delle malattie infettive.

Almeno negli anni di M.K. il proletariato dominava demograficamente e la dittatura, ipotizzata da quest’ultimo, fino all’abbattimento delle classi sociali e dello Stato, sarebbe almeno stata di una maggioranza. Fortunatamente oggi la democrazia ha risolto il dilemma! Intere masse di elettori festeggiano giocondi l’avvento dell’”onestà ta, ta, ta”, dell’”abolizione della povertà” e di altri rivoluzionari e realistici cambiamenti, solo che sono assoggettati a circa venti cittadini che tifano per la decrescita economica, sociale e immunitaria.

Quando, alle prossime elezioni, un incaricato di qualche agenzia di sondaggi domanderà all’ingresso dei seggi elettorali a un campione rappresentativo di quegli undici milioni di elettori se voterà ancora per il M5S e perché, nonostante i vaccini e le mancate Olimpiadi a Torino, quest’ultimo si sentirà rispondere da una folta maggioranza: “Lo vada a domandare al PD a Forza Italia e a tutti quelli che ci hanno già governato perché preferisco farmi castrare per fare un dispetto a mia moglie…

“Mure” è, per chi non se ne intende come me, un termine nautico che indica il lato della barca esposto al vento.
“Mura” è invece un deputato eletto nelle liste del M5S che fa il velista.
In regata, in merito al diritto di precedenza tra due imbarcazioni su mure diverse, ha diritto di passo la barca “mure a dritta”, intendendo con questo termine la barca con le vele a sinistra dell’asse longitudinale della barca, senza alcun riferimento alla direzione del vento.
In politica, in merito al diritto di precedenza tra due o più candidati di schieramenti diversi, ha diritto di passo quello iscritto nelle liste del partito che prende più voti, con tutti i riferimenti possibili alla direzione del vento.
L’onorevole Andrea Mura, eletto alla Camera dei deputati solo cinque mesi fa, ha deciso di fare un passo indietro: si dimette.
https://www.corriere.it/…/mura-deputato-velista-espulso-m5s…
Tutti abbiamo pensato che lo abbia fatto per la sua impossibilità a onorare il mandato per improcrastinabili impegni prioritari tipo la preparazione della regata a largo di Porto Cervo o per motivi ambientali, come lui stesso ha dichiarato al quotidiano “La Nuova Sardegna” http://www.lanuovasardegna.it/…/andrea-mura-ma-quale-assent…: “L’attività politica non si svolge solo in Parlamento. Si può svolgere anche su una barca. Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani”. E ancora: “alla Camera vengo una volta alla settimana, per la commissione Trasporti. Capisco l’incredulità, ma io l’ho detto fin dall’inizio al Movimento che non volevo fare il parlamentare ma il testimonial per salvare gli oceani dalla plastica”.
Il Ministro del lavoro Di Maio ha condiviso le dimissioni dell’onorevole Mura a causa delle sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano sardo, aggiungendo che avrebbe già dovuto rimettere il suo mandato da tempo.
Alcune domande moleste mi assillano:
1) l’onorevole Mura farebbe bene a dimettersi perché ha rilasciato una singolare intervista a un quotidiano o perché assente nel 96% delle sedute della Camera dei deputati a solo qualche mese dalla sua elezione?
2) Quando il non ancora onorevole Andrea Mura è stato candidato dal M5S nessuno di coloro che lo hanno iscritto nelle liste elettorali era a conoscenza dei suoi inderogabili impegni ecologico-velistici?
3) Considerando che la Sardegna non ha una densità di popolazione come la Cina, tra gli elettori che hanno votato in Sardegna per il M5S, nel collegio del nostro “Eco-skipper”, nessuno lo conosceva o era al corrente dei suoi impegni di alto profilo ambientale?
Hanno perseguitato ex ministri per eventi accaduti “…a loro insaputa” e, con incredibile spirito di emulazione, Di Maio, Di Battista and co. cadono (sempre seduti) dal pero in modo seriale di fronte a venti e correnti contrarie, affermando costantemente di non essere a conoscenza di tutti i fatti scomodi che li riguardano. Probabilmente il velista Mura si sarà iscritto al Movimento online all’insaputa di tutti, avrà presentato la sua candidatura in incognito e, una volta eletto, non essendo conosciuto dai suoi colleghi deputati, questi ultimi non avranno notato fino a oggi la sua pressoché totale assenza da quasi tutte le sedute della Camera. Ecco spiegato lo stupore di Di Maio. Quest’ultimo a una domanda sulle voci di un aumento dell’IVA ha risposto che si tratta di una fake news, aggiungendo che ne spunta una al giorno.
Probabilmente la circostanza che Andrea Mura sia stato eletto deputato al Parlamento è una fake news…