Cuor di Leone e foglia di Fico

Giovanni è nato a Napoli nel 1908. Nel 1929, a soli 21 anni d’età, consegue la laurea in giurisprudenza e, l’anno successivo, quella in scienze politiche. Nel 1933 consegue la libera docenza in diritto e procedura penale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Camerino e nel 1935 è vincitore assoluto del concorso per la cattedra a professore ordinario. Insegna poi tra il 1935 ed il 1940 presso l’Università di Messina e tra il 1940 ed il 1948 in quella di Bari, dove fra i suoi assistenti figura un giovane Aldo Moro. La sua produzione giuridica conta un numero imponente di pubblicazioni, tra le quali un trattato di diritto processuale penale in tre volumi e un manuale di diritto processuale penale su cui hanno studiato generazioni di studenti (l’ultima edizione risale al 1985).

Il 10 maggio 1955 fu eletto presidente della Camera in sostituzione di Giovanni Gronchi, neopresidente della Repubblica. Rimarrà alla guida di Montecitorio fino al 26 giugno 1963, quando si dimise per assumere per la prima volta le funzioni di presidente del Consiglio dei ministri. Nominato senatore a vita nel 1967 dal presidente Saragat, il 24 dicembre 1971 fu eletto presidente della Repubblica.

Roberto è nato a Napoli nel 1974, frequenta il liceo classico Umberto I del capoluogo campano e si laurea nel 2001 in Scienze della comunicazione all’Università degli Studi di Trieste con indirizzo alle comunicazioni di massa, discutendo la tesi Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana. Ha studiato per un anno presso l’Università di Helsinki, grazie a una borsa di studio del progetto “Erasmus”.

Prima della sua ascesa politica ha lavorato prevalentemente nel settore della comunicazione, uffici stampa compresi, ma anche come responsabile del personale di una società di ristorazione interna a un albergo, dirigente per un operatore turistico internazionale, importatore di tessuti (dal Marocco) e come impiegato (per circa un anno) in un call-center.

Wikipedia biografa due personaggi, Giovanni Leone e Roberto Fico, con un punto in comune: sono entrambi napoletani. Ah scusate, dimenticavo, il secondo è che Fico è attualmente Presidente della Camera dei deputati, Leone lo è stato nel ‘55. Ultimamente la memoria mi fa brutti scherzi. Tendo a rimuovere cose accadute di recente e a rammentare vecchi ricordi. Forse necessito di un anticipo di cure geriatriche, oppure questi ultimi tempi mi stanno rendendo nostalgico. Il fatto è che il recentissimo discorso del Capo delle Stato Sergio Mattarella, a proposito di “Governi di alto profilo”, mi ha indotto a voltarmi indietro e a ripensare a chi, in passato, ha affrontato crisi nazionali drammatiche, assumendosi responsabilità enormi davanti al Paese. Giganti, non solo accademici, ma profili storici e politici straordinari. Inutile citare una lunghissima lista di Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, che hanno letteralmente fatto la storia del diritto, dell’economia e della politica in generale dal dopoguerra in poi. Gente che ha scritto la Costituzione, affrontato la ricostruzione della Nazione, il boom economico, la crisi energetica, il terrorismo, calamità naturali e l’annientamento della politica da parte della magistratura. Poi è arrivato qualcuno che ha detto che “uno vale uno” e settant’anni di storia della Repubblica sono implosi, risucchiati in una tesi di laurea dal titolo: “Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana”. Per carità, l’argomento è di tutto rispetto e merita attenzione, ma se “uno vale uno” perché perdere tre giorni di consultazioni inutili e  non suggerire da subito al Presidente della Repubblica, per traghettare il Paese fino alle elezioni, al posto di Mario Draghi, alti profili come Nino D’Angelo, Gigi Finizio, o addirittura osare con Gigi D’alessio? 

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