Diario di un italiano qualunque

 

In nome del popolo italiano”: un film visionario. Dino Risi regista e sceneggiatore insieme a Furio Scarpelli e Agenore Incrocci, nel 1971, apre uno spaccato sul futuro del nostro Paese. È la cronaca dei nostri giorni preconizzati cinquant’anni prima. La scena finale del film è la semplice sintesi di ciò che siamo adesso, di chi esercita il potere con l’inganno, la cialtroneria, e lo sberleffo arrogante, di chi lo fa travestito da Stato, ma non per questo meno prevaricante e infine, del popolo tutto. Risi, mirabilmente, racconta queste tre variabili, immaginandole scomposte. In fondo tutto è popolo. Certo, mai omogeneo, non certo unito se non nella gioia di una vittoria sportiva. Politici, grandi imprenditori, banchieri, magistrati non sono estranei a quel popolo italiano caciarone che il Pubblico ministero Ugo Tognazzi scruta schifato, mentre è combattuto se conservare o eliminare le prove che scagionerebbero dall’accusa di omicidio l’odiato imprenditore Vittorio Gassman. Tognazzi, nel disprezzare quella canea  rumorosa e festante che si riversa nelle strade, (guarda caso per la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra), rivede in ognuna di quelle persone volgari il volto di Gassman, identificando il male assoluto da combattere, non in un indagato, ma nel popolo italiano. Per questo decide di distruggere le prove di innocenza a carico del sospettato e condanna, non un futuro imputato prima del processo, ma un intero paese che egli in realtà detesta profondamente. 

Malagò Presidente del CONI a proposito della vittoria di Jacobs ai 100 mt a Tokyo: “Aberrante che non ci sia ius soli sportivo

Dino Giarrusso (sceneggiatore): “I risultati sportivi dell’Italia possono dare gioia e senso di unità però i problemi del Paese non vengono risolti dagli atleti

Marco Travaglio il giorno prima delle vittorie di Jacobs e Tamberi: “Dovevamo stupire il mondo e invece siamo sorpresi per le cocenti sconfitte“.

Gad Lerner: “Marcell Jacobs un grande bresciano (alla faccia di chi so io)“.

Dopo le vittorie italiane agli Europei di calcio e alle Olimpiadi molti tra i notabili social più influenti del Paese hanno espresso quel sentimento simile all’aria schifata di Tognazzi. Tutti a distinguersi da quella massa rumorosa e qualunquista che gioisce in canottiera su un’Ape Piaggio sfrecciante tra la folla. Branchi di intellettuali che barattano l’intelletto (quando esistente) con le vetrine social, dopo essersi distinti da tutti a suon di alzate di ditino. Quanto amo invece quell’orgia di folla festante, quel qualunquismo rumoroso che si dimentica per un po’ dello schifo di tutti i giorni. L’urlo dei tifosi allo stadio per un gol con tiraggiro, le braccia alzate e la gioia pazza dei concittadini degli atleti medagliati. Preferisco l’urlo sguaiato del fruttivendolo, che corre impazzito sul terrazzo in mutande avvolto nel tricolore, allo snobismo da 1000, 10.000, 100,000 like cinguettanti di chi si illude di non di far parte di quel popolo rozzo e malandrino, disprezzandolo via web, ma senza il quale non riuscirebbe a mangiare, se non trovandosi un lavoro vero. Non esulto sguaiatamente a ogni vittoria della Nazionale  per risolvere i problemi del Paese, lo faccio perché mi fa star bene come un italiano qualunque.

Grazie Dino Risi.

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