Il Ministro Bonafede e la prescrizione del buon senso

Teoria dell’efficacia dell’ordinamento giuridico

Il legislatore raggiungerà o tenterà di raggiungere lo stato sociale che desidera, collegando al comportamento umano, ritenuto (dal legislatore) socialmente nocivo, un determinato atto coattivo dello Stato. Ed è con la minaccia di tale atto coattivo, avvertito dai sudditi come un male da evitare, che l’ordinamento giuridico persegue l’intento di indurre gli uomini a tenere un comportamento contrario (quello desiderato).

Questo noioso inizio del post affonda le sue ragioni in complessi studi di filosofia del diritto. In sostanza il Sistema Giustizia funziona se i cittadini ne percepiscono la minaccia insita nei suoi propositi punitivi. Ovviamente tale teoria si dovrebbe intendere con l’equilibrio sempre necessario quando si parla di giustizia.

Patteggiare reati non commessi

Mi imbatto in un articolo de la Stampa dove si racconta di un gruppo di imputati, in un processo ancora da concludere per la vicenda cosiddetta “rimborsopoli” a Torino, che ha deciso di rinunciare alla prosecuzione nei successivi gradi di giudizio, chiedendo il patteggiamento. Sembrerebbe una normale circostanza che avviene quotidianamente in tutte le aule dei Tribunali italiani, tuttavia così non è. Tra quegli imputati che patteggeranno ce ne sarà qualcuno colpevole la cui posizione è giuridicamente più o meno compromessa e qualcun altro che, da innocente, per effetto della nuova legge pentastellata cosiddetta “spazzacorrotti”, senza aver commesso reati si farà condannare ugualmente, rinunciando al proprio diritto di difendere le proprie ragioni in Tribunale. In sostanza qualcuno preferirà essere condannato, anche se da innocente, pur di non rischiare di finire in galera. Infatti, nel caso specifico  il reato di appropriazione indebita passa dalla reclusione fino a 3 anni a quella da 2 a 5 anni non beneficiando quindi della condizionale. Sembrerebbe un effetto collaterale previsto e prevedibile, una sorta di perdita calcolata sotto il fuoco amico se fossimo in guerra, ma è peggio di così.

Giustizialismo giacobino

Il giustizialismo grillino, di solito valido per gli altri e non per i propri accoliti, non si è accontentato. In un silenzio spettrale di stampa e TV, Il Ministro Bonafede sta cavalcando al galoppo la riforma sull’eliminazione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio dal 2020. Le motivazioni del Ministro a cinque stelle sono: “Tempi brevi della giustizia ed eliminazione delle isole di impunità” che la prescrizione può creare: “È questo quello che interessa ai cittadini” .
Strana circostanza quella odierna tra M5S e Pd, visto che nell’ottobre 2018 Alfredo  Bazoli capogruppo all’epoca in Commissione Giustizia per il PD dichiarava: «Sono preoccupato e sconcertato dal proposito annunciato dal ministro Bonafede di inserire nella legge anticorruzione un emendamento che introduce l’interruzione della prescrizione per tutti i processi penali dopo il primo grado di giudizio». Ma si sa, il teatro dell’assurdo non gode di alcuna prescrizione.

Conclusioni

In sostanza, al di là delle valutazioni tecnico-giuridiche che attizzeranno gli esperti del campo, per eliminare geograficamente le “isole di impunità” di Bonafede, tanto vale realizzare interi continenti di espiazione per innocenti. Questi ultimi, evidentemente in numero enormemente superiore ai primi, verranno sottoposti a un supplizio senza fine che li indurrà a confessare reati mai commessi pur di interrompere un infinito gioco al massacro sulla propria esistenza. Il tutto per far sì che il popolo gioisca davanti alla decapitazione di un reo: l’importante è “Imporre la virtù, anche con la forza” come diceva Robespierre…

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