“La magistrata”

A volte ci si stupisce davanti alle cose belle, soprattutto se nascono in un ambiente ostile. Immaginare che esista qualcosa o qualcuno pronto a dimostrare con i fatti una virtù umiliata da sistemi distorti come quello della giustizia, mi fa sentire meglio. Leggo sul Corriere della sera una notizia su un magistrato o magistrata che voglia dirsi: un Pubblico ministero presso la Procura dei minori di Milano, ha presenziato alla seduta di laurea di un giovane, ormai ventisettenne, che aveva fatto condannare anni prima per numerosi reati. 

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_febbraio_13/daniel-bullo-educatore-pm-che-condanno-va-sua-laurea-e2a06a04-4e88-11ea-977d-98a8d6c00ea5.shtml

Il giovane, all’epoca dell’arresto, refrattario a ogni forma di regola di convivenza, già in carcere aveva intrapreso un percorso di recupero aiutato da docenti e dal parroco della Casa circondariale, fino a diventare un educatore nel campo del bullismo. Dopo un difficile reinserimento a suon di affidamenti in comunità si è laureato all’Università Cattolica in Scienze della formazione. Il magistrato in questi anni ha addirittura accompagnato la conversione del giovane in molti dei suoi successi. La dottoressa, della quale non sappiamo il nome perché, probabilmente per sua scelta, non è voluta apparire, compare di spalle in una foto mentre stringe forte il ragazzo con la corona di alloro sulla testa. Un esempio autentico di serietà professionale, umanità, impegno sociale e umiltà. Uno spaccato di società civile vero, meravigliosamente concreto. Il ragazzo, originario di Quarto Oggiaro, una periferia difficilissima di Milano, ha potuto contare anche su una famiglia sempre al suo fianco che è stata supportata da pezzi di istituzioni che hanno fatto ciò che ci si aspetta da esse: rappresentare un sostegno reale per poter tornare a camminare da soli. Quel Pubblico ministero ignoto ha incarnato tutto quello che ognuno si aspetta dalla Giustizia con la “G” maiuscola: rigore, umanità, sobrietà e soprattutto coscienza. Il risultato è qualcosa di concreto, non fiumi di demagogia liquida sul concetto astratto di legalità. Questa è una storia di autentica legalità, non quella di indignati che si scandalizzano nelle piazze o nei Talk show o di ex magistrati diventati parlamentari, anche se sempre stati politici o cinici esecutori. È una legalità conquistata sul campo, lontano da riflettori, con l’applicazione severa della legge e con il garantismo senza ipocrisia di chi è consapevole di ciò che significa togliere la libertà a qualcuno. La dottoressa ha alienato la libertà a un giovanissimo che ha sbagliato, per poi, dopo anni di impegno, dargli una libertà vera: quella di essere un uomo capace di stare al mondo.

Per favore, se sto sognando non svegliatemi!

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