Mi ricordo Maurizio Crozza alias Carmelo il muratore

Mi ricordo Maurizio Crozza insieme a Ugo Dighero in un allora sconosciuto gruppo di comici, “I Broncoviz“, miracolati da “Mai dire gol“, circa nove anni fa. Interpretavano due muratori, Carmelo e Pino, in uno sketch in cui litigavano sulla consistenza del cemento mentre veniva impastato nella betoniera. Uno sosteneva che era troppo secco e l’altro troppo liquido. https://youtu.be/eKVDqB-xQHk . Dopo un batti e ribatti ossessivo, dal quale non se ne usciva, Crozza, alias Carmelo, per rompere le monotonia del dialogo diceva: «È secco!» e l’altro: «No è liquido!»,«È secco!», «No è liquido!». Poi Crozza esclamava: «Pino, tuo figlio si droga!». L’altro si fermava di colpo e lo guardava esterrefatto, per poi, dopo qualche altra battuta, dimenticarsi della clamorosa notizia ricevuta e ripetere il ritornello «È secco!», «No è liquido!»,«È secco!», «No è liquido!» e così via.

Quella scenetta, come la comicità del Broncoviz, non è mai stata epocale, pur considerando la bravura dei singoli attori. Tuttavia quel dialogo tra i muratori Carmelo e Pino ha preconizzato uno dei motivi del successo di Crozza: utilizzare la notizia roboante per far emergere la comicità del quotidiano. La satira si basa su questo. Il successo negli anni successivi di Maurizio Crozza, pur se meritato per le sue ottime performance, si è costruito sul clamore di realtà giornalistiche ipertrofizzate ad arte, ma prevalentemente in un’unica direzione ideologica. Prendere per il culo Berlusconi per l’accusa, (…dalla quale è stato poi assolto), di prostituzione minorile e sfottere Bersani sulla smacchiatura dei leopardi non è proprio la stessa cosa. Certo, non è facile essere caustici con un mondo di sinistra che ti potrebbe ostacolare la carriera senza appello in silenzio e senza clamori estromettendoti a vita dal piccolo schermo. Berlusconi l’ha criticato  frontalmente ed è stato sparato sulle prime pagine di tutti i quotidiani politically correct  come un dittatore di cartapesta. Ma l’auto conservazione è cosa normale per tutti, perché non lo dovrebbe essere per Crozza? Ciò che non ho potuto però ignorare da parte di quest’ultimo  è stato il suo singolare percorso in merito alla credibilità di talune notizie. Egli ha impostato Andrea Zalone buona parte dei suoi spettacoli su articoli giornalistici. Certo, appurare l’attendibilità delle fonti, se a volte non è neanche una preoccupazione del giornalista stesso, perché dovrebbe esserlo per il comico e il suo autore? Ma la vita è strana; finché le vittime delle “fake“, “bufale“, “sòle“, o chiamatele come volete, sono gli altri o meglio quelli che si preferisce dileggiare per mille motivi, va tutto bene. Se però l’obiettivo della notizia tarocca è lo stesso Crozza, si apre un nuovo fronte di indignazione, come il cielo dopo il diradamento delle nuvole alla fine di un temporale. Improvvisamente per il comico i malevoli diventano i giornalisti, che poco prima erano più o meno sacri come i dodici comandamenti.

Ho visto la puntata del 14/10/2016 di Crozza nel paese delle meraviglie https://youtu.be/4Vyi8GCSaEc

Crozza se la prende con i cronisti a proposito del suo presunto acquisto di una villa milionaria e afferma: «Ora io mi chiedo ma perché i giornali quando qualcuno mette una fesseria su un sito non controllano le fonti, dovrebbero credo. In inglese si chiama “fact checking” in Italia abbiamo invece: “Pubblico ogni puttanata così vendo più giornaling» e dopo poco dice: «...Cazzo mi sono comprato una villa a mia insaputa come Scajola…».

Alcuni giornalisti, secondo lui, sarebbero, poco professionali per il mancato “fact checking” a proposito del suo personalissimo problema, ma ci si chiede: il controllo della veridicità delle notizie riguardanti i suoi obiettivi satirici, con le quali hanno campato e campano lui e i suoi autori, lo hanno mai fatto? capisci che se se ne fossero preoccupati, la loro produzione comica si sarebbe ridotta in considerazione delle notizie per lo meno discutibili in fatto di credibilità. Ma Crozza ha preferito non porsi il problema fino e essere lui stesso il problema. Si può allegramente prendere per il culo Scajola per aver affermato di essersi comprato una casa a sua insaputa e rendere felici milioni di persone e indignandole al tempo stesso, senza sentire alcuna necessità di verificare se quella notizia riportata su tutti i giornali all’epoca fosse vera, vicina alla verità, da contestualizzare o addirittura falsa. Magari Crozza ci ha fatto un bel pò di sketch fino all’altro giorno salvo il fatto, (quello invece molto reale), che un tribunale non solo ha assolto Scajola in merito all’accusa di finanziamento illecito ai partiti su quella vicenda perché il fatto non costituisce reato, ma nelle motivazioni della sentenza il giudice ha affermato in sintesi che sarebbe del tutto plausibile che l’imputato abbia acquistato la casa romana di via del Fagutale senza sapere che Anemone avesse pagato parte del prezzo.

In un mondo normale una persona che viene bersagliata per una frase che nessuno ha mai dimostrato essere stata da lei pronunciata in quei termini e che poi viene pure scagionata completamente da un’accusa infamante, con motivazioni chiarificatrici, meriterebbe almeno delle scuse, ma così non è stato. Anzi, ciononostante Crozza ha ulteriormente infierito su una bufala che evidentemente a suo avviso era meno bufala di quella sulla sua presunta villa holliwoodiana.

Tutto come ai tempi dei “Broncoviz” e di Carmelo il muratore: «È secco!», «No è liquido!»,«È secco!», «No è liquido! Pino, tuo figlio si droga!»