Referendum: chi ha perso davvero?

Referendum: Chi ha vinto? Un deciso “Boh”, mi verrebbe spontaneo, ma su chi ha perso davvero le idee mi sono più chiare, ma andiamo per ordine. Nel 2019 la legge di revisione costituzionale che includeva il taglio dei parlamentari  fu approvata in doppia lettura da entrambe le Camere a maggioranza assoluta. Dal momento che in seconda deliberazione la legge però non fu approvata a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo. In particolare, rammento che, nel luglio dello scorso anno non è stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi a causa del voto contrario anche dei senatori del Partito Democratico, allora opposizione del Governo Conte I. Quindi solo qualche mese fa fu proprio il PD ad essere formalmente contrario alla riforma di riduzione dei parlamentari, salvo poi cambiare idea qualche giorno prima del voto. Evidentemente i votanti del Partito di Zingaretti preferiscono, del tutto legittimamente, la “creatività” elettorale alle idee e ai programmi, ma andiamo oltre. Il giorno successivo agli scrutini del referendum costituzionale, come di consueto, tutti si sono auto proclamati vincitori; ma allora chi sarebbero davvero i soccombenti? I votanti a favore della riforma sono stati il 69,96%, mentre il rimanente 30% circa sembra, secondo i media mainstream, corrispondere a chi abita nei centri delle grandi città, dispone di redditi più alti e immobili più cari della media. La presa d’atto non ragionata dei suddetti dati sembra confermare e trarre conclusioni sbrigative su quanto sopra descritto, ma siamo certi che coloro che hanno messo la croce sul «No» siano semplicemente un’élite danarosa, fuori dalla realtà della ZTL dove abita, e affezionata a una vecchia immagine dei partiti e della politica? Il Corriere della sera ha esaminato, le aree delle città in cui il «No» ha vinto evidenziando, a conferma di quanto detto, che coincidono quasi perfettamente con i quartieri più eleganti.

https://www.corriere.it/elezioni/referendum-2020/notizie/chi-ha-votato-no-referendum-cddff6a6-fce4-11ea-b4fe-6ee7d601be57.shtml

A Torino il «Sì» alla riduzione del numero dei parlamentari ha vinto con il 60,7% e il «No» ha prevalso solo nelle circoscrizioni 1 e 2 con il 57,4%. Queste ultime sono infatti le Circoscrizioni del centro elegante che comprendono Corso Einaudi, Corso Trieste, Corso Galileo Ferraris dove un buon immobile può costare circa tremila euro al metro quadro e un appartamento in affitto di 60 metri quadri più di 500 euro al mese (dati dell’Agenzia delle Entrate). Se invece si guarda alla periferia Nord, nel quartiere ex operaio di Barca per esempio si trovano prezzi degli affitti poco meno che dimezzati rispetto al centro e un’affermazione del «Sì» al 72%.

Inutile dire che le correlazioni tra reddito, ricchezza e preferenze per il “No” si confermano anche a Milano, Roma e Napoli. Ma ecco il punto: stiamo dunque parlando di una semplice battaglia di  ricchi contro poveri, élite contro popolo, vecchio sistema contro antipolitica, con la vittoria dei secondi? Non proprio! Le presunte «élite» sparute che hanno votato “No”al taglio dei parlamentari non solo rappresentano più del 30% dell’elettorato, non proprio un gruppo ristretto, ma coincidono con molti elettori delusi dall’attuale offerta politica. Sto parlando, come segnalato dal Corrierone, soprattutto di laureati, professionisti o manager che negli ultimi due anni hanno arricchito il plotone degli indecisi o di coloro che non pensano di votare alle prossime elezioni perché insoddisfatti dai partiti che si presentano. Non amano le politiche esclusivamente redistributive senza alcuna attenzione alla crescita, i populismi o le imposizioni entrambi prive di progetti concreti e sono profondamente perplessi per i personalismi che impediscono alle forze riformiste di aggregarsi, pur avendo le stesse idee. 

Oggi un tale gruppo di delusi e/o indecisi vale ben oltre il 40% degli aventi diritto al voto in Italia (Fonte Ipsos). Non ama i politici più presenzialisti e, anche se probabilmente popola in buona parte i quartieri più eleganti delle città, ha spessissimo titoli di studio elevati. Se ha votato «No» non è certo per difendere le «poltrone» o il proprio patrimonio, ma per testimoniare un evidente dissenso dai messaggi avvilenti e confusionari che prevalgono in questi mesi e anni. Saranno élite, forse sì, ma molto ampie e decisamente preda della sensazione, culturalmente consapevole,  di vivere in esilio nel proprio stesso Paese, di cui certo oggi non ci si può vantare, né da esiliati che da esilianti.

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