Renzi, i fessi e i furbi

“Morandi, complimenti per la folta chioma… Adesso mi parli di Giuseppe Prezzolini.” Così, nel luglio del ‘82 fui accolto al mio esame di maturità da un componente della Commissione esterna. Sapevo poco di Prezzolini e mi arrampicai sugli specchi. Superai l’esame e mi sentii molto furbo. Solo dopo tanto tempo scoprii che il grande giornalista se ne intendeva di furbi e anche di fessi.  Stimolato da un articolo di Marcello Veneziani mi sono ricordato di questo episodio. Prezzolini compose nel 1921 il Codice della vita italiana, una raccolta di memorabili aforismi e il primo capitolo si intitolava “Dei furbi e dei fessi”. In testa capeggiava il primo dei sedici aforismi che recita:  “I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.”

Mentre fervono le manovre di Palazzo di queste ultime ore mi viene in mente l’immagine di un formicaio visto dall’alto. Miriadi di imenotteri che si affannano in moto perpetuo, muovendosi con apparente disordine, tutti con uno scopo ben preciso, che per le formiche è la difesa della comunità, per i nostri parlamentari è la disperata salvaguardia dello scranno. Mi interessa, più che la vita del formicaio/Camera/Senato, l’osservatore, lo spettatore non pagante, insomma noi italiani e il sentimento di indignazione che ci contraddistingue da altri popoli. Matteo Renzi è ora il guastafeste, il, per Zingaretti, “politicamente inaffidabile”, “irresponsabile” per Di Maio. Un vero scandalo, se non fosse che un tempo Renzi era il Segretario del Pd e Zingaretti lo si conosceva come il fratello del commissario Montalbano. Poi, dopo aver dichiarato cose e aver fatto costantemente l’opposto, Renzi è caduto in disgrazia per autoignizione (…si è dato fuoco da sè) affermando che avrebbe lasciato la politica e per questo motivo lo sconosciuto Zingaretti è stato piazzato, da chi conta sul serio nel Pd, a riempire il buco. Poi Renzi, dopo aver detto che sarebbe uscito dalla politica, vi è ovviamente tornato con l’idea (o l’espediente) di Italia viva e come un Mastella/Buttiglione/Casini/Bertinotti qualsiasi ha salvato il ribaltone dei pentastellati con il Pd rilanciando il Conte bis. All’epoca fu servito e riverito da quest’ultimo per il soccorso di cui Renzi stesso si è sempre vantato come un grande statista e adesso mezzo Paese sostiene che il Matteo, dalla “C” toscana aspirata, sia un traditore. Definirlo così è come chiamare traditrice una dipendente di una casa di appuntamenti. Così come l’indignazione dei piddini e dei loro attuali amici pentastellati ricorda il raccapriccio teatrale di una sedicente vergine nella casa di cui sopra e allora vi invito a leggere gli altri aforismi di Prezzolini che seguono quello già sopra citato, a proposito di furbi e fessi, con particolare attenzione ai numeri 3, 5, 8 e 11:

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.

3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.


4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.

7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.

8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.

11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.

12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.

13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.

14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l’altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.

15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.

16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.

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