Saltimbanchi

Treccani

Come riportato dalla Treccani online Il saltimbanco ha due diversi significati che potrebbero essere non esclusivi. Anzi, uno potrebbe coadiuvare l’altro. Un saltimbanco, ad esempio, esibendosi in pubblico con giochi di agilità, di forza e di destrezza, potrebbe farlo per raggiungere il successo personale, con assoluta mancanza di serietà e credibilità. Tutto ciò nell’anno 1100, ma anche, e soprattutto, nell’anno del Signore 2020. Oggi le corti dei feudatari o dei re sono più simili a studi televisivi e i talk show hanno sostituito le grandi sale dei castelli. Gli attuali acrobati attraverso la propria immagine si guadagnano da vivere esattamente come quelli medioevali, spesso sforzandosi di dare un’immagine forzatamente ideologica di sé. Ad esempio, se per vivere faccio il vignettista e per poter continuare a farlo devo mostrarmi in TV il più possibile, cosa posso offrire per farmi invitare continuamente e in ogni trasmissione? Una bella immagine vintage da comunista anni ‘70 con tanto di camicia maoista e spillette con stella a cinque punte! Tutte le volte che si genera un’occasione di spararla grossa non me la faccio scappare, indipendentemente dalla serietà del tema trattato: se rivendico il diritto a cazzata anche dai francesi in merito alla querelle della pizza italiana insultata dai transalpini con il Covid19, suscitando l’ovvia indignazione generale, mi sono guadagnato l’invito alla trasmissione successiva. Se, dopo questa performance, mi garantissero un invito perpetuo fino alla fine dei miei giorni, con l’unica condizione di presentarmi vestito da impavido balilla, probabilmente lo farei senza pensarci due volte, pur di continuare a vivere delle cazzate che rivendico e riverso pure nelle mie vignette. Il problema non è certo lo spirito giulivo del personaggio che si espone in televisione per interesse personale, ma la sua deriva. Un conto è il vignettista sovietico o il giornalista/scrittore/critico d’arte/politologo/vaticanista o semplicemente tuttologo, ma incazzoso, un conto è un terrorista già condannato che, invitato in una trasmissione televisiva, non certo per ammettere a fini giornalistici le proprie responsabilità su fatti di sangue, inveisce, insulta, gesticola rispondendo alle ovvie provocazioni di altri ospiti e poi rivendica la sua preferenza a sporcarsi le mani di quello stesso sangue, piuttosto che lavarsele con l’acqua, come Pilato. Dopo tutto questo, giustificandosi con il fatto che si trattava di una dotta citazione letteraria nel tentativo estremo di lavarsele lui le mani nell’acqua, dopo aver urinato fuori dal vaso. Il fatto è che, anche se non sua, quella frase l’ha pronunciata davanti a milioni di persone e un tipo come lui se ha detto ciò che ha detto non era certo per tenere un seminario culturale di letteratura.

Questa è la deriva di chi utilizza saltimbanchi o menestrelli senza precauzioni d’uso e senza assumersi le responsabilità del dei danni prodotti offendendo, più che divertendo, il pubblico.

La risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune… anzi, è più vero… o almeno, più credibile. Dario Fo almeno su questo non aveva torto, purché la scoperta rimanga dentro il limite dell’oltraggio alla sofferenza di chi ha subito tragedie e non può divertirsi affatto.

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