Senza cuore! È l’unico insulto che mi viene a proposito dei protagonisti di questo teatrino politico. Altri epiteti non mi si materializzano, forse per il peso della noia Sartriana che occupa stabilmente il mio stomaco. Ebbene sì, chi sta inscenando questa parodia della democrazia è spietato! Di fronte alla lenta agonia delle nostre illusioni non batte ciglio e continua a violentare ciò che ne rimane. A quali illusioni mi riferisco? Un tempo, fino a  circa quattro decenni fa, si viveva solo di illusioni. Anche i politici di allora ne erano interpreti autentici e convinti. Pur se nascoste dietro dogmi queste erano sempre al primo posto e chi le interpretava non le tradiva, almeno nell’apparenza. La realtà, allora come oggi, era fatta all’80% di quelle illusioni e la restante parte di realismo pragmatico, quello che si consumava in trattative sotterranee tra pochi eletti. Tuttavia, ogni perturbazione di popolo guidata dalle suddette illusioni influiva eccome su quel 20% di detentori del vero potere. Essi decidevano le sorti del Paese, con discrezione, ma sempre in base agli umori di chi era mosso da quei miraggi ideologici. Oggi, fatto salvo il nocciolo duro di chi decide davvero, attraverso i mercati e l’economia, la cd. politica ha giustiziato ogni illusione e lo ha fatto nel modo più crudo possibile, negandoci almeno il conforto dell’apparenza. Gente che oggi alle 10.00 del mattino si dichiara movimentista, anti sistema, populista, giustizialista, verso le 13.00 si trasforma in filo partitica, istituzionale, parlamentarista e garantista (soprattutto verso i colleghi di partito se indagati…) e, per sembrare coerente, inscena la burla del voto online. Intorno alle 19.00 quelli che urlavano “Mai al governo con Tizio!” verso le 22.00 sbandierano il proprio “Senso di responsabilità istituzionale” e si dichiarano possibilisti a formare governi con quel “Tizio”, che al mattino avevano querelato per diffamazione. Una piroetta continua e smaccata in barba a ogni più elementare coerenza (…che fa rima con decenza). Cambiare idea non è mai stato un problema; cambiarla quattro volte al giorno sì. Ciò che fa male è lo sterminio di quelle illusioni, anche se fatue, che ci tenevano ancora lucidi pur se in modo palliativo. Le sostenevano personalità di talento e di spessore politico/culturale elevato. Questi che invece riempiono talk show televisivi, telegiornali e pagine web non hanno il minimo pudore nel provare a salvaguardare quell’apparenza, che un tempo era anche sostanza, al modico prezzo di andare almeno qualche volta contro interessi di partito o di qualche singolo parlamentare, in nome di qualche idea. Senza alcuna pietà hanno massacrato contemporaneamente ogni convinzione di chi li ha votati e la propria logica del pensiero. Una forza politica dichiaratasi sempre anti euro, anti europeista, incurante del debito pubblico, non può governare con chi è stato storicamente europeista fino al masochismo monetario e ha fatto del sistema impositivo la sua ragion d’essere, spesso a beneficio di capitoli di spesa statale perlomeno discutibili. Prendiamo pure tutti atto che questi signori, rispetto ai meccanismi di potere economici e monetari di oggi, contano uno zero virgola zero, ma almeno la piantino di calpestare quelle illusioni che ci hanno fatto sperare in un mondo più decente, anche se non esistente e forse non realizzabile. Perché sono così spietati? Perché sono così nemici delle idee, visto che le partoriscono per poi calpestarle a intervalli di qualche ora? In fondo le illusioni sono leggere come il niente, anche se aiutano a sperare. Siete senza cuore! Lasciateci almeno l’illusione di credere a ciò che sarebbe stato se qualcuno avesse prima pensato qualcosa e poi l’avesse realizzata, senza disconoscerla  poco dopo, solo per qualche like in più su Twitter.

M.K., che non sta per Michael Kors lo stilista, ma per Marx Karl il filosofo, scrisse una lettera a un certo Weydemeyer, ex colonnello prussiano, nella quale si affermava per la prima volta nella storia che “la lotta delle classi necessariamente conduce alla dittatura del proletariato“. Questa visione la si ritrovò poi nella “Critica del Programma di Gotha” (1875) in cui Marx scrisse che: “tra la società capitalistica e la società comunista vi è il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell’una nell’altra. Ad esso corrisponde anche un periodo di transizione, il cui Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato“.

Se non vi siete ancora assopiti o meglio, non avete ancora cliccato su qualcosa di più interessante (io l’avrei fatto…) vi propongo questo articolo tratto dall’edizione locale di Torino del Corriere della sera.

https://torino.corriere.it/cronaca/18_ottobre_07/no-olimpiadi-festa-pochi-senza-consiglieri-m5s-dissidenti-cd1a14d4-ca1b-11e8-8417-701d201b7018.shtml

In breve, uno sparuto drappello di festanti cittadini pentastellati, circa una ventina, ieri celebrava giuliva la mancata partecipazione di Torino alla candidatura per le Olimpiadi del 2026. In sostanza venti persone sancivano a grande minoranza che un evento di massa come i Giochi Olimpici, con un indotto di qualche miliardo di euro e visibilità mondiale con relativo maquillage cittadino, non dovesse aver luogo perché: «Prima i poveri migranti! No alle Olimpiadi che arricchiscono i soliti noti. Cancelliamo il debito illegittimo del Comune di Torino» così come recitavano alcuni cartelli esposti in piazza.

Non desidero entrare nel merito della querelle su “Olimpiadi sì o Olimpiadi no”, perché basta tornare alla memoria di com’era Torino prima e dopo Olimpiadi del 2006 per capire se aderire a un evento del genere avrebbe un senso virtuoso o no. Ma ciò che mi colpisce sempre di più è la distanza tra il dato elettorale e le numerose posizioni di nicchia sui grandi temi. In altre parole, undici milioni di persone votano per una forza politica, dando lo strumento a microscopiche fazioni per decidere sugli argomenti di cui sopra, in barba a ciò che la moltitudine pensa e si aspetta. Una sorta di “dittatura della minoranza” in nome di una maggioranza attonita, “cornuta e mazziata”. Inutile rammentare le posizioni settarie dei NO VAX contro qualcosa di meramente scientifico, che nulla ha che fare con il confronto politico contro la gran parte delle persone che ragionevolmente si schiera a favore dei vaccini e delle misure di prevenzione delle malattie infettive.

Almeno negli anni di M.K. il proletariato dominava demograficamente e la dittatura, ipotizzata da quest’ultimo, fino all’abbattimento delle classi sociali e dello Stato, sarebbe almeno stata di una maggioranza. Fortunatamente oggi la democrazia ha risolto il dilemma! Intere masse di elettori festeggiano giocondi l’avvento dell’”onestà ta, ta, ta”, dell’”abolizione della povertà” e di altri rivoluzionari e realistici cambiamenti, solo che sono assoggettati a circa venti cittadini che tifano per la decrescita economica, sociale e immunitaria.

Quando, alle prossime elezioni, un incaricato di qualche agenzia di sondaggi domanderà all’ingresso dei seggi elettorali a un campione rappresentativo di quegli undici milioni di elettori se voterà ancora per il M5S e perché, nonostante i vaccini e le mancate Olimpiadi a Torino, quest’ultimo si sentirà rispondere da una folta maggioranza: “Lo vada a domandare al PD a Forza Italia e a tutti quelli che ci hanno già governato perché preferisco farmi castrare per fare un dispetto a mia moglie…

“Mure” è, per chi non se ne intende come me, un termine nautico che indica il lato della barca esposto al vento.
“Mura” è invece un deputato eletto nelle liste del M5S che fa il velista.
In regata, in merito al diritto di precedenza tra due imbarcazioni su mure diverse, ha diritto di passo la barca “mure a dritta”, intendendo con questo termine la barca con le vele a sinistra dell’asse longitudinale della barca, senza alcun riferimento alla direzione del vento.
In politica, in merito al diritto di precedenza tra due o più candidati di schieramenti diversi, ha diritto di passo quello iscritto nelle liste del partito che prende più voti, con tutti i riferimenti possibili alla direzione del vento.
L’onorevole Andrea Mura, eletto alla Camera dei deputati solo cinque mesi fa, ha deciso di fare un passo indietro: si dimette.
https://www.corriere.it/…/mura-deputato-velista-espulso-m5s…
Tutti abbiamo pensato che lo abbia fatto per la sua impossibilità a onorare il mandato per improcrastinabili impegni prioritari tipo la preparazione della regata a largo di Porto Cervo o per motivi ambientali, come lui stesso ha dichiarato al quotidiano “La Nuova Sardegna” http://www.lanuovasardegna.it/…/andrea-mura-ma-quale-assent…: “L’attività politica non si svolge solo in Parlamento. Si può svolgere anche su una barca. Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani”. E ancora: “alla Camera vengo una volta alla settimana, per la commissione Trasporti. Capisco l’incredulità, ma io l’ho detto fin dall’inizio al Movimento che non volevo fare il parlamentare ma il testimonial per salvare gli oceani dalla plastica”.
Il Ministro del lavoro Di Maio ha condiviso le dimissioni dell’onorevole Mura a causa delle sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano sardo, aggiungendo che avrebbe già dovuto rimettere il suo mandato da tempo.
Alcune domande moleste mi assillano:
1) l’onorevole Mura farebbe bene a dimettersi perché ha rilasciato una singolare intervista a un quotidiano o perché assente nel 96% delle sedute della Camera dei deputati a solo qualche mese dalla sua elezione?
2) Quando il non ancora onorevole Andrea Mura è stato candidato dal M5S nessuno di coloro che lo hanno iscritto nelle liste elettorali era a conoscenza dei suoi inderogabili impegni ecologico-velistici?
3) Considerando che la Sardegna non ha una densità di popolazione come la Cina, tra gli elettori che hanno votato in Sardegna per il M5S, nel collegio del nostro “Eco-skipper”, nessuno lo conosceva o era al corrente dei suoi impegni di alto profilo ambientale?
Hanno perseguitato ex ministri per eventi accaduti “…a loro insaputa” e, con incredibile spirito di emulazione, Di Maio, Di Battista and co. cadono (sempre seduti) dal pero in modo seriale di fronte a venti e correnti contrarie, affermando costantemente di non essere a conoscenza di tutti i fatti scomodi che li riguardano. Probabilmente il velista Mura si sarà iscritto al Movimento online all’insaputa di tutti, avrà presentato la sua candidatura in incognito e, una volta eletto, non essendo conosciuto dai suoi colleghi deputati, questi ultimi non avranno notato fino a oggi la sua pressoché totale assenza da quasi tutte le sedute della Camera. Ecco spiegato lo stupore di Di Maio. Quest’ultimo a una domanda sulle voci di un aumento dell’IVA ha risposto che si tratta di una fake news, aggiungendo che ne spunta una al giorno.
Probabilmente la circostanza che Andrea Mura sia stato eletto deputato al Parlamento è una fake news…

Quando conseguenze non intenzionali derivano da azioni intenzionali si producono veri e propri “effetti collaterali”. Sfidare una mareggiata con un surf, una cima alpina prima di una tempesta di neve senza guida ed esperienza, un deserto, con l’arroganza di attraversarlo senza averne mai visto uno. In filosofia la già citata in altri miei post eterogenesi dei fini, in tedesco “heterogonie der Zwecke” ci giunge in soccorso, ma in politica l’ultimo esempio, in piccola scala, (…per adesso) in ordine di tempo lo fornisce la Sindaca di Torino: http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/01/18/news/torino_dopo_le_contestazioni_appendino_cambia_le_regole_delle_assemblee-186750051/

In breve: viene organizzata una riunione con i commercianti del centro di Torino con la prevista presenza della Sindaca. Lei però diserta l’incontro e il vicesindaco assume le sembianze di San Sebastiano, quello trafitto da decine di dardi, immolandosi al martirio dei mercanti inferociti. L’uomo, vice Appendino, al quale dovrebbero dedicare qualche luogo pubblico in città, chessò una fontanina, (per i lettori torinesi turet) una scalinata di un parcheggio o qualcos’altro di rappresentativo, si è sacrificato alla causa dichiarando che la Sindaca non si sarebbe presentata per non farsi strumentalizzare in campagna elettorale! Se così fosse, un candidato alla Camera o al Senato dovrebbe, per il timore di essere strumentalizzato, chiudersi in casa, non incontrare nessuno ed emanare dispacci via social network non discutibili né opinabili (…oops, qualcuno, a parte il grande fratello di Orwell, pare che lo stia già facendo…). Ma forse la questione è ancora più semplice. Il confronto con la realtà è pericoloso; meglio esprimersi dietro un paravento, quello retorico, e comunicare solo con gli stralci di qualche sacro blog. Tuttavia la mia riflessione si è concentrata sugli effetti collaterali degli scopi di protesta perseguiti dai movimenti in generale e oggi dal M5S prima di assumere impegni di governo. In campagna elettorale durante le ultime elezioni amministrative uno dei principali leit motiv dell’allora candidata Appendino è stato la restituzione delle periferie ai residenti mediante la valorizzazione delle aree disagiate. Senza entrare nella velletarietà di simili propositi, con quel modo di porsi, cavalcando solo l’indignazione e la rabbia popolare, lei e i suoi hanno preteso e pretendono di poter controllare i sentimenti tumultuosi della massa critica incazzata, semplicemente dando domicilio alla protesta e null’altro. In altre parole aizzo la tigre a digiuno e poi pretendo di cavalcarla a suon di frustate. Il punto è che l’Amministrazione comunale, come raccontato nel suddetto articolo riferito al link, non è riuscita neanche ad ammansire un gattino deprivato della sua scatoletta di bocconcini. Al primo miagolio elettorale, la reggente della Città non solo se l’è data a gambe, ma ha pure disconosciuto un must del pentastellismo militante: in altre parole amplifico qualunque protesta contro chiunque purché non appartenga al Sacro Movimento. Il vicesindaco martire ha dichiarato che non sarebbero state più ammesse plenarie davanti al popolo fino alle elezioni, nel deprecabile rischio di “strumentalizzazioni politiche”. Il problema però, come accade spesso, è sulle definizioni. Cosa avrà inteso il vicesindaco con “strumentalizzazioni”. Ad esempio, “strumentalizzazione” è il cavalcare le sventure giudiziarie a carico degli avversari politici, e poi indignarsi per analoghi provvedimenti emessi nei confronti del sindaco di Roma e di Torino? Oppure può definirsi “strumentalizzazione” la protesta dei commercianti che a torto o a ragione in un’assemblea pubblica volevano lamentarsi con la Prima cittadina. Ma se un sindaco non ascolta l’elettorato proprio in campagna elettorale quando conta di farlo? Quelle stesse grida di protesta del popolo inferocito durante la scorsa campagna elettorale, quando i grillini non governavano ancora a Torino, non erano per il M5S il sale della vita?

Conseguenze intenzionali o effetti collaterali?

Genesi 11,1-9
4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
Questo non è il sermone di fine anno. La Bibbia di ordine se ne intende. Nel raccontare l’edificazione della città di Babele la Sacra Scrittura racconta il goffo tentativo di raggiungere il cielo Divino da parte dei popoli ambiziosi. Il Signore riporta tutti all’ordine confondendo le lingue e disperdendo le genti su tutto il globo. Ma qualche irriducibile del disordine celeste cospira ancora oggi sfidando ogni diversità linguistica, ma soprattutto politica. Il Tg1 ha appena annunciato che il candidato premier del M5S Luigi Di Maio avrebbe dichiarato che dopo le elezioni non disdegnerà un’alleanza con ”Liberi e uguali” e Lega (ex Nord”). Come inizio della campagna elettorale non è male. Tre forze politiche, una super populista, una, nuova, snob e radical chic e una ex populista, ex di governo, ex nordista che cavalca le intolleranze (…anche quelle giustificate), senza mai essere stata credibile sul piano delle soluzioni, si unirebbero, almeno nelle intenzioni, non si sa in quale ordine e quantità. Quindi Grillo/Di Maio a braccetto di Boldrini o/e di Salvini. Un ossimoro sarebbe un tenue paragone al confronto. Tuttavia il segnale che fornisce tale dichiarazione è più chiaro di quanto appaia. Il voto si gioca tra tre grandi raggruppamenti di elettori: ideologisti, realisti e delusi. I primi per poter contare sulle proprie attitudini si foderano gli organi di senso per evitare la realtà. Si fidano ciecamente della rete e pensano che l’umanità sia divisa in onesti e non. I secondi sono condannati a prendere atto che la realtà esiste e va affrontata per quello che è, con persone in grado di leggerla e, soprattutto, di reggerla come del resto già avviene da tempo nel resto dell’Europa. Gli ultimi, i più numerosi, faranno come sempre la differenza, spostandosi a seconda di come l’umore del momento suggerirà loro di apporre la croce sulla scheda elettorale. Quindi da una parte i propositi psichedelici di Di Maio e dall’altra un fredda realtà da gestire con freddezza, non per questo senza passione politica. Non mi auguro nessun tecnocrate di Montiana memoria, ma anche nessuna deriva psicotica prospettante uno scenario pirandelliano da “Uno, nessuno, centomila”. Va bene che la serie Gomorra ci ha ricordato che la lealtà nelle alleanze è solo questione di affari e che stamattina stai con me e nel primo pomeriggio ti elimino come un kleenex perchè “da questo momento nun sì cchiù cumpagn mio…”. Di Maio e Grillo, alias Vitangelo Moscarda nel romanzo di Pirandello, si considerano unici per tutti (Uno, appunto) volendo far credere ai cittadini di essere un nulla (Nessuno), fino a giungere, si spera, alla presa di coscienza dell’elettorato delle loro diverse identità, che propinano nelle innumerevoli divagazioni politiche (Centomila), sgretolando la realtà reale nell’infinito vortice del relativismo. Di Maio, Boldrini, Salvini come un’insalata a base di banane, soppressata piccante e caffè ristretto. Se l’obiettivo era superare con l’ideologia un concreto peso allo stomaco (con crampi istituzionali…), tanti auguri ai sognatori. Anche se non esiste limite al peggio, dubito che le genti, scacciate da Babele perché ambiziose e senza idee, riusciranno a riunirsi sotto un’unica e schizofrenica lingua comune: l’inutilitese…

“…come dice mia nonna, se senti freddo vuol dire che l’hai già preso”. Lo scriveva un allora giovane autore, Simone Laudiero in: “La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid”. I nonni spesso sono più saggi della fisiologia del nostro corpo. Siamo una macchina quasi perfetta. Le escogitiamo tutte per difenderci e ci riusciamo bene, anzi benissimo. Il nostro organismo risponde agli attacchi estranei con un sistema, quello immunitario, che vigila su di noi con un’impressionante mole di cellule e sostanze che attraverso strategie ultra elaborate attaccano e disinnescano ogni influenza pericolosa proveniente dall’ambiente circostante. Un sistema quindi deputato, dopo migliaia di anni di evoluzione, a preservare la nostra salute da ciò che potrebbe essere dannoso. La macchina però può, in alcuni casi, incepparsi per vari motivi, alcuni non del tutto ancora spiegati, e impazzire. Gli anticorpi prodotti su misura contro quegli agenti estranei da contrastare e distruggere, a volte riconoscono i nostri tessuti come i pericoli da eliminare. In sostanza noi stessi diventiamo vittima di quel sistema che dovrebbe difenderci, con drammatiche, spesso fatali, conseguenze che caratterizzano le malattie autoimmunitarie (Artrite reumatoide, Lupus Eritematoso Sistemico, Sclerodermia, ECC.).

Leggendo un titolo accattivante sulle dimissioni dell’ennesimo politico eletto nelle file del M5S a Genova:

http://www.ilfoglio.it/politica/2017/02/28/news/quell-espressione-un-po-cosi-che-hanno-i-grillini-che-lasciano-il-m5s-di-genova-122785/

mi sono avventurato tra le colonne del quotidiano per curiosare su quanto dichiarato dal Consigliere regionale in merito alla sua decisione e riportato su “Il Foglio”: “Non posso davvero continuare a chiedere scusa per gli atteggiamenti, le mancanze, la superficialità e l’arroganza di altri dunque – ha aggiunto – mi chiedo se è questa l’onestà che gridiamo nelle piazze? O forse anche l’onestà è diventata uno slogan vuoto, demagogico e strumentale?”

In merito ad alcune nomine decise dal Movimento (secondo il quotidiano) avrebbe aggiunto: “Una selva di deroghe, date e non date, a seconda delle simpatie e delle convenienze dei ‘cerchi magici’ spesso in aperta violazione dei principi fondanti del Movimento, che hanno portato, dunque, ad una conduzione verticistica, in Liguria, di una forza politica che aveva sempre fatto dell’orizzontalità e della partecipazione, libera e vera, un suo punto di forza”.

Non ho fatto alcun ragionamento su chi ha pronunciato tali parole, per totale non conoscenza della persona e delle circostanze alle quali si riferisce, ma non ho potuto fare a meno di osservare l’obiettivo, per lo meno esplicito, al quale fa riferimento: l’onestà. Ho immaginato proprio “l’onestà” alla medesima stregua della salute di cui sopra, quale etica suprema alla quale un organismo dovrebbe sempre aspirare. Se il sistema immunitario sta alla denuncia della disonestà quest’ultima sarà il baluardo naturale a difesa dell’organismo collettività, ma se essa assumerà i toni da suburra di piazza e la demagogia si sostituirà al discernimento con un qualunquismo linciante, il sistema di difesa impazzirà e si rivolterà contro il proprio organismo diventando poi morbo.

Il giustizialismo travestito da indignazione, cavalcato per decenni da una cospicua parte politica, poi annientata da quello stesso giustizialismo, insito in altri poteri dello Stato, non ha insegnato nulla, oppure i protagonisti politici di oggi sono troppo giovani per ricordarsi di quell’era nella quale si barattò il confronto politico con una più agevole delegittimazione giudiziaria.

Non più tardi di ieri il leader politico francese Fillon, in occasione della propria audizione giudiziaria sul caso che lo coinvolge, ha definito il suo (…e forse tanti altri dello stesso genere): “Assassinio politico”.

Certo il M5S gode ancora di grande salute elettorale e qualunque cosa accada al proprio interno, per gli elettori, è ancora una deroga accettabile che vale i consensi attribuiti visti i sondaggi; ma quanto durerà? Quando il tempo necessario per far sì che una massa sufficiente di votanti comprenderà la differenza tra gli schemi di uno Stato ideale, di platoniana memoria, e la realtà reale, (destino ineluttabile di ogni forma di movimentismo politico), forse il tema dell’onestà verrà trattato con un occhio diverso.

A proposito di etica che diventa moralismo e di sistema immunitario che si trasforma in malattia autoimmune, tornando al M5S, non vorrei, in questo caso, si trattasse più che di un’uccisione politica, di un suicidio immunitario…