M.K., che non sta per Michael Kors lo stilista, ma per Marx Karl il filosofo, scrisse una lettera a un certo Weydemeyer, ex colonnello prussiano, nella quale si affermava per la prima volta nella storia che “la lotta delle classi necessariamente conduce alla dittatura del proletariato“. Questa visione la si ritrovò poi nella “Critica del Programma di Gotha” (1875) in cui Marx scrisse che: “tra la società capitalistica e la società comunista vi è il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell’una nell’altra. Ad esso corrisponde anche un periodo di transizione, il cui Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato“.

Se non vi siete ancora assopiti o meglio, non avete ancora cliccato su qualcosa di più interessante (io l’avrei fatto…) vi propongo questo articolo tratto dall’edizione locale di Torino del Corriere della sera.

https://torino.corriere.it/cronaca/18_ottobre_07/no-olimpiadi-festa-pochi-senza-consiglieri-m5s-dissidenti-cd1a14d4-ca1b-11e8-8417-701d201b7018.shtml

In breve, uno sparuto drappello di festanti cittadini pentastellati, circa una ventina, ieri celebrava giuliva la mancata partecipazione di Torino alla candidatura per le Olimpiadi del 2026. In sostanza venti persone sancivano a grande minoranza che un evento di massa come i Giochi Olimpici, con un indotto di qualche miliardo di euro e visibilità mondiale con relativo maquillage cittadino, non dovesse aver luogo perché: «Prima i poveri migranti! No alle Olimpiadi che arricchiscono i soliti noti. Cancelliamo il debito illegittimo del Comune di Torino» così come recitavano alcuni cartelli esposti in piazza.

Non desidero entrare nel merito della querelle su “Olimpiadi sì o Olimpiadi no”, perché basta tornare alla memoria di com’era Torino prima e dopo Olimpiadi del 2006 per capire se aderire a un evento del genere avrebbe un senso virtuoso o no. Ma ciò che mi colpisce sempre di più è la distanza tra il dato elettorale e le numerose posizioni di nicchia sui grandi temi. In altre parole, undici milioni di persone votano per una forza politica, dando lo strumento a microscopiche fazioni per decidere sugli argomenti di cui sopra, in barba a ciò che la moltitudine pensa e si aspetta. Una sorta di “dittatura della minoranza” in nome di una maggioranza attonita, “cornuta e mazziata”. Inutile rammentare le posizioni settarie dei NO VAX contro qualcosa di meramente scientifico, che nulla ha che fare con il confronto politico contro la gran parte delle persone che ragionevolmente si schiera a favore dei vaccini e delle misure di prevenzione delle malattie infettive.

Almeno negli anni di M.K. il proletariato dominava demograficamente e la dittatura, ipotizzata da quest’ultimo, fino all’abbattimento delle classi sociali e dello Stato, sarebbe almeno stata di una maggioranza. Fortunatamente oggi la democrazia ha risolto il dilemma! Intere masse di elettori festeggiano giocondi l’avvento dell’”onestà ta, ta, ta”, dell’”abolizione della povertà” e di altri rivoluzionari e realistici cambiamenti, solo che sono assoggettati a circa venti cittadini che tifano per la decrescita economica, sociale e immunitaria.

Quando, alle prossime elezioni, un incaricato di qualche agenzia di sondaggi domanderà all’ingresso dei seggi elettorali a un campione rappresentativo di quegli undici milioni di elettori se voterà ancora per il M5S e perché, nonostante i vaccini e le mancate Olimpiadi a Torino, quest’ultimo si sentirà rispondere da una folta maggioranza: “Lo vada a domandare al PD a Forza Italia e a tutti quelli che ci hanno già governato perché preferisco farmi castrare per fare un dispetto a mia moglie…

Per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato…

In tempi di revival sull’antifascismo militante è una frase che incarna con vigore la forza di repulsione contro un passato scomodo, così vicino secondo alcuni, ormai morto e sepolto secondo altri. In campagna elettorale, come nel Carnevale, ogni scherzo vale. Due politici piemontesi di LeU e PD non hanno partecipato a un convegno culturale perché, tra gli invitati figuravano anche esponenti di Casa Pound. E fin qui nulla di strano proprio perché nel marketing elettorale un’assenza a volte frutta più di mille presenze. Ciò che però si avvicina di più allo scherzo tipico di questo periodo dell’anno è la motivazione di uno dei due assenti all’evento culturale. Il politico avrebbe dichiarato, secondo il quotidiano La Stampa: «La cultura o è plurale e democratica e quindi antifascista oppure non lo è.» http://www.lastampa.it/2018/02/15/cronaca/al-dibattito-c-casapound-i-candidati-pd-e-leu-rinunciano-la-cultura-democratica-e-antifascista-Tz8u1SHSTnfN3aSCskDkYM/pagina.html

Per rafforzare la sua posizione, avrebbe rammentato il reato di apologia di fascismo e la Costituzione antifascista. Nulla da eccepire sul reato di specie nel Codice penale e sui fondamenti della nostra Carta costituzionale. Non capisco però la cultura in tutto ciò cosa c’entri. Mi sembra decisamente spericolato appioppare a un concetto così ampio aggettivi o criteri limitativi. Farlo non è né giusto né sbagliato; è solo inutile. Per definizione l’espressione culturale non può assoggettarsi a limiti stabiliti a tavolino da qualcuno, fosse anche un ampio consesso di premi Nobel. La stessa evoluzione espressiva di ogni cultura nei millenni avrebbe dovuto insegnare all’uomo quanto sia dannoso cercare di assoggettarla a regole prestabilite di qualsiasi genere. Il concetto di cultura è immensamente semplice, ma solo se lo si vuole affrontare laicamente. In caso contrario diventa ottuso se normato da regole prestabilite da ideologie di qualsiasi genere. La grandiosa semplicità della cultura è data dall’essere lo specchio della nostra storia e soprattutto di ognuna delle nostre storie e ciò rende vano ogni tentativo di imbrigliarla, solo perché non esiste possibilità di tenere a bada la storia. Anzi, il pericolo di dare definizioni politiche alla cultura è altissimo, non certo per la sopravvivenza di quest’ultima. Essa esiste finché esisterà l’uomo, ma gli uomini che decideranno di rimuovere una parte di essa cancelleranno parte della propria storia, anche se è una storia spaventosa da eliminare con le fiamme perché spirito maligno del passato…”

Chiedo scusa se non ho ancora riportato l’autore della citazione “antifascista” sull’eliminazione dello spirito maligno del passato: Joseph Goebbels nel 1933 durante il Bücherverbrennungen (roghi di libri) nell’Operplatz di Berlino…