Doppiopesismo

Usare due pesi un tempo significava utilizzare un campione metallico per vendere, in realtà più leggero, e un altro più pesante per comprare. La frode consisteva nell’indicare, ad esempio con 1 kg, un peso metallico in realtà di 700 grammi: così la merce in vendita risultava più pesante e il compratore pagava di più senza saperlo. D’altra parte se il mercante disonesto i prodotti li acquistava usava un campione che pur indicando 1 kg ne pesava 1,2 così da acquistare più merce a minor prezzo. Il mercante possedeva quindi due campioni che, sebbene indicassero 1 kg, avevano due pesi reali differenti. L’Accademia della crusca chiarisce le origini di “due pesi e due misure”. Tale concetto è addirittura biblico e si trova nel libro sapienziale dei Proverbi di Salomone dove c’è il seguente versetto:

Pv. 20, 10: pondus et pondus, mensura et mensura, utrumque abominabile apud Deum.

“Doppio peso e doppia misura,/ sono due cose che il Signore aborrisce”

Il moderno doppiopesismo è una perfetta applicazione del concetto di frode perpetuato da qualche migliaio di anni. In un programma TV su La7, Atlantide, Andrea Purgatori ha intervistato Paolo Mieli che, mentre sponsorizzava il suo ultimo volume, ha dichiarato che tra i morti fatti da Hitler e quelli causati da Stalin ci fu un sostanziale discrimine. In breve, Mieli ha sostenuto che ci fu una bella differenza essendo stati i primi vittime di un genocidio e i secondi ammazzati  per meri motivi politici. Non conosceremo mai la vera proporzione di quella “semplice” eliminazione in massa di dissidenti cominciata molto prima dell’avvento dei nazisti in Germania e proseguita decenni dopo la seconda guerra mondiale; nessuno si è mai preoccupato di calcolarlo veramente come giustamente fatto nei confronti dei criminali nazisti e dei loro complici, ma il distinguo espresso da Mieli tra i due stermini, proposto a La7, ha reso quello dei gulag storicamente più accettabile.

Per motivi decisamente più banali Saviano viene rinviato a giudizio a causa di una presunta diffamazione ai danni della Meloni, per aver apostrofato lei e Salvini come “bastardi”.  “Oggi sono stato rinviato a giudizio – querelato da Giorgia Meloni – per aver esercitato il diritto di critica, il dovere di chi liberamente pensa. #Meloni querela per intimidire, per ridurre al silenzio, ma io non mollo!” ha tuonato su Twitter. Nulla di strano se non il fatto che, chi si è caratterizzato come paladino della legalità a tutti i livelli, non accetti pacificamente la semplice applicazione della legge che prevede per un insulto in pubblico una querela da parte dell’insultato per il reato di diffamazione, con un potenziale rinvio a giudizio. Non credo e probabilmente non lo crede neanche Saviano che la Meloni con quell’azione legale abbia tentato di zittirlo. Semplicemente c’è una parte offesa contro una parte, potenziale autrice di un reato, che però ritiene l’applicazione dalla legge nel suo caso personale un affronto alla libertà di espressione. Questa è la legge, anche se a volte per taluni ha un peso e per altri un peso diverso. Così come per altri ancora, umanità sterminate da dittatori ugualmente criminali, pesano diversamente, anche nel gelo dei giudizi storici.

Rispondi